Allen
Conrad Kupfer
"Il Diario del Professor Abraham Van Helsing"
di Stefano Donno
Nel
1897 Bram Stoker pubblicò Dracula, il romanzo dell’orrore
in lingua inglese, destinato a far conoscere in tutto il mondo la singolare
figura del vampiro, creatura delle tenebre per eccellenza. Dracula, nella
storia Vlad Tepes III, nacque a Sighisoara, in Transilvania, nel 1431.
Il soprannome Tepes (impalatore) gli venne attribuito per la crudeltà
con la quale si sbarazzava dei suoi nemici. Dal padre, Vlad Drakul, ereditò
il nome per l’appunto di Drakul, come appartenente all’Ordine
del Drago, un ordine cavalleresco, sotto il regno di Sigismondo re d’Ungheria,
creato per combattere le eresie anti-cristiane. In realtà, Drakul,
per tanti significava Diavolo, ma in ogni caso, divenne un vero e proprio
cognome. Vlad Tepes III imparò dai turchi la consuetudine di impalare
i nemici, una volta uccisi, tanto che poi divenne una sua costante comportamentale
oltre che una vera e propria ossessione. Ma cos’è o chi è
un vampiro? Secondo le più svariate tradizioni, trattasi di un
essere misterioso e malvagio in grado di succhiare il sangue dei vivi,
presente in tutte le culture dei più svariati paesi del mondo.
Qualcuno ha catalogato ben 55 specie di vampiri, moltissime delle quali
in Romania, Bulgaria, Ungheria, Polonia, America Latina e perfino in Asia.
Un’ulteriore componente che nel tempo ha alimentato il mito di Dracula,
è da attribuirsi alla paura del ritorno dalla Morte, soprattutto
dopo una morte violenta, tale da giustificare un buon motivo per tornare
a vendicarsi. Ancora nella storia, non pochi sono stati i personaggi che
hanno dato fondo a queste paure, leggende, come la contessa ungherese
Elizabeth Bathory, appartenente ad una delle famiglie più importanti
dell’Ungheria, anch’essa facente parte dell’Ordine del
Drago, che a cavallo del 1600 uccise centinaia di ragazze, prelevandone
il sangue e facendo delle rituali abluzioni in esso, alla ricerca dell’eterna
giovinezza. E ancora, nel 1732 a Parigi la paura dei vampiri tornò
prepotentemente alla ribalta, tanto che i soldati riaprirono tutte le
tombe del cimitero nella capitale francese, decapitando i cadaveri, e
seppellendo le teste lontane dai rispettivi corpi. Nel 1849 venne processato
Francois Bertrand, un sergente, accusato di aprire le tombe per succhiare
il sangue delle persone da poco decedute e sepolte. Nel 1915 Fritz Haarman,
detto “il vampiro di Hannover” venne condannato a morte, come
anche Peter Kuertner, nel 1931 di cui si occupò il criminologo
italiano Cesare Lombroso. Una figura quella di Dracula oggetto di vivo
interesse in diversi campi della cultura. Nel mondo delle strisce negli
anni ’80 la Marvel ha dedicato diversi albi a questo essere, che
lo troveremo a combattere anche contro personaggi del calibro dell’Uomo
Ragno, o ancora l’italiana Sergio Bonelli editore, in una delle
sue serie più conosciute, Dylan Dog, più volte vede coinvolto
il vampiro in diverse e bizzarre avventure. Ancora, la Bonelli, inaugura
nel nuovo Millennio, la serie Dampyr, straordinaria figura di ammazzavampiri,
nato dall’unione di una donna umana e un vampiro. Da un punto di
vista strettamente editoriale alcune pubblicazioni sono degne di attenzione.
Alcune di carattere scientifico o pseudo-scientifico come il libro Dissertazione
sopra i vampiri di Giuseppe Davanzati (metà XVIII secolo), e The
Vampire in Europe di Montague Sommers.Quanto più ci avviciniamo
ai nostri giorni, non possiamo non fare riferimento al celebre libro di
Anne Rice, Intervista col Vampiro, che ha avuto il merito di raccontare
i mali, le paure e le angosce di noi contemporanei, attraverso il vampiro,
visto quasi sotto un’ottica più metropolitana. Non trascurando
poi l’aspetto cinematografico, recentemente sul grande schermo,
abbiamo avuto il piacere di vedere in azione, nel film La Leggenda degli
Uomini Straordinari, la pulcherrima Peta Wilson, che impersona Mina Harker,
diventata vampiro dopo essere stata morsa da Dracula, ma che riesce tuttavia
a dominare gli istinti propri di questi non-morti, sfruttandone i poteri,
muovendosi quindi ad una velocità impressionante, penetrando materie
organiche ed inorganiche, e riuscendo a comunicare con i pipistrelli.
Un personaggio quello di Mina Harker, che riuscirebbe a mandare in deliquio
anche il più intransigente degli iconologi contemporanei come Erwin
Panofsky. E che dire poi dello sparatutto-horror Underworld,, in cui Selene
(Kate Beckinsale), bella e forte vampira, deve affrontare una banda di
Licantropi metropolitani, che vuole soggiogare la razza umana creando
una nuova razza di “predatori” a metà strada tra vampiri
e licantropi. Tutto quanto detto sinora è solo una minima percentuale
di background di prodotti culturali che ruotano attorno alla figura del
vampiro, e che meriterebbe per la sua consistenza pop, maggiore attenzione
e studio. Di recente pubblicazione per i tipi della Editrice Nord, il
lavoro di Allen Conrad Kupfer, dal titolo Il Diario del Professor Abraham
Van Helsing. Un libro che non si aggiunge semplicemente in maniera seriale
a tutte le altre pubblicazioni sui vampiri e/o sul vampirismo, ma che
a nostro avviso segna un’importante variazione di campo narrativo
su questo stereotipato stilema di genere horror. Entra di prepotenza nella
narrazione la figura del celebre cacciatore di vampiri Abraham Van Helsing,
non per diretta costruzione dialogico-narrativa, quanto per testimonianza
postuma delle sue avventure, attraverso le pagine di un diario scritto
di suo pugno, trovato dal professor Allen C. Kupfer, in soffitta tra le
carte del nonno. Da subito passa con assoluta evidenza al lettore, l’ipotesi
che si tratti veramente del ritrovamento di un documento dall’indiscutibile
valore storico, sia perché testimonierebbe l’esistenza di
Abraham Van Helsing, sia perché indirettamente ammetterebbe l’esistenza
dei vampiri. Eventualità che, man mano che si procede nella lettura
del volume in questione, prende sempre più consistenza dall’operazione
di ri-costruzione testuale attraverso cospicue integrazioni che lo stesso
Kupfer effettua, viste le numerosissime lacune presenti all’interno
dei diversi fogli di cui è costituito il diario (parti mancanti,
righi poco leggibili, etc…). Inoltre esiste una precisa porzione
di spazio temporale, a cui fanno riferimento le pagine del diario di Van
Helsing in merito alle vicende narrate. Per la precisione dal 1885 al
1887. Il lettore, si troverà poi a seguire il prof Abraham Van
Helsing dal suo primo incontro con una letale e splendida creatura che
lo incanta con occhi fiammeggianti conducendolo quasi alla morte, per
poi assistere alla strage compiuta da un lupo infernale, sino ad una insolita
“malattia” della moglie del professore, le cui sintomatologie
portano alla chiara conclusione di vampirismo (astenìa, profondo
e rantoloso respiro, convulsioni nervose ed epilettiche in prossimità
di oggetti sacri) e che condurranno la donna, dopo un abominevole nonché
estenuante calvario, alla morte. E ancora un lungo viaggio dall’Inghilterra
al Medio Oriente all’Ungheria, per cercare di trovare studiosi,
ricerche, e antidoti per quella strana malattia che sul finire dell’800
stava, in Europa e non solo, per mietere centinaia e centinaia di vittime.
La plausibilità del documento ritrovato in soffita, tra le carte
del nonno, da Kupfer, può trovarsi in quelle pagine in cui il professor
Abraham Van Helsing espone le sue teorie in merito al rischio di una pandemia
di vampirismo in Europa, davanti alle più eminenti autorità
accademiche dell’epoca. Incontrando ovviamente solo derisione e
accuse di infermità mentale, proprio in un secolo che aveva dato
vita a numerose scoperte scientifiche, e che, a parte qualche reverie
nel campo filosofico e artistico, lasciava cadere nel folklore tutto ciò
che non poteva essere parte di una ricerca scientifica e di conseguenza
industriale. Le vicende narrate dal professore ( personaggio che si mostra
come uomo sia di scienza che di fede, indispensabile quest’ultima
per affrontare esseri sovrannaturali come vampiri o lamìe), lasciano
spesso senza fiato, e per di più tale sensazione viene ad essere
amplificata proprio dalle integrazioni fatte da Kupfer con delle note
sia in mezzo in mezzo al testo che a piè di pagina . Tutta l’opera
viene impreziosita da alcuni interessanti disegni, supponiamo fatti a
china, firmati con la sigla V. H. (Van Helsin?) ritraenti sia donne vampiro,
che lamìe, che tutti gli strumenti del mestiere di un buon ammazzavampiri
(paletto di frassino, crocifisso, acqua santa!). Già tutto questo
potrebbe mantenere il lettore su una posizione intermedia: ottimo lavoro
di fantasia e perizia scritturale o …?! Qualsiasi dubbio potrebbe
dileguarsi da quanto abbiamo letto a pag. 18: “ (…) Vi prego,
non voglio aver nulla a che fare con membri di sette, con chi crede di
essere un vampiro, con i fanatici del genere gotico o con psicotici di
qualsiasi genere. Non ho mai avuto intenzione di far pubblicare il diario
per informare il pubblico che i vampiri esistono veramente o come libro
di testo per riconoscerli e/o affrontarli. Ho semplicemente trovato un
diario, vi ho scritto qualche annotazione e ora lo condivido con chiunque
voglia leggerlo. Consideratelo puro intrattenimento. O consideratelo un
documento sui fatti, se preferite. Ma per favore, vi prego, lasciatemi
in pace. Vivo,morto, o altrimenti. Non sono vostro nemico, e neanche una
minaccia. Sono soltanto un tizio che ha trovato un vecchio libro interessante.
E mi dispiace di averlo trovato”. Kupfer, sarà ancora vivo?
Allen Conrad Kupfer, Il Diario del Professor
Abraham Van Helsing, Editrice Nord, pp.226 |