“Balenii d’esistere” di Pamela Serafino
di Maria Rosaria Montanaro

Balenii d’esistere: titolo perfetto per i racconti di Pamela Serafino. Non balenii d’esistenza che ne avrebbero connotato il carattere di momenti di quotidianità, ma d’esistere, attimi di consapevolezza colti dall’autrice nel loro dramma e nella loro poesia. Protagonisti uomini e donne, immersi nel fluire di giorni sempre uguali in cui si consuma la vita, raccontati in un momento di riflessione, di attesa,di affermazione di sé che può trasformarsi in epifania, presa di coscienza.
Lo sguardo pacato dell’autrice, distaccato e partecipe nello stesso tempo, scandaglia in profondità l’anima dei suoi personaggi; ne coglie desideri inconfessati, pensieri scabrosi, traumi coscienti e incinsi, con una pietas impietosa. Si sofferma lieve come una carezza su un particolare dell’aspetto fisico, dell’ambiente che li circonda, su un pensiero che li sfiora o li perseguita. I brevi racconti, anche la brevità ne sigla l’essenza di “illuminazioni”, delineano una serie di figure, compagni di viaggio, eroi del quotidiano in cui ciascuno può ritrovare una parte della sua esperienza.
I sogni infranti di Marta,legati ad una vagheggiata esistenza da sposa; la noia di Marianna, madame Bovary di provincia senza l’alone di esalato romanticismo dell’eroina di Flaubert; le incomprensioni di un difficile rapporto madre-figlio, raccontate dal punto di vista di entrambi, come in un gioco di specchi; l’illusione di una vita segreta, di un altro/a con cui vivere un’evasione di libertà e felicità; la solitudine di coppia astiosa nella moglie che si sente deufradata, attonita nel marito, incapace di capire e chiuso nel suo silenzio; l’orgoglio dell’”inoccupato” che vuole il riconoscimento ufficiale, siglato da un termine specifico, della sua condizione, quasi per farsene cifra di identità… Sentimento comune a questo e agli altri personaggi, l’incapacità, o forse l’impossibilità, di essere felici, di vivere nella pienezza dei propri sogni e delle proprie possibilità: bozzoli di luce condannati al grigiore.
Sullo sfondo la società contemporanea con i suoi ritmi frenetici, la smania di successo, la difficoltà di dialogo, l’uso ambiguo e falso del linguaggio, l’incognita del lavoro, sospensione in una precarietà che spegne i progetti. I racconti procedono in uno stile che fa parlare le cose, materializza come per magia emozioni, sentimenti, riflessioni, solitudini disperate senza inutili orpelli.
L’espressione è misurata, l’aggettivazione aderente alla realtà. Un’esprit de clarté che rende più incisive le ombre di questi “balenii”, d’esistere, ma ne esalta la luce, la consapevolezza.
Anche i titoli si accordano alla storia narrata, colgono un oggetto, una caratteristica, una situazione e ne fanno emblema di condizione umana il ‘bouquet’ di Marta, il ‘gabbiano’ di Giacomo, la condizione di figlia che pesa su Antonio….
Alla base di questi racconti-balenii una profonda cultura divenuta patrimonio di personalità, una sottile capacità di introspezione, esercitata da una profonda sensibilità, un empatico interesse verso le persone, un amore incondizionato per la vita nella sua dimensione quotidiana. In questi racconti non c’è pessimismo o negatività né disinganno. All’autrice potrebbe adattarsi la massima di Terenzio “nulla di ciò che è umano è estraneo a me”, per la straordinaria capacità di restituire ad ogni attimo del quotidiano la sua dignità, la sua luce.
Amore e rispetto per la vita sono esplicitamente il tema di fondo di “Oltre me”. La descrizione esterna “i gerani rosa dalle striature nere sui petali morbidi” occhieggianti tra il verde delle inferriate , e quella interiore, percezione di una vita concepita “in un giorno di sole, al mare” che prende forma nel grembo, segno tangibile di un atto d’amore, si saldano in una scelta che è proiettarsi oltre se stessi,oltre il proprio tempo, attraverso il rinnovarsi della vita, oltre la delusione, il tradimento, l’abbandono.
La protagonista non ha un nome che le dia un’identità: è una donna in attesa di “bellezza segreta”, l’”espressione assorta e armoniosa”, “lo sguardo triste e luminoso, le mani protettive raccolte sul ventre”.
La sua condizione biologica le suggerisce espressioni che colgono l’essenza dell’amore: “la vera libertà è quella della scelta, il resto è finzione, è vuoto, è codardia. Amare liberamente senza scegliere è disperdersi tra volti e corpi, restare estranei gli uni agli altri”.
Parole che hanno il sapore di una saggezza antica, fluiscono spontanee dalle radici stesse del mistero dell’esserci e non da riflessione filosofica e portano un messaggio d’amore e di vita.

Balenii d'esistere, Pamela Serafino, I poeti de <<L'uomo e il mare>>, Gallipoli
Collana Fondata da Augusto Benemeglio, Direzione Maurizio Nocera
Quaderni n.4, Luglio 2004

Maria Rosaria Montinaro, docente di lettere negli istituti superiori, attualmente dottoranda di ricerca in Sociologia delle Migrazioni presso l’Università degli Studi di Lecce.

[musicaos][autori][testi][diario][contatti] [ricerca nel sito][interventi]

Questo sito non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge 62 del 7/3/2001. Musicaos.it dal 2 gennaio del 2004 è una rivista elettronica autofinanziata
che può essere sostenuta gratuitamente dai suoi lettori e collaboratori cliccando nei link che compaiono qui