Nino
G. D’Attis , "Montezuma Airbag your Pardon"
di Stefano Donno
Un libro davvero interessante e singolare quello di Nino
G. D’Attis, classe 1966, salentino di nascita e romano d’adozione,
in questa sua opera d’esordio per Marsilio X. Una storia che di
certo nulla ha a che vedere con i precedenti retaggi della letteratura
italiana come l’esperimento di Brolli nel ’96 per i tipi di
Einaudi Stile Libero (Gioventù Cannibale), o con le più
vicine dimensioni del narrare panico e schizofrenia da precariato come
alcuni hanno avuto modo di leggere nelle opere di Mario Desiati, Marco
Mancassola, Michela Murgia, Angelo Ferracuti e Andrea Bajani. E D’Attis
non cede alle lusinghe di questa moda letteraria, e di moda si tratta
che l’impegno per un narrare e poetare di lotta e resistenza civile
è ben altra cosa, non vuole fare parte di questo movimento, e guai
a chiamarlo così che a qualcuno gli girano le palle, dei lavoratori
interinali o semplici disoccupati che guardano alla loro vita con un riso
amaro, di quelli insomma che a furia di stringere la cinghia, si consumano
e muoiono avendo vissuto una vita grama, fatta di qualche successo letterario
(esistono gli scrittori precari?) perché il tempo di scrivere un
romanzo si trova, spezzettata in week end scroccati a casa di amici, devastata
da forti patologie digestive, a botta di pranzi last-minute (panino, snack,
bottiglietta da mezzo litro d’acqua presa al distributore automatico).
La storia narrata riguarda un uomo del sud trapiantato a Bologna, nel
1999, prima del nuovo millennio con D’Alema al Governo e la lira
ancora in circolo, dichiaratamente fascista (semi-radical-chic, ndc),
addetto alla sicurezza in un centro commerciale, alle prese quotidianamente
con zingare e taccheggiatori. La sua esistenza, quella di un erotomane,
sbruffone, manesco e chi più ne ha più ne metta, è
scissa in due, tra il desiderio di una vita fatta da macchine di lusso,
soubrettes alla GQ da scoparsi, e tanti soldi da spendere in locali, crociere
e altri ninnoli da vorrei ma non posso, e l’altra faccia dell’esserci
in questo mondo, dove trovano spazio incontri con mature ninfomani, mignotte
e trans (come succede nelle migliori famiglie dove l’onesto padre
di famiglia va a puttane e poi tra le sue quattro pareti domestiche cerca
perbenisticamente di salvare le apparenze spruzzandosi un pò di
deo Borotalco sulla sua anima pregna di un olezzo nauseabondo), amicizie
esasperate ed esasperanti, ed un matrimonio alla deriva, con una donna
sciatta, complice in toto di una cronaca di una morte coniugale annunciata,
dove il dialogo si riduce a insulto e umiliazione, le pubbliche relazioni
riconfermano clichè del buon vicinato, delle cene con amici a parlare
del valore nutrizionale delle pappette per bambini, dell’ultimo
modello di passeggino, e di interminabili conversazioni telefoniche con
mammina, dove scatta la fatidica frase ma non era così all’inizio
.... Poi il colpo di scena, il fantasma di una donna proveniente dalle
brume oscure del passato, determinata a tormentarlo, soffocarlo nei sensi
di colpa, fino a farlo sbiellare. Un libro che si lascia leggere con particolare
facilità, anche perché Nino D’Attis ama costruire
questo romanzo giocando le sue carte migliori: la prima risulta essere
una spiccata forza nello slancio poetico, di un tipo acido, metallico
quasi da scrittura automatica che torreggia imponente, de-strutturato
dal contesto formale dell’intreccio (…andare a fondo sempre
più a fondo di quello che avresti voluto essere è stato
come scivolare sotto uno spesso strato di ghiaccio neo con la mia carne
piagata quando il sangue ha smesso di pompare … pag. 42) ; la seconda
una capacità impressionante di mantenere il ritmo della narrazione,
in maniera incalzante, con frequenti fratture periodali che tengono desta
l’attenzione del lettore. Ci fa piacere poi notare, un’ulteriore
abilità scritturale di D’Attis, oltre per quel ci riguarda
più da vicino, per l’aver citato posti della sua madre patria
come Lecce, Santa Cesarea Terme, San Cataldo… a differenza di Livio
Romano in Mistandivò, che tenta di sublimare maldestramente il
dialetto salentino con la speranza di rendere le sue peculiarità
sintagmatiche icone pop degli standard linguistici del nostro Bel Paese
… il nostro autore ipodermaticamente inserisce nel tessuto connettivo
del raccontare le vicende, parole e slang del Salento, che non infastidiscono,
anzi, apprezzabili perché prive di quel sapore di plastica delle
operazioni commerciali, preparate a tavolino. Ora Montezuma Air Bag Your
Pardon (un titolo che non se ve lo segnate su carta correte il rischio
di fare una brutta figura andandolo ad acquistare in libreria) ha degli
effetti collaterali, devastanti, ma che comunque non vi impediranno di
amarlo, nonostante questo nostro breve prospetto critico metta in chiaro
come stanno le cose. Innanzitutto verrete respinti da tutto ciò
che il protagonista del libro verrà a toccare nella sua dimensione
pagina dopo pagina, da quello che dirà, da come agirà, perché
sentirete che non si può condividere quell’orizzonte sub-umano
che D’Attis propone in maniera nuda e cruda. Perché forse
avete la coscienza sporca? No…non è questo, a farvi venire
tanto ribrezzo, quanto il fatto che anche voi siete a rischio, anche voi
non avete fatto i conti con la vostra metà oscura. Nino D’Attis
ci fa capire che continuando a tenere Hyde in catene e sotto sedativi,
non potremmo mai essere liberi dal controllare la nostra vita, in fondo
dimostrazione rigorosa di come Dio giochi a dadi con l’universo.
Finite queste 166 pagine sarete in preda ad una rabbia cieca, verso tutto
e verso tutti, odierete i vostri giorni, i vostri cari, parenti ed amici,
un odio smisurato come il vostro ego, gonfiato da attese disilluse, di
rospi duri da ingoiare, di fantasmi ciechi e idioti tanto provenienti
dal passato quanto ricercati nel futuro. E D’Attis sa perché
tutto è così, perché tutto va in questo barbaro modo:
“ La merda densa, calda, untuosa, sugosa. La merda che uno ha in
testa e gli fa puzza intorno. La merda che si accumula, un giorno dopo
l’altro, anno dopo anno a forza di ingoiarla, di mandarla giù
come se niente fosse. Ce l’hai dentro. Arrivi a odiarti per questo.
Sei lì che non ce la fai più, sai perfettamente di aver
raggiunto il tuo limite e che più di tanto non si regge. Poi pensi
alla merda come a un veleno che gli altri ti hanno servito a tavola con
un gran sorriso, con una bella pacca sulla schiena. Un boccone a testa,
c’è da mangiare per tutti …” (pag. 83). Un ulteriore
motivo per acquistare il libro di D’Attis, va da ricercarsi nella
politica adottata dalla casa editrice Marsilio, la collana Marsilio X
e i suoi autori in quanto aderenti alla campagna “Scrittori per
le foreste” lanciata da Greenpeace. Di fatti il libro di D’Attis
è stato stampato su carta riciclata senza cloro e con alte percentuali
di fibre post-consumo …senza l’aver neanche toccato un albero!
Nino G. D’Attis , Montezuma Airbag your Pardon, Marsilio
X, pp.160 |