Enrico
Pietrangeli su "Disorder" di Gianfranco Franchi
Prima di affrontare la lettura di questo libro, mi sono predisposto
nel giusto ordine d’idee: Disorder. Unkonwn pleasures sono scivolati
sul mio giradischi. Joy Division, ala dura e pura, esoterico primordiale,
possibile rituale pagano del punk più rivoluzionario, quello
fulminante ed immolato. Sono gli ultimi eroi della terra consumati in
angosciosa fretta, quelli del nulla. Frammentazione, cupa polverizzazione
di un mondo. Danza Shiva, il rockettaro pure, Iside implode e si rivela
alla luce: suicidio. Gli anni Settanta stavano per terminare, tre papi
si succedevano sul trono di Pietro e Gianfranco, finalmente assemblato,
veniva alla luce. Protagonista è Guido Orsini, alter ego dell’autore
in una serie di racconti brevi con trama e stile volutamente debordante;
tra reale, onirico e cosciente delirio. Guido è figlio di un
borghesia colta, mitteleuropea, giunta all’apice della sua decadenza.
Perduto nei meandri del frenetico niente del suo tempo, si ritrova,
nauseato, a scavare dentro il suo nulla; lì cerca radici, elementi
primigeni, selvaggi ed istintivi per rigenerare vita nel tempo. Non
stenterà, il buon Guido, a sperimentare molestie sul suo gatto
o contendere spazio al pacifico geco, ma mai ad armi impari. Il libro
inizia con apparente quiete e linearità descrittiva per poi osare
valicando le strutture narrative. Continua nell’ibridazione del
testo, associandosi spesso a suoni e parole delle canzoni, finanche
ad erompere dalle strutture sintattiche. E’ l’universo femminile
che innesca questa iperbole creativa e distruttiva al tempo stesso e
che, non a caso, prende forma già dal terzo episodio intitolato
Complemento oggetto. Prende quota, contemporaneamente, una buona dose
di poesia visionaria, percettività che Gianfranco, al pari del
suo personaggio Guido, sembrerebbe comunque non perdere mai di vista.
E allora ecco “un prato di Marlboro rosse accendersi” e
“un esercito di fiammiferi tinti d’inchiostro scrivere sulle
nuvole”, ecco comparire Mascheri che, oltre a scrivere la prefazione
del libro, si sdoppia in quanto narrato dell’autore sino a prendere
forme polivalenti. Cecì n’est pas le paradis: “niente
ninfette ninfomani e imbecilli che fondano gruppi rock”. Volontà
d’amicizia, quella vera e più classicheggiante, e tanta
tragedia amorosa di stampo cavalleresco. Tristano e Isotta, tra i suoi
possibili modelli. Al mare Orsini resta con “un vecchio televisore
ed una vecchia radio” , al rock e a Radio Rock non saprà
rinunciare. E con l’eccezione di David Bowie, quello di Rock’n
roll suicide, la colonna sonora è perlopiù nineteen: Radiohead,
Massive attack, Blur, Verve.. Nevermind e Kurt fanno qua e là
capolino, consistenti alla stregua di un sottotitolo. I Cocteau Twins
sono la magia che non poteva mancare nel suo ricorrente rifugio, ritrovo
e ricordo del Gianicolo. Un protagonista che non elude le tematiche
sociali e politiche, che si fa portavoce di un’originale forma
di antiberlusconismo, quella più etimologica e ai più
poco evidente. Quella che Claudio Lolli, proprio mentre Gianfranco nasceva,
non esitava a cantare in queste tinte: “la socialdemocrazia è
un mostro senza testa”. Di fatto questo paese resta senza liberismo,
senza comunismo e senza lavoro. Questo è lo scotto della generazione
di Guido Orsini ed oltre, arrangiati e denigrati nella precarietà
di una concreta indipendenza che vede i patriarchi ostinati nel continuare
ad arraffare qualcosa che ha già toccato il suo fondo: “tutto
è acqua corretta con qualche medicina”. “Mi chiamo
Guido Orsini e non ho senso; sono un ruolo che non c’è
in un mondo che mi sta disintegrando.” “Sono la compassione
della povertà e l’empatia della fragilità, sono
la zavorra borghese e la decadenza delle arti.” Libro, anche questo,
dotato di “un biglietto di ritorno” nella postilla, dove
il narratore diviene personaggio insieme a Guido scorrazzando in auto,
con “abbastanza benzina per arrivare fin dove volevi tu.”
Un piccolo, grande libro…

Gianfranco Franchi, Disorder, Edizioni Il Foglio – 2006 –
10,00 Euro