Stefano Donno
Periferie: un viaggio dal perimetro al centro dell’esistenza.

“La finestra sul cortile è nata per gioco. Gioco letterario elementare, come un compito di scuola: - Descrivi cosa vedi dalla tua finestra -. Volevo che a rispondere fossero gli scrittori italiani accusati a più riprese di non essere in grado di raccontare la realtà”. Così Stefania Scateni, esponeva la sua progettualità editoriale nel libro da lei curato e prodotto da Quiritta nel maggio 2005 dal titolo “Le finestre sul cortile”. Un lavoro interessante, senza ombra di dubbio, a nostro avviso con molta più sostanza di un semplice gioco letterario. Ora la Scateni ci riprova, con “Periferie” edito da Laterza nella collana CONTROMANO. Un lavoro quest’ultimo che rivela più aderenza a quelle che sono le categorie proprie di un’antropologia letteraria. Il gioco questa volta si fa serio. Ebbene, la sostanza dell’intero percorso seguito dai diversi autori e dai numerosi artisti e fotografi che hanno con-partecipato all’iniziativa, è un sostanziale desiderio di base nel voler sottrarre l’immagine della periferia come luogo urbano-architettonico monoliticamente grigio e inespressivo e umanamente mostruoso, popolato da figure di reietti, fessi, disadattati, immigrati clandestini, mignotte, e responsabile di una superproduzione di atti da bullismo che si riversano dalle scuole alla strada, luogo dove financo l’umanità dei servizi sociali o del volontariato della diocesi di turno, si sente sconfitta non perché gli manchi la forza per reagire a una situazione di degrado, ma perché l’orizzonte dell’esistenza si tinge di contorni sempre più evanescenti. In fondo l'emarginazione delle periferie è un fenomeno metropolitano riscontrabile in tutte le grandi città del mondo: dalle Favelas di RIO, alle bidonville di Manila, Shangay o alle periferie dormitorio di Parigi, Berlino, Roma, Milano. Sono espressioni tangibili di un sistema socio-economico-politico che vuole imporre la Differenza nella sua espressione istituzionale più palesemente visibile del Controllo e del Dominio. Fenomeni che hanno ad ogni modo la stessa origine: le macroscopiche disparità sociali tra una moltitudine sempre più ampia di poveri esclusi dal consumismo che penetra nelle menti tramite l’instillo quasi lubrico dei desideri provenienti dal mondo della pubblicità mediatica e una minoranza sempre più ristretta di ricchi che del consumismo materialistico da griffe ad ogni costo hanno fatto la forma di esistenza a loro più consona. Le macchine che sono bruciate nelle periferie di Parigi  hanno riportato in primo piano, e non solo sulle prime pagine dei giornali, il disagio sociale, la paura, l'insicurezza, la diffidenza che ritroviamo nell’intra/relazionalità all’interno delle periferie delle nostre grandi città. Molti non sono in grado di comprendere quale bomba sociale si sta nascondendo dietro lo spettro dell'emarginazione. Non è possibile più girarsi dall'altra parte facendo finta di non vedere, e accettare che una minoranza, ben istruita ed economicamente benestante punti il dito contro quella gente delle periferie che è rimasta ai margini perché non in grado di essere competitiva in una società che è sempre più a scartamento ridotto. In Periferie, gran parte di quello che si legge e iconograficamente si osserva, fa riflettere e questo è già un ottimo punto di partenza per un libro, in un momento in cui il libro ormai da tempo non espone la sua certificazione di origine controllata. L’intreccio costruito sapientemente da Stefania Scateni, coordinando il lavoro di tutti gli scrittori e gli artisti, è davvero magistrale, soprattutto perché il narrare si fa vedere e vivere anche attraverso l’attualità creazionale di Annalisa Sonzogni, il Gruppo Underworld, Andrea Chiesi, Laura Palmieri, il duo Botto e Bruno, e Alessandro Piva. Un libro che al di là di tutto si fa apprezzare, si lascia assorbire e metabolizzare, tanto che ne nasce una sottile gioia, quasi che il messaggio alla fine arriva in tutta la sua forza dirompente: la/le periferie sia intese come siti urbanisticamente individuabili sia come geografie del vivente-essente, rappresentano un crogiuolo di energia e libertà fantasmagorica impressionante. Si può e si deve ripartire dalle periferie, anzi, come dice il Gruppo Underworld, occorre pensare ad una Periferia Totale, che azzeri le differenza discriminanti e favorisca lo scambio, il rispetto reciproco, la dimensione della pulsionalità attiva nella creazione artistico-scritturale che si riversi poi come cascata sul sociale come azione di riscatto, progresso, e riumanizzazione. Un’umanità che, seppur tangenziale rispetto al centro, rivela un’infra-lingua etica più densa, viva e rigenerante. In Bari. Dieci anni scrive Nicola Lagioia: “ (…) Il derubato poteva esercitare un vero diritto di prelazione sull’oggetto del furto. Avrebbe potuto, in definitiva, riscattare il motorino entro due giorni dalla sua scomparsa. Lo Sghigno ti fregava la vespa, avevo detto a mia sorella. Tu bestemmiavi, lo maledicevi, promettevi di fargli sputare sangue. Poi, nel pomeriggio, cercavi in qualche modo di racimolare due o trecentomila lire. Ti facevi accompagnare da un amico in una zona semideserta vicino Torre a Mare. Qui, al posto di quello che un tempo doveva essere stato un campo di carciofi, c’era una piccola officina. Era il quartier generale dello Sghigno. Lo trovavi che stava lavorando su un cilindro, o stava fumando, o si stava masturbando davanti ad un giornalino pornografico. Lo Sghigno ti vedeva. Diceva «Eh?». Tu presentavi le tue generalità: eri il proprietario della Vespa rossa che lui si era fregato il giorno prima. Lo Sghigno agitava nervosamente le mani nel vuoto come per dire un – attimo – e scompariva per qualche minuto. Tornava con la tua Vespa rossa, che naturalmente non era più la tua Vespa rossa. Lo Sghigno ci aveva messo mano. Aveva allargato il collettore, sostituita la marmitta, montato il 102, piombato le coppe e riverniciato la carrozzeria tutta di blu. Tu gli dicevi – bene -. Pensavi – grazie -. Lasciavi i soldi da qualche parte e ritornavi con un bolide da 120/km orari capace di bruciare in curva, in rettilineo e persino su una ruota qualunque ridicolo Red Rose della Aprilia.”. (pp.97, 98). Allora buona lettura e soprattutto cambiate il vostro punto di vista: le periferie di Milano, Napoli, Bologna, Roma, Torino e Bari hanno ancora molto da raccontare. Gianni Biondillo, Giuseppe Montesano, Emidio Clementi, Beppe Sebaste, Silvio Bernelli, Nicola Lagioia, lo hanno fatto in maniera esemplare.

(AA.VV, Periferie, a cura di Stefania Scateni, Laterza editori, collana Contromano, pp.118)

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