Andrea Volonté
"Céline-Al termine del Viaggio, la Notte"

“L'origine è la meta”.
K. Kraus

Partiamo dal Viaggio(SIC).

VIAGGIO: dal provenzale,Viatge, che è il latino viaticum; v. VIATICO.
VIATICO, dal latino viaticum, forma sostantivata che indica “ciò che serve (a vivere) durante il viaggio”e nella lingua cristiana “per l'ultimo viaggio”. Viaticus è tratto da via.
Ecco, appunto, andiamo via tutti. E così sia.

E' bene dichiararlo sin da subito, a scanso di intendimenti o speranze fallaci: arduo è distinguere- nel caso del Nostro- l'uomo dallo scrittore.

Lo scarto che fa l'uomo per farsi autore e tornare ad essere uomo ogni qualvolta vuole o gli altri lo desiderano...segreto a lui impenetrabile; l'avrà forse intuito, più probabilmente agognato...mai vissuto.

La colpa che condanna il singolo all'espiazione ...il riscatto vale per chi si macchia di delitti-disonori-bagatelles, non per chi subì la sorte della Parola autentica perchè umana...

Joyce ci aveva già fatti perdere nel dedalo della sua epica giornata, l'eco delle anticamere dell'inferno proustiane urlava al vento, Beckett ancora rimuginava sul suo disfarsi, quando sugli scaffali delle librerie parigine apparve il Vojage...apriti cielo sotto i piedi dei flaneurs della letteratura!

Che avesse ragione Littré non avevamo dubbi o perplessità di sorta...ma che dedicasse il Vojage a Elizabeth Craig, non-vacca né sguattera- la Comprensione avulsa dalla Parola, come ebbe a scrivere dall'esilo melmoso nel settembre 1947 lo stesso Cèline, lascia attoniti i più.

Un medico e il suo andare per il mondo. Avventure o disgrazie: poca roba per un buon libro, figuriamoci per un capolavoro. Ma lì si scoprì il Sublime merdoso del Contemporaneo, ed allora saltano i giudizi lineari, le aspettative emozionali, i cortocircuiti embrionali...saltano persino i denti.

Viaggio e Merda. Perchè di questi intese discernere le proporzioni, valutare le distanze, verificare le compenetrazioni.

E' forse opportuno ricordare che ogni forma autentica di letteratura si esprime attraverso la categoria del Viaggio, specie quella più dichiaratamente autobiografica, quella in cui il percorso di un'esistenza è vissuto e non fittiziamente ipostatizzato?

La fotografia lo ritrae reduce. Risale al 19..; davanti alla sua ultima casa-fabbricato in piedi per una forza oscura. In braccio stringe un gatto. Indossa stracci appesi ad un corpo un tempo possente; della forza che lo animava è sopravvissuta una riserva incommensurabile negli occhi mobili-color fondo marino.

Di viaggio in viaggio muoversi verso la più intima prossimita al Sé.

Portò a spasso le sue quattro ossa scalcinate sino al di là dell'Atlantico. Tagliò per due il Novecento- da parte a parte. Chirurgo da strapazzo maciullò tendini e parole. Emottisi dall'ano della coscienza. Ancora sanguina.

Scriveva come poteva...
Chi oggi osa far parlare le vene?

Anarcoide-altro non mi pare si possa dire del percorso di vita tracciato da C. Si fece prendere la mano e la lingua dalla frenesia di squartare il luogo comune della Verità, si alienò la comprensione dei ben-pensati, recluse la propria acre amorevolezza in gabbie stantie come le ombre dei morti a venire...l'eccidio era già cominciato...i dervisci in divisa nera erano fermi sui binari delle stazioni, latrati di cani-servi, tacchi sui selciati, occhi a immaginare arrivi... oh, un porto, una stazione d'arrivo c'è sempre, lo prevede ogni copione che si rispetti, che poi risponda al nome di Anagni piuttosto che Auschwitz poco importa ai fini del Niente che il Nostro sospetta essere in ogni dove, finanche nel cuore del cuore dell'uomo.

Rifiutò di venerare la lingua morta della realtà, poiché comprese che gli umiliati e offesi, i maledetti di ogni tempo, erano in primis detti male.

Segugio della Notte perdette l'ombra e la carta d'imbarco.

Che non se ne parli più,
ma il Tempo volle diseredare la Forma e il Contenuto tutti
senza lasciare adito a vendette rimuginando spenti
se dire vale morire;
per i viandanti accecati da tanto sole nascosto
nei meriggi acerbi color limone
l'immaginazione non immaginava sorte più consona
che partire lontani di qua dal perdono;
tristezza non volle baci d'addio
nè ricordanze d'oltremare
ché a dormire soli e per sempre son capaci tutti.

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