Maria Beatrice Protino
su "Caos e bellezza" di Omar Calabrese
Immagini del neobarocco
“La
bellezza di oggi nasce dal caos, un caos che è complessità
di linguaggi e di forze in gioco”, scrive il professor Omar Calabrese
in questo saggio volto a cogliere nelle arti visive per prime quell’unica
tendenza stilistica che lui individua nel Neobarocco.
Il Neobarocco – come preliminarmente specificato - non è
un Movimento artistico o una tendenza, ma è lo spirito stesso
dell’epoca che viviamo, è un fenomeno culturale, un atteggiamento,
uno spirito al quale, com’è ovvio, non solo la letteratura,
i mass-media, il cinema, ma anche le arti visive – e nel saggio
si riconducono al Neobarocco diversi artisti contemporanei, dei quali
vengono analizzate le opere - si adeguano, anzi ne occupano un ruolo
particolarmente significativo: “Nella loro sfera convivono oggetti
recuperati dalle discariche, pittura densa di citazioni e graffiti,
progetto e improvvisazione: la bellezza nasce dal caos.”
L’operazione terminologica vuole il concetto di “barocco”
come contrapposto a quello di “classico”, dove per “classico
s’intende far riferimento a categorizzazioni di giudizi fortemente
orientati alla stabilità e all’ordine, mentre per barocco
categorizzazioni di giudizi che eccitano l’ordinamento nel senso
della sua destabilizzazione, sottoponendolo a turbolenza”.
Calabrese, dunque, individua i principi del Neobarocco nel Ritmo e nella
Ripetizione – si pensi all’estetica della ripetizione, appunto,
fondata sugli elementi della variazione organizzata, dell’irregolarità
regolata, del ritmo velocissimo - o nell’Eccesso – quella
tensione, questa volta centrifuga, al limite: quella messa in discussione
di una qualche regola che tende a destabilizzare il sistema -, nel Pressappoco
e Non so che – il fascino dell’approssimazione, quanto nelle
scienze tanto nelle filosofie -, nel Nodo e Labirinto, nella Distorsione
e Perversione, nella cura del Dettaglio e del Frammento.
“ Nella storia del pensiero filosofico il binomio disordine-caos
è stato sempre considerato in senso negativo, come sinonimo,
cioè, di irrazionale, casuale, irrisolvibile. Oggi, invece, il
caos è semplicemente visto come un insieme di fenomeni altamente
complessi, ma di cui si può arrivare a descrivere il funzionamento.
Ovvero: l’ordine del disordine.” Ed ancora: “Esiste
un disordine oggettivo, che è disordine degli oggetti rappresentati,
come si trattasse di una magia naturale; un d. soggettivo, cioè
un d. della rappresentazione che è sfida alle leggi naturali;
un d. cd. patemico, provocato dal rapporto tra opera e fruizione, che
sarà poi la cultura a stabilizzare in un abbinamento tra oggetti
rappresentati.”
Non più, dunque, il caos come spiegato nella mitologia greca
antica quale origine dell’universo, ma un totale cambiamento di
gusto addirittura, per cui i fenomeni caotici sono considerati esteticamente
“belli”.