Rossano Astremo

Secondo romanzo autoprodotto di Luciano Pagano
Celle, il viaggio sinuoso che va dalla reclusione al risveglio.

La scrittura di Luciano Pagano, giovane autore originario di San Donato, non lascia per nulla indifferenti. Dopo il suo primo romanzo, Opuscriptu, riscrittura contemporanea e degenere del mito di Orfeo e Euridice, Pagano ha pubblicato Celle, secondo suo romanzo, autoprodotto come il precedente. L’autoproduzione, nelle intenzioni dell’autore, rappresenta uno svincolarsi totale dalle logiche editoriali castranti, che impediscono, a causa dei costi di pubblicazione esorbitanti, la libera espressione di idee di giovani autori che hanno voglia di esprimersi. Celle racconta la storia della progressiva rigenerazione esistenziale dell’io narrante, passante attraverso i quattro stadi della reclusione, della fuga, della visione e del risveglio finale. Considerate questa parte del romanzo: “Io non ha mai pianto come in quel pomeriggio nero. Il sole. Nero. Il filo. Nero. Il gettone. Nero. Loro. Nero. Stridono in contrasto con tutto questo bianco. Ed io non può che incidervi. Prendevo anche adesso questi fogli nel tentativo di lasciare qualcosa là sopra. Prima che qualcuno mi faccia uscire prima che loro se ne accorgano e questo imbrattare carne sia vano. Mai sia così vano il viaggio. Mai sia così vana la vertigine”. Il tentativo di ribellione dell’io narrante, nel suo passaggio da una condizione di prigionia ad una di assoluta libertà, si costruisce attraverso una prosa frammentata, sincopata, a tratti strozzata. La lotta quotidiana del protagonista è lotta anche con i limiti del linguaggio, che non riesce mai a dire quanto di profondo siamo in grado di sentire. Celle, che si chiude con un finale a sorpresa, non è scrittura nichilista allo stato puro, pessimismo grondante di incertezze, ma lascia uno spiraglio, lascia la certezza che le sbarre mentali e fisiche nelle quali le nostre esistenze sono rinchiuse possono essere e devono essere divelte, come dimostra il finale: “La pace era interrotta da tempo. Gli abitanti della Città erano da sempre bersaglio prediletto di ogni sua critica. Non sapeva più cosa pensare. quel che adesso poteva fare per scrollarsi questa notizia di dosso era camminare”.

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