Augusto Benemeglio
"Crepuscolo nel mare di Gallipoli" di Maurizio Nocera

Maurizio Nocera è l’amico ideale, è amabile, mite, dolce, disponibile, educato, colto, serio, generoso, comprensivo; un uomo che se non ci fosse bisognerebbe inventarlo , soprattutto per chi coltiva ambizioni letterarie . E’ stato ed è come un porto per generazioni di artisti scrittori e poeti salentini . In lui hanno trovato e trovano approdo e rifugio sicuro tutti coloro che hanno voce e sentimento per cantare il salento: dalla tradizione al folklore , dal costume alla storia , all’arte ; Maurizio è l’anima buona di Sezuan , la spalla su cui piangere , e va in giro con una bisaccia sempre ricolma di quei doni cui accennavamo: comprensione , affetto, dolcezza, competenza , serietà critica. Epperò la sua idea della poesia , “questa lingua strana , a capire la quale non servono e comunque non bastano i comuni strumenti intellettuali se non vi sia un certo coinvolgimento di facoltà sensorie “,è che la stessa debba tendere ad un alto tasso di oralità e vocalità di scrittura , ovvero che la poesia debba essere recitata più che letta , debba accrescere il valore della comunicazione anche con l’intonazione, il gesto , un recitativo forte , ma non enfatico, anzi dimesso in apparenza . Ogni cosa di Maurizio ha diversi aspetti, diverse sfaccettature , diverse valenze , quello che a lui interessa è il sentimento vero autentico , sincero , e quale possa essere la migliore via di comunicazione . Questo riguarda per le opere di altri , che instancabilmente propaganda , ma anche per le sue , più appartate , discrete . Diciamo che Maurizio è – come tutti noi, del resto - molteplice , uno nessuno centomila,alla maniera pirandelliana.
E’ mite, tollerante, democratico, è contro ogni guerra e ogni violenza, ma sa essere anche un uomo da battaglia , perché è uomo di fede e di idealità , che crede nell’uomo, nel riscatto dell’uomo , nonostante tutto; è disposto a buttarsi a capofitto in tutte gli scontri , anche i più duri , per la lotta dei diritti umani, o per la cultura, per la bellezza, per la poesia ; sceglie con cura di stare sempre dalla parte dello sconfitto , dell’uomo che sbaglia , che , romanticamente, ama e soffre. La sua natura mite e timida lo vorrebbe rannicchiato nel guscio del silenzio…tutto tacendo , niente immaginando; invece , nella duplicità dell’essere umano,ecco il guerriero foscoliano che entro gli rugge , eccolo lottare per la libertà, la giustizia e la bontà ( L’uomo nacque buono, dice Gadamer , è vero , si è guastato , ma il suo fine tende verso la bontà iniziale ) eccolo in prima linea, magari facendosi ombra dove tutto è immaginabile , mappamondo di carta, aperto a mille sogni della poesia, ma comunque in primissima fila nel perpetuare la memoria dei letterati salentini, poeti di valore come Antonio Verri e Salvatore Toma , ma soprattutto amici, amici morti nelle sue braccia; eccolo farsi sacerdote della loro memoria , propulsore di una fondazione , quella “ Verri”, che è diventata una bottega, una fucina di nuovi artisti giovani salentini , eccolo sempre presente là dove ci sia uno straccio di idea o di iniziativa che valga la pena (o non) , in mezzo a mille e una rappresentazione , dal folk al pulp , che faccia volare in aria questi “zinzuli” salentini , eccolo issare bandiere di pace contro la guerra e contro ogni forma di violenza , eccolo farsi stendardo vivo di certe attese e speranze, con il suo solito modo inappartato e dimesso.
Detto ciò, Maurizio, come abbiamo accennato,è anche autore in proprio, poeta soprattutto , come ha dimostrato in tante prove ( “Compianto” , “Il Fanalista d’Otranto” , ecc.) . E la conferma è data da questo “Crepuscolo nel mare di Gallipoli” . Ma è poeta particolare che ha costante memoria dello storico, del cultore d’arte , che è fitto dentro di lui , preoccupato di far conoscere la terra che l’ha visto nascere e che ama , a tutti, - anche ai forestieri - ed allora eccolo pronto a spiegare ogni minimo dettaglio che si riferisca a luoghi e cose , usi tradizioni costumi , località storiche e tradizionali , monumenti , modi di dire , dialettismi , ecc. ; eccolo , anche in questo lavoro così intensamente lirico , a spiegarci – come una guida illuminata - le particolarità di Gallipoli e d’intorni , con le sue note esplicative , che non sono mai fini a sé stesse, ma formano un tutt’uno e arricchiscono il suo poema , che abbraccia il mare , ma anche la costa e le immediate vicinanze dell’entroterra . …Le note si fanno così “gabbianelli messaggeri “ e vanno di torre in torre, di chiesa in chiesa.
Emblematico viaggio nel crepuscolo di Gallipoli , dicevamo , attraverso un mondo di specchi , dove si affastellano memorie sogni versi ombre e luci senza tempo respirano sullo “Scoglio”
In questo poema costante è il riferimento dell’autore alla madre, scomparsa recentemente , “curva sul suo silenzio” ; il ritorna , non senza tormento e rimorso all’immagine della madre assume in questo caso la valenza della “Grande Madre” Terra Salentina , che fa da rifrazione alla storia nostra di ieri attraverso i ricordi d’infanzia che si srotolano tra corti , labirinti e vicoli , i bassi della città vecchia con l’odore di farina e pesce fritto , e il vento che spoglia le isole e frusta l’ onde , che assaltano lo Scoglio rinserrato nelle proprie mura. Tutto rotea e precipita nel mare crepuscolare di Gallipoli in cui l’anima ritesse itinerari con incorrotta passione , un itinerario che è storico , mitologico, etico oltrechè poetico. - Qui , in questa città-isola , - città estrema , città bellissima e da sempre sconfitta da una guerra di cielo e di albe che vengono dal profondo tempo dello spazio, da voci e riviere di sabbia e scogli che s’aprono basse e tenere , quasi rarefatte , come certe marine di Cosimo Sponziello , così fragili e luminescenti , immerse in uno specchio d’acqua che è una profusione di lapislazzuli , - qui i tramonti e i crepuscoli cadono all’improvviso e allora capita che si rimane impigliati nell’ambiguo gioco d’ombre in cui possono nascere i drammi, le tragedie dell’amore come la leggenda dei due amanti che ci ha raccontato il poeta Luigi Sansò , il torriero spagnolo e la bella fanciulla gallipolitana , mutati in gabbiani , L’Ero e Leandro gallipolini , che Maurizio ha voluto riprendere nel poema:
“amanti belli come stelle / e poveri come bambini/ ombre nell’oscurità di Torre San Giovanni /implorano pietà- gli incoscienti/ per il loro ardore /nell’ingenuo fremito agonizzante / d’annegare lontano/ su deserti d’acqua inquieti.
Il mare di Gallipoli , dunque , quel mare che corteggia ancora le case e le chiese bianche che grondano salnitro , le lune nuove e l’eco musicale di divinità tranquille , sirene che volteggiano negli anfratti di Sant’ Andrea o addirittura nei pressi dello scoglio del Campo , come in una piscina ; sirene domestiche , che non tolgono più la vista a nessuno, serene stonate , che vanno in barca nude ( le vele issate a bordo sono null’altro che le loro clamidi messe ad asciugare ) E Gallipoli cos’altro è , se non una sirena di mare gelosa?
Il mare al crepuscolo è un tango litigioso, un carnevale infinito fatto di vento perle e stracci colorati e gabbiani che volano , che danzano sull’acque, in un’estasi senza peso.
Un popolo che è in costante festa con sé stesso , il tempo e la storia e , che fa continue battaglie d’aria e di nulla , un popolo che ama giochi di memorie di echi e di spade , di palline d’oro e biglietti in bottiglia , e le vere imprese le hanno sempre fatte le donne , a partire dall’olio bollente versato sugli assalitori veneziani, donne di
Fede , di coraggio, d’amore e di speranza, in ogni tempo.
Gallipoli, città indomabile e ingovernabile , città dicotomica , città degli opposti , dove tutto è possibile e anche il contrario di tutto, carnevali , sudori e dolcezze d’abisso , fondali putridi e sculture dolenti che piangono , infine pescatori sempre alla ricerca di un’ancora di salvezza. Teorema d’ombre e luci d’angeli prismatici e trasmigrazioni dolorose , straripante tramonto di cieli appassionati ; una città –Stato sorretta da dodici colonne profondamente infisse nel mare da un dio nostalgico e solitario ; Gallipoli è qualcosa che non è mai stato e deve venire , qualcosa da sognare in un lungo sogno crepuscolare marino.
Luogo dove tutto si fa musica , diventa melodia di vento e frammenti di cristalli , labirinto con l’intersecarsi delle stradine battute dai raggi di una luna traversa , con losanghe colorate delle finestre : gialle rosse e verdi , un luogo che attraversa epoche ricordi e stupori di gente da sempre in attesa del nulla , con i deliri stellari di certe notti chiarissime in cui si vede come se fosse pieno giorno, un giorno fatto di luce azzurrissima , che si spande all’infinito . Un posto dove tutto è mitologia e tutto è poesia : le rocce , i volti di rame dei vecchi pescatori scolpiti dal tempo e rosi dal vento e dalla salsedine , gli stati di felicità e di dolore , e certi angoli pieni di maschere grottesche e certi luoghi misteriosi che sembra vogliono dirci qualcosa di non scritto , come una disvelazione o rivelazione che avremmo dovuto conoscere tanto tempo fa … “il suo mare è appeso al cielo e fa musica”.
E’ una sinfonia di barocco gallipolino che muta , cambia toni e registri , un sincretismo repertoriale , ora classico, moderno, folk , pop, è una frottola , una antica pastorale , una di quelle nenie che sembrano scritte dal popolo , tutto insieme , sull’immensa tastiera del vento , è un sogno di purezza e una storia d’amore che sempre si riscrive, per una città dell’anima , nota a tutti , anche a quelli che non l’hanno mai vista, ma l’hanno potuta sognare.

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