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Claudio
Martini nasce a Taranto il 28 Gennaio del 1954. La sua famiglia si trasferisce
a Torino nel 1956. Si laurea in Psicologia Clinica, presso l’Università
“La Sapienza” di Roma nel 1976, con 110/110 e lode.
Tra il 1978 ed il 1979 lavora come psicologo nel servizio socio-psico-pedagogico
rivolti ai minori disabili presso l’Unità Sanitaria del Casentino
(Arezzo).
A 26 anni si trasferisce in America Latina dove, tra il 1981 ed il 1984,
assume il ruolo di coordinatore della ricerca e docente ordinario di Psicologia
dello Sviluppo, Consulenza Educativa e Metodologia della Ricerca Psicologica
nella Facoltà di Psicologia della Università di Guanajuato
(Messico). Tra il 1984 ed il 1986 entra nella Direzione Generale del Ministero
della Pubblica Istruzione del Messico, come ricercatore nel campo della
psico-matematica.
Nel 1986 rientra in Italia e fino al 1993 svolge attività di ricerca,
formazione e supervisione con una pluralità di organizzazioni ed
istituzioni, tra le quali occorre menzionare il Comune di Torino, le cooperative
di servizio alla persona di Torino e Collegno, la Asl 24 di Collegno,
i C.E.M.E.A di Torino, il Centro per l’Educazione di Torino. Nel
1999 ottiene il Master in “Metodologie Epidemiologiche applicate
alle Tossicodipendenze” presso l’Osservatorio Epidemiologico
della Regione Lazio.
Claudio Martini - Sguardi - Il Raggio
Verde Edizioni - Aprile 2004, pp. 120, prezzo € 10,00, raggioverde_lecce@hotmail.com,
clicca qui per il
sito
Luciano Pagano
Gli Sguardi di Claudio Martini

Claudio Martini compirà cinquanta
anni tra tre settimane, gestisce i progetti di valutazione della qualità
dei servizi tossicodipendenze presso la ASL n°3 di Torino, nella nota
riportata qui sopra potrete leggere altre informazioni biografiche sulla
sua (densità) di vita. Claudio Martini è uno scrittore,
la sua scrittura e le sue modalità di espressione artistica non
sono disgiunte dalla sua presenza sulla rete, il suo sito personale ospita
racconti, spunti e riflessioni; lo pseudo-nimo che ha scelto è
writer, dove con write si deve intende chi scrive sui muri.
Il suo ultimo libro ‘Sguardi’ è uscito con Raggio Verde,
la casa editrice leccese legata all’omonima associazione artistico-culturale,
dalla quale sono emersi alcuni dei talenti della scena nazionale e salentina,
un luogo dove si sono organizzati centinaia di eventi.
Cominciamo parlando di ‘Solitudine’, uno dei racconti contenuti
nella seconda parte del libro, intitolata ‘Ordinarie Patologie’.
Un vecchio professore di filosofia accarezza il sogno di (ri)scrivere
in un libro (al massimo di mille pagine) la storia del mondo, una storia
apocrifa che parta da Atlantide e arrivi ai giorni nostri. La scrittura
dovrà essere fantasiosa ma realistica, supportata da valide (seppure
inventate) documentazioni; la riscrittura della storia si arresta non
appena il professore giunge alle soglie della modernità, all’invenzione
della stampa e al 1476. Claudio Martini costruisce e annienta nel giro
di poche pagine un mondo compiuto. Il suo personaggio si ripega su se
stesso, il mondo cui vorrebbe dare una nuova storia non gli piace, sprofonda
in una solitudine che gli da un breve sollievo, “anche le energie
investite (che noi chiamiamo impropriamente emozioni o affetti) sono rette
da leggi idraucliche, da una meccanica di apertura e chiusura simile a
quella di un rubinetto che regola il volume dell’acqua […]
Se io aiuto qualcuno, lo faccio in base ad un calcolo preciso, ad un’equazione
matematica. Assecondare le sue richieste è meno faticoso, che negarle”.
Nella scrittura di Martini si avverte un senso profondo del cinismo, un
ciniscmo dettato da constatazioni minuziose e realistiche della vita quotidiana.
Nella seconda ‘patologia’ Martini scrive il discorso di uno
scrittore che è in procinto di ritirare il Nobel per la letteratura,
creando un distacco e una sorpresa tra quello che c’è prima
(ferree considerazioni morali sulla necessità del mantenimento
di un ordine costituito), e il dopo (scoprire che queste considerazioni
sono il frutto di una mente che in teoria dovrebbe essere illuminata da
un pluralismo culturale), al di là di ogni paragone, per rendere
più facile l’esempio, sembra di ascoltare Celine mentre sta
per andare a ritirare l’ambito riconoscimento.
Questo è uno dei modi utilizzati da Martini per creare disagio
e sorpresa nel lettore, presentare meticolosamente una situazione, per
poi farci crollare addosso il suo esatto opposto.
La prosa di “Sguardi” è limpida, senza pesantezze né
compiacimenti, scorre veloce e al termine di ogni racconto ci lascia una
domanda, vaga, terrificante; se le prime due storie possono essere frutto
di fantasia su cui si innestano pensieri reali, in “Flame Sperimentale”
siamo a contatto con la più cruda realtà, una chat erotica,
pretesto per un rapporto a tre, una lei e due lui, il protagonista diviene
succube psicologico del suo ‘maestro’ di giochi, i tre si
perdono di vista, lo ‘sguardo’ dell’autore è
vigile, l’incontro del protagonista con il suo ‘maestro’:
“Cammina insieme ad una ragazza alta e bella, parlano con tranquillità
ed indolenza”.
Questi “Sguardi” sono l’esatto contrario, il ciniscmo
è dettato dalla partecipazione e non dall’indifferenza. Il
racconto è costruito in due movimenti, nella conclusione del secondo
Flame viene approfondita la vicenda del ‘gioco’, naturalmente
con finale a sorpresa. Uno dei temi che affiorano più spesso è
l’attrito tra l’uomo e la città, descritto con spietatezza,
il ritmo che va mantenuto per affrontare la giornata, le mille contraddizioni
che nascono nella mente, perché i protagonisti di Martini è
come se non agissero, bensì ‘svolgessere’, secondo
un principio morale dettato dall’ineluttabilità di una vita
che non piace. Questa sezione del testo si contrappone alla prima, dove
l’Autore fa un resoconto di luoghi (Lisbona, Praga, Edimburgo, Torino,
Fez, L’Avana, Stann Creek, Città del Messico), viaggi, incontri
ed esperienze. La vividezza dei suoi incontri fa da contrappeso alla spietatezza
del mondo descritta nelle due parti seguenti.
C’è un racconto, ‘L’odio’, che racchiude
gli atteggiamenti del personaggio nei confronti della realtà. Lo
stesso accade nella terza ed ultima sezione, intitolata “Frammenti”,
dove Martini conduce una disamina delle ‘repulsioni’. Un gioco
ed una narrazione che risulterebbero sfiancanti se non condotti, come
fa l’Autore, con precisione nella ingua e misura nel dosaggio degli
effetti, la prosa di Martini non è mai superflua, si gioca sullo
spiazzamento, sulla presentazione di ‘orrendi’ luoghi comuni,
nei quali irrompe uno scarto ‘sorprendente’, un deragliamento
finale. In ciò alcuni momenti di ‘Sguardi’ ricordano
la prosa dell’esistenzialismo colto nei suoi esperimenti meno noti
e più cerebrali (vedi “Il solitario” di Ionesco o i
primi romanzi di Gombrowicz). |