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Dal numero di questo mese compariranno, su Musicaos.it, dei racconti
dedicati al tema della sensualità, scritti da donne. La
coordinazione di questa sezione di racconti è affidata a Manila
Benedetto alias Princess
Proserpina. Cominciamo con un racconto di Tiziana Cerquetti.
Biografia dell'autrice.
Tiziana, in rete conosciuta come Tittyna, nasce a Roma
verso la fine del novecento, ma dai documenti in possesso dell’anagrafe
non è possibile risalire alla sua età. Dotata di notevoli
qualità tuttora sconosciute anche a lei, si dedica a varie attività
nella speranza di trovare quella giusta. Non ci riesce. Preda della disperazione
apre un blog, poi un altro, poi un altro, arrivando a convincersi che
aprire blog è quanto di meglio riesca a fare. Scrive su Clarence
(Calde Luci Rosse), Splinder (Tittyna Blog), sul portale Supereva (Racconti
erotici), sul portale NoCensura (Racconti erotici), su Mentelocale (Miss
Media), su Kinglear (Racconti), su Glob.
Di lei non si sa molto altro, ma chi l’ha vista giura che è
bellissima. Saranno storie anche queste?
Tiziana Cerquetti
Eva e la Luna
(Lunedì 1-ore 8:39)
C’è la vita fuori, Eva, lo sai? O è proprio questo
a farti paura? Quel palpito che senti, attraverso i vetri, ti spinge fuori
o ti costringe dentro? Non lo senti troppo cupo questo posto, troppo chiusa
questa stanza, troppo stretto questo corpo? Non senti nascere il desiderio
di scendere in strada e ballare nuda, alla luce dei lampioni urlando al
cielo nero le canzoni della tua infanzia, per accendere la notte?
E i tuoi anni, Eva, i tuoi pochi anni? Non bastano quelli a regalarti
un sorriso, la voglia di vivere? Oppure il ricordo dei baci ingenui è
così distante da farti solo male?
E le domande, tutte queste domande, servono a qualcosa? Servono davvero
a qualcosa, Eva? Dove credi che ci porteranno? È la vita che insegui,
o è proprio lei che rifuggi? Se non credi che valga la pena di
viverla, pensi sia giusto gettarla via così, tutta intera, senza
averla nemmeno assaggiata?
E una risposta, Eva, almeno una risposta, a tutte queste domande, ce l’hai?
Almeno una? Perché se è così, ti prego, dimmela.
Dimmela, Eva. Dimmi se finalmente hai voglia di rischiare tutto, senza
lasciarti niente da parte, niente nascosto in qualche angolo buio dell’anima.
Dimmi se sei pronta a farlo, Eva, sia pure in un giro di testa o croce.
Io sono qui, pronto a raccogliere la sconfitta e a ricominciare da zero,
insieme a te.
Eva non risponde.
Eva non risponde più.
(Sabato 30-ore 20:12)
Lei è in piedi, davanti allo specchio lungo, che sistema gli ultimi
dettagli, pronta per uscire. Lui è seduto sul letto, la camicia
slacciata e gli occhi fissi sulla cravatta che ha in mano. Non si guardano
mai, neanche per un attimo, nemmeno per controllare l’effetto immediato
che le parole hanno sull’altro, come non ce ne fosse bisogno, come
se ognuno parlasse per sé, non per farsi ascoltare.
- Non negarmi la complicità, Eva, ti prego. Solo questo. Ti
ho visto, so come sei, non aspettiamo che accada per caso, alle spalle,
come nelle coppie che dici di detestare. Non voglio aspettare il giorno
in cui mi dirai che esci per la spesa e invece raggiungerai l’amante
di turno, in qualche squallido motel. Io ti amo, Eva, voglio dividere
tutto con te.
- Ma io non ti tradirò mai, Luca, e non so più come
dirtelo.
- Non è vero Eva, lo sai. Potrà bastarti un uomo per
l’amore, forse, ma per il sesso no, non ti basterà mai. Non
vuoi ammetterlo perché una ragazza per bene certe cose non le dice
e non le fa. Ma le ragazze per bene poi lo fanno di nascosto e tu non
sei così, non sei come le altre. Non sarai mai una che tiene a
mantenere pulita la facciata per il vicinato.
- Io non sono una puttana, Luca!
- E’ questo il punto Eva, è proprio questo, non lo capisci?
Se saremo uniti, se sarai leale e sincera, se condividerai con me i tuoi
desideri, anche quelli inconfessabili, sarai semplicemente una donna.
La mia donna.
Passa un lampo di luce, negli occhi di Eva, come se quelle parole fossero
un cerino acceso lanciato nella notte. Lentamente ritocca il rossetto
scuro sulle labbra per aumentare il contrasto con la pelle chiara e con
due occhi azzurri dentro cui perdersi è questione di un attimo.
- Sei passione e sensualità pure, Eva, non ho mai visto nulla
di simile. Verrà il momento in cui gli sguardi degli uomini saranno
così intensi che non avrai la forza di respingerli. Ti entreranno
dentro e ti accenderanno l’anima e il corpo e allora non ci saranno
più regole né morali a fermarti, nessun precetto o inibizione
a spegnere quel fuoco, nessun giudizio a placare quella smania. Cadrai
tra le braccia del piacere senza pensare più a niente, a nessuno,
e io voglio essere con te, Eva, voglio che non sia tradimento e slealtà,
ma amore e passione nostri, solo nostri.
- Io non sono così! Non sono così, hai capito? Smettila
adesso, non voglio più ascoltarti, basta!
- Così ci perderemo Eva, perché accadrà, prima
o poi. Lo so io e lo sai anche tu.
- No, non accadrà! Me ne vado, ne ho abbastanza di te e di
queste frasi senza senso!
La porta che sbatte, il rumore dei tacchi sui i gradini, un portone che
si chiude, un motore che si accende e le gomme che stridono. Tutto fino
al silenzio, per un uomo che si accascia sul letto, la testa tra le mani,
e Oleta Adams che canta: “I don’t care if you get here, get
here if you care”.
(Sabato 30-ore 21:58)
Aggressiva e assordante la musica investe la sala e annebbia la mente,
creando l’atmosfera perfetta per l’eclisse della ragione.
Assiepata e accalcata intorno alla pista, la gente è obbligata
ad incollare le labbra all’orecchio del vicino se vuole trasmettere
brevi messaggi di testo, e senza peraltro certezze sulla riuscita.
Intanto, figlia dell’alcol e suoi derivati, l’ebbrezza dilaga,
e complice il buio nasconde cinica le facce e le paure di ognuno. È
un territorio neutro il locale, avulso dal mondo e dai sentimenti; così,
al guardaroba, insieme al cappotto, si lascia anche l’ansia di vivere
e il cupo timore di non farcela, a tirare avanti. Peccato ricevere in
cambio il gettone con cui, all’uscita, sarà riconsegnato
tutto, anche l’angoscia e il freddo della notte.
All’improvviso, tra i suoni forti e la nebbia artificiale, appare
lei, Eva, capelli d’oro a incorniciare due specchi azzurri e poco
tessuto a velare un corpo talmente bello da scatenare desideri fulminei,
da consumare nel breve spazio di un respiro profondo. Appare lei ed è
come se qualcuno, magicamente, attutisse il frastuono e cancellasse il
tempo, trasformando la sala in un luogo di culto.
I movimenti, le espressioni, gli sguardi; tutto di lei è una tacita
promessa, un malizioso invito, che come una fiamma accende i sensi di
chi osserva, a bocca aperta, quell’inaudita bellezza. Non importa
essere uomo o donna, quel fascino è universale, e il desiderio
penetra attraverso gli occhi e attiva ogni interruttore, come il pilota
di un aereo pronto al decollo.
Eva non ha mai badato a tutto questo, ma stasera è diverso, stasera
qualcosa è cambiato. Assorbe gli sguardi e i desideri altrui e
sente sciogliere, dentro, un calore sconosciuto, come se sangue nuovo
le ossigenasse la mente e il cuore per arrivare lì, tra le gambe,
dove follia e passione si fondono in un unico, carnale, desiderio.
Allora i suoi movimenti diventano più sensuali e i suoi sguardi
accecanti, come se qualcuno, invisibile a tutti, la guidasse verso un
orgasmo senza culmine e senza fine, perennemente in equilibrio sul filo
dell’estasi. Gli sguardi ingordi le si attaccano addosso ed Eva
li avverte, fisicamente, percorrere ogni centimetro della sua pelle. Apre
e richiude gli occhi seguendo una musica nuova, anche se vorrebbe scacciare
quella voglia e spegnere il fuoco. Ancora non sa che quel fuoco si placherà
solo dopo aver bruciato tutto.
Ora sì che Eva comprende le parole di Luca, ora che deve contrastare
l’anima che diventa un vulcano e sputa fuori la sua vera natura.
Ma non può farcela.
Gli uomini che le ballano accanto si fanno pressanti, disponendosi in
circolo e impedendole la fuga. Alcuni la sfiorano, altri la toccano, pienamente
coscienti della sua incoscienza. Poi uno le parla all’orecchio,
sussurrando un’idea maliziosa e lei, avida e assetata di sé,
annuisce ad ogni richiesta, per una resa totale e senza condizioni.
Eva segue gli uomini verso l’uscita e poi dentro l’auto, con
addosso una smania così intensa da cancellare dagli occhi ogni
traccia d’itinerario, fino a destinazione. È un percorso
che non saprebbe più fare a ritroso, e non è solo la strada.
La destinazione di Eva è se stessa, e proprio adesso che le si
svela la verità lui, l’amore, non è con lei.
(Sabato 30-ore 23:26)
Il cervello impazzito spara raffiche di brividi che il corpo non riesce
a trattenere. Basta poco perché Eva si ritrovi nuda, al centro
della stanza, preda volontaria di mani avide che la percorrono tutta,
senza tralasciare il minimo anfratto. Con le braccia protese verso l’alto,
gli occhi al soffitto, Eva balla una musica che suona solo per lei, come
se da lei nascesse e si propagasse, insieme all’odore dolciastro
del miele caldo.
Gira su se stessa, ruotando i fianchi, e quello che le carezzava i glutei
rotondi e sodi, si trova davanti i suoi morbidi riccioli, umida e ultima
frontiera tra la coscienza e il delirio. Quegli uomini sembrano tanti
piccoli Ulisse incapaci di resistere al canto delle sirene; non sanno
che, oltrepassato quel confine, non potranno più tornare indietro.
Eva non si ferma e balla ancora, le mani al cielo, lo sguardo incantato,
sempre in perfetta linea con l’occhio acceso del suo cellulare,
appoggiato sul comodino un attimo prima che partisse il vortice. Vuole
ci sia Luca con lei, perché adesso ha capito. E Luca ora c’è,
attraverso quella microcamera, gli occhi fissi su di lei, lontano eppure
presente, come davvero fosse lì.
Due uomini la sollevano di peso, e la trasportano rapidi sul letto mentre
gli altri, ilari e vacui, ingoiano ebbrezza da un collo di bottiglia.
Eva rovescia indietro la testa e si offre, dischiudendo un nido già
caldo e intriso d’umori. Quelli, violando scrigni preziosi e incustoditi,
le entrano dentro insieme, passando per luoghi diversi.
Dimentica della sua musica, Eva segue il loro ritmo animale, adeguando
il movimento dei fianchi a quello delle labbra, nel tentativo appagante
di soddisfarli entrambi. Ogni tanto si sporge di lato, volgendo lo sguardo
all’amore lontano, per essere certa che il filo sia integro e teso.
Non servono parole, quel “ti amo” reciproco attraversa lo
spazio e il tempo raggiungendoli al cuore senza ostacoli, come un proiettile
sparato a bruciapelo.
Le labbra schiuse di Eva paiono dita fasciate di seta, tanto sono abili
e dolci, e l’uomo non ci mette molto ad affondarle in gola il suo
orgasmo. Lei assorbe quel piacere fino all’ultima stilla, poi si
dedica all’altro, aggrappandosi alle sue spalle con le gambe incrociate
ai suoi fianchi. Gli punta i talloni sui glutei e si spinge con forza
contro di lui, inarcando la schiena e gridando rabbiosa la sua smania
di essere presa e riempita. Impossibile resisterle, Eva è un ciclone
che svuota dell’anima pure chi non ce l’ha, e pochi colpi
bastano perché anche l’altro raggiunga la vetta più
alta, tra grida confuse e dita serrate sulle lenzuola.
La scena poi si ripete, con gli altri due, identica nei dettagli ma più
violenta e travolgente, impetuosa, come se la prima fosse servita solo
ad abbattere gli argini per la vera piena che stava arrivando. Stavolta
gode anche lei, senza freni, proprio quando l’uomo sotto è
appena venuto e quello sopra sta per seguirli.
Con il volto trasfigurato rivolto all’obiettivo, Eva grida il suo
piacere a Luca, al loro amore, così intenso e profondo da farli
godere anche a distanza, uniti solo da occhi e anima.
Poi si accascia, sussultante, sull’uomo sotto di lei, a sua volta
schiacciata da quello sopra, componendo un curioso mucchio di carne calda,
senza più forze né desideri, se non quello di chiudere gli
occhi per prolungare l’oblio.
Incautamente uno prova a baciarla ma Eva si scosta, disgustata da quel
gesto odioso. Un bacio è per l’amore, e l’amore sarà
poi, con Luca. E nessun altro.
(Domenica 31-ore 01:39)
Eva raccoglie da terra i suoi indumenti, sparsi tutto intorno al letto,
in preda all’ansia febbrile dettata dalla fretta. Le costa fatica
farlo senza piegare le ginocchia, ma se lo facesse crollerebbe a terra
di peso, senza trovare più la forza di rialzarsi. Le emozioni,
prolungate e violente, l’hanno completamente svuotata d’ogni
energia e sa che solo restando in piedi può farcela a tornare a
casa.
Rapidamente indossa la maglia e la gonna, consegnando direttamente alla
borsa l’inutile biancheria, s’avvicina furtiva al comodino
per recuperare il cellulare poi lascia gli uomini sul letto, nudi e incoscienti,
per chiudersi in bagno con Luca.
- Dimmi che mi ami, ti prego
- Ti amo, Eva
- Avrei dovuto ascoltarti
- Non ha più importanza ora. Torna da me, vita mia
Eva esce dal bagno per tirare giù dal letto i due fantasmi, e mentre
quelli si alzano a fatica lei li incita a far presto, con la voce di Luca
che le rimbomba nella testa. Anche gli altri due rientrano nella stanza,
due anime mai viste dentro corpi che l’hanno posseduta. Ma non è
così per Eva, non è così che li sente. È stata
lei a possedere, lei ad usare, esattamente come aveva detto Luca, con
parole alle quali non aveva voluto credere.
Scaccia rabbiosa quei pensieri per trascinare di peso i due ubriachi verso
la macchina continuando a gridare qualcosa contro i due che, seduti sul
letto, tentano invano di dare il giusto verso ad un paio di scarpe. Ci
vogliono altri 5 minuti d’attesa poi, finalmente, si ritrovano tutti
dentro l’auto, pronti a partire per direzioni opposte. Quattro verso
fine serata, Eva verso la vita.
(Domenica 31-ore 02:07)
L’auto che sfreccia, a velocità elevata, sulla consolare
in direzione Roma, è tanto satura di fumo denso e respiri alcolici
da appannare la vista. Fa troppo freddo fuori e c’è troppa
gente dentro, per evitare che il vapore s’appiccichi ai vetri e
nasconda la falce celata dietro la curva. I due davanti ridono forte,
trafficando con lo stereo alla ricerca dei suoni più adatti, mentre
i due dietro sembrano assenti, lontani, con le teste reclinate indietro
a cercare, attraverso il lunotto opaco, di vedere le stelle di una notte
che non ne ha. Gli occhi però sono chiusi, e quando si aprono mostrano
un vuoto che fa paura.
Eva è seduta dietro, tra i due non-morti, e tenta di rintracciare,
davanti a sé, una vaga idea di carreggiata. Non serve a niente,
non è lei a guidare, ma non può evitare di farlo.
Non è così che doveva andare, Eva lo sa, tuttavia è
andata così e adesso, chiusa in quella fragile scatola metallica
in mano al Destino, s’immagina nel suo letto caldo, sotto coperte
familiari, accanto al corpo rassicurante di Luca.
Nonostante i respiri e i corpi pigiati, sente l’anima gelare e allora
batte una mano sulla spalla del conducente per chiedere quanto manca,
quanto ancora ci vuole, prima di poter tirare il fiato e smettere di tremare.
Quello si volta verso di lei e comincia a parlarle, tranquillamente, come
non fosse lui a tenere in mano il volante e la sua vita.
Eva trasale, impaurita, poi si ritrova ed invita l’uomo a guardare
avanti, che non importa quando, purché si arrivi. Quello ride di
gusto, dando di gomito al vicino e abbandonandosi a misere battute, convinto
d’alleggerire l’aria. Ma Eva non ha voglia di ridere, preferirebbe
aprire lo sportello e gettarsi dall’auto in corsa pur di fermare
quel batticuore, se solo non ci fossero quei due cadaveri a sbarrarle
la strada. Afferra il cellulare e chiama Luca, che risponde subito come
fosse seduto lì, accanto a lei.
- Ho paura amore, ho paura - sono le parole di Eva.
La luce che appare improvvisa, estratta a sorte dal Fato, si pianta davanti
a lei illuminando a giorno quella bara viaggiante. Invade tutto lo spazio
fino a sembrare che la Luna sia scesa per lei, per andarle incontro e
abbracciarla forte, fino a schiacciarla.
L’esplosione che segue annulla, in un solo istante, ogni distanza
e pensiero, lasciando sull’asfalto solo dei nomi su pezzi di carta.
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