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Angelo Petrelli
La cura dell'orrore
1.
dovresti lasciarmi almeno sperare
giacché sopporto i tuoi occhi da tempo
il loro peso infame e vigile(,…) di notte
le note tipiche e scontrose dell’orrore
tornano(,…) come in attesa (,…)
2.
spesso dormo con te grave incubo
ignaro e infelice(,…) nell’ordine
della mente colpevole nel suo perverso
desiderio(,…) ho ancora quel falso sorriso
addosso quella profonda apparenza
senza comicità(,…) nessuna rabbia
ha mani così grandi o colpe(,…) solo
tu mi conosci(,…) veramente (,…)
3.
un giorno sarò contento (,..) di nuovo(,…)
oltre tutte le guerre nel corpo(,…) debole
ansia che rotoli minima come dopo
una lunga malattia (,…) fallita(,…) che
riparti da me la tua solita esistenza (,…)
che ancora una volta (,…) se puoi(,…)
4.
ho scelto di specchiarmi il questo risveglio
di volti non mutati (,…) di stati obliqui
nella mia corsa distorta e tenace(,…)
resti solo tu ora (,…) non abbastanza(,…)
5.
siamo quel folle gesto(,…) quella gioia
infantile e slavata di nomi e di facce (,…)
niente resta nemmeno la solita traccia
se ti curi per te il tuo orrore a poco
come una cosa dolce e indigesta(,…)
6.
quella confusione modesta
che ci insegnò a conoscere
a ritroso (,…) e in una vera
e propria azione scenica(,…)
di capriole di muscoli e di tagli
di luce (,…) le parole che cambiavano
pelle(,…) sotto i nostri occhi(,…)
che ci venivano alla mente stravolte
segni(,…) di rinnovate angosce(,…)
7.
così queste forme incostanti di buio
pesto (,…) di raro silenzio (,…) eravamo
tutti svegli (,…) come a correre certi rischi
chi ad ascoltarti (,…) lontanissimi(,…)
quella morte pallida(,…) da immaginarci
8.
(,…) ecco gli occhi cadono e le mani
sulle orme dei morti(,…) che da sempre
sognato il suo gusto (,…) ci conduce(,…)
si spalanca a noi il tuo orrore(,…) e si attarda
tra le voci (,…) chi invano ti prega o altro
chi già ti dipinge nell’ umano volto di Dio(,…)
9.
e se questo orrore ci sconfigge e se non
proprio un’oscurità (,…) e poi come sfuma
a momenti e si spera sia chiaro(,…) il senso
almeno (,…) in un ritorno di fiamma(,…)
o qualche inferno per darci la pace
dopo tutto (,…) in una nostra immagine
grottesca(,…)
10.
questa l’esperienza decisiva(,…)
Nota di Andrea Aufieri
Angelo Petrelli e La cura dell’orrore, evoluzioni di
un giovane talento
Altre e più quotate riflessioni seguiranno senza dubbio questa
mia breve, buttata giù d’istinto immediatamente dopo aver
degustato una tra le ultime e sentite sillogi di Petrelli.
Se con la sincronica Epifanie il giovane poeta di Arnesano sperimenta
immagini zanzottiane, arrivando all’anticamera della sacra festa
dell’aulico, qui si cimenta con uno dei suoi punti fermi nel personale
bagaglio tecnico.
Impossibile non riconoscere, personalizzato con uno stile suo già
dagli esordi – sembra già passato un secolo da Elegia- la
frammentazione tipo fenice di Sanguineti.
Con passione e disturbi, una buona dose di pessimismo, abbiamo qui, diversamente
riproposti, i temi per così dire maledetti della prima raccolta,
e la forte ironia con cui questi vengono affrontati è un ulteriore
indizio di sanguinetismo. Ma qui l’autore va oltre il tema, quasi
secondario rispetto all’estrema e intelligente duttilità
con la quale uccide la sintassi, rendendo compiuta la sua crociata contro
la pseudo - poesia o, se si preferisce, contro la retorica nella poesia.
Non solo, proprio per la preponderanza della tecnica sul codice imposto,
si può forse parlare di iperletteratura, sancendo la nascita di
nuove vie del verso e del senso (in)compiuto.
Ritorna qui un elemento distintivo di Petrelli: la strutturazione della
silloge per piccoli gruppi di versi, come tanti pugni nello stomaco questa
volta, pieni di immagini potenti e flash di storie, incubi e pensieri
che si materializzano peranti.
Ancora una volta una poesia di qualità che merita il giusto tempo,
certo non da leggere prima di dormire o in bagno, forse di notte, se si
soffre d’insonnia…
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