Nebbia
sul mare
all'urto del tempo che distrugge
crea si fa voce una volta per sempre
abbandonato sul fianco durante il sonno
cancellato con le sue stesse mani
dalle oscillanti riprese in quota
riemerge nella forma di una strada
che sposta i confini del paese
riemerge perché tutto si ripeta
d'inverno al grido di una sola parte
tra danze già spente
e azioni che sfumano oltre il segno
§§§
Dove potrà ricominciare lo dice agli altri
per essere fedele e pensa alle cose che sono
senza di noi, visitate dal buonumore.
Prendete il vostro cielo e
ripiegatelo per la prossima volta.
Non possiamo fidarci dei nostri occhi.
Cosa abbiamo in comune.
C'è il silenzio, e io nel silenzio
con questa voce e una lingua non fatta.
Era un luogo che ho visto.
Un tempo e un luogo.
La pelle non è un confine
Ecco in quei giorni le somme vendicarsi di un dio-poeta che abbraccia
il cavallo e sviene. Non è cambiato nulla, il polso è
caldo.
I suoi compagni imbarcano carta, personaggi: la scrittura degli alberi.
Hanno visto giorni migliori, quando fingevano di essere stupidi, facce
incredibili, come quelle dei bambini appollaiati nella stiva. Nei momenti
peggiori tiravano sassi dalle finestre.
Appena sveglio arruola sconosciuti alla frontiera. Preti.
Nel regno della sua arte implicazioni astratte, sanzioni, schegge di
bombe svezzate da una lunga infanzia.
§§§
Rasenta i muri per pugnalare il tempo
Sulla schiena del giardino si spegne
In un punto esclamativo
Sutura i pezzi vari del racconto
Moltiplicando e irragiando
La familiarità dei suoni
Nessuno si innamora più del nuovo
E irrompe con le forbici appuntite
E la tramontana in bocca
Disavventura di una stella o moltitudine