Massimiliano
Manieri
LA STANZA BAGNATA
Entrai in una sottile valanga
Che sommerse la mia anima.
Quando non sono questo gobbo che tu vedi
Io dormo sotto la collina dorata
Tu che vuoi conquistare pena
Devi imparare bene come cercarmi
E non stupirsi se entrarono tutti
La stanza chiusa conserva gli odori
Quindi l’ombra d’ogni carezza
Ogni natica tesa
nel frastuono di zip veloci e sincere
di organi flaccidi incontro a quell’aria
ingoiati confusi da bocche e salive
Ora che per scherno mi colpisci al fianco
Mentre t’immergi per l’oro
Lo storpio che qui vesti e nutri
Non è morto di fame né di freddo.
Lui non chiede la tua compagnia
Non al centro, non adesso.
inscindibile il fiato accompagna
mordendo i rimorsi
mordendo le forme
all’interno di spigoli
schiacciati nell’angolo
mentre mi fido di occhi nemici
Non fosti tu ad innalzarmi
Sul piedistallo in cui io sono
Le tue leggi non mi costringono
Ad inginocchiarmi grottesco e nudo
Io stesso sono il piedistallo
Di questa turpe gobba che stai a guardare
E tu non puoi toccare
Con una mano così grave
La sua stella al di là del mio ordine
La sua nudità estenuata.
Nei cerchi della sua seta
Nei cardini delle sue cosce.
Tu che vuoi conquistare pena
Devi imparare cosa mi rende gentile
Le briciole d’amore che mi offri
Sono le briciole che mi son lasciato dietro
La tua pena non ha credenziali qui
E’ solo un ombra, un ombra della mia ferita
Mentre lego mandibole tese
sfilaccio pensieri impubiditi
Mentre farine risalgono braccia
Ridono dall’interno dittature vaginali
Plotoni lesti ad asciugare i liquidi
Ed il desiderio con la sua malombra
Io ho cominciato a desiderarti
Io che non ho credo
Ho cominciato a cercarti
Io che non ho bisogni
Dici che te ne sei andata
Ma posso sentirti quando respiri
Lasciandoti andare sul fianco
Nello spazio di sogni introiati
Ora ciondola stanza bagnata
Proseguio dei fiati ascoltati
Rivestendo e coprendo le armi
Non ti chiedi mai niente di noi
Non vestire gli stracci per me
Sentendo che tu non sei povera
toccarti vestendo curiosità
Quando sai di non essere sicura
Aprendo le vesti mi accorgo
…È la tua carne che indosso
LA MERDA VISTA DALLA LUNA
Seguo gli animali ai confini del bosco
Li tartasso in mezzo ai rami
Imito ogni singolo zampettìo
Fino ai bordi delle loro ferite giustificate
Fino all’interno delle tane
Dove accuratamente lasciano al di là delle porte
Tutte le reali possibilità di conoscenza
Senza ragion d’essere
Senza colpa che non scortichi la pelle in faccia all’inverno che
arriva
Non sento dolore
Non sento i vestiti cadermi
Calpesto le mie orme e ne faccio presepi tardivi
Prima che altri mi assegnino buffi miracoli
poggiando le colorite guance all’interno dei recinti della cattiveria
li vedo abbandonarsi…
e poi riprendersi…
Li vedo limitarsi in ogni sinoptica libertà
Chirurgici alternano carezze e schifezze
…ma si amano
vedessi quanto si amano
la merda vista dalla luna sa di eterno
avere un creatore all’inizio di ogni gesto
avere il senso del puzzo che emettiamo
e starsene alla larga !!!
…degnamente
PROSTITUIVO VINAVIL DI SOTTOMARCA
Di casacca marron
a malapianta permettendo
Mandandovi a cagher dai miei bastioni
Musulmaneggiandovi al dileggio
Difendetevi…
Vi presto una guerra
Vi presto un nemico
V o i p o t e t e e e e !!!
prostituivo vinavil di sottomarca
con plotoni di acquirenti sergentiferi
legiferando samurasti di katana
e muta a capo chino canticchiasti
dell’ultimo tuo sushi a Nagasaki
col fujihama alle spalle ed innanzi a me squinzano
V o i c a p i r e t e e e !!!
Avevo un attimino di difficoltà…
rabbonita e zuccherosa Puglia
Brullo e stivalifero suolo ove confluiscono
Irriducibili marpioni coloniali ingiacchettando
Brulla zolla marchettona passacarte
D’ogni sorta di vile puttaneggio parafallico
Maramaldeggiato a sottile intellighenzia qui locale
Da vendere alternando ad oli succulenti e vinacce bisolfitiche…
Mandandovi a cagher dai miei bastioni
Da dove io vi osservo a me riunirvi
col fujihama alle spalle ed innanzi a me già cave e cave
di tanta leccese pietra scassacazzi
che deturpa i miei nativi territori
ed apre ridicoli canyon
laddove poggiava la macchia mediterranea
alternandosi qua e là a discariche plastinomani spontanee
ma…
a solerte difesa di questo svelto incedere si levano le enormi oasi naturali
di quattro metri quadri che in fretta e furia cartelloniamo
…parco naturalistico
…parco naturalistico
sui muri a secco della laterale schiera di case abusive
anch’esse spontanee come i sottili cespuglietti di rovi che le precedevano…
Mandandovi a cagher dai miei bastioni
Mentre flebili suoni e figure danzanti al disio sciroccoso mi raggiungono
…ed io sorpreso da schiere e schiere di donne pizzicate e dita tamburellanti
tamburellami i coglioni mentre sciroccati poltronieri mi rubano l’ultima
spiaggia libera rimasta…
mentre gru autorizzatissime da sindaci con la faccia da culo sollevano
gli scogli di Otranto facendoli planare nei giardinetti delle loro opulente
villacce…
mentre devastano alternando allegramente rifatti arenili simil-hawaiiani
a moli gentili che anch’essi, vi giuro, han qualcosa di spontaneo…
porterete i vostri bambini festosi su spiagge colorate di zuccherose et
favolistiche nafte e derivati?
O anche x questi aspetteremo un cabarettista (tal IPPOLITI)che viene a
spiegarci come dobbiamo vivere, alternando passi di danza festivalieri
ad eroiche pulizie di anfiteatri…
Passeranno vari secoli prima che masculi locali e caruse pizzicate mezz’u
ll’anche si accorgano che in fondo la figura di merda è solo
la nostra…
…e non stupitevi se mi ritrovo a PROSTITUIRE VINAVIL DI SOTTOMARCA
…CHIAMATE I PRETI, allora
chiamate i preti
quant’era dolce il mio trisavolo.
2420 in assolato agosto
sbrilluccicando si plastifica ed erige
quindicesima tangenziale permettendo
alternando sovraestivi pisolini e rimaneggiate proteste spotteggianti
tra grondaie in rinomata latta
ed oneste pizzicate sugli anelli di saturno
aspettando l’ultimo carico di leccese pietra interstellare
maledetto chi scoprì le tufare sulla fascia degli asteroidi
non trovarono la vita ma….
quant’è simile all’antica barocca materia…
mentre alterno paffuti pasticciotti LOS ANGELESI
che nulla hanno da invidiare ai nostri amati
E tartasso i cari amici chattaroli
Ricordandogli la gita fuori porta
Con l’ultima tutina antigravità alla moda
Mentre sgranocchio simil-frise
E pomodorini penduli idroponici
…in confortevoli solarium sfilano le dimensioni degli antichi luoghi
sfilano le marine secolari,
le otrantine, ingiallite le scogliere poi sommerse
tonnellate e tonnellate cementifere
di edulcorati parchi giochi assessorando
sfilano pinete bricconcelle di luttuose giunte
…e mentre la musichetta qui rincalza
appoggio il long-drink afro-indo-balcanico
e puro ghiaccio antartico che fa tanto chic…
alla faccia dei pinguini e delle foche
inginocchiati solerte…
cercando somiglianze che ci adombrano
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