Signora delle Ore Oscure - Foto catturata dal blog dell'autrice di "Miele e vino", mese di marzo 2005Martina, giovane scrittrice digitale, curatrice di un blog visitabile all'indirizzo http://signoradelleorescure.blog.tiscali.it , appassionata di poesia e musica, vive da sempre (e per sempre!) in Sardegna. Collabora inoltre al blog Factory, Libero Diario sulle discipline artistiche (www.factory.splinder.it). Esperta di informatica, lavora nel campo della formazione pubblica. Il suo
sogno? Vivere di solo sole.

Signora delle Ore Oscure
Miele e vino

La luce incerta del camino rischiara gli oggetti di questa stanza semi-vuota, poco arredamento come ho scelto io, essenzialità e praticità.
Sono quasi fiera del mio divano rosso porpora.
Sta per tornare da lavoro.
Questo giorno di sole sta cedendo il passo alla sera, dalla finestra della nostra stanza vedo il mare luccicare nel solco aggrinzito della luna ancora timida.
Schiocco un fiammifero e accendo due candele alla vaniglia e l’incenso dentro il bruciatore, guardo la mia stanza. Sembra avvolto tutto in un sogno di contorni sfumati e irreali.
Sono qui e lui sta per entrare da quella porta come un marito qualsiasi, portando nel cuore il nostro grande segreto. Ma nessuno lo sa. Nessuno sa di quelle giornate trascorse a chiacchierare all’ombra di altre vite, all’ombra del peccato e del desiderio. Qui nessuno sa chi siamo.
Il profumo dolce invade la stanza, chiudo la porta su questo ricordo di passato.
Il rumore di un motore, una portiera che sbatte e i suoi passi vicini alla porta, suona. Ha le chiavi, ma suona. Un rituale che non ci ha mai abbandonati da quel primo giorno.

“Posso entrare?”
“Vuoi davvero entrare?”
“Si, dai, apri”
Aprii la porta della stanza d’albergo all’emozione. E ai suoi occhi mescolati.

Suona sempre alla porta e quando apro rivedo quella tenera emozione di quattro anni prima, ma senza ombre, attorno a noi solo la luce.
Anche stasera è solo un tenero abbraccio di ricordi e dolcezza, di desiderata serenità.
“Vai nella nostra stanza e aspettami là”
E’ stanco, si vede e lo so e non mi chiede niente, parla poco quando è stanco, ma io questo l’ho imparato.
In bagno preparo un catino con dell’acqua tiepida e i sali da bagno, l’acqua come piace a lui, né fredda, né calda, perché ho imparato anche questo.

“Tu sei matta!”
“Perché?”
“L’acqua è bollente!”
“Si, a me piace così”
“Fammi uscire!”
“No, stiamo ancora qui insieme, tra un po’ dovrai andare via…”
“Muoio di caldo!”

Quando entro nella stanza è seduto sul letto ad aspettare, si guarda attorno e tra i fili di luce fioca e gialla della candela cerca il passato, lo vedo dai suoi occhi che cerca i particolari del suo passato. È come se fosse vedovo lui. È come se fosse orfano.
Con il catino giallo in mano devo essergli sembrata straordinariamente dolce, perché finalmente rivedo il suo sorriso, quel sorriso che mi ha fatto innamorare, quel sorriso che mi regala il velluto e le rose.
Mi chino ai suoi piedi e gli tolgo le scarpe e le calze umide di freddo, gli sollevo un po’ i pantaloni e lo aiuto ad immergere i piedi nell’acqua profumata. Inchinata ai suoi piedi glieli tengo tra le mani. Lui non parla e nemmeno io, non c’è bisogno. Si sente solo il rumore dell’acqua e il profumo mischiato di vaniglia, cera e sali ossigenati invade la stanza e la casa. Completamente a sua disposizione, teneramente sua.
Lavando via i ricordi, il passato. Perché è a quest’ora che il passato bussa alla porta. Stasera ci bastiamo. Stasera non apriremo. Noi soli al centro di questo universo, uno di fronte all’altra.
Gli asciugo i piedi. E lui mi aiuta.
Lo aiuto ancora a spogliarsi e vorrei fargli indossare il pigiama, ma lui non vuole. Sono le sue mani lente che desidero sul mio corpo. Mi spoglia senza smettere di guardarmi. Se potessi leggere in quei suoi occhi senza indovinare, se trovassi la soluzione a tutte le mie angosce. È difficile non pensare alle ombre, anche adesso che le sue mani e il suo corpo mi desiderano. Pelle contro pelle a cercare il contatto stretto, a cercare di fondere lo strato che separa i nostri cuori.
Baci piccoli, tanti, carezze leggere. Un fremito e un lampo negli occhi li trasforma in occhi di briciole di cristallo e sento, attraverso il suo corpo teso, la passione. Cerco il suo membro duro, ho bisogno di toccarlo, di sentire che è tutto vero. Lo stringo nella mano. Forte. Mi guida verso il letto e capisco che non c’è bisogno di tanti convenevoli stasera. C’è bisogno di carnalità. C’è bisogno di unirsi in un abbraccio stretto e di mischiare umori e pazienza.
Abbiamo ancora bisogno di levigare la nostra pazienza.
Non chiudo mai gli occhi, li ho chiusi troppe volte in passato e troppe volte, nel riaprirli vuoti, ho sentito lo schiaffo immancabile e deciso della delusione. Non chiudo più gli occhi quando lui entra in me, voglio vederlo, voglio vedere il suo respiro sul mio viso, voglio vedere come la sua espressione cambia in una smorfia di dolore ricercato. Voglio vedere i suoi occhi stringersi e gli angoli della sua bocca piegarsi e pronunciare il mio nome in un soffio di libertà. Voglio vedere le sue mani stringere i miei fianchi fino a far diventare le unghie bianche e la mia pelle rossa, livida e segnata. Voglio vedere il sudore che imperla le sue tempie. Voglio vedere sul suo viso il massimo del piacere delinearsi con contorni improvvisi e mutevoli. Non voglio perdere niente di tutto ciò, mai più.
Ed esplodere insieme come nel fondo di un bicchiere o in mezzo al mare, per noi non cambia poi molto. E sentire come il mio corpo si irrigidisce e si adatta al suo, teso a cercare piacere. Senza mai dire parole, se non il soffio del nostro nome come sigillo di un amore scomodo, ma indelebile e sacro. Forse non lo sappiamo, ma anche questo è amore.
E i nostri umori mischiati non sono che miele e vino. E anche noi, grandi, i più grandi, persi dopo esserci conquistati perché oltre il mare non c’è niente. Solo un sole che si uccide e questo amore sempre uguale come quando era nato.
Questi pensieri addormentano i sensi e levigano quest’assurda pazienza di averti qui con me. Per sempre.
Preparo il nostro the alla cannella.
Scende caldo come uno sciroppo e i tuoi occhi per sempre dentro i miei.

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