Paolo Polvani
Poesie

Qui

Ci sono luoghi dove è più facile, più facile
guardare un ramo, annusare il fumo che sale dalla legna che brucia
respirare una nuda solitudine pensando ad altre voci.

Non c’è solo la pioggia per dire parole levigate
ora sei qui in nome della tua distanza
sei qui come un vascello un architrave un sogno

sei qui come qualunque cosa e qui
vuol dire in questa penna fluida e qui dov’è più facile
avvertire il peso della tua presenza nell’inchiostro nero
in questo inchiostro che ti rappresenta, qui.

Ci sono luoghi dove è più facile.

Una lettura di poesia

Ci sono dei cortili a Milano, e dentro quei cortili di Milano
scantinati dove le poetesse impastano parole asciutte.

Le poetesse sono come le sognavamo: trasognate e sofferte,
tormentate anche nel vestire.

(IdaTravi aveva una cadenza ipnotica, suadente).

In quel cortile di Milano ognuno era attaccato alla sua sedia
e a un verso, a poche parole scarne, non sciatte nel vestire.

E con la voce roca. Ricordo solo pochi versi.

Ma in quel cortile di Milano molta sobrietà è passata,
molta roca asciuttezza.

Una primavera di emozioni in quel cortile di Milano.

Una scarpa

L’unicità distratta di una scarpa sul ciglio della strada,
in bilico tra l’energia eccentrica che sbalza fuori dall’abitacolo
e la fissità di un manto stradale marginale, corteggiato da sbuffi
di anoressica erba,
lambita dai clamorosi flutti dell’autostrada,
dalla minacciosa teoria dei camion, dai flussi e dai riflussi
delle maree illunari,
dalle matematiche aderenze di pneumatici.

Un’operosa genia d’insetti v’instaurerà un’esistenza clandestina.

L’auto procedeva in direzione nord.
L’impatto è stato violentissimo.

Panca

La resa s’abbarbica al silenzio.
Spargono indizi
calzini bianchi e un berretto rosso
di lana. Dorme.

Deragliato in un’ansa di sonno.

E’ la stazione di Ancona, è mezzanotte, piove.

Si è dimenticato di sé.

La pioggia attraversa la luce obliqua dei fanali,
lo stridore convulso dei freni, i forsennati
richiami. La ferocia distante dei carri
e i container che contengono il vuoto del mondo.

(Ansimare. Il perdurare
di una pausa)

Il buio evidenzia i suoi labirinti.

In un misterioso punto del percorso
c’è la sagacia di un berretto rosso.

Contro il legno di una panca
quell’uomo agita l’enigma di una giacca corta.


La tua voce è un passero

La tua voce è un passero, vola
sulla credenza, indugia
sulla sedia, luogo di briciole e tramonti.

Sì, la tua voce è un passero.

Mi grattugia il cuore, spreme
il miele che può illuminare un passero.

Guardala aperta la tua voce, mostra le trame
della notte, i balconi con le tende illuminate,
i silenzi che torturano corridoi deserti.

I paesaggi si susseguono, si srotolano
nella tua saliva.

Con la tua voce preparo una cuccia a misura dell’autunno,
mischio nuvole e ottobre, vento e malinconia,
e chicchi d’uva gialli come gialla è la tua voce.

La tua voce mi si appiccica qui, lungo
il profilo delle colline, sulla linea della nostalgia.

Nella tua voce affiorano le vecchie dita dell’arcobaleno.

Nella tua voce sonnecchia il dolore, come un gatto,
lo addomestichi nel pianto, lo inganni
coi rivoli del tuo sorriso.

Sì, la tua voce è un passero, mi tempesta qui,
col suo piccolo becco arrochito dal mare,
qui dove il cuore perlustra gli uliveti
e indugia dove l’ombra intenerisce il feroce
canto delle cicale,

insegue il sogno dell’erba docile,
a perdifiato, come a perdifiato la tua voce
corre incontro alla mia fame.


La sciarpa norvegese

Si sta abbastanza caldi nel mio cuore ?

Sono qui, da solo, con la muta nostalgia
dei tuoi occhi, col fruscio lento
di un ruscelletto di parole.

e le piccole gonne
crescono ? e il vento ?
fa una bella figura tra le lunghe
gambe il vento ?


Io sono qui, che bruco
dalle tue letterine bionde, seguito a ruminare
la fresca erba della scrittura.

Bevo barbagli, lucori, fantasmatiche albe
e indizi tenui e quanta luce filtra
dagli spiragli delle parole.

e le fragoline ? le intride un’alba
mentre lontano stride, cigola un trattore.
e l’ombelico, e il miele ?

Stringiti la sciarpa norvegese e ascolta
il blu del nostro cielo.


La borsa della giovane impiegata

Fruga dentro la borsa la giovane impiegata appena messo piede sulla metro.
Mi aspetto che tiri fuori il cielo azzurro alle Maldive e una gita in barca
che tiri fuori lo zio carabiniere salito dalla Puglia
che tiri fuori il sogno di un cane addormentato in una piazza al sole
che tiri fuori le note di un tango aristocratico vibrante di solitudine

che tiri fuori la vertigine della vita e un barlume di disperazione
che tiri fuori il punto G e un orgasmo che sappia di vernice fresca
che tiri fuori un brandello di conversazione una teoria amorosa una ricetta
del cous cous alla libanese con lo zafferano

che tiri fuori l’amico massaggiatore che la palpa per verificare i meridiani
che tiri fuori la mamma con gli occhi sempre sul ciglio della commozione
che tiri fuori una lingua trafitta da una lunga spilla
che tiri fuori una dinoccolata salamandra dono di A.

che tiri fuori uno stranito sentimento della vita misto di attesa e raccapriccio
che tiri fuori un tanga di merletto color pistacchio
che tiri fuori i seguenti nomi: Max Fabio Mirko, e poi Gino Pino forse Savino
che tiri fuori un lamento un clavicembalo un gatto che fa le fusa
che tiri fuori Anna Karenina e ci si tuffi a pagina duecentoventitre

Il tuo sorriso è una bandiera

a Laura, postina a Parma


Che ne sa il granducato di Parma
del tuo accento di barese tosta,
che ne sanno i pervicaci ciclisti del campo di fave
di tuo padre ferroviere, che ne sanno dei carciofi
acquattati dentro un mite novembre,
che ne sanno i teatri e le piazze delle perfidie,
degli sguardi biechi di Montrone e Canneto,

e le finestre ariose, i tetti rossi
sospettano la grazia agreste di un filare di vigna ?

Il tuo sorriso è una bandiera. Vedrai,
un giorno ti regalano una mucca, un campo
di girasoli, un ciliegeto, per il tuo giubbotto giallo,
per le raccomandate, per il tuo sguardo di bambina
buona, per la tua voce di postina saggia, vedrai.

Un giorno torni a casa col trattore, con la falciatrice,
torni a casa con l’ape, il motocarro, vestita
del tuo sorriso, del bianco polveroso della Panda,
con la borsa vuota e la fatica della posta consegnata.

Vedrai, Laura, un giorno lo sguardo di Parma si riempirà di gratitudine.
Tu, Laura, sei una compagna con gli occhi umidi e le poesie
sul comodino, i romanzi della Feltrinelli,
sei una compagna con la sciarpa e la voce buona.

Che ne sa il granducato del tuo sorriso, eppure tutto
ne risplende.

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