da Tripoliart.com

Lia D'Arcangelo
Testamento

 


E se muoio adesso, in questo istante,
li porti i miei capelli sulla punta dell'iceberg?
Lo sguardo mio regalalo agli amanti,

quelli che si consumano di baci e di carezze,
i miei piedi, ai viaggiatori solitari,
agli annoiati, ai pensatori,

mentre la mia voce
donala a chi si sente ferito,

pieno di rabbia e di rancore
falla vibrare ai limiti di un cielo germogliato
fa in modo che non si disperda nella distrazione.
Il mio ventre che sia cuscino per gli afflitti,
gli insonni e i sognatori,

che sia un campo per chi vuole disperdere il seme,

per chi ama i bambini,
la mia schiena, un sostegno per i deboli e i vecchi,
il fondoschiena per gli artisti e i fantasiosi puri di cuore,
le mia gambe mettile in mostra, che ne facciano richiesta
i guerrieri e le danzatrici, gli attori del deserto e i marinai astemi,
le mie mani che volino al di sopra del cosmo
o che vadano all’inferno,

l’importante è che siano sempre nude e pronte.
La mia bocca fa in modo che si spalanchi nel silenzio

o che canti la canzone della dolce vita,

dicendo a tutti, che i vizi si tengono nascosti.
i miei fianchi devono ballare scomposti e fecondi,

la mia pelle regalala alla luna,

a chi si vuole perdere per rinascere alla prima occasione,
l’ombelico che venga dato in pasto agli affamati e

chi è assetato si beva la mia linfa tutto d’un fiato.

Il sangue scorre, tu mescolalo con i fiumi sacri della terra

insieme alle mie mammelle, vi raccomando
che siano ben in vista e che sia ben chiara

l’indecenza dei torsi nudi dei maschi,

i capezzoli ben turgidi succhiati da chiunque,

preferendo i lattanti abbandonati e i randagi, gli atei,

le persone pudiche, i curiosi, i mercanti di bugie.
Hai presente la mia carne, quella falla essiccare al sole
come gettata alle intemperie come un tesoro custodito

e dal vento accarezzata,

le ossa seppellite sotto la sabbia dell’oceano irato, quando è inverno,

gli organi interni che vengano divorati con dolcezza dalle bestie e
il cuore in fondo dove l’ombra dalla luce è stata domata,

insieme al mio respiro lento, fa che si senta quando sorge l’alba.

le braccia conserte vendile pure agli operosi,

a quelli che fanno la carità e ai cercatori di verità
la mia tristezza velala e disperdila nei continenti,

fa attenzione che non si sciupi, ma che si trasformi come la neve che si scioglie.

Abbi cura del mio corpo, ricoprilo di petali,

tieni scoperto il mio sesso e cospargilo di miele
i denti, le unghia e le ciglia, deponili in uno scrigno così che i piccoli
si delizino di stupore insieme agli ignoranti e ai poeti.
Le mie poesie, quelle bruciale,

ma fatti aiutare da una sciamana incantatrice
che conosce l’arte dell’inquietudine,

poi che vengano recitate come un mantra

dalle mie sorelle durante la veglia funebre,
abbi cura dell’odore
e della lingua e della mia filosofia di vita,

nel senso che venga lavata al ruscello di rose

insieme alla mia fantasia, scrivi della mia scomparsa
e che non si sappia l’ora del mio decesso,

che io resti solitaria avvolta nei colori,

io me ne andrò, stesa sulla calda terra vergine dentro e senza paura,

avrò sconfitto l’urlo e sarò di oro come un tempo antico,

quando ancora non esisteva la malizia,

perderò i sensi ma non il senno, lascerò un segno impercettibile,

leggero come il pianto di un feto, un seme somigliante ad una gemma,

una scia di una stella cadente o un granello di polvere.

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