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Lia D'Arcangelo
quelli che si consumano di baci e di carezze, mentre la mia voce pieno di rabbia e di rancore che sia un campo per chi vuole disperdere il seme, per chi ama i bambini, l’importante è che siano sempre nude e pronte. o che canti la canzone della dolce vita, dicendo a tutti, che i vizi si tengono nascosti. la mia pelle regalala alla luna, a chi si vuole perdere per rinascere alla prima occasione, chi è assetato si beva la mia linfa tutto d’un fiato. Il sangue scorre, tu mescolalo con i fiumi sacri della terra insieme alle mie mammelle, vi raccomando l’indecenza dei torsi nudi dei maschi, i capezzoli ben turgidi succhiati da chiunque, preferendo i lattanti abbandonati e i randagi, gli atei, le persone pudiche, i curiosi, i mercanti di bugie. e dal vento accarezzata, le ossa seppellite sotto la sabbia dell’oceano irato, quando è inverno, gli organi interni che vengano divorati con dolcezza dalle bestie e insieme al mio respiro lento, fa che si senta quando sorge l’alba. le braccia conserte vendile pure agli operosi, a quelli che fanno la carità e ai cercatori di verità fa attenzione che non si sciupi, ma che si trasformi come la neve che si scioglie. Abbi cura del mio corpo, ricoprilo di petali, tieni scoperto il mio sesso e cospargilo di miele ma fatti aiutare da una sciamana incantatrice poi che vengano recitate come un mantra dalle mie sorelle durante la veglia funebre, nel senso che venga lavata al ruscello di rose insieme alla mia fantasia, scrivi della mia scomparsa che io resti solitaria avvolta nei colori, io me ne andrò, stesa sulla calda terra vergine dentro e senza paura, avrò sconfitto l’urlo e sarò di oro come un tempo antico, quando ancora non esisteva la malizia, perderò i sensi ma non il senno, lascerò un segno impercettibile, leggero come il pianto di un feto, un seme somigliante ad una gemma, una scia di una stella cadente o un granello di polvere.
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