Beatrice Protino
La dama


Lui dice non mi frega se non mi credi, sto solo dicendo la verità. Abbassa gli occhi e quando fa così è sicuro che mente o nasconde particolari importanti.
Sembra rassenerarsi e si siede a fumare mentre guarda lontano attraverso i vetri, con l’aria assorta e furba e io so che sta pensando ancora a come nascondere la verità dovesse costargli la morte.
Dico perché dobbiamo sempre nasconderci tutto quando invece sarebbe tanto semplice e tutto andrebbe liscio e non ci sarebbero più scenate. Dico solo che mi piacerebbe saperlo prima e non dover entrare in casa ogni volta col terrore di trovarti nudo nel letto a scopare con una troietta qualunque. Ti cambierei le lenzuola prima e poi lo sai che mi fa schifo coricarmi pensando che il suo liquido vaginale o il tuo sperma sono rimasti incastrati nella trama del mio cuscino proprio dove poggio le labbra. Cazzo è solo una cortesia che ti sto chiedendo.
Mi rassereno anch’io e prendo lo spinello di ieri sera che ancora non avevo finito. Ci avevo pensato tutto il giorno a quel mozzicone.
Dico sono stanca di questa mancanza di considerazione, del resto vivo con te e dormo in quel letto da quindici anni e tutte le volte che lavo le lenzuola o sbatto le coperte penso che magari non ci sono solo i miei capelli e i tuoi e che anche gli acari di qualche cazzone ghey ci ha piantato bandiera e si riproduce alla velocità della luce, che non bastavano le donne con la fissa che ti è venuta di sorridere anche ai maschietti per scoprire il tuo lato femminile lasciato troppo tempo nel dimenticatoio, adesso che ti sono venute pure le tette.

Lui non dice niente e continua a stringere gli occhi ogni volta che si porta la sigaretta alle labbra e so che adesso se ne uscirà con che mangiamo stasera, hai fame oppure prendo solo una pizza e ci facciamo una partitella a dama e quando dice partitella sta iniziando a sorridere come se volesse fare scemare anche le mie parole nel suo sorriso e finire lì con la litigata.
Rimane sempre immobile quando finge di ascoltarmi e ogni volta io sto fumando e sto là a chiedermi cosa pensa in quei momenti, forse sta ancora assaporando il sesso lasciato a metà oppure sta solo concentrando tutta l’attenzione in quella maledetta sigaretta o fa yoga o ascolta le mie parole e lascia che quelle si sciolgano lentamente tra il cerume nelle sue orecchie e le sente come friggere e scomporsi, sillaba per sillaba lettera per lettera: ovvio che non gliene rimanga più nemmeno il ricordo.

Dico infondo non mi importa di quello che ho visto, lo sai, perché non è quello il punto, ormai. So che sto diventando vecchia e non ce la faccio più a starti dietro mentre tu hai ancora bisogno di sfogarti, ma mi sembra di dover sempre io stare ai tuoi giochi e alle tue voglie mentre tu in cambio non mi dai niente.
Ha la maglietta infilata al contrario per la fretta che gli evidenzia i capezzoli grossi e sembra che le spalle larghe gli siano cadute avanti e mi viene voglia di toccarglieli quei capezzoli e tirare.
Guarda, sta iniziando a nevicare, dice. Come fai a parlare di queste cose quando fuori inizia a nevicare.
Guardo anch’io e vedo i fiocchi piccoli e lenti, lenti. Sembra che qualcuno ha spento tutte le luci fuori e la notte è illuminata solo da quei fiocchi e l’atmosfera è gialla, quasi calda. Il silenzio e la neve. Anche noi rimaniamo senza parlarci per un po’, come se quella neve stesse venendo lì a coprire anche le nostre parole o a custodirle forse, chissà.
Finisco lo spinello e anche lui lascia il mozzicone, si alza bruscamente, va verso la porta. Ha i pantaloni un po’ corti e l’anello all’indice che una volta era color argento adesso è quasi nero. Domani alle cinque, dice, ci sarà il tipo dell’altro giorno. Hai fame o prendo solo una pizza e magari facciamo una partitella a dama.

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