Cristina Raso
Destino al polso


I lampi in quel cielo rosso-notturno erano così belli da farsi ammirare col naso in su. La pioggia non si sentiva nemmeno, il temporale era lontano. Eravamo in cerchio ad asciugarci attorno ad un falò; in spiaggia altri come noi, avevano deciso di fare il bagno di mezzanotte. L’acqua avvolgeva calda in nostri corpi, la pioggerellina era scenografica; formava concentrici cerchi e scivolava nel fondo del mare di un blu quasi annerito. Quel giorno sembrò non finire mai, o forse era solo un mio desiderio.
Era l’ultimo giorno di vacanza, la mia valigia al mio risveglio si apriva automaticamente senza fare opposizione; ormai si era abituata a essere sfatta e rifatta giorno e sera. In un’oretta, Carla e io eravamo fuori dall’albergo verso la spiaggia.La colazione in versione doppia alle 10:30 ci sosteneva fino al pomeriggio, con 1000 kalorie in corpo, il colesterolo che applaudiva e i grassi che facevano la ola.
Il vento fresco ci consentiva di addormetarci al sole, una notevole tintarella stava inziando a formarsi sulla mia pelle. Le palette per le votazioni erano pronte, ogni giorno i ragazzi in spiaggia erano sotto la nostra visione attenta e scrupolosa, i voti non erano più alti del 7 e più bassi del 5, la maggior parte erano NC: non classificabili, sotto il 5 non erano menzionati. Sopra il 7 era veramente dura; non erano all’altezza delle nostre richieste pretenziose.Avevamo deciso la postazione vicino al campo da beach volley, succulente visuale per le nostre classifiche e i nostri commenti.

Due occhi grandissimi mi guardarono per un secondo.

Il primo secondo, di altri successivi a poche ore di distanza, interminabili secondi allineati, che avrei voluto fermare ad ogni vibrazione della lancetta sull’orologio.
Il ricordo è ancora vivo, il profumo, il mare, la voce, il sorriso e le labbra, ma i suoi occhi, quei secondi, cerco di dipingerli ma non ci riesco.
Ho comprato una tela, i pennelli, le tempere, ho piantato tutto sulla sabbia, mi sono accucciata a dipingere.
Ho chiuso gli occhi, il pennello intinto di verde e azzurro, la profondità. Or ora l’ho intinto di un rosso porpora acceso quasi abbagliante, un fuoco così perfetto sulla tela non l’avevo mai visto; avevo quasi paura.
La tela l’avevo acquistata da un pasticciere; cioccolato bianco purissimo, le tempere di zucchero carammelato colorato traspiravano dolcezza.

Sento scuotere la mia nuca, una o più volte, sento una voce, scandisce il mio nome, una piccola scossa, ho gli occhi aperti, il sole caldo sulla sabbia.
E’ mattina, tutto è già successo, mi sono addormentata sulla spiaggia dopo la nottata passata tra il cielo e il mare. Ho un elastico per capelli al polso, non è mio. L’annuso e sento il profumo.

La tela che ho dipinto è li nella mia testa, ma non basta per rivivere.Non ci sta nemmeno nella valigia, non posso portarla via, si scioglierebbe, continuo a sognare e a svegliarmi, tra reale e ricordi, tra i secondi allineati.
Questa mattina sulla riva Carla mi ha trovata addormentata con accanto una tela e le tempere, un grande cuore dipinto su e un elastico al polso che non è mio.

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