Gioia Perrone
Poesie

1. L’ASSENTE

Questa storia dell’assenza
rischia d’essere un gioco curioso:
Scrivo quello che non c’è.
Forse lo credo solo, perché scrivo all’assente
O Solo all’assente credo di scrivere?
Questa storia dello scrivere
rischia d’essere un gioco curioso:
l’Assente crede che l’ami perché non c’e
e perché non c’è io credo di scrivere,
ma amo poi davvero, l’Assente?
Questa storia dell’Amore
rischia d’essere un gioco curioso:
Amo scrivere l’assenza, dell’Assente
ma in essenza,
chi ama me?

 


2.

ho messo le cuffie ho fatto play e ho preso a camminare:

Sakamoto è bolla nella folla. quando sembra domenica e ci sono burattini in piazza, una fiumana di cappotti profumati,
occhi tremuli di razze maschie in cerca,
strisce pedonali omini rossi e verdi, omini stanchi, omini calvi e luminanti che fermano omini occhialuti e poi altri omini barbuti a braccetto alla fidanzata,
fidanzate con la gonna buona, fidanzate finte,
fidanzate stanche, fidanzate in cerca,
di razza maschia da anellare, sull'altare,
altare di sandwich burroso,
al lato della strada dove il clown sorride, illapidato e rosso,
dove la vetrina esplode, l'uscio dorme, e il micio sul muro, razza in fedigrafa caccia,
razza da scatto, di rimpetto, accalda il muro il geco, e poi si perde mentre io passo, ed ogni passo un asso sfregia il nervo
il mio ginocchio scricchiola,
come
che tenga lui solo un peso,
come
il vaso sulla testa vuoto,
in equilibrio,
di città sola.


3. “MIO PADRE ED ALTRE STRADICCIUOLE DALLA PERIFERIA AL CENTRO”

Mio padre, mi ricordo,
s’aggirava molto dietro la mia aorta
in una strada torta, che faceva un giro largo, periferico
non che la periferia sia peggio che la canicola di certi stanzini
dove stanno gli attori davanti a uno specchio pieno di luci
e i drappi di roselline rosso accese…
oppure quel mettermi la mano sulla spalla mentre risaliamo per il corso
in tutta una culla di tepore, che si avvicina Natale…
Non che la periferia sia meno afosa di certe giornate al mare
ad agosto, che vorresti annegare in un mare d’inchiostro
e ti ricordi che sei l’unica a non giocare a palla
a rosolarti col dilemma mi metto in toples o mi giro di spalla
a torturarti infine nell’assenza di un dilemma
-dì un po’, è strana la tua donna, che non si leva mai la gonna da gitana
e fa..tutta l’intellettuale, con quel libro, i fogli a scribacchiare, ma che scriverà poi…bha…-
che non vi dico poi di certi anelli al pollice, d’oro sciolto, di catena
ero un invasata quando m’innamorai
ero un invasata!
Ricordo una gran luce di giorno, di costiera, dall’auto in corsa
il tuo sorriso più lungo della strada
da qui fino a che tocco l’acqua se mi tuffo
le soste rosa al ponte Ciolo
le chiese di grano..

Non che la periferia…
ma i gufi a mezzogiorno possono coprire il sole
se solo vogliono
fanno certe ruote
da rimanerne sazi
e incretinire,

dico,

incretinire

”lo zen e arte della manutenzione della motocicletta”
è il più gran libro di pedagogìa
la radio dice
oggi
lo speaker dalla polpetta in bocca, mentre
il mio pisolino del pomeriggio è durato fino a notte
e tu
hai imparato forse, a non sbattere più in volo sulla mia finestra.

d-e-j- a- v -u,
d-e-j- a- v -u

L’alta pressione di qua
Che gogna epistolare,
Che benedizione la possibilità di carta da lettera
Senza la lettera
Quanto ti direi senza una lettera
E soprattutto, quanto direi una lettera, senza te.

( LETTERA)

-Ti rosicchi la tana, mio amor
proprio dentro al ginocchio
dove mi serve il passo
per andare dove devo andare
e fino a dove tu non mi vuoi seguire
ed io caro amor
col cuore -incubatorio
Amo andare fino alle cose che aborro
fin sui nevai di quelle cose
e fermarmi il tempo nell’andare
senza maledizione di ritorno

Ahì! Senza maledizione di ritorno

Se..gettassi il tuo paletto da vigile urbano?
se prendessi a volare
come i palloni in fiamme di sant’ Oronzo
m’appiglierei alla tua giacca
e andremmo così, senza pensare
Caro amor
Mi pesano le gambe
Tu…sei troppo per il mio ginocchio
Sei troppo bello, luce di costiera strapiombo di scoglio!
Tarlo di nicchia e d’articolazione
che scrocchia
E spacca
e
spacca.-

In certi occhi
come uova di romanzo russo
succedono i prodigi
ed artifici pirici
come luci impresse su pellicola
che si spalmano
allampanandoci, per un attimo prolungato.

Non che in periferia ci sian più fregature che in certi quartierini dove
al centro pescecani linguacciuti rossi come melograni
si fanno i denti sulle nostre questioni di quando tornerà
l’Ofisauro, e di quando io e te sarà facile guardarci
… i riflussi di certi groppi vischi
noduli neri e d’odori di calzolaio:
C’ han fatto le scarpe questa volta
pure a noi con i piedi nudi sui carboni ardenti!
pure a noi, è cosi?

E poi domani cos’altro…il fegato, il cuore, cos’altro ci faranno
cosa vorranno, le ore, che è subito sera anche se non vuole, è subito sera, e tu pure.
Un ginocchiello. non opere di bene.
Non baci
Non baci
Non baci
Un ginocchiello
A me e al mio cavallo, per favore.
Mio padre si aggirava , mi ricordo
Molto dietro la mia aorta
E aveva una faccia sopraccigliata
da farci un imboscata, da giocarci alla rivoluzione
Ed io ho giocato alla rivoluzione
Che è un gioco senza parole
e non si vince e non si perde
Non che in periferia non ci sian le cose buone…

( alla lunga poi, meglio darci un taglio, prima che il taglio dia te):

…E forse e forse sul misterioso fatto dell’ingrossamento del cuore
Forse la ragione è che le si voleva toccare
Le cose buone, sfiorare ingrossandosi
Infatti prese a gonfiarsi, pericolosamente.


4. PICCOLO ASSAGGIO DI DONNA FAVOLOSA

Ti vorrei parlare della mia vita favolosa.
una carriola di inizi felici:
una poesia
+un romanzo
+una storia di amore
+ una canzone surreale
+un lucida-mitragliatrici
io come giovane rivoluzionaria ho un problema di fondo:
Non so premere i grilletti.
ecco, i grilletti non riesco proprio a maneggiarli
Mi si inibiscono le falangi
e soffro poi di conseguenti ansie da prestazione
per il resto: ottimi principi di guerra
Manifesti furori vampate alle gote inni con gridolini
e..risate.
Io sono una donna favolosa, non c’è che dire
di quelle proprio che le hanno scritte forse in qualcuna di quelle favole
degli scrittori bravi, per i russi ho il debole
perché puoi vedermi apparire con bizzarri cappelli
e con sorrisi lunghi davanti ai ragazzi dalle code prensili
i gatti sono pelosi arruffati
sui cornicioni dei palazzi
non temono altitudini (certe volte hanno con me di che chiacchierare..)
sulle guance i loro baci
sono pagliuzze stordenti
stormi di musiche sulle “cheratinocidi” (?)
le gote
sono sempre calde
come lobi di glassa rossa
sotto il cappello il mio cuore
dorme
ed io perdo il treno del pomeriggio e poi quello della sera
arriva e se ne va piano piano a un pelo da me
alla stazione
e ho sempre
il fiatone.

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