Maria Zimotti
Il beauty case


Mi trovo qui in bagno.
La sofferenza che rende ciechi.
Pensieri come corvi neri, “dissennatori” di potteriana memoria bloccano i miei occhi fissi sugli oggetti inerti.
Stabile, nella vita si vorrebbe qualcosa di stabile ma tutto ciò che arriva dall’esterno non può alleviare la paura che hai dentro.
Amor che nulla chiede non esiste.
L’amore vorrebbe sicurezza.
In questo mondo di ladri nessuno mi rubi l’amore.
Ma dall’esterno non può arrivare nessuna sicurezza.
Nessuno mi rubi l’amore.
Questa nenia mi accompagna nel disordine di questa casa.
Gli oggetti, fermi, innocenti, strumenti del diavolo.
Perché non si riesce mai a tenere in ordine gli oggetti?
E’ importante tenere in ordine gli oggetti.
E’ come tenere in ordine l’amore, che non scappi via.
Sporcizia, odore di sesso sporco.
Profumo, coprire o esaltare?
Pensieri sciolti, come deragliata è questa casa, come deragliata sono, bloccata dalla mia angoscia per aver perso l’amore.
Il beauty case sta lì, sulla lavatrice, la polvere del fard sparsa dappertutto mischiata al liquido delle fiale che una volta comprai contro la forfora.
Cose comprate, accumulate in momenti di ottimismo e ora fango.
Io sono quelle creme ingiallite mai usate: un inizio di bellezza perso nell’incuria.
Ricordo la scena di quel film in cui una donna disfatta da una vita infelice passata accanto ad un uomo che non la vede neanche brucia tutta la casa.
La terra bruciata a volte è una necessità.
Resettare, resettare sempre perché si dice che si può sempre ricominciare.
Ma non è vero.
Gli errori lasciano sempre qualcosa come la polvere che si addensa, come quando si perde “il giro della casa”.
Ciò che resta indietro non si recupera.
Perciò non ho voglia di pulire. Non serve.
C’è sempre qualcosa che sfugge ad ogni possibile pianificazione.
Paranoia.
Non v’è dubbio, sono in paranoia.
Sono pesante.
Sto accumulando carne come sto accumulando oggetti.
Non riesco ad accendere il cerino per bruciare tutto.
Vorrei espandermi, visto che non riuscirò mai a liberarmi del mio grasso.
Fagocitare tutto, anche le fiale.
Dormire sognare volare ed essere altro.
Per poi ritornare più pesante di prima.
A questo pensiero la realtà è più nitida e non riesco a liberarmene.
Voglia di essere sola sola sola senza responsabilità.
Gli orpelli, gli odiosi orpelli di cui noi donne dobbiamo servirci gettarli tutti in un sacco e bruciarli.
Bruciare anche tutte le calorie accumulate.
Non voglio piacere a nessuno.
Voglio stare distesa su un prato “svaccata” con le posizioni libere che assumono i bambini.
Non voglio mangiare, mi voglio nutrire solo del cielo, delle mie voglie che si disperdono solitarie nel mio corpo e del profumo incontenibile dell’erba.
Non voglio dipendere da lui, dai suoi piccoli baci leggeri.
Non voglio incatenarmi non voglio sedurre.
Ma non si può tornare indietro.
Dopo la prima volta che hai fatto una qualsiasi cosa nella vita, la volta dopo sai già come va a finire.
Non ti illudi più.
Questo è un momento e bisognerebbe che questo momento non finisse.
Chiudo la porta.
Mi chiudo dentro questo schifo per evitare tutto.
Voglio guardare fino in fondo questa casa tutta in disordine.
Voglio stare qui settimane a pensare.
Non so cosa succederà dopo.
Rimetterò in ordine come al solito.
Ma questa volta sarò sola.
Questo pensiero mi sembra aria fresca che penetra dalla casa che si rompe.
Reset.

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