Bianca Madeccia
Della natura del desiderio
Della natura del desiderio 1
AAA. Cerco uomo sottomesso liposutto possibilmente ospitale opportunamente
siringato e abraso da scartavetrare rincollare rimpellicciare soffriggere
a raggi laser mantecare calafatare riverniciare e patinare a cera cosicche'
con il trascorrere del tempo assuma un bel colore di noce anticato tipo
cruscotto di jaguar e la caratteristica consistenza di cuoio tiepido fermentato
in rugiada di bergamotto di Patrasso alla luna di maggio. Gradito aroma
di brughiera calpesta da irchi selvatici. Preferibile l'uso di saponi
austeri bruni e muschiosi.
Astenersi perditempo. No privi requisiti
Della natura del desiderio 2
La leggenda narrava che Koyaanisqatsi, lo scintillante serpente piumato,
sarebbe arrivato dall’est. Lo avrebbero riconosciuto dalla luce
che emanava la pelle. Avrebbe portato felicità, potenza, gloria
e salvezza eterna per tutti.
Per queste ragioni, grandi erano l’attesa e la speranza.
Lo straniero Cortéz non era un dio. Era un cinico teatrante. Neanche
dei migliori. Un uomo piccolo e oscuro ma pronto a tutti i trucchi. E
arrivava dall'est. Portava con sé solo una corazza, un cappello
piumato, dieci uomini allo stremo e il virus della peste nera.
Quando apparve, il sole era alto e batteva sulla metallica armatura. Riflessi,
niente altro che riflessi. Un gioco di collanine e cianfrusaglie. Quel
popolo, che pure ingenuo non era, fu abbagliato dall’attesa. Non
ebbe bisogno di altro per dare forma al desiderio.
E a Cortéz bastarono due secondi per vedere l’oro che splendeva
ovunque.
Dunque, fu una pura questione di coincidenze.
Questa è sempre stata, nei fatti, l’essenza dell’inganno
che ha attraversato secoli, mari, uomini, popoli per giungere immutato
fino a te.
Io non sono la tua divinità scintillante.
Sei tu che mi stai costruendo addosso l’abito del tuo desiderio.
O meglio, è la tua speranza che mi dà forma.
Io sono solo una durissima corazza scintillante baciata dal sole di mezzogiorno.
Un miraggio vuoto. Un oscuro Cortèz di passaggio. Un fantasma.
Tutto il resto, l’ha costruito la tua solitudine.
(Nell’anno del signore 1519 alcune centinaia di uomini
con pochi cavalli si imbarcano da Cuba diretti verso le coste del Messico.
Al comando della spedizione Hérnan Cortéz, che alcuni anni
prima ha lasciato la Spagna per cercare oro, gloria e fortuna nel Nuovo
mondo).
Della natura del desiderio 3
.....e all’improvviso slacciandosi i pantaloni come un’immensa
pornostar tiramisù la giungla tigrosa azzannò i polpacci
delle innocenti gimnosperme zigrinate che si addensavano in acacie piumose
incipriate da tamarindi meccanici in fiore tra gallerie ed intrichi di
rami amaranto in liquidazione al Vov mentre seicento metri più
in là dai fetidi rifiuti fangosi coperti di fungaie coi tacchi
da cui emergeva un groviglio di forme vegetali zapatiste in lotta tra
loro le casalinghe di Cossiga ammiravano i faraoni aulenti nelle carlinghe
infuocate alla carbonara sperando in una risposta dall’autobus che
riposava ignaro. Fu solo allora che centocinquanta metri più in
basso manageriali serpenti acquatici zebrati oramai ridotti a un mantello
di Renato Zero si avvolsero a bambù patatosi mentre colonie di
vampiri avvocatizi sciamavano a lato delle iguane dagli occhi lastlimonosi
che sedevano immobili simili a sfingi alla pizzaiola mentre il coccodrillo
addentava un’anitra di poliuretano espanso imbevuta di Cif Ammoniacal
o in alternativa se vegetariano un tronco galleggiante di felce arborea
decomposto in identiche paure che attanagliavano il nuovo pontefice ammandorlato
con canditi.
Trenta chilometri più in là i bidoni vuoti piangevano.
Quello stesso giorno, dopo l’assalto finale, Corfinio cadde e fu
un massacro.
“Sono guarito. Resterai con me Marzia?”.
“Fino alla morte Marco”.
E fu subito Amaro Averna e uova sode.
Della natura del desiderio 4
Avevano stabilito di incontrarsi nella vita successiva.
Questa non andava.
Si diedero appuntamento davanti al Canto del Maggio, a Terranuova Bracciolini
- in quel d’Arezzo -, un posto incantato, perfetto per gli innamorati.
Quando si videro però non si riconobbero. Lei era rinata scarafaggio
e lui, lui era un asino.
Lei rimase li ad attendere accanto al mulo per tutto il giorno e il giorno
dopo e quello dopo ancora. Si rivolsero persino la parola.
Conversarono amabilmente del più e del meno, ognuno dei due attento
a non svelare il vero motivo della permanenza ostinata davanti a quella
porta chiusa.
Poi, una sera, ognuno dei due raccolse il proprio fardello di stanchezza
e si avviò verso casa.
Si sorrisero.
Al tramonto si può scegliere solo tra due tipi di sorrisi: gentile
o discreto. E questo, nel migliore dei mondi possibili, è già
abbastanza.
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