Manlio Ranieri
Diciotto
La spiegazione possibile è soltanto
una.
Questa gente non ha niente.
Fantasia, affetto, sorrisi, tenerezza.
Sentimenti.
La spiegazione non può essere quella che hanno tentato –
ridicoli – di dare.
D’accordo, comincio dall’inizio: un magazziniere – Mimmo
– esce sul piazzale, fuori dal capannone; deve andare a prendere
dei pezzi di lamiera grezza, che di solito teniamo stoccati in un angolo
della grande colata di asfalto antistante il portello di accesso all’area
produttiva. Quell’angolo confina con l’azienda vicina, e le
due proprietà sono divise da una stretta lingua di terreno, con
qualche albero e una siepe malata. Sotto questa siepe – riparata
da alcuni sfridi di lamiera abbandonati lì da anni – una
gatta randagia ha partorito, depositando tre minuscoli quadrupedi che
nei primi giorni sembravano quasi cinguettare, più che miagolare.
I tre cuccioli sono cresciuti, diventando dei gattini piccoli, ancora
timidi ed indifesi, ma di un bellissimo grigio tigrato. E con un muso
dolcissimo e degli occhini enormi, che ti guardano e reclamano attenzione.
Mimmo preleva i pezzi di lamiera che gli servono, e nel farlo toglie il
riparo sotto cui due dei gattini stavano riposando. Li spaventa, poi gli
chiede scusa, e li accarezza.
E’ un ragazzo molto semplice, Mimmo: forse un tantino stupido, ma
buono e volenteroso.
Sto attraversando il piazzale ed assisto alla scena, sorridendo fra me
e me. Penso che mi piacerebbe andare a vedere questi cuccioli di cui tutti
parlano, e che nella pausa pranzo li andrò a cercare.
Carlo, il responsabile di produzione, è a due passi da me. Osserva
anche lui la scena, poi borbotta “ecco, anche i gatti ora. Guarda
tu se oltre a stare attenti alla sicurezza degli operai dobbiamo badare
anche a loro.”
Eccoci, dunque, alla spiegazione con cui hanno giustificato l’intenzione
di prendere quei gatti ed allontanarli dall’azienda: “fanno
perdere tempo. Gli operai si distraggono. Eppoi sono pericolosi.”
Falso.
Assolutamente falso.
Nessuno di noi si è mai allontanato dalla sua postazione di lavoro
per andare a coccolare o accarezzare i gatti. Qualcuno, durante la pausa
pranzo, va a dargli qualcosa da mangiare – un pezzo dei loro panini,
qualche maccherone – ma nessuno va a giocarsi tempi produttivi vicino
a loro. Nessuno sarebbe così pazzo.
E così Mimmo non è stato ripreso – sarebbe stato impossibile,
del resto, richiamarlo soltanto per aver chiesto dolcemente scusa ai cuccioli
a cui aveva tolto il riparo – ma si è deciso invece di allontanare
i gatti.
Li hanno licenziati senza giusta causa.
Sono molto contento di aver assistito alla
scena: Carlo e il suo vice Andrea che tentano di avvicinarsi ai cuccioli,
mentre la mamma li difende soffiando aria dalla bocca e fendendo l’aria
con gli artigli.
I due nemici che battono in ritirata, sconfitti.
Mimmo che passa davanti alla tana dei felini, e uno dei piccoli che lo
saluta con un miagolio.
“Guai a chiunque vada a dar da mangiare a quelle bestie”.
Tentano di prendersi così la loro rivincita, i condottieri sconfitti.
Un embargo.
Ma vicino alla tana della piccola famiglia felina non mancano mai pezzi
di pane, o avanzi di pasta al forno.
Sono diventati i nostri sindacalisti, per aver resistito al licenziamento
impugnando il tanto chiacchierato articolo 18.
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