Maria Zimotti
Punto fermo
Mi trovavo al centro esatto dell’ingranaggio, del
respiro della vita.
Al centro esatto del giorno il profumo del pranzo e tutto si incastrava
nel giro delle cose da fare.
Il bambino, l’odore del bambino per casa è probabilmente
qualcosa di chimico che mette a posto le cose.
Le tutine stese sui caloriferi, la lavatrice piena che lava e il rumore.
Cosa si può raccontare di una vita così?
Che è bella.
Ricordo il primo anno con lui.
Una vita davanti, di cose da fare.
Perché il matrimonio è prima di tutto un progetto.
Io ne sono ancora convinta.
Ci vuole fantasia, certo, ma la vita in due allargata può essere
bella.
Io ce l’ho con gli uomini.
Si arrendono subito.
Eppure noi siamo cambiate.
Non mettiamo più il cappio al collo.
O no?
Sono ossessionata dalla mia ricerca di genere.
In realtà poi è tutto molto più complesso.
Perché allora, due per forza?
Ricominciare, sarebbe davvero bello ricominciare da lì, da quando
la casa era tutta in ordine e io ero veramente libera perché non
lavoravo e mi dedicavo alla filosofia quando non stiravo e non mi inebriavo
del profumo del mio bimbo che era appoggiato al mio cuore e faceva il
ruttino.
Tutto avrebbe potuto essere meglio, avremmo certamente potuto comprare
una casa più grande, lui avrebbe potuto trovare un lavoro migliore.
Sarebbe stato diverso se noi fossimo stati come adesso.
Maturi, che brutta parola.
Semplicemente completi, in pace con noi stessi e pronti a dare.
Sta rientrando.
Sono ancora arrabbiata con lui, come al solito, e muoio dalla voglia di
baciarlo.
Ecco, noi non abbiamo mai avuto il tempo di annoiarci.
Forse dobbiamo ancora innamorarci l’uno dell’altra e quindi
per questo non ci lasceremo mai.
Il suo solito bacio frettoloso.
Baciami stupido il mio pensiero da donna insoddisfatta.
E’ un po’ che sono insoddisfatta.
Devo obliterare la crisi dei quarant’anni?
- “ Ciao, c’è una luce bellissima oggi. “ -.
Subito si stempera la rabbia.
Che cos’è il potere di un suono, di un profumo?
Sono le tre del pomeriggio, di una primavera arrivata tardi e all’improvviso,
che ha fretta di diventare estate.
Il cinguettio degli uccelli è un mantra.
Il cinguettio degli uccelli c’è sempre.
Arriva dal fuori della finestra della scuola dove la mia mano cicciotta
bambina che scrive ha il ritmo della serenità operosa leopardiana.
E c’è anche adesso e agisce su di me come il profumo delle
tutine stese, il rumore della lavatrice e i suoi polmoni che sento fiatare
sotto la mia guancia.
Le stagioni ritornano sempre scrivevo in una poesia anni fa e per quanto
io adesso io sia appesantita dalla vita la vita mi chiama, mi ri-chiama
con il codice sconosciuto della poesia, delle note perfette del cinguettio
che viene da fuori, il profumo dell’estate sempre più calda
e postatomica, i suoi polmoni che sento fiatare sotto la mia guancia come
vent’anni fa quando si stupiva di me e la sua mano calda taumaturgica
sulla mia schiena.
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