Paolo Ferrante
Gerogrammi



Canzone di mezzanotte

Morte impazzita
è il titolo
del tuo grezzo disegno
di dolore.
E un pezzo per volta
le contorte lamiere
si stancano;
è dai tarocchi
che il Prana ammaliante,
come un bue
al mattatoio,
agonizza.
Vitree orbite concave
non più guardano,
ora un muro
è parte di te.

I fiori di Bach

L'arma
 che usi
 su di me
non guairà,
non mi ucciderà,
sappilo bene,
sappilo bene.
Perché di pillole
e antinfiammatori
decongestionanti
e di biogenetica,
di tic tac minerali
e psicofarmacia
e vitamina C
e vitamina D
sono sazio,
e i miei occhi martiri
non più saran
denigrati,
e i miei occhi di lapidi
non più vedranno
il mare di ciarpame
 di scatolette bianche
e gli occhi scintillanti
e il grido continuato,
ma l'urlo d'emozione,
la lacrima sul collo,
la palpebra entusiasta.

La mia sposa finale

Sincero,
non saprei
da dove iniziare
per dirvi raccontarvi
la storia dei miei giorni
che sì mille volte cento sospiri
e basta rotolano dagli alveoli polmonari,
la mia aria, misera cade, un po come me e quest'agonia
fuori, il prato con le aiole scenografiche, il cielo farcito di stratonembi
balugina, illumina il vuoto che probabilmente pervade il mio cuore,
 lo spirito,il volo magnifico, figlio bastardo di una cometa
e di un tuono, miserevole accompagnatore
di disgrazie, oh come son evirato
 dei miei sogni e del mondo,
 neanche un grido
 è permesso
qui dove sono,
e dove mi trovo è un'incendio
di alacri raggi di pulviscolo e materia inutile,
inutile materia organica, due braccia e due gambe
di obsoleta umiltà, lo sciocco scivolo del velodromo degli ulivi
sembra rammentarmi perché piango e perché chiedo perdono alla vita per la mia debolezza.

Nessun vincolo

Forse
non comprenderai
mai
la grandiosità
di tutto questo,
nemmeno
guardando
il cielo sgombro.
Palliderai
la voce,
e allora
credimi,
non avremo
nemmeno più
bisogno
del corpo
per amarci

Quando un cetaceo muore

Bastava un singolo istante,
un batter di rovinose ciglia,
uno spiumare d'ali infrante,
e la lieve stortura
già s'era insinuata
sotto l'epiglottide,
alla base del torace,
fra il calmo
ch'era la mia mente
e ora un precipito,
tensione,
trema,
sputacchia,
mar di ricino,
e mentrintanto
lei m'osservava
e mi baciava le lacrime
incantando gemiti,
 io ora,
 scafandro pensante,
ero già nell'abisso turpe,
deficitavo d'ossigeno
e il casco m'aprivo,
spalancandolo
all'oceano nero immenso,
grazie.
Grazie.

Formula

Vorrei innalzare
il mio spirito lunare
col figlio della metafora
- lo sfero psicotropale -
per vedere il mare
ancora

Thaumazein

Poter respirare,
che gran gioia,
nel segreto
delle carni
incontrai
la prima volta
la porta depressa
della mia rondine di pezza.

Cuore di paglia

Vuol essere il figlio
il tuo mondo senza ferite,
ed è un accordo
col tuo superficiale
volo di pietra;
negli occhi dell'orrore
scruto una valle nera
e senza paura,
mi naufrago nel vento.

Statua di Legno

Forse è il pensiero
che non dovrei,
ma ristagna
come di vita
a se',
ora sì che vorrei
una pinza
per schiodarmi
l'amore,
e
né manco lontanamente
una foiba dedalica.

Uhm.
Sai
non
vedo
altro
che
montagne
che
cadono.
Grande
l'odio
che
ci
ispira
in
questa
valle.
E'
possibile
suicidarsi
nella
tempesta?

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