Gianni Seviroli
Poesie

Come un gatto

Acquattato in un sabato sera
Come gatto nell'erba nascosto
Sto
E vigilo
Le orecchie e gli occhi pronti
In riva a questa casa ch'è nel campo
E che come una vela in mare
Solitaria biancheggia
E non mi muovo - che non ha senso -
Aspetto quel che io non so dire
Una specie di salvezza
Un'ancora una chiave
Un'estasi perfetta
Un'oblio
E come un gatto vedo la mia preda
La fisso immobile
M'abbasso più che posso
Le salto addosso di scatto
L'afferro e la sollevo fra le grinfie
Poi mordo delicato il collo e mollo
La lascio fuggir via
Poi la riacciuffo e fò una piroetta
Stavolta non la mollo stringo forte
E do due morsi al capo ed uno al fianco
Infine mi rialzo e camminando
Fra l'erba trasognato
E vo per mare


E amore mi ritorna in mente

Che cosa celi il cielo questo vespro
Non è questione no di poco conto
M’affaccio dunque e guardo in alto
Fra nuvole barocche e allegre gocce
C’è l’acqua grida il bimbo
Piove… e il verbo vola di bocca in bocca
Ma già passata è la tempesta
E augelli ho udito fare festa
Che senso ha questa ridiscesa
Se tutto è già bagnato
Così come d'incanto chiudo gli occhi
E il buio pomeriggio divien rosso
Inquadro la mia vita
In forma di pensiero
La lingua si trattiene
Ma amore
Vorrei dire
E vedo amici
Che non mi riconoscono
Ma dov'eri cosa hai fatto come stai
Sei dimagrito
No non importa stanne certo amico
Il corpo ha il corso suo… lasciamo stare
Quel che ti voglio dire è un’altra cosa
Sostanza della vita…tu m'intendi...
Ho un brivido che forse è d’altri tempi
Piacere di pensarmi un po’ pensato
Piacere di fischiar la musichetta
Che mia madre cantava
Sul letto suo di morte
Piacere di bagnarmi
E amore mi ritorna in mente
Non apro gli occhi ancora no
Rimango
Sospeso come un essere
Che solo si premura
Di vivere aldilà
Del fatto che sia giorno o notte
Che piova oppure smetta
Che sia da solo o con fratelli e amici
E amore mi ritorna in mente


In riva al mare di mia vita

Seduto silenzioso su uno scoglio
In riva al mare di mia vita
Sto ad osservare un vento
Che appena percepisco
Come attesi mi appaiono
Imprevisti gabbiani
Al ritorno dalla discarica
Non battono le ali
E mi ricordano vele leggere
Rigonfie di bianco e cime innevate
Dove il battito del cuore è più lento
E tutto proprio tutto sembra giusto
Tutto appare in equilibrio
Il fiato mio collima con il vento
Dei marci residui marini
Hanno un umore che mi risolleva
Lo inalo dunque come medicina
Mentre i gabbiani posano
Sul legno che l'onda trastulla
Volgendosi all’unisono a ponente
Come per salutare il sole.
La sera di soppiatto m’entra in circolo
Diventa il mio sostare necessario
Rimango allora qui uomo precario
A cogliere sospiri miei e rimpianti
E smussate speranze su uno scoglio
E sguardi che non vedo e neanche voglio
E voci unite in cori indifferenti
E di malcerto acchito
E tante labbra di donne sognate
In mille notti stanche
E poi baciate e amate
Di sfuggito malcelato amore

Dietro la piana

Raccolgo quel poco, tutto, che m’appartiene
E vado e vengo, dunque sosto virtualmente
Scendo di soppiatto e risalgo
Ristagno in qualche modo e poi dilago
In un soggiorno con finestre e porta
Dove non c’è tempo né spazio
Eppur divinamente misurato
E tremendamente
Accade quel che accade

Un giorno era diverso e lo sarà
E il figlio nel tempo sarà padre
Primato che pensa e parla
E infonde e scuote e tesse e lava e grida
Fra monti inondati di sole
E bianche volte a stella
Con condominio sullo sfondo
Lì forse sarà il figlio
Lì forse fu suo padre


Nel muro una crepa sottile
Insegue un pensiero che vagamente
S’arrampica al basso soffitto
D’istinto singhiozzando
Accompagnato da una sirenetta
Che dalle casse piano fuoriesce.
E’ il filo dei ricordi,
Tessuto sui bordi del panno bianco
Di quel che sarà

Diapason è il vaso di vetro nel silenzio
E colorando il cielo
Canta il tordo di passaggio
Che vede il mondo eppur lo ignora
Né tristemente
L’arma trista distingue
E il suo volo è in un lampo ottenebrato
E il canto suo mai più,
Mai più cantato

Il passo nella testa
E il pensiero nei piedi
Occhi che ascoltano
E cuore che corre
Primo spettatore
E primo ballerino del dentro
Dove tutto è buio e caldo
Alimentato da nocchieri d’oro
Che senza meta vanno

L’odore dell’asfalto caldo
Fuma nella strada di sole
Mi fa venire in mente un altro me
Lo stesso forse in simil stato et umile
Di quel ch’ad esser andavo lesto.
Sogno sbilenco di ferro
La bicicletta nelle mani stretta
Già grande per il breve corridoio
E ancor di più nelle mie mani

Oh vita mia, mia vita
Andiamo avanti.
Regola di quest’andare feci
E andai incontro al mio vento
Il ruscello diventò secco fiume
Scavalcò le rocce e scomparve agli occhi
Or salta e si rifrange e si scompone
E corre ancora vivo nel suo letto;
Di là, dietro la piana, è il mare.


Una giornata

Sentiero sospeso fra i monti e il mare
Questo è il mattino in un palpito azzurro
Gli occhi aperti o chiusi per sognare
Un volo non l’ultimo oscillando le braccia
Antichi venti e nuovi sulle creste degli alberi
Simboli di un tutto vivo che fa tremare
Le gocce di rugiada sulla foglia
Io pieno di visioni scanzonate
Non faccio profezie
E giaccio ai piedi d’ogni verità


E il pomeriggio d’uggia breve
Fra i casolari del Salento
Amando pietre e annusandole
Lasciate lì a giacere
Quali sparuti volatili senz’ali
Che sbattono la faccia giù d’abbasso.
Fumetti giocati a carte era il vespro
Risi e poi sorrisi prima del pianto.
Panini al pomodoro tanto sale
E corse in due sul motorino fragile

La sera è come il ventre della madre
Che il seme accoglie e palpita col cuore
E gode d’una qualche irrequietezza
Nel rivedersi un attimo bambina.
La notte s’avvicina un po’ alla volta
Un amico perduto è il sole.
Scomparso è il dì che fu tanti anni orsono.
Accoglimi tu sera che qui stanzi
Ignara del passato e del presente
Accoglimi tu ventre di mia madre

Luminose ed infinite stelle
Fanno cantare la vita.
Questa notte unica è come l’altra
Si fonde il riso al pianto ed ogni vita
Con i misteri dovuti e le cose recate
Rimane vita
Come una stella che rimane stella
Appesa a notte sul nostro soffitto.
Ma forse il cielo stesso è un sogno
Nel quale giunta notte io mi perdo

11 gennaio 2006

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