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Massimiliano
Zambetta
Sotto il tappeto
Alla signora non importava
guardare sotto il tappeto.
Pensandoci, un poco di tempo prima non si sarebbe nemmeno avvicinata:
neanche per idea si sarebbe chinata verso il pavimento, e manco morta
avrebbe messo il naso sotto quella coltre che pesava chissà quanti
chili soltanto a tenerla dall’orlo. Era una di quelle domeniche
di fine inverno. Ogni tanto le prendevano quei cinque minuti e si sentiva
bene solo quando riempiva la pattumiera degli oggetti che aveva messo
da parte anche se non sapeva il perché.
Solo che questa volta era diverso da svuotare i cassetti dalla paccottiglia:
lì sotto avrebbe potuto trovare delle cose che non sapeva ci fossero
e a lei non piacevano le sorprese.
Alzare il tappeto e guardare lì sotto.
Alla signora non piaceva andare troppo a fondo nei particolari. Sapeva
che l’eccessiva vicinanza dello sguardo rende tutto un po’
così: niente di che. Tipo il cubo di cemento e vetro in fondo al
lungomare: da lontano dava quel non so che di telefilm americano; ma da
vicino sì che faceva la differenza: quando c’era da trovare
parcheggio là attorno, certe domeniche in tarda mattinata, d’estate,che
i figli non si sbrigavano nemmeno con le minacce di una caricata come
si deve, da vicino quel coso con le pozzanghere di acqua fetida e quell’aria
incompiuta né carne né pesce le facevano passare pure il
gusto della giornata a mare. E pure il teatro andato in fumo non faceva
tanta differenza: quella volta che c’era stata a vedere il saggio
di danza della nipote le aveva dato un senso di vecchiume che non le piaceva
affatto, ora le bastava che la facciata rimasta intatta le desse un colpo
d’occhio diverso a metà del passeggio: un attimo di respiro
prima di concentrarsi ancora sulle vetrine dei negozi di scarpe: che non
bastano mai, com’è come non è ti ritrovi a maggio
mese di comunioni e di altri saggi di danza, e qualcosa di nuovo serve
sempre.
E proprio mo la signora doveva stare a guardare sotto al tappeto?
Vabbe’, l’orlo se l’era trovato tra le mani, ma nessuno
obbligava la signora ad avere a che fare con le veline delle sigarette,
cerini, stuzzicadenti, spilli e tutto quello che marito e figli sarebbero
stati capaci di infilare con un veloce gioco di piedi mentre lei era nell’altra
stanza, pure i gomitoli di polvere che lei per prima qualche volta aveva
buttato un istante dopo che avevano suonato alla porta i testimoni di
geova.
Alla signora non gliene fregava niente di guardare sotto il tappeto. Le
importava molto di più che il tubo dell’aspirapolvere tirasse
con la potenza messa sul 3 qualsiasi brutto pensiero, che c’aveva
pure gente a pranzo e aveva perso fin troppo di quel tempo.
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