Claudio Pagelli
Poesie
“per rive“
la parola si consola nel ventre
al caldo del magma che risplende –
non sa l’astuzia d’Ulisse, teme
il ringhio del cielo quando vira la bufera…
anche se il vento rompe la bocca
si segue il granchio per la riva,
lo si accompagna nella grotta
e oltre ancora, nel suo buffo cammino
d’acqua e di sale ad ogni ora.
“puzzle“
eppure era la mia lingua felice,
l’incastro buono, l’uno su mille
che ripaga dei mille inciampi…
la figura era chiara, nitida nei
cretti riordinati a sistema,
era, lo so, magnete che salva
i ferri di confine e lascia ruggini
marine aggrapparsi a cose morte.
e ora che fare di questo buco
che squaderna i contorni?
la memoria ha crateri
dove la seppia s’oblia nella fuga…
§
DA “L’INCERTA
SPECIE” (Lietocolle, 2006)
“la formica bianca”
chi conosce la verità?
tra le labbra dell’erba azzurra
corre la bianca formica Diogene -
il sangue che ci scorre sotto
è giusto o corrotto?
e quanto costa un grammo di pensiero
che sia schianto di luce e respiro?
anche il verso è esercizio di vanità
e il poeta
un’aragosta nella gola della nassa
“Afrodite e il vino”
la poesia è vino, è il
tuo mangiarti in te.
come un accento
carnivoro, come l’onnivoro
senso di colpa che di
colpo ti spossa, ti
spacca il sangue
in un tonfo d’eco.
la poesia ti slaccia
tutto, è il buco d’infinito
di un pensiero lungimirante, solitario.
è l’aria -
il giro di respiro
che abbocchi – la fine
del vino nei tuoi
occhi…
“Ulisse e la bufera”
dov’è il cielo dell’angelo
e la zolla del suo opposto miraggio?
dove il vertice invalicabile,
i confini dell’abisso?
l’insetto mi apre la gola
col morso del dubbio -
si scarroccia come barche d’aria
nella bufera d’acqua e di sale.
come posso riprendere il timone
se la notte invade ogni spazio
se anche la luce ci abbandona
al nostro incerto coraggio?
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