Stefano Pioli
bisBARALDI
ATTO I
Voce d’uomo fuori campo:
I nomi dei personaggi che daranno vita a questo dramma sono per metà
veri e per metà inventati.
La storia, invece, è del tutto vera, ed è anche, per metà,
di fantasia.
Ascolta, vorrei dedicarlo a chi il sospetto altrui ha divorato un pezzo
d’anima, che non gli ricrescerà mai più.
Ma qui il caso è inverso. Una pena ingiusta ha permesso all’uomo
una resurrezione.
Due uomini si stanno abbracciando al centro della scena,
che rappresenta un luogo di campagna. I due amici sono visibilmente emozionati.
Uno dei due, che si chiama Baraldi, è vestito in modo or-dinario:
blu jeans, maglione a girocollo bianco e giubbetto. In testa ha una berretta
di lana. L’altro, che è un po’ claudicante, è
tutto in ghingheri e porta in capo un bel cappello bianco a larghe tese.
Questi, che si chiama Roberto, si rivolge a Baraldi in maniera un po’
confusa e concitata:
R: - Come stai, vecchio mio! Quanto tempo!
B: - Eh sì! Quindici anni! O forse più!
R: - Mi sembra ieri, a volte, quando ci penso! Altre volte, invece, mi
sembra che tutto mi sia acca-duto in un’altra esistenza!
B: - Quindici anni di pace sono più veloci di tre anni di guerra!
R: - Ti vedo così bene! Sei quasi più bello oggi che ieri!
B: - Beh.. sì! Per uno che ha avuto il tifo a quindici anni…
la polmonite a diciotto… la malaria a ventitré… e la
pleurite a trentatré… e sette anni di galera!... non sono
poi così male… vero?
R: - Ah ah! Sei sempre il solito! E tu… come mi trovi?
B: - Mi pari un po’ ingrassato... Forse che la sorellina cucina
troppo bene?
R: - Le farà tanto piacere rivederti! Che te ne pare di questa
terra? La vita qui non è un paradiso, ma...! Ormai mi ci sono adattato!
C’è molto da brigare, da lavorare e da organizzare! La gente
non è cattiva, qui... E’ un po’ arretrata… come
mentalità... Ma la terra è … così… fantastica!
Se avessimo a Reggio tutto questo ben di Dio! E questo clima! Aranci!
Limoni! Cedri! Crescono anche le bana-ne, piccole, ma crescono! E poi
ciliegie, albicocche, pesche, percoche...!
B: - Per...?
R: - Percoche! Chiamano così quelle pesche gialle e dure... Le
devi provare tagliate a fette e messe in un bel bicchierotto di marsala!
Che delizia!
B: - Vedo che è cambiata non solo la tua vita ma anche... come
dire... il tuo atteggiamento... di fron-te alla vita! E i tuoi gusti!
Sei diventato quasi... un epicureo!
R: - Epicureo? E che diavolo vuol dire?
B: - Epicuro era un filosofo greco che...
R: - E tu come lo sai? Non dirmi che in quelle vostre riunioni di partito
vi spiegano i filosofi greci!
B: - Non ancora… Ma sto lottando per questo!
R: - Mi sa che la spunterai… come sempre! Tu sei sempre stato…
il più ostinato fra i nostri compa-gni!
B: - Sì, è vero… Ma non il più fortunato! E
nemmeno il più compreso!
R: - Ah! Dopo quel casino che c’è stato... L’ho saputo,
per caso, poco prima di lasciare Reggio! Ma cos’hai combinato esattamente...
B: - Me l’hanno detto e me l’hanno anche scritto… sulla
fedina penale, ma non l’ho capito bene! L’importante è
che… In quegli anni di cui dicevamo prima… ho avuto modo di
riflettere e anche di mettermi a leggere qualche bel libro. E lo Stato,
sempre pietoso nei miei confronti, mi ha mantenuto per anni a sue spese.
Vitto e alloggio gratuito, per sette anni! Ed è stata una specie
di ricompensa per quel che gli ho fatto di bene… per i due anni
che ho combattuto in Africa… e in Grecia! E poi in casa… contro
l’invasore! Ad un certo momento, però, si è stufato
di spendere tanti soldi per me e mi ha fatto sloggiare da uno di quei
suoi alberghi a cinque stelle. Mi ha mollato! Ah! Mi ha licen-ziato in
tronco! Così, da un giorno all’altro, mi sono trovato in
mezzo ad una strada... Ma ora ecco-mi qui... nella tua bella ... Trinacria…
a fare il camionista!... Per fortuna che avevo ancora qualche amico a
cui la guerra non ha svuotato del tutto il portafoglio... e nemmeno lo
spirito...! E che ha po-tuto assumermi come camionista… sulla fiducia…
senza problemi...
R: - E chi è mai?
B: - E’ Franco... Gasparini… Vende prodotti zootecnici...
Ne ho portati parecchi a Noto... a Marsa-la... a Cinisi... a Terrasini...
R: - Aspetta... mi interessa... mi devi dare l’indirizzo di quel
Franco...
B: - Abita sempre là!
R: - E chi si ricorda più! Sono passati quindici anni! Non due
settimane...! Gli devo scrivere... Op-pure gli telefono! L’ha messo
su l’apparecchio?
B: - Sì...
R: - Hai il numero?
B: - Sul camion ce lo devo avere...
R: - Beh... dopo me lo dai... Su! Fatti ancora abbracciare!
Roberto abbraccia ancora Baraldi, come si fa con una morosa,
o con un consanguineo. L’ex carcera-to lo lascia fare, sorridendo...
Poi si rivolge al vecchio compagno d’armi:
B: - Vedo che zoppichi ancora…
R: - Eh! Quei fascisti m’hanno fatto un bel regalo… con la
punta di un coltello.. che mi durerà tutta la vita!
B: - Molti di loro hanno pagato le loro porcherie!
R: - Pochi l’hanno fatto, sempre troppo pochi…
Roberto prende con le due mani il viso di Baraldi e gli
dice ancora, col fiato un po' mozzo:
R: - Walter!... Se tu... Se tu vuoi... puoi restare...
finché vuoi... Finché… non trovi di meglio!…
Ti cerco il lavoro io... ne parlo con mio cognato... C’è
bisogno qui… di un... ragioniere... di uno che sa contare fino a
cento! Eh eh! E tu... sei uno che ha sempre contato… nella vita!
B: - Non sfottermi… Roberto... Senti… Ho lasciato il camion
appena fuori le tue terre... Cioè le ter-re di tuo cognato... Forse
è il caso di andarlo a prendere... Sono appena un paio di chilometri...
R: - Non ti preoccupare... Forse non hai idea di quanto si estendano le
terre della famiglia, la Baro-nia di Don Pinuccio Cardella... Stanne certo!
Il camion è dentro i confini... E se è dentro i confini
è al sicuro!
B: - Vabbè...
R: - Ma... se vuoi... darò le chiavi a Sasà... il mio vice...
e ti farò portare il camion sotto casa!
B: - Sa guidare un camion?
R: - Quello lì sa far tutto! E se non sa farlo… se lo inventa!
B: - E se mi distrugge il mezzo, chi me lo ripaga?
R: - Mio cognato… te ne può comprare cento… di camion…
non ti preoccupare!
B: - Oh! Dev’essere… proprio una brava persona! Molto generosa!
R: - Non scherzare! Il suo palazzo... rimarrai… stupito… per
quanto ti parrà grande!… ha più di trenta stanze…
tutte arredate con mobili del Settecento!…
B: - Allora ci riuscirà… a trovarmi una cuccia!
R: - Mi raccomando, Walter… Chiamalo col “Don”, quando
parli con lui!
B: - Roberto! Lo sai che non ci vado mica tanto d’accordo, coi preti!
R: - Ah ah! Pietà!
Baraldi guarda l’amico, che si è schermito
alla sua battuta, e sorride. Roberto se lo prende a braccet-to alla maniera
dei “Siciliani” e se lo porta via quasi trottando, sparendo
dietro l’angolo alla destra del pubblico.
Dal lato opposto, si leva alta una voce di donna, non più
giovanissima, carica di allegria e di rasse-gnazione:
N: - Ragazze! Ragazze da marito! All'erta! All'erta! E’
arrivato l’amico del fratello della moglie del padrone! All'erta!
All'erta! Pare un bambino tant’è belluccio! Mizzica, tiene
lo sguardo dritto del si-gnore, ma veste assai… miseramente! Lì
o là! Chi se lo piglierà? Forse una di noi? O forse una
di città? Lì o là! Non parlo per me, carine! Io un
marito già lo tengo! E’ brutto, sgraziato e un poco zoppo,
pare un diavolo! Ma non c’è da farci caso… perché
sa zompare come un grillo, quando tiene l’estro!… Solo quello
sa fare… di buono! Lui non tiene mestieri anche se sa faticare.
Sa far tutte ‘e cose, ma non le può fare! Perché qua
siamo in Trinacria, non siamo in Emilia! M’han detto delle compagne
mie, che ci son stati li picciotti suoi, che là, in Emilia, nel
Nord, non si muore di fame! Anche i più miserabili tengono un bel
pezzo di terra con cui se possono sfamare! Noialtre invece siamo proprio
inguaiate in questa bella terra calda e assolata, così bella che
quando Dio la creò ri-mase stupito pure lui di come gli riuscì
buona e così... creò i Cardella! E dopo noialtri Siciliani!
E ora, ammonì, picciridde, a faticare! Che po’ ce ne andiamo
casa, ad innaffiare le pietre nostre!
Riprende poi a cantare (l’aria è quella dell’”Uva
Fogarina”), dapprima sola e poi accompagnata dal-le altre, sempre
meno timide e sempre più forsennate:
- Oh quant’è bello l’uomo emiliano!
Oh quant’è bello andarlo a sfruculiar! E far l’amore
quando è sera! E far l’amore quando è ser! Di di di
di! Di di di di! Di di di di di di dindi!
Il loro canto diventa presto sfrenato e poi comincia a
scemare, a poco a poco.
Dal lato opposto entrano in scena Roberto, che inizia a
parlare, e Baraldi che lo sta ad ascoltare as-sai attento:
R: - Ascolta, Walter... Qui la terra è anche più
fertile che lassù, a Reggio! Pensa che fino a pochi anni fa la
Trinacria produceva la più grande quantità di grano e di
mais di tutt’Italia e lo esportava anche all’estero. E vero
che piove poco ma... c’è chi... ad esempio Don Pinucciu nostro,
ha la fortu-na di utilizzare le acque di un fiumiciattolo che attraversa
la sua terra, che bene o male porta abba-stanza acqua da poter irrigare
per gran parte dell’anno tutta la terra... E questo gli dà
un potere im-menso su tutti i piccoli proprietari! E poi c’è
questo… fantastico!… sole!… che fa il resto! Tu sei
vestito pesante... Siamo d’inverno, vero! Ma forse è inverno
a Reggio, non qui! Lo sai che mi sono scordato com’è fatta
una mattina nebbiosa? Walter, che era mai quella “galabrosna”
che s'attaccava perfino ai vestiti? Spiegamelo! Cos’era… una
specie di brina? Dimmelo tu che non me lo ricordo micca! Lo sai che…
che se vedessi nevicare mi farei prendere dallo sgomento? Qui è…
è… un’eterna primavera... Chiudi gli occhi con me,
Walter…
Roberto prende una mano di Baraldi e chiude gli occhi…
Il suo amico lo guarda sorridendo…
R: - Chiudi gli occhi! E lasciati… amico mio…
riscaldare… cullare… da questi raggi dorati!
B: - Sei diventato un poeta, Roberto!
La voce di Baraldi è stata un po’ ironica
e un po’ affettuosa. Roberto rimane con gli occhi chiusi ancora
per una decina di secondi… Poi li riapre e riprende a parlare con
fare un po’ concitato:
R: - Mio cognato ha regalato alla moglie una pelliccia,
per le feste di Natale… perché ce l’hanno tutte le
sue amiche... L’ha indossata solo una volta, il primo dell’anno,
quando siamo andati alla messa in paese! Tutte le signore, mogli e figlie
dei potenti amici di Don Pinuccio, le portavano... Am gniva da morir dal
reder, Walter! Perché acsé cheld a Res an’tal seint
manc in aprill… o manch in magg! An l’è mia un paradis,
cusché…! a t’ò det…! ma ag somelia acsè
tant!
B: - Mi fa piacere, Roberto, per te… Hai d’accendere?
R: - Aspetta che ho... da qualche parte... Sai? Ho smesso di fumare...
Ma... da qualche parte... Vieni, Walter!
I due amici quasi corrono in una zona al centro della scena
rimasta fino ad allora in penombra, che ora si accende, rivelando la presenza
di un tavolo e di una specie di vetrina. Roberto apre un casset-to, poi
un altro, poi un terzo e finalmente scova un accendino di lusso (sembra
e forse è d’oro). Lo dà a Baraldi, sussurrandogli:
R: - Ti piace?
B: - Non è male... E’ d’oro?
R: - Certo! Fumi sempre?
B: - Certo, se smetto mi sa che m’ammalo!
R: - Tienilo, Walter! Te lo regalo!
B: - Non posso accettarlo, Roberto!
R: - E perché? L’ho comprato quando ancora fumavo e... ora
non mi serve più!
B: - Non posso, Roberto!
R: - Devi!
Roberto ha avuto un improvviso scatto di rabbia nei confronti
dell’amico restio ad accettare il prezioso regalo. Oltre ad aver
gridato, ha anche mosso in aria il pugno destro. Baraldi è allibito
per quel gesto inaspettato. Lo fissa con uno sguardo serio, seppure tranquillo.
Roberto si è accorto di aver sorpreso negativamente l’amico
a causa della sua eccessiva reazione. Cerca subito di rimediare, prendendo
Baraldi per le spalle, dicendogli:
R: - Scusami, Walter... Il mio è stato un gesto
dettato… da un po’ di nervosismo... che sto covando da un
po’ di tempo... per via dell’… dell’… Sai?
Non credere che sia tutto rosa e fiori il mestiere di sovrintendente e
quello di....
B: - Di fratello della moglie del padrone!
R: - Hai detto bene, Walter!
B: - Nessuno ti ha costretto, Roberto!
R: - Beh… Mi ha chiamato mia sorella!
B: - Sì... lo so... Però nessuno ti costringe a fare un
lavoro che non ti piace...
R: - Non ho detto che non mi piace! E poi, nella mia posizione, cos’altro
potrei fare?
B: - Il ragioniere!
R: - Senti... amico…! Ripensa alla mia proposta... Mi farebbe così
piacere averti vicino… Mi saresti così d’aiuto…
a risolvere i problemi che… ci sono qui… Non posso nascondertelo!
Del resto... chi… chi ti aspetta lassù... Forse il partito?
B: - Perché me lo chiedi?
R: - Allora...! Se non t’aspetta nessuno…! I tuoi vecchi sono
morti da un pezzo… E non hai... bei ricordi! Walter, tu non hai
un bel niente!
B: - Ti ringrazio per la sincerità! Ho comunque una moglie…
e due figli!
R: - E qui crescerebbero felici… e più sani che nella fredda
e umida Reggio! Qui in Trinacria… la gente… quando sta bene…
sta ancora meglio!
B: - E quando sta male?
R: - E noi non ci staremo, male, Walter!
B: - Comunque... per l’accendino... io...
R: - Ti prego... Accettalo!
Baraldi sta per rispondere quando si sentono delle grida
provenire dall’aia. L’ex galeotto chiede all’amico:
B: - Che sta succedendo?
R: - Forse l’hanno trovato!
B: - Chi?
R: - “Acciarino d’oro”!
B: - Quale acciarino? Uno simile a questo?
R: - No! Che hai capito! Intendevo dire quel… quel misterioso disgraziato
che si diverte a bruciare i granai!
Fuori il rumore cresce a dismisura.
R: - Presto, Walter, andiamo a vedere!
Mentre i due compagni stanno uscendo di fretta
in direzione del tumulto, cala il sipario.
ATTO II
Nello stesso ambiente dove stavano discorrendo alla
fine del primo atto, i due vecchi amici sono seduti al tavolo. Roberto
inizia a parlare per primo:
R: - Lo sapevo che l’avremmo preso! E sospettavo
proprio di quel picciotto!
B: - Quanti anni ha?
R: - Chi? Quel povero pazzo? Forse una ventina...
B: - E che lavoro fa?
R: - Ah ah ah!
B: - Perché ridi?
R: - Perché mi dovevi chiedere un’altra cosa!
B: - Che cosa?
R: - Cosa farebbe se… finalmente… trovasse un lavoro!
B: - E cosa farebbe?
R: - Cosa farebbe? Ah ah ah!
B: - Vedo che, qualsiasi cosa ti chieda, ogni volta questo solleva la
tua ilarità!
R: - Parli proprio come un professore!
B: - E tu tergiversi come un politico!
R: - Quel picciotto... Che poi tanto picciotto non è... Sai cosa
farebbe... per vivere?... Innanzi tut-to…! E’ sposato con
una pezzente par suo, da un paio d’anni, e la moglie è gravida
del secondo fi-glio... Per vivere... il ragazzino... piccolo e male incavato!:..
come dicono qui… ti potrebbe uccide-re!... Ti potrebbe ammazzare,
quel mezz’uomo! E poi, lo scemo… sa zappare, vangare, guidare
i trattori, le automobili… anche se non ha la patente, sa tagliare
la legna, segare l’erba, potare le pian-te... Vedi che ne sa fare
di cose! E che non le vuol fare a poco! Quel nessio…! Quel deficiente!
Ah ah ah!
B: - E tu perché non lo metti alla prova, pagandolo, è ovvio,
come tutti gli altri?
R: - Perché dovrei farlo? Lui non sa fare le cose... meglio degli
altri! Le sa fare esattamente come gli altri! Quindi l’azienda non
ci guadagnerebbe mica a mettere lui al posto di un altro.
B: - Allora, spiegami perché fai lavorare un altro e non lui!
R: - Perché quello è un delinquente! Lo sai perché
si è divertito a bruciare i granai di tutta la zona?
B: - Non ti voglio più far ridere! Dimmelo tu subito!
R: - Perché quando brucia un granaio si pagano tutti gli uomini
idonei al servizio, per spegnere il fuoco. E così anche lui, che
non è mai chiamato per i lavori ordinari, poiché è
un furfante, può fati-care quel tanto che basta per sfamare un
po’ la famiglia. E quando i soldi finiscono, di sicuro va a rubare!
B: - L’hanno sorpreso qualche volta con le mani nel sacco?
R: - Non c’è bisogno di questo per sapere come gli vanno
le cose, a quel tipo! A quel tuo piccolo amico! Mi sembra quasi che tu
provi della simpatia per lui! O della pietà! O che altro! Considerato
che quello lì… quello lì non lavora neanche se crepa…
e che sua moglie sta sempre a letto perché quando è incinta
sta male... Sono tutte anemiche le contadine, tutte difettose… da
queste parti! Vi-sto che non ha nessuno che gli mantiene la famiglia...
va da sé che… per vivere... se non ruba… come cavolo
fa? Me lo spieghi?
B: - Complimenti! Mi è piaciuto un sacco il tuo ragionamento! Non
fa una grinza! Più o meno la stessa cosa la diceva De Coubertin
a proposito degli atleti che dovevano andare all’Olimpiade... Se
non erano sufficientemente ricchi per conto loro, quel nobil uomo…
quel filantropo!… non li vole-va mica... perché non potevano
essere mica dilettanti se non avevano il giusto censo!
R: - Senti, Walter! Non mi ci vuol molto a capire che... che questi miei
ragionamenti non ti piaccio-no molto... ma ormai, a quarant’anni,
dopo una guerra intera e una... mezza pace, dopo aver cono-sciuto tante
realtà differenti una dall’altra, beh... io mi sono... come
dire... “spoetizzato”... con certe cose!
B: - Ah! Me ne sono accorto!
R: - Non la penso come quel... quel... “brav’uomo” di
mio cognato... che quello… è veramente una bestia, se ci
si mette! E’ antico come... come un... come un... Sai cosa farebbe
il Barone a quel po-vero piromane, se lo venisse a sapere? Lo impiccherebbe
per i coglioni!
B: - E tu? Quanto tempo ci metterai per diventare come lui?
R: - Ora mi stai offendendo!
B: - Quando quel tanghero di tuo cognato, morirà... Di chi sarà
tutta questa roba… questo grande impero? Tuo? Mio? Oppure apparterrà
a quel ragazzo?
R: - Ora basta, Walter! Io sono un cittadino onorato! Una persona per
bene che ha sempre fatto il suo dovere sia... in tempo di guerra che in
tempo di pace! E non sono mai anda...
B: - Andato in galera, stavi per dire?
R: - No... Scusa... Non intendevo!
B: - Ora, Roberto, stammi bene a sentire!
R: - No! Walter, no!
B: - E non m’interrompere finché non avrò finito!
Come sai bene, ho passato degli anni in galera. Non chiedermi quanti,
perché non li ho mica contati! Avevo altro per la testa! Ti ho
già fatto capire che quegli anni io li benedico per due motivi.
Quando sono stato condannato ero un idealista che aveva combattuto e rischiato
la vita in maniera troppo eroica per riuscire a capire bene i motivi per
cui si stava battendo. Quando si vive una di quelle, sì…
chiamiamole pure epopee… non si è mai troppo lucidi... Gli
eroi sono tutti ubriachi! E possono arrivare a morire o ad uccidere senza
essere consapevoli della… gravità delle loro azioni. Se ripenso
a quegli anni di lotta, in cui ero così giova-ne e temerario, mi
vengono in mente tanti episodi in cui… in cui ho dimostrato tanta
crudeltà e… cinismo! E in cui mi sono macchiato di delitti
tali che non riuscirò mai a perdonarmi…! Vivessi mille anni
ancora…! In galera ho capito tutto questo… Non subito però...
ma... giorno dopo giorno! E ogni volta che il sole spuntava dietro le
sbarre, ne capivo un’altra di quelle… cose lì... E
questo mi succede ancora oggi... Ogni mattina che mi sveglio... Senza
aver fatto la galera, però, non avrei compreso nulla! Il secondo
motivo per cui sono grato allo Stato italiano per avermi ingabbiato come
un merlo… è per... per aver avuto la possibilità di
leggere dei libri che alcuni miei vecchi amici mi portavano da fuori.
Non grandissimi autori ma... piccoli, grandi scrittori che sembravano
aver scritto quei loro piccoli, grandi libri... appositamente per me,
per quel semi-analfabeta che ero. Io devo… forse devo la vita proprio…
a Jack London! E a Mark Twain! A Dickens! A Zane Grey! E a Verne, a Salgari!
A Collodi! Tanto per dirne qualcheduno! Dopo un po’ cominciai ad
informarmi di tutte le opere presenti nella biblioteca del carcere...
Chiesi di leggerle e... una dopo l’altra... le divorai... Li-bri
semplici e meno semplici… E poi Omero… Dante… Dostoevski…
Kafka… L’autore che più di ogni altro… mi ha
aiutato a capire!… Mi intestardii anche di voler imparare il latino...
senza cono-scere troppo bene l’italiano... Presto compresi che…
quel che mi ci voleva... era una grammatica d’italiano… che
riuscii a farmi inviare da fuori... A fatica, iniziai, in un secondo tempo,
lo studio del latino... E tutto questo studio l’ho realizzato nonostante...
avessi dei pensieri abbastanza gravi che mi divoravano il cervello, come
sai, o come forse non sai, o come forse non sa nessuno!
R: - Io... so solo che eri innocente!
B: - No! Tu non lo sai!
R: - Ti dico che lo so!... Perché ti conosco, non da tre giorni...
ma da vent’anni!
B: - Siamo solo in cinque a sapere la Verità con certezza! E in
cinquantamila a saperla quasi con certezza!
R: - Spiegati, Walter!
B: - Durante la guerra ho ucciso tanti uomini... Ammazzare un uomo…
chiunque egli sia… deve essere considerato come… l’atto
più orribile che si possa compiere!… E io… di uomini…
di tede-schi… ne ho fatti fuori parecchi! Io ero un… audace!
A me piaceva combattere! Ero giovane e i-gnorante… non avevo mai
letto un libro intero… ma … a me piaceva affrontare i tedeschi
con il mitra in braccio… O io o lui… mi dicevo! E se sono
qui a raccontartelo… è stato sempre “lui”…
a soccombere!… Altrimenti sarebbe “lui”… ora…
a dirlo ai suoi amici … “O io o lui!”… Ed anche
di Italiani… di fascisti… ne ho uccisi e fatti uccidere!…
Quella volta… Roberto… ricordi?… agli inizi della Resistenza…
che ne catturammo alcuni che… cominciarono a piangere… a tremare…
e noi… si decise di… risparmiarli… Li lasciammo tornare
a casa e loro… E subito quelli corsero a Reggio… ad informare
i gerarchi… che mandarono due pullman di briganti inferociti…
che sac-cheggiarono il nostro paese… appiccarono incendi…
e trucidarono delle persone innocenti… Noi fummo poi richiamati…
ricordi… dal Comando Piazza… per non avere portato a termine
le diretti-ve che ci erano state impartite… Ma fu… una vera
lezione per noi… Capimmo che… a quegli as-sassini… bisognava
rispondere pan per focaccia… e morto per morto… E ricordi…
quando uccise-ro Marco… dopo averlo torturato… inutilmente…
perché Marco tenne la bocca chiusa!… fino all’ultimo…
e non fece nessun nome… nessuna rivelazione!… Il compagno
Marco morì… da grande eroe!… E noi lo vendicammo!…
Anche se noi… non eravamo persone straordinarie… dota-te di
un coraggio infinito!… Eravamo soltanto… uomini di fede…
armati di fucile… e null’altro!… Il quindici aprile…
come potremmo dimenticarlo!:.. ciò che fu fatto a Piero…
a Carlo… e a Gio-vanni!… Quei tre disgraziati… furono
catturati dal Tenente fascista Brighenti… pur non avendo mai avuto…
nulla… o quasi nulla… a che fare con la Resistenza…
e vennero abbattuti a colpi di mitra… come fossero state…
delle piante secche!… Quando acciuffammo quell’infame…
otto giorni dopo… Brighenti… confessò le sue colpe…
e chiese di essere fucilato… al petto… poiché non si
riteneva… un traditore della patria… E io lo avrei accontentato…
quel furfante!… perché la sua uccisione… mi pareva…
un atto giusto… e dovuto…! Ma il governatore alleato ce lo
impedì… e Brighenti… condannato a morte dalla corte
d’assise di Reggio… dopo cinque anni di galera è u-scito…
con altri suoi camerati… ed è pronto ora… a tramare…
contro la democrazia!… Io… io l’avrei ucciso con le
mie mani… allora! Perché… la guerra… come anche
la pace… a volte… sa trasformare gli uomini!… E io…
che ero un povero contadino… mezzo analfabeta… seppi diventa-re
un assassino!… e un Capo!… Comandavo … in tutta la provincia
e… oltre i suoi confini… a migliaia di uomini… E io…
ho sempre ucciso… per non essere ucciso… e per liberare il
mio pae-se!
Ma… tutto questo…
Tutto questo... lo feci fino... al dieci di maggio! Glielo dissi…
al giudice!… datemi tutti i fascisti uccisi fino al dieci di maggio…
Non li ho mica uccisi tutti io ma… se volete… dateli tutti
a me!… Ma poi... poi io ho smesso per sempre il mestiere del boia!…
O del milite coraggioso… se tu prefe-risci… questo modo di
dire… E il delitto di cui sono stato accusato è avvenuto
dopo... parecchio tempo dopo il dieci di maggio...
R: - Quindi sei innocente! Te l’avevo detto io!
B: - Grazie tante! Accidenti! La sera in cui fu commesso il delitto io
ero altrove, con dei vecchi compagni... Stavo giocando a bocce…
Il mio sport preferito! Lucio ci raggiunse trafelato e ci disse: “Correte,
che ci sono state delle raffiche di mitra da Mirotti o in direzione di
Mirotti, dietro la chie-sa!” Inforcammo subito tutti quanti le biciclette
e ci dirigemmo a casa di Mirotti… Costui, che io manco conoscevo,
che era stato forse un fascista, che aveva combattuto in Spagna contro
i Rossi… era steso sul letto… ormai cadavere… e quella
fu la prima e ultima volta che vidi il suo viso! Il mio alibi è
di ferro, Roberto! Ma questo non mi è mica bastato! Io sono stato
accusato, non di essere l’esecutore, ma… uno dei mandanti!
Che io avessi dell’odio personale oppure no per chi era stato ucciso
non aveva alcuna importanza. Il fatto che, secondo loro, costui non era
stato dalla mia parte durante la guerra, ma era un vecchio nemico del
mio ideale, per questo solo motivo... voleva dire che, essendo stato il
capo delle formazioni partigiane di quella zona, io ero l’unico
vero e certo col-pevole di quell’assassinio! Io glielo dissi, a
quei giudici che mi stavano condannando, che mi repu-tavo colpevole di
tanti uccisioni, ma non di quella! Perché il fatto era avvenuto
dopo la fine della guerra!
R: - E chi diavolo era stato ad ammazzarlo?
B: - Perché? Non lo sai?
R: - E’ troppo tempo che sto lontano da queste storie! Non ricordo
bene!
B: - Ci credo…! E devo dire che... Non mi sembri poi così
diverso da quelli che sono rimasti là so-pra!
R: - Bada! Non offendere chi ti ospita!
B: - Mi sa che mi sia sufficiente aprire la bocca… che corro subito
il rischio di offendere qualcuno! Gli altri, invece, con me si sono sempre
comportati... come dei signori!
R: - Una cosa, Walter, non l’accetterò! Devi evitare di accomunare
me a quegli stronzi! Mi pare di averti accolto non come un amico, o come
un compagno, ma come un fratello ritrovato!
B: - L’hai detta giusta, finalmente! Il mondo è fatto di
fratelli! Figli dello stesso padre! Non di compagni! Nessuno alla fine
è stato compagno, cioè uguale, a qualcun altro! Nessuno
ha ricevuto dalla vita le stesse cose che hanno ricevuto gli altri! Teh…
an t’è mia… cumpain a me! T’è divers!
Non sei mica uguale a me! Sei molto migliore! Guarda che bella casa che
hai! Ne avrò mai una uguale? Forse sì… e col tuo fraterno
aiuto! Ma mi ci vorrà anche… un po’ di fortuna! Sai
cosa ti dico? Che lavorerò sodo per potermela permettere! Oppure
studierò qualche altro sistema! Magari incendierò qualche
granaio! Oppure impalmerò la figlia di un ricco latifondista!
R: - Walter! Se non ti prendo a pugni è perché… capisco
il tuo stato d’animo! Ti compatisco! Anzi! Mi fai una grande…
una grandissima pena! Hai sofferto troppe disgrazie nella tua vita!
B: - Et ringrasi, Roberto!
R: - E non c’erano prove contro di te, vero?
B: - Il Monsignore… il nuovo vescovo… che Dio lo ricompensi
come solo Lui sa! Con un bastone caldo dove lo sente tutto! Quel Beniamino
Sozze… che era venuto in città… era un Romagnolo che
mal si era ambientato a Reggio Emilia… perché là…
a Forlì… dove stava prima… è vero che sono anti-clericali,
ma mica sono organizzati come da noi… Sozze ordinò al Comando
dei Carabinieri di Bologna… di mandare qualcuno perché risolvesse
il caso… perché gli era stato ucciso un prete… don
Pessina… perché da noi i nostri poveri carabinieri…
non ce la facevano da soli … da mesi brancolavano nel buio…
Mandarono quindi… un capitano… il capitano Pesce… che…
non sapeva da che parte cominciare… Gli era stato detto di risolvere
in fretta il caso… e di non fare passi fal-si!… Gli era stato
ordinato di mettersi a completa disposizione del vescovo Sozze…
E fu arrestato ad un certo punto… Billy!…
R: - Povero Billy! Come hanno potuto!
B: - Sì… povero Billy… Non era stato nemmeno a soldato…
non aveva mai imbracciato un’arma… Fu preso e portato a Bologna…
Per tre giorni fu picchiato a sangue… gli fu negato persino il cibo…
Fu anche impiccato per le braccia e… alla fine… confessò!
Lo ricordi… Billy… era un bravo ra-gazzo, che aveva spesso
aiutato i nostri, ma sai anche che non era del tutto… a posto! I
compagni lo prendevano in giro, perché non arrivava molto in là
col suo cervello! E costui confessò che… men-tre era diretto
ad uccidere Mirotti, il suo compagno, che era Paolo Fontanesi, gli aveva
detto che ero stato io, insieme a Giosuè, l’altro famoso
capo della Resistenza, ad ordinare l’omicidio! Questo bastò
per farmi arrestare! E per farmi stare in galera per… tutti quegli
anni! Quel che si voleva non e-ra… la giustizia, ma screditare…
e giustiziare!… i simboli della Resistenza!… Il processo fu
poi spostato a Perugia… per legitima suspicione… quando a
Reggio non era mai successo nulla di so-spetto… che giustificasse
quel provvedimento… Io chiesi… a quel giudice che poi mi avrebbe
con-dannato, chi… chi era stato ad accusarmi… che pretendevo
un… un confronto… con lui! Quel vi-gliacco fascista, perché
tutti i giudici erano di quella parte lì, dopo la guerra, perché
erano diventati giudici sotto Mussolini, non dimenticarlo! E che poi lasciarono
liberi tutti quei fascisti assassini! Quel gran signore mi disse che…
un confronto non era necessario… e non serviva nemmeno indi-care
il nome del testimone perché… si trattava di un’accusa
indiretta!
R: - Cioè?
B: - Cioè nessuno, meno che mai Fontanesi, mi accusava di alcunché!
Però esisteva quella dichiara-zione firmata, anche se poi era stata
rinnegata, da Billy… che aveva anche accusato i carabinieri di averlo
torturato!… Billy però aveva scritto e firmato che gli era
stato rivelato da Fontanesi che io ero… uno dei mandanti!
R: - Pazzesco!
B: - No! I pazzi qua non c’entrano! Chi ha sbagliato in questa storia
era sano di mente e molto svel-to di cervello!… Allora chiesi al
giudice… “se io dicessi di aver compiuto un fatto e con me
ci fos-se stato un altro che a sua volta mi avesse detto di aver ricevuto
ordine da De Gasperi, lei come giu-dice arresterebbe De Gasperi?”…
Quel brot cancher … mi rispose: “Lei la sa, o crede di saperla
troppo lunga, e per lei l’interrogatorio è già terminato”…
E così spuntò la Verità! Finalmente! Il problema
vero era che noi… poveri disgraziati… noi si stava tutti sotto!…
E gli altri… tutta quella bella gente… ci stavano sopra! Ah
ah! Ah ah ah!
Il riso di Baraldi è molto amaro. Tace per mezzo
minuto e poi riprende, assai calmo, ma con tono ancora molto alto:
B: - E Billy era stato utilizzato anche per l’omicidio
Pessina! Gli era stato fatto confessare che, mentre era nascosto in casa
di Eros Ferretti, costui era rincasato a tarda notte… Billy gli
aveva chie-sto che cosa era andato a fare in giro a quell’ora…
Ed Eros gli aveva risposto… che aveva appena ucciso il prete, perché
era uno che odiava i Rossi! Al processo Billy spiegò che anche
quello gli era stato estorto… sotto tortura… che non poteva
mai essere stato a casa di Ferretti quel giorno perché, in quel
periodo, lui… era in galera in Francia, sotto falso nome, mi pare…
“Bruno Tontalini”… Al capitano Pesce fu ordinato quindi
di andare in Francia e di recarsi in quel penitenziario... Lì il
capi-tano fece indagini chiedendo notizie del vero nome di Billy…
Massimo Ferrari… senza mai dire l’altro… il falso…
Tontolini… Se lo avesse fatto e se fosse stato possibile confrontare
le impronte digitali fra Tontolini e Ferrari e se si fosse constatato
che erano identiche… tutti avrebbero capito che quando Billy diceva
di aver firmato la confessione sotto tortura… diceva la Verità…
E io sarei uscito subito di galera! E il caso si riapriva! E Pesce sarebbe
forse dovuto tornare a Bologna con le pive nel sacco! Invece tornò
da trionfatore… divenne generale… dopo una carriera lampo…
e rice-vette un’onorificenza papale… la Gran Croce Magistrale
del Santissimo Salvatore!… per aver sco-perto i colpevoli del delitto
Mirotti e del delitto Pessina… tutto questo nel settembre 1950…
ancora prima che tutte le sentenze fossero passate in giudicato!…
Ma il mio nome… come mandante… l’aveva fatto anche una
povera donna che vendeva i fiori al cimitero di Campagnola… una
disgraziata amica dei preti che la gente del paese chiamava “Vanda
la bugiarda”… E a Vanda la Bugiarda tutti credettero…
Tutti… Il giudice… i carabinieri… e quel diavolo di
Vescovo… il quale era gradito ospite a Perugia in una casa della
Pretura… dove gli fu concessa una sala… presso cui tutti i
testimoni cattolici dovevano presentarsi… come se dovessero confessarsi
a lui prima che al giudice… prima di deporre… Tutti quei bravi
parrocchiani di Campa-gnola…! Tutti… Forse… Se fosse
stata ancora viva mia madre… poverina!… meno male che era
già morta!… forse… le avrebbe… creduto anche
lei... a Vanda la Bugiarda!
- E quando sei uscito, che hai fatto?
- Sono andato a casa di tutta quella gente… No… solamente
di alcuni… quelli che mi erano più… "simpatici"…
E gli dissi che… se fossi stato un meridionale… avrei dovuto
comprare un mitra e ammazzarli tutti! Ma che ora… una sola cosa
mi auguravo… che nessuno di loro… potesse mai pa-tire…
quel che avevo patito io!
Baraldi socchiude gli occhi. L’ultima frase l’ha
pronunciata con voce bassa e, solo un poco, emo-zionata .Roberto invece
li sgrana, tenendo la bocca socchiusa. Poi, rivolto all’amico, gli
domanda:
R: - E il Partito, che ha fatto per te?
B: - Quel che ha potuto!
R: - Anche lui ti ha condannato, vero?
Baraldi non risponde. Roberto insiste:
R: - Scommetto che… al di là di qualche…
blando… e menzognero attestato… di stima… da parte di
alcuni dirigenti… di qualche “umanissima”… lettera
di conforto… scritta… magari… per evitare un tuo…
pericoloso sfogo… o una tua futura… vendetta…!…
magari scritta solo allo scopo di… farti star zitto… Ecco!:..
Ecco!… Questo si aspettavano da te!… Il tuo silenzio!…
Ricordati che co-sa dicono… i proverbi!… “Chi tace acconsente!”…
“Il bel tacere non fu mai scritto!”... e “Il silenzio
è d’oro!”… E sarà sempre… sinonimo
di ricchezza… per qualcuno… Tanto qui in Trinacria che lassù…
nella tua Emilia… La discussione invece… semina la zizzania…
Autorizza a pensare… e a pensare male del prossimo!:.. Se tu…
Se tu parli… se tu provi a difenderti… se tu inizi a dubitare
di loro… o di qualcuno… fra loro… Se cominci a discriminare…
a recriminare… a rivendicare i tuoi diritti… Allora cresce
il tuo torto… E le tue parole… agiranno contro di te!:.. Saranno
la prova… delle tue colpe!:.. Scommetto che… a quelli del
Partito… non è mai fregato molto di te… della tua sorte…
dei tuoi sporchi… miseri… disgraziati… anni di galera…
A loro è importato… e anche og-gi importa solamente…
fare carriera… e appoggiare chi è… più potente
di loro… Non chi è… ca-duto in disgrazia… come
te…! Non vogliono avere nulla a che fare… con chi ha fallito…
con chi ha smesso… come uno straccio lacero… il proprio ruolo…
A loro non serve un ex eroe… che ha gettato alle… ortiche…
il proprio valore!… Un ex capitano… che è stato…
degradato… ed espul-so… dall’esercito di liberazione…per
indegnità! Che non avrà mai diritto ad un riconoscimento…
ad una… piccola… medaglietta… non dico d’oro…
neanche… di… ghisa!… Ah ah! Povero amico mio! Scommetto
che… loro… loro sono convinti… che tu… che tu…
mio caro Walter… sia un…
Baraldi prende per la gola l’amico e gli urla:
B: - Io con te… Roberto!… invece… scommetto
solo una cosa… Roberto!… Scommetto che… dovessi combattere
per cinquant’anni… dovessi… per un secolo… ancora…
gridare a squarciagola che io… io non c’entro con quello è
che successo… che io manco lo conoscevo… quell’uomo…quel…
fascista! Ti giuro… Roberto… che… finché camperò…
io lotterò perché sia fatta giustizia… perché
sia dimostrata la mia innocenza!… Io… in galera… ho
pensato ad un certo momento… che mi sarei impiccato… che così
avrebbero capito… tutti!… chi ero io… cosa stavo patendo!…
ma poi…! Poi ho capito che… solo vivendo… solo resistendo…!
Solo uscendo da quel-la fogna…! Avrei potuto… dimostrare la
mia innocenza!… E io lotterò per questo…! Finché
non me la conquisterò… quell’innocenza… quella
puttana d’innocenza!… Roberto!… e anche … quella
puttana di medaglia!
Baraldi ha uno sguardo infuocato. Roberto è intimidito.
I due amici rimangono in silenzio e in quel-la posizione particolare per
un paio di minuti, completamente immobili. Se qualcuno del pubblico ora
si muove o apre la bocca, la maschera più vicina è autorizzata
a prelevarlo e a trasferirlo fuori. Poi… Roberto si libera della
stretta dell’amico e, preso coraggio, riprende a parlare:
R: - Sono stati quei due, vero? I fratelli Giacomelli!
Eh, Walter! Uno è stato il mandante e l’altro l’esecutore,
nemmeno diciottenne! Se uno dei due confessa, sarà implicato anche
l’altro, no? E nes-suno lo farà mai, quindi! E tu, finché
vivrai... non potrai mai difendere il tuo onore! E questa… solo
questa… è la tua Verità!… La tua… e di
nessun altro!… Nessuno parlerà mai in tua discolpa!…
Perché chi ha ucciso!… E chi ha fatto uccidere!… E’
gente protetta… da quei sandroni… bianchi… rossi…
neri… chiunque essi siano… di qualunque colore si vestano!…
Da quei preti… da quei ve-scovi… da quei bravi cattolici…
da quei buoni… compagni… che non sapranno difenderti…
e for-se non vorranno nemmeno… farlo… che solo saranno capaci…
se occorre!… di accusarti!… e da tutti quegli sporchi…
vigliacchi senza ideali… da quei mediocri… senza fede…
da quei pecoroni… senza cuore…! Tutti quelli che… hanno
finto di accettare le direttive di Togliatti… di deporre le armi
e di lavorare per la democrazia… Tutti quelli lì… i
fautori della doppia linea… appendere le armi al chiodo di giorno…
e sparare la sera… Tutte quelle… schegge impazzite…
quei maniaci della guerra… tutti loro… che uccisero e nascosero
i cadaveri… in fosse comuni… Tutti quelli che li protessero…
che li fecero espatriare… in qualche paese amico… Tutti loro…
assassini e compli-ci!… stanno facendo carriera!… Chi sarà
sindaco… chi dirigente di partito… chi addirittura…
de-putato!:.. Tutti quelli lì… credono che la Verità
faccia male… che danneggi il partito!… E non pensano al male
che ti hanno fatto!… Ai tuoi sette anni di galera!… Gli eroi
hanno vinto la guerra!… I mediocri… hanno vinto la pace!…e
anche gli eroi… molti di loro… sono diventati dei conigli…
o delle iene! Vedi Arrigo! Quell’arrogante imbecille! Pensa a lui…
Se Togliatti era il Migliore… Lui era… il Peggiore!…
Considera cos’è diventato!… Che sia maledetto…
dalla Storia!… La benevolenza… la solidarietà tra furfanti…
la complicità… nascono dal fatto di non aver avuto mai…
la forza di fare andare in galera… chi si era macchiato di delitti…
che non avevano nulla da spartire con la lotta di liberazione!…
Se per farti uscire occorreva denunciare il vero colpevole… che
era uno di loro… avrebbe significato gettare ombre sul Partito…
dare un arma ai suoi avversari… e questo non era possibile accettarlo!…
Ma Nessuno… vuole che la Verità salti fuori…. Questa
è… la Verità!… Né i preti né i
mangiapreti! Né i bianchi né i rossi! Anche se… lo
dicevano i nostri vecchi.. ricordi?… “E’ comodo ballare,
saltare e sporcare sulle lenzuola degli altri!”… Per il vero
colpevole… per quel tuo grande amico… per… Renato!…
che tanto ci andavi d’accordo durante la guerra... la tua innocenza…
è diventato un atto malvagio… troppo… crudele…
e ingiusto… nei suoi confronti… Tu “eri” innocente…
e lui si è invece accontentato di… “avere” tutto
il resto!… Ah ah! Bene ha fatto a non perdonarti il male…
che non ha potuto evitare di farti!… Se la verità fosse saltata
fuori…! La sua stessa madre… l’avrebbe disconosciuto!…
Tu... come eroe… andavi così bene… eri così
bello in galera!… Ma guai se ora protesti… se ancora ti dichiari…
vittima di un intrigo!… Perché un eroe… non deve mai
lamentarsi della sua… divina… sorte!… e non deve tradirla!…
I monumenti devono sempre stare sul loro piedistallo… o magari tre
metri sotto terra…! Lo sai cosa dovevi fare… per farli davvero
contenti?… Dovevi… suicidarti in carcere!… magari dopo
avere scritto una lettera d’accuse contro il Governo!… I tuoi
compagni ti avrebbero forse… dedicato una piazza… a Campagnola…
od anche a Reggio!…
Roberto resta in silenzio per qualche istante e con gli
occhi infiammati, con uno strano sorriso e, come poco fa, con la bocca
semi-aperta. Prende poi le mani di Baraldi e le stringe, gridando:
R: - Walter! Resta quaggiù…! Walter…!
Resta in Sicilia…! Dimentica quelle carogne!… Dimenti-ca Arrigo!…
Dimentica Otello! Dimentica il “Diavolo”! Dimentica tutti!…
Qui diventerai… quello che hai sempre sognato di essere…!
Quel che meriti… di essere…! Un uomo… di valore…!
Il sipario si chiude con i due amici che,
posti di lato rispetto al pubblico, sono quasi abbracciati. Ba-raldi ha
lo sguardo fisso davanti a sé, ma non diretto all’amico.
Pare uno che vorrebbe scoppiare a gridare o a piangere per la rabbia,
ma che sa, seppure a fatica, controllare la propria grande emozione.
Epilogo
Segue un intervallo di almeno un quarto d’ora,
in cui il teatro deve restare completamente al buio. Il pubblico rimanga
assolutamente zitto, non usi fiammiferi o accendini, pena la galera per
sette anni! Può, se vuole, alzarsi e fare una breve passeggiata,
purché non si faccia perdere di vista dalle ma-schere, che dovranno
tenere aperti gli occhi per tutto il tempo.
Si sente poi una voce fuori campo che appartiene forse ad una donna giovane:
“Ti ricordi quando mi chiamasti ieri……e
ti dissi che stavo conversando con un signore? Non te ne ho ancora parlato,
ma l’incontro con quell’uomo è stata per me una specie
di... grazia, un evento che difficilmente mi capiterà più...
Così pensavo, mentre lui discorreva: sono stata fortunata ad incon-trarlo,
anche se forse… non lo rivedrò più! ‘Le piace
la mostra?’ - gli chiesi. ‘Signora’, - mi rispose -
già altre volte sono venuto. Ormai la conosco a memoria’.
Gli dissi che non lo ricordavo, purtrop-po. ‘Io invece rammento
bene sia lei che la sua giovane collega!’ Mi domandò se eravamo
del Sud... ‘Sì’ - risposi. Era così bello il
Sud, disse, e si sbagliava Bossi a non comprenderlo! E iniziò a
raccontare un fatto. Nei primi anni sessanta lui faceva il camionista
e spesso si recava in Sicilia per lavoro. In un paesino dell’isola
viveva da qualche anno un suo vecchio compagno d’armi, reso inva-lido
dai fascisti, la cui sorella aveva sposato un latifondista, il quale era
anche un barone della me-dicina e che aveva lavorato in gioventù
all’Ospedale di Parma. Quel suo amico, che svolgeva per il cognato
le funzioni di sovrintendente, l’aveva invitato a passare alcuni
giorni presso la sua azienda agricola. La mattina dopo l’arrivo
si svegliò presto, perché voleva visitare la proprietà.
Fu allora che si avvide delle donne che stavano lavorando sodo nel raccogliere
limoni e aranci, badando bene di lasciare sul terreno gli agrumi ancora
bagnati dall’aria umida della notte. Alcune di loro erano incin-te
e ormai prossime al parto, altre erano vecchie e macilenti, altre poco
più che bambine. Quando esse fecero la pausa per un pranzo composto
da un pezzo di pane e null’altro, volle avvicinarle e cominciò
a discorrere con loro. Le donne gli dissero, non senza orgoglio, che erano
proprietarie ter-riere, anche se i loro campi erano così piccoli
che non bastavano a sfamare una famiglia. Dovevano perciò lavorare
per quella specie di Barone. Quanto le pagava? Poche lire. Erano iscritte
all’INPS? Il Barone gli versava i contributi? Le donne incinte sapevano
i loro diritti? Lo guardavano tutte sen-za capire:
‘E allora, signora, gli dissi che dovevano farsi rispettare. Al
Nord eravamo organizzati, avevamo lottato, c’erano stati anche dei
morti, ma là i lavoratori potevano difendersi, e io stesso ero
un sinda-calista e, se volevano... Le donne mi guardavano un po’
spaventate, ma tanto interessate... Mi pare-va quasi che stessi aprendo
loro un orizzonte inaspettato, ma che esse provassero un po’ di
timore di guardarci dentro. Nel momento in cui sto per proporre loro di
fare insieme qualcosa, sopraggiunge il mio amico che, sentite quelle mie
parole ‘da rivoluzionario’, infuriato mi prende da parte e
co-mincia a gridarmi che lì non sono a casa mia e che lui non può
permettermi di tradire la fiducia di chi mi ospita, e che non si deve
seminare zizzania dove regna la pace, e che quelle donne devono restare
ignoranti perché solo così possono essere governate! E mi
urla come una bestia che me ne devo andare via, e subito! Partii immediatamente
e non tornai più in quella casa, sebbene sarei sceso altre volte
in Sicilia, e sebbene volessi in fondo ancora bene a quel mio amico, con
cui avevo diviso ogni cosa durante gli anni della lotta.’
Poi quell’uomo così singolare disse che lui voleva bene agli
extra-comunitari, perché pensava a suo nonno che, quand’era
giovane, stava a Parigi, a lavorare, e che veniva maltrattato dai Francesi,
che non lo rispettavano, e che viveva miseramente, sempre pensando alla
famiglia lasciata in Italia. Questi devono essere, mi disse, i sentimenti
degli stranieri in Italia: lavorano, ma in cuor loro pati-scono la nostalgia
della terra natia.
‘Ha fatto la guerra?’ - gli domandai. ‘Sono stato partigiano’.
- mi rispose. Era stato anche in galera, per un omicidio di cui era innocente.
Aveva scritto tre libri ed era apparso in televisione, sulla RAI, e si
era sempre difeso davanti a tutti. ‘C’entra forse un prete
che fu ammazzato?’ - gli chiesi. ‘No, ma anche il fatto del
prete era collegato a quello che mi riguarda. Chi fecero fuori era un
fascista’. Hai capito? Fu accusato di essere il mandante. Era stato
il capo dei partigiani, e fece da capro espia-torio. In tribunale si difese
contro tutto e contro tutti. Al giudice disse di ritenersi colpevole di
tutti i delitti commessi contro i fascisti fino al dieci di maggio. Se
volevano, potevano accusarlo di essere un criminale di guerra. Di ciò
si dichiarava colpevole. Ma dopo il dieci di maggio aveva deposto le armi,
ed era quindi innocente di quanto era stato accusato. ‘Il colpevole
vero saltò fuori, vero?’ - gli domandai. ‘No... non
confessò mai. Parve ad un certo momento che stesse per vuotare
il sacco... ma ci ripensò. Doveva proteggere qualcuno, il fratello,
che era stato l’esecutore materiale. Qualcuno doveva lasciare la
famiglia e la propria vita onorata per finire in galera. E gli costava
troppo. La ri-spettabilità non ha prezzo, specie ad una certa età,
anche se si fonda sulla vergogna! E quando quest’uomo morì,
pensai che doveva aver lasciato un biglietto, in cui confessava finalmente
le sue colpe. Se non l’aveva fatto, mi dicevo, doveva rigirarsi
nella tomba! Era l’ultima mia speranza! Ma quell’uomo morì
senza avere scritto nulla! Altra gente conosce la Verità, ma nessuno
osa parlare! E prima o poi tutti moriranno!’
Mentre lui discorreva, io mi dicevo: ‘Ecco perché la lotta
armata dei brigatisti è nata a Reggio! Qui la gente sa ribellarsi!’
Il suo modo di raccontare era bellissimo, commovente, ma sobrio. Era un
e-loquio nobile, senza tentennamenti, da vecchio saggio. Mi venne in mente,
chissà perché, il vecchio Priamo che difendeva la nuora
Elena, perché era bella e priva di colpe. Gli chiesi quali erano
stati i suoi studi.
‘Ho cominciato a lavorare in campagna a otto anni. Solo mio fratello
più grande ha finito le elemen-tari. Poi da giovane conobbi l’Idea
comunista e iniziai a studiarla, perché Essa era vicinissima al
mio modo di pensare da analfabeta desideroso di giustizia. Dopo la guerra,
finii in galera. Lì potei leggere e studiare. Lessi ed amai i classici,
e imparai il Latino e la Filosofia. La galera, come già la guerra,
mi ha educato. Grazie a loro posso discorrere con lei di ideali e di giustizia,
da autodidatta però.’
Mi lamentai con lui perché ero quasi sempre disoccupata, salvo
che per lavori occasionali come quello… Che ero laureata e disoccupata
da sette anni. Sai cosa mi disse? Che lo Stato così ci vuole, noi
giovani! Perché se uno lavora, acquisisce dei diritti! Un disoccupato,
invece, non fa paura a nes-suno! Non può nemmeno scioperare!
Mentre così discorrevamo ci giunse da lontano la voce del Presidente
del Comitato delle Celebra-zioni che sbraitava: ‘Signora! Signora!
Signora! La smetta di chiacchierare! E tu, Walter, piantala di raccontare
quelle storie infinite!’. Quell’uomo mi sussurrò che
gli avrebbe spezzato l’altra gamba, al Presidente, se seguitava
a urlare in quel modo. ‘Lei no, signora, non può farlo. Ma
io sì che pos-so, io che sono più vecchio di lui!’
Dopo che ebbe lasciato la mostra, mi chiesi… dentro di me…
Chissà se… forse… un giorno…
Chissà…!
Chissà!
Luce!
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