Vito Russo
Poesie
Il verme
Ora che gli amici sono andati, è rimasta l’ombra
di un verme microscopico sulla pagina, a distrarmi dalle promesse che
mi ero fatto, con troppa fiducia di me stesso. La lancetta dei secondi
rimbomba nella stanza nonostante il televisore acceso. L’ennesimo
distacco ha lasciato un odore di bruciato nelle narici, a segnare che
forse è finito il tempo dei facili proclami, degli entusiasmi spensierati.
Certo, non invidio il suo rotolare sulla carta, l’aggrapparsi ad
una lettera qualsiasi, ma non è poi così diverso questo
mio spegnere le luci e addormentarmi.
La finale
Poichè la vita non è una
telenovela, e ignora l'happy end
(Gianni Clerici)
Si accontenta di una birra fredda davanti alla finale degli US-Open l’indice
che misura il battito del cuore, le scintille che infiammano la notte,
in questo undici settembre duemilacinque. Il ginocchio è dolorante
e il referto incomprensibile apre scenari ad una gamba sola. L’annuncio
in diretta non fa scalpore. Se qualcuno crede in Dio si circonda di cattivi
presagi e prega la sconfitta del nemico. Ma stasera fuggo i disagi, le
noiose letture poetiche. È l’ora delle amanti sospettose
quando la schiuma si gonfia e dissolve al ritmo dettato dal polso caldo.
È il miracolo della solitudine.
Ha vinto il migliore come previsto.
-
Nel tuo corpo non scorre sangue
hai voglia a morderti la pelle
potrei provare a tagliarti a pezzetti
anzi a pensarci bene
forse non hai arterie
né vene e il cuore è gonfio
di latte ed esploderà
da un momento all’altro.
-
Per trovarti bisogna
scavare il gesso con le mani
spaccarsi le unghie soffrire la pelle
d’oca sudare miele dalla fronte
e alla fine mi lasci con un bacio
sulla barba e una sigaretta
fra le labbra.
-
I nomi
Non amo le richieste, lo sai.
L’altra sera mi hai detto
che non ti ho mai chiamata amore mio.
Almeno una volta. Ma l’abbraccio
che avvolge l’intesa non chiede niente
se non il contatto della materia
e del vento. Nell’altra stanza cocktail
e nuvole di fumo.
Certe volte i nomi sono un dettaglio.
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Collone
Non si dorme. Le fitte aprono margini
di dolore che non conoscevo.
Distinguere l’angelo dalla strada
non conta più niente. La luce viene
dal corridoio e diventa penombra,
segna a matita le pieghe
del lenzuolo, duro, freddo.
Restano i palpiti della materia
e il desiderio che sia presto giorno.
-
Colon
Si stringe l’addome attorno a un dolore
per riconoscersi nell’acqua sporca,
nei calzini abbassati,
misura l’urgenza della parola
tornata di riflesso
come un bagliore antico
a fitte di piacere.
Vito Russo vive
a Putignano (Ba), dove è nato nel 1981. Dopo la maturità
scientifica, si è laureato con il massimo dei voti in Economia
e Commercio, presso l’Università di Bari, con una tesi in
diritto del lavoro. Scrive dall’età di 15 anni e ha raccolto
i suoi versi giovanili nella raccolta “Quello che non so”
(Montedit, 2001). Suoi testi sono stati selezionati in alcuni concorsi
di poesia, tra cui il “Primo concorso di poesia Officina dell’arte
2004” e il “Premio di Poesia Maria Marino 2005”. Due
sue poesie sono state scelte e pubblicate integralmente da Maurizio Cucchi
nella rivista “Lo Specchio de La stampa” (n. 503 del 2006).
Con un gruppo di amici cura una piccola rivista di poesia. Giornalista
pubblicista, collabora con un giornale locale.
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