Paolo Vincenti
Poesie


Dum fata sinunt vivite laeti (Seneca)
Carpe diem (Orazio)

IL SENSO DEL POSSESSO

Ho tanto tempo nelle tasche, tanti sogni nel cassetto, tanti amici fuori e tanti amici dentro, tanto tempo
nelle scarpe, tanti fogli pieni di appunti, tante scuse pronte, tanta coca cola in frigo, tanto libero
sentire nella mia casa dolce casa, ho abbastanza nemici che mi vogliono male, tanti libri
nello studio, tante storie da dimenticare e tante da ricordare, ma, come sempre,
quel che brucia dentro, come sempre, quel che brucia non è memoria
e non è gloria, non è coraggio e non è onestà,
il mio suicidio non abita più qua,
questo vuoto che brucia dentro
non è memoria e non è gloria,
non è coraggio e non è onestà,
quello che manca è sempre
quello che non si ha

Ho tanta sabbia sulla spiaggia, tante stelle appiccicate al cielo, tante lune di traverso e tanto cielo di converso, troppo sole disperato, tanto tempo tra i capelli, tante camice stirate, tantissime fotografie, ma più è quel
che ho e più male sto, per quello che non ho. Più posseggo e meno posseggo La molla che ci fa
andare avanti, il motore che ci fa partire è il desiderio di avere sempre di più,
maledettissima brama di possedere, che annulla tutte le mie virtù
Ti possiedo e non ti possiedo, amore odio, luna sole, nostalgia
ti possiedo e non ti possiedo, luna sole, ipocondria
questa febbre che mi assale, questa malattia che
mi prende e mi fa delirare è la smania di avere,
perché, come sempre, quel che brucia dentro
non è memoria e non è storia, non è coraggio
e non è onestà, quello che manca è
sempre quello che non si ha

E più posseggo e meno posseggo, ti possiedo e non ti possiedo, amore odio, luna sole, nostalgia
ti possiedo e non ti possiedo, luna sole, ipocondria, questa febbre che mi assale,
questa malattia che mi prende e mi fa delirare
è la smania di avere

Hey! (Fonzie)


FRAMMENTO


Con quale vento,/ quale viaggio,/ sotto quale cielo,/ ci abbracceremo lungo gli argini / del fiume nero dell’anima/ Con quale trasporto,/ quanto sangue,/ quale andare/ e quale tornare/ Una bandiera stesa al sole ad asciugare:/ per quale patria,/ quale vittoria/ e quale ideale/
Quale incoscienza nella gioventù,/ quale saggezza nella vecchiaia,/ quante foglie sparse al vento;/
il sapere universale/ diventa fuoco che arde cristallino;/ il mio pensiero non si nasconde/ ma cammina palpitando, tra notte e giorno,/ tra giorno e notte,/ ancora qui, questi libri in mano/
Quanta poesia,/ con quale musica, / ci accompagneremo nei lunghi convivi;/ quale tesoro nascosto,/
quale casa dolce casa/ ci accoglierà, quando si sarà fatto il tempo/ Il mio tesoro,/ questo sorriso/
conservalo/

Good morning, Vietnam!! (Robin Williams)
Fà la cosa giusta (Spike Lee)


LA SPINA NEL FIANCO

La spina nel fianco, il latte di rose, la tua dimensione, più virtuale che reale, la metafisica, la sbronza dei bevitori, il chiacchiericcio di allegre comari, il najii oleari, la quinta potenza, la responsabilità dei quadri dirigenti, le mani tremanti, gli occhi piangenti, la tua delusione, il pragmatismo dei pratici e l’astrattezza dei teorici, il coraggio degli eletti per la rivoluzione:

o sono nato per tutto questo, e tutto ho visto, oppure, meglio, non sono mai nato; è stato solo un sogno primordiale ed ora mi sono svegliato; e aspetto, massa informe, il mio momento, nell’oceano della preesistenza,
anelando all’essenza

La commissione anti-doping, le cose da avere e le cose da dare, le nuove atmosfere, le scosse telluriche, la guerra dei Ninjia, la Magna Grecia e Roma eterna, la settimana enigmistica, il tormento e l’estasi, dopo questo travaglio prenderti e conquistare il tuo cuore, il vento che si alza, il crepuscolo e la poesia, il bagnoschiuma della Carica dei 101 e il dentifricio di Paperino, il nido di bianchi uccelli, il buco dell’infinito, il motivo per cui ride il gaudente e quello per cui piange il gemente, il blocchetto degli assegni, la fretta metropolitana, il grido dell’uomo, la tua rosa, il segno che l’inverno è passato, il tuo bel nome, la carta di credito e la mensa scolastica,
i miei palloni e il cielo blu, tutte le tue virtù, i Vangeli apocrifi e la Primavera del Botticelli, il prezzo da pagare, la comunione e la cresima, le dottrine misteriosofiche, le stragi del sabato sera, la musica pop, la redenzione del capo della Mafia, il battesimo e il matrimonio, la musica punk, ieri oggi e domani, i tuoi fiori sempre maturi:

o sono nato per tutto questo, e tutto ho visto, oppure, meglio, non sono mai nato; è stato solo un sogno primordiale ed ora mi sono svegliato; e aspetto, massa informe, il mio momento, nell’oceano della preesistenza,
anelando all’essenza

Amantium irae amoris redintegratio est (Terenzio)
Alabarda spaziale! (Goldrake)


NIENTE PUO’ SUCCEDERE

Niente può succedere, sotto questo sole acido; niente, tranne il tuo crollo fisico, il tuo crollo psicologico
Niente può succedere, tranne un incendio che può divampare e inghiottirsi case e scuole, farne cenere
Niente può succedere, tranne una piccola scossa tellurica; niente, e il contrario di niente. Niente può succedere, tranne il collasso finanziario delle tue aziende; niente, tranne un cataclisma che può scoppiare e distruggere strade e chiese, farne polvere. Niente può succedere, tranne un attacco di tosse o una febbre da fieno di nessun conto; niente, e il contrario di niente. Niente può succedere, sotto questo sole isterico; niente, tranne le tue dimissioni dal consiglio di amministrazione. Niente può succedere, tranne una bomba ai supermercati generali e un messaggio di rivendicazione delle Falangi Armate. Niente può succedere, tranne un piccolo aumento della delinquenza minorile; niente, tranne una flessione del dollaro e l’iscrizione del tuo nome nel registro degli indagati; niente, e il contrario di niente. Niente può succedere, sotto questo sole pallido, niente, e il contrario di niente. Niente può succedere…

Il mio senso di ragno pizzica (L’Uomo Ragno)
E’ solo rock’n roll (Rolling Stones)


MUSICA

Caos nel mondo/this is a crazy world/ disordine su/ disordine giù/e stanotte ho sognato Manitù
che mi teneva le mani/ disordine su/ disordine giù/ esplode la tv/ this is a crazy world
che diavolo succede?/ Credo che il peggio/ debba ancora venire/ credo che la notte si dissanguerà
in un suicidio di parole/ guarda che disdetta/ quando io sono così triste/ e la città si diverte
e si tinge le unghie/ si lacca i capelli/ si sfrega le mani/ e rimanda a domani/ e comincia la festa
si rotola su/ poi rotola giù/ e si struscia ruffiana/ Sembrano tutti belli e sani/ ma dentro soffrono come cani/ Non c’è giustizia a questo mondo/ (Human rights now)/ ingiustizia su/ ingiustizia giù / esplode la tv/
prendi la tua chitarra nera/ io prendo la mia chitarra bianca/ possiamo fare un buon rock/ Musica! /
It’s a way of life/ Possiamo giocare/ possiamo suonare/ possiamo pregare il Signore del Tempo/ che non ci mandi giù una pioggia sporca/ né un’altra guerra/ ho i nervi a pezzi
Musica!/ It’s a way of life/ Sai ballare tu?/ E allora batti il tempo/ e insegnami i passi
mi sento nervoso/e credo che crollerò/ se non uscirò a prendere una boccata d’aria/che diavolo succede?/
invidia su/ invidia giù/ e stanotte ho sognato Manitù/ che ballava con te una polka infernale/mi puoi consolare?/ (Love against all odd)/ e stanotte ho sognato Manitù
Mazzabubù, quante corna stanno quaggiù?/ La psicoanalisi adesso si inventa/ che il mio nichilismo mi distruggerebbe/ ma andiamo, e tutte le occasioni perse, allora?/ Su questa sedia c’è il frangar non flectar dello scienziato/ Anch’io un risultato raggiungerò/ con forza e determinazione, strapperò un qualcosa di realizzazione
Ma adesso prendi la tua chitarra nera/ io prendo la mia chitarra bianca/ e facciamo un buon rock / Musica!
It’s a way of life/ possiamo giocare/ possiamo suonare/ possiamo pregare il Dio di Misericordia/ che non ci mandi giù una pioggia sporca/ né un’altra guerra/ ho i nervi a pezzi
E in uno scolorire di pianti e rimorsi/ guardo queste trasformazioni/ in uno scolorire di pianti e deficienze/ trovo storie uguali e diverse/ che storia è?/ Musica! It’s a way of life

Bisogna fare qualcosa (Adriano Celentano)
Che ti dice la patria? (E. Hemingway)

SONO STANCO

Parlare, parlare, parlare, scambiarsi le opinioni, chiacchierare, dividersi la notte e le stelle. Ma adesso sono stanco e sto a letto tutto il giorno, leggo, disegno, guardo il soffitto e penso che là fuori sarei perso, in mezzo alle brutture del mondo.
Sono stanco…
E’ già un mese che sono a letto, non rispondo neanche al telefono, ho ascoltato cento cd e visto cento film, e i telegiornali, le rubriche, i varietà del sabato sera, i documentari sulla natura, le inchieste, i talk show, previsioni del tempo, almanacco del giorno dopo, Milano Italia, Costanzo, Blob, Domenica in, Marzullo, Lubrano, Funari, Ferrara, Fuori orario.
Sono stanco…
Sto sdraiato da un mese, vago per la casa, mangiando o bevendo qualcosa. Perché questa apatia? Non so cosa mi è successo, so soltanto che fuori avrei paura ad andare fra i bastardi, violenti, furfanti, borseggiatori, psicopatici, turlupinatori, evasori fiscali, marrani, borseggiatori, zoticoni, taglieggiatori, millantatori, tapini, narcotrafficanti, saccenti, profittatori, ignoranti, arroganti, mercenari e fetenti.
Parole, parole, parole, parole in libertà, dalla televisione, dalla radio, dai giornali, dal fax, vuoti a perdere, discorsi usa e getta.
Sono stanco…


Via, più veloce della luce! (Superman) In medio stat virtus (Orazio)
Omnia vincit amor (Virgilio)

I duri non ballano (Norman Mailer)


VIVA!

Quale viaggio? Quale memoria? Quanti scalini per la gloria? Quanti sogni di vittoria? (La strada dell’Inferno è lastricata di buone intenzioni) Quanta determinazione e quanta fortuna per arrivare alla consacrazione? Quanti libri vendere per diventare un classico? Che tipo di prestazioni sessuali per essere l’amante perfetto? (Per essere un latin lover dovrei rifarmi la dentatura e soprattutto la muscolatura) Quante premure avere per essere il marito ideale? Quanto bene volere a mamma e papà per essere il figlio perfetto? Quanto cielo sulla testa? Quanti giorni possono fare un’esistenza veramente vissuta? Quanto sale in zucca? Quante canzoni di protesta?
VIVA!
Quale viaggio? Quale storia? Quale popolo di uomini può scrivere parole che raccontano una vita?
Quanti sacrifici per arrivare a un risultato? Quanto Bayles e Tequila boom boom avere in casa per invitare gli amici e dare una festa? E quanto fumo? Quanti soldi in tasca per portare tutta la combriccola in discoteca? E quante prove di coerenza per mettere su famiglia, e poi crescere una figlia, sperando che vada dritta per la sua strada e non diventi una prostituta, una sbandata o una drogata? Quanta pazienza? (Santa pazienza)
Che palle avere per dire “io sono il migliore”? Quanti mesi? Quanti anni? Quanti santi in cielo?
VIVA!
Quale viaggio? Quale memoria? (Dovrei avere più semplicità per andare di fronte alla gente, libero da presunzioni e arroganze) Quante mani bisogna avere per fare tutto in una giornata? (Quanti impegni, troppi impegni) Quanti concorsi, prima di vincerne uno? Sarebbe più facile sbancare ad un quiz televisivo miliardario Quanto stupidi bisogna essere per andare in televisione? Quanti applausi finti, la televisione del dolore Quanti culi leccare per fare carriera nell’Università? Quanto sudore? Quanto rumore? Quanta impopolarità per essere contrari alla violenza, alla prevaricazione e al razzismo culturale? Quanto sole? Quanto mare?
VIVA!

E intanto Dustyn Hoofman non sbaglia un film (Luca Carboni)


INTERVALLI

Quando sono lucido, non c’è niente al mondo che mi possa fermare. Quando sono sveglio, quando sono veramente io, sento dentro tutta l’energia; e scrivo una grande poesia, negli intervalli della pazzia Per intervalla insaniae, scrivo un lungo madrigale e quattro o cinque nenie. A modo mio, voglio vivere questa vita, che sento scorrere nelle vene
Ci sono momenti difficili, di angoscia senza fine, ma quando nel tunnel, finalmente, intravedo uno squarcio di luce, all’orizzonte, allora mi sento come in un film di Wim Wenders. Voglio manifestare al mondo questo stato di benessere sopraggiunto; e scrivo una grande poesia, negli intervalli della pazzia. Per intervalla insaniae, scrivo un lungo madrigale e quattro o cinque nenie. A modo mio, voglio vivere questa vita, che sento scorrere nelle vene
Oggi, sono in stato di grazia e voglio comunicare alla gente che mi sento in forma . Voglio qualcosa di forte.
Per intervalla insaniae, scrivo un lungo madrigale e quattro o cinque nenie. My way, voglio vivere questa vita, che sento scorrere nelle vene, e non è ancora finita. My way, voglio vivere questa vita, che non è ancora finita


Soltanto una domanda (E. Hemingway)

Essere o avere? (Erich Fromm)

Est modus in rebus (Orazio)

Buon Natale e felice anno nuovo!
Squaraquaaack! (Paperino)
Balliamo sul mondo (Ligabue)

 

TU SAI, CI STANNO DEGLI IMPICCI

Tu capisci, c’è del marcio in questa città, le istituzioni in crisi,
c’è chi dice che non si uscirà da questa emorragia, da questa anoressia
tu capisci, c’è uno scollamento inspiegabile, c’è un equilibrio precario,
si riscrive la Costituzione, c’è un’uguaglianza formale
ed una disparità sostanziale, nel coro ci sono stonature
tu capisci, dolci labbra, bisogna riflettere e respirare piano
Tu sai, mette scompiglio l’amore, quando arriva in città,
l’amore quando bussa,
l’amore quando entra,
il suono che si espande
Tu capisci, dolci labbra, bisogna riflettere e respirare piano
Ci sono stati degli episodi, delle cose, c’è chi dice che la mentalità,
è difficile, non cambierà, e la mafia è come la gramigna
e la legge del più forte ci costringe a tacere
tu capisci, ho avuto dei presentimenti guardando il telegiornale,
e quando è tempo di elezioni, tutti ad offrire caffè corrotti,
a stringere mani, salutare cordiali, ma la sanità
c’è chi dice che nessuno la riordinerà
tu capisci, devo riassettare casa, mettere ordine nella mia vita, prima di dirti si
tu sai, può fare male l’amore quando arriva in città,
l’amore quando bussa,
l’amore quando entra,
il suono che si espande
Tu capisci, dolci labbra, bisogna chiedere un fisco più giusto
e fare la propria parte per questo mondo senz’arte,
prima di dirti si


La tigre è ancora viva (Sandokan)


Quot homines tot sententiae (Terenzio)
Guarda dove vai! (Vasco Rossi)


CHE COSA VUOI?

Che cosa vuoi? - tu che sei - pistola che spara- e buca la testa- del poeta maudit
Male d’amore?- negligenza di vivere - Tu chi sei? - che vai verso il niente e dal
niente ritorni - con la busta della spesa, - con passo da regina, - la mattina o la sera?
Che cosa vuoi? - tu che sei - il tormento e l’estasi dello scultore pazzo, - l’anidride
carbonica, l’acqua tonica che bevo nel bar delle 6 – La mattina o la sera?- Dove vai?
con passo da sgualdrina, - la sera o la mattina la mattina - Che cosa sei? - tu che
accendi la candela, - risparmiami la cantilena, - non spegnere il mio fuoco - e
accomodati nella mia alcova - Che cosa fai? - tu che sei la domanda e la spietata risposta
alla mia ignoranza, - fiore che danza, attrice protagonista di questo grottesco melò –
dimenticato dalla storia del cinema- Misericordia di celluloide? - tempo che ritorna su se
stesso - e che tu maledirai, quando scoprirai il trucco - Dove sei? - tu che sai - che è lunga
la strada per la salvezza e si ritorna spesso a mani vuote - dalla passeggiata nel mondo,
sei forse acqua fresca - o crema che rassoda? - Sei forse la cura - per questa zozza vita
che tutto prende e niente dà - e tutto prova e alla fine va in malora- Dove vai? - puoi spiegarmi,
dato che io non ho ancora capito, cosa c’è prima dell’assoluto? - E dove andremo insieme, -
o dove andrò da solo, quando sarò perduto?


“Dobbiamo migliore, Rico, dobbiamo migliorare!”- “Ma che vuoi dire, Sonny?”- “E che ne so!” (Sonny Crockett a Rico Tubbs – Miami Vice)

Benchè gli amanti si perdano, non così l’amore; e la morte non avrà più dominio (Dylan Thomas)


VENGO CON TE

Definire è limitare. E tu sei molto di più nel bene e nel male (Oscar Wilde)

Anima mia, /che prendi a piene mani da questa vita, / come fosse la tua, / io, specchiandomi nei tuoi occhi, / confondo il cielo col mare,/ quando, in quell’azzurro purissimo e immenso, / comincio a volare /
e vengo con te,/ tu vieni con me,/ speranza,/ pozzo di scienza,/ mi spalanchi le porte della conoscenza,/
bella tra i fiori, / anche tra i sanitari di un grande magazzino,/ Pozzi Ginori, / mi insegni l’amore/
nel momento in cui il tuo cuore,/ con la forza della tua passione,/ fa crollare monumenti costruiti sull’odio e sulla disperazione / di popoli affamati e diseredati, / che aspettano accordi più giusti e nuovi trattati/
Dai la speranza di un futuro diverso alla nazione/ Bella tra le rose, /che annaffi con amore,/
è tuo il tempo, questo tempo/ che si aggroviglia e poi si impiglia, e si confonde in un lampo/
Bella col lievito Bertolini,/ mentre impasti una torta delle tue migliori,/ e intanto balli sulle macerie dei passati risentimenti e frustrazioni, / bella, oggi ancor più di ieri,/ splendida nella tua nudità, / cominci a cantare,/
e, lieve lieve,non fai rumore,/ mentre sposti le opinioni della gente / e rendi il giorno più clemente, /
non fai inutile clamore, / mentre vari la manovra finanziaria /e dai una nuova linea politica alla nazione,/
Leggera, come questo batticuore,/ è tuo il tempo, questo tempo/ che vivi con ardore e con passione, /
fino alla fine del dolore,/ vengo con te, tu vieni con me,/ piccolo grande amore, / fino alla fine del dolore/

La storia siamo noi (Francesco De Gregori)


AHI!AHI!AHI!

Piuttosto che fare a meno di te, faccio un tuffo nel mare/ Faccio un bagno caldo e ristoratore / Cerco di re-settare il dolore, / per non pensare alla solitudine che mi hai voluto lasciare,/ per questo week-end, poi per l’altro ancora e poi per il resto della vita:/ Mafalda, perché sei partita?/ Se è così dura, senza di me, perché te se ne sei andata?/
Vivi meglio adesso, oppure anche per te è una lunga salita / alzarti la mattina e andare a lavorare /
e sempre le solite facce dover vedere,/ al solito posto, al solito orario, nella solita vita?/ E allora, perché te ne sei andata?/ Se anche per te è una grande fatica, Mafalda, perché sei partita?/ Se è così dura, senza di me, perché te ne sei andata?/ Ahi, ahi, ahi,… è un boccone amaro da mandare giù; / è peggio di un varietà con Pippo Baudo, anzi di più / Ma la partita è davvero finita?/ Oppure, palla al centro, è appena cominciata?/ Oh, questa vita a corrente alternata!/ Io sono caduto in uno stato di catalessi, insensibile agli stimoli della vita / Mafalda, perché sei partita?/ Vivi meglio adesso, oppure anche per te è una lunga salita?/ E allora, perché te ne sei andata?/ Io mi sento uno straccio, insensibile agli stimoli della vita, / agli inviti degli amici e alle partite di calcio, agli impegni di lavoro, ai cartoni animati, / alle canzoni di Vasco, alla nutella e ai gelati / Ahi, ahi, ahi,… è un boccone amaro da mandare giù, / è peggio di un varietà con Raffaella Carrà, anzi di più/ Ma la partita è davvero finita? / Oppure, palla al centro, è appena cominciata?/


Quisque faber est suae fortunae (Appio Claudio Cieco)

Ospedali, galere e puttane sono le università della vita. Io ho conseguito parecchie lauree. Potete chiamarmi dottore (Charles Bukowsky)

Sim sala bim! (Silvan)

Se le porte della percezione venissero purificate, all’uomo tutto apparirebbe come realmente è: infinito (William Blake)
Capisci, ora, perché non posso fare a meno di vivere?

La via dell’eccesso conduce al tempio della saggezza (William Blake)

BEETLEJUICE (SPIRITO PORCELLO)

Dove sei?/ Cosa fai?/ Torna, o guai,/ da me, dai/ e faremo i porcellini, sì/ i porcellini, notte e dì/
Dove sei?/ Cosa fai?/ Torna presto, sì/ presto, torna qui/ e concentrati su me/
che mi sento come un re/ King Beatle, perché,/ quando tu sei qui con me,/
mi scatta dentro un non so che,/ quando tu sei insieme a me/
mi scatta dentro un non so che/ E non c’è più rifugio,/
lo spirito del Grande Scarafaggio/
subitaneo si impossessa di me/
e mi fa desiderare solo te/
mi fa sbavare,/
fa sbavare/
e solo te/
deside
ra
r
e

I’m on fire, insieme a te/ You’re on fire, insieme a me/
Che magia che c’è/ fra me e te!/

Dove sei?/ Cosa fai?/ Torna, o guai,/ da me, dai/ Non c’è più rifugio,/ lo spirito del Grande Scarafaggio/
subitaneo si impossessa di me/ che mi calamito su di te/ e ti voglio, si ti voglio/
libero da qualsiasi orgoglio,/ e ti spoglio, si mi spoglio/
libero da qualsiasi o
r
g
o
g
l
i
o /
in un mondo che, grazie a te,/ sembra fatto apposta per me / King Beatl,e perché,/ quando tu sei qui con me,
mi prende un non so che,/ quando sei vicino a me/ mi prende dentro un non so che/
Non c’è più rifugio,/ è lo spirito del Grande Scarafaggio /
che veemente si impossessa di me /
che muoio per te /
mi fa smaniare,/
fa smaniare/
e solo te /
deside
ra
r
e

I’m on fire, insieme a te / you’re on fire, insieme a me /
Che magia che c’è/ fra me e te! /


L’unica maniera per liberarsi da una tentazione è concedervisi (Oscar Wilde)


No alla pena di morte (Nessuno tocchi Caino)
No allo scuoiamento del peluche (Nessuno tocchi Marzullo)

FRAMMENTO 60 (IN VIAGGIO)

Con la faccia sul muro, fra due simmetrici cantonali, penso al destino dei mentitori e al vino che scorre nei bicchieri; penso alla mia brava donna, che mi aspetta dietro ai fornelli, per prepararmi un caloroso bentornato; penso alle carte lasciate sul tavolo della mia ultima partita al circolo cittadino…
Esco fuori per annusare il vento e mi si spalanca davanti un tempo immenso, per cui sgomento. Le offese non si dimenticano, e parto. Il peccato non si cancella mai del tutto, anzi, in questo caso, il peccatore persevera nel medesimo misfatto. E da un posto lontanissimo, ai confini della storia, ti scrivo queste poche righe, che fanno la mia memoria; ti scrivo di strane popolazioni, di diverse abitudini e costumi, e guardo il mutare di tutte le forme, il susseguirsi delle stagioni, quel dialogo antichissimo fra gli alberi e il monsone; e non mi sforzo più di cercare cervellotiche spiegazioni, per ciò che è trasparente ed evidente adesso. Mi lascio trasportare…
Con le mani a rosario, fra due contrapposti frontespizi, penso alle mie emozioni, a ciò che muove le nazioni e spinge i popoli alle rivoluzioni, per conquistare quella libertà, tanto a lungo soffocata, che hanno imparato ad amare nei brevi intervalli delle dittature
E cammino a piedi nudi su questa terra sconosciuta, guardo questo tempo di giganti e di nani e penso al domani
Sugli sbagli fatti, si costruisce l’esperienza; un anelito primordiale verso la felicità ci provoca dolore e frustrazioni, ma bisogna imparare. Si impara a fare a meno di molte cose, quando finalmente ci si accorge che il tempo passa e che è tempo di convertirsi e ricostruirsi dentro E’ inebriante il profumo della primavera, in questo altopiano vicinissimo al cielo
Cosparso di incenso, fra le due acquasantiere del portale di Santa Lucia, penso al destino dei mentitori e al vino che scorre nei bicchieri; penso alla mia amatissima compagna, dispensatrice di mille sorrisi e regali, e sento il bisogno di vivere in maniera limpida, di andare a dormire come mi sveglio e svegliarmi come sono andato a dormire; penso al mio cuore, che, a volte, ha bisogno di allontanarsi per capire…


Essere immaturi significa essere perfetti (Oscar Wilde)

 

ROSA

Rosa
prendi la mano
ama
e lasciami fare
soffia leggera per fare volare l’uomo
che ti ama
rosa del cuore
rosa d’amore
chiama
la verità
belle le tue mani
bella la tua bocca
capelli al vento
e il tuo nome non si tocca
bella la tua spada
bella la tua penna
capelli al vento
e il tuo letto non si tocca


Rosa
il tuo modo

sorridi


sembri un miracolo ma sei vera
onesta e sincera
Rosa
il tuo tempo

chiama
la verità
Rosa
il tuo posto
uccidi il mostro che è in me

con la tua gentilezza
il tuo profumo
è una dolce ebbrezza
per l’uomo ubriaco
che
vacilla di notte
fra un’entrata e un’uscita
rosso il tuo cuore
rosa d’amore
Rosa
prendi la mano
aiuta

e soffia leggera
per fare volare l’uomo
che
ti ama

Odi et amo (Catullo)
Fortis animi est non perturbari in rebus asperis (Cicerone)
Le balle fanno girare il mondo (Fonzie)

QUANDO SI STAVA PEGGIO

Che scherzi gioca il vento, quando soffia forte; sembra il pianto di un bambino o il miagolio di un gatto disperato, che graffia contro la porta per entrare. Che scherzi gioca il vento, certe sere come questa. Il sole non può riscaldare questo inverno, tutte le parole non bastano ad allontanare le paure.
Questo inverno, non diminuiranno le mie sfortune e non so più dove andare, con questo freddo che mi gela il cuore, a quale porta bussare, per quale ideale morire.Ma non vale la pena nemmeno di morire, quando vedo certe scene di Albania, di diseredati, di lotte di potere, storie di casa mia;
i missili spia, il predicozzo domenicale di Don Bruno, l’euro e la follia, crolla l’economia, storie di casa mia, scene di lapidazioni e di Iraq, di fischi al discorso del Ministro degli Interni, scene di carestia, di concessioni edilizie ed abusivismo, di centrali nucleari e perduti amori, Ciak si gira, di uso foresteria e parlamenti padani, bassa politica ed alta la temperatura che segna il termometro sociale. Quale ideale? Tutto il mondo è paese, pecunia non olet: quando si tratta di arraffare, si trova sempre un accomodamento. Questo inverno non ci farà certo uscire dalla crisi in cui è piombato il Paese e tutto un sistema che, almeno una volta, si basava sulla logica della spartizione, sul do ut des, “avanti c’è posto per tutti”, nani e ballerine, nel grande baraccone della politica fatta di parole, di voto di scambio, di proporzionale. Ma oggi non si sa neanche su che cosa contare e a quale santo votarsi per ottenere una pensione di invalidità, dove correre e da dove tornare, per riprendere in mano la situazione. Sono tutti leali e trasparenti questi colonnelli, che parlano con numeri e percentuali, tutti belli fuori ma dentro corrotti; A RIDATECE ANDREOTTI! Guarda che desolante scenario, roba da paxi; A RIDATECE CRAXI! .

W l’Italia (Francesco De Gregori)


CANZONE D’OTTOBRE

Andando per viali di campagna, in un pomeriggio di ottobre, annusando l’aria dell’autunno, e i colori, le foglie, la tristezza, le luci che si accendono piano e l’imbrunire che mi ricorda Casarano, quella voglia di tornare a casa ed attaccarmi alla televisione: Le previsioni del tempo, Almanacco del giorno dopo e il telegiornale, per poi, finalmente, sognare, sognare, sognare: di imbarcarmi anch’io, con i tigrotti di Mompracen ,al grido di “Sandokan!”, o di partire con lo zio Zeb, alla conquista del West; poi, attraverso tutti i gironi infernali, uscire infine a riveder le stelle. E Luna passava, Luna mi guardava e sorrideva, ma non capiva…
E mentre gli anni passavano, Bo e Luke correvano sulle strade di Hazzard, Marx ed Engels scrivevano il loro Manifesto e gli operai non avevano ancora trovato un pretesto per scioperare e cantare; il Capitano Kirk chiedeva le coordinate al Signor Scott ed io le chiedevo a Gianni. E Luna passava, Luna mi guardava e mi sorrideva, ma non capiva… Ed io scrivevo e scrivevo, scrivevo e mi toccavo, freneticamente scrivevo e speravo che, prima o poi, il mondo si sarebbe accorto anche di me
E mentre gli anni passavano, Sonny Crockett e Rico Tubbs correvano sulle strade di Miami; fra una partita di calcetto e dieci vasche in piscina, io e Gianni cantavamo: “voglio una vita spericolata, voglio una vita come quella dei film, voglio una vita maleducata, voglio una vita come Steve McQuenn”; la chitarra suonava e Gianni stonava, Gianni cantava e la chitarra suonava. E Luna passava, Luna mi guardava e sorrideva, ma non capiva…

Al mondo ci sono i noi, ci sono i voi e ci sono Io, il Fonzie! (Arthur Fonzarelli)
Oderint dum metuant (Accio)


SCHIAVO

Per ciò che è indecenza non c’è un rimedio,/ ma io stasera ti appenderei con una corda all’albero più alto del mio frutteto/ e ti lascerei penzoloni, fino a mattino fatto/ Oltretutto,/ la tua abissale malinconia ha riempito di nocive esalazioni casa mia/ ed io, contaminato ormai, mi trascino nei giorni,/ come un disco che ripete sempre lo stesso motivo/ Mi guardo intorno e non trovo che un freddo deserto,/ fino a quando capisco/ che la causa di tutto questo dolore sei tu;/ e allora, come un ostacolo, ti vorrei superare./ Per ciò che è violenza non c’è un rimedio,/ solo il tedio del vivere in questa condizione perenne di inadeguatezza/ E allora, lascia la mia casa, ti dico, lascia la mia sedia,/ lascia tutto quello che non ti appartiene e vai a morire./ Infine,/ voglio riprendermi la mia serenità,/ aggiustare i giorni ché, così, non va a finire bene;/ l’assillo di essere e non essere, di dare e non ricevere, dovrà pure finire/ In questa quotidianità di imposizioni e prevaricazione,/ brucia lentamente ogni mia ispirazione/
Sono stanco di esserti schiavo nel dire, schiavo nel fare, nel pensare/
Schiavo di questo tuo parossismo senza fine,/ schiavo della tua eterna insoddisfazione /
Schiavo (Slave) /
Per ciò che è fanatismo non c’è un rimedio,/ le forze mi abbandonano ma resto sveglio,/ in questo svuotamento totale;/ gesti meccanici che ripeto per inerzia,/ spossatezza che sconfina nella depressione;/ voglio liberarmi da tutti i lacci e laccioli del conformismo./ Il dolore del mondo oggi porta il tuo nome / E allora sbrigati, ti chiedo, a lasciare questo posto,/ sbrigati ad andare a morire/
Sono stanco di esserti schiavo nel dire, schiavo nel fare, nel pensare /
Schiavo di questo tuo parossismo senza fine, /schiavo della tua eterna insoddisfazione /
Schiavo (Slave) /

I pivelli rompono i piani (Fonzie)

 

IL RITORNO DEL MOSTRO

Ecco, ricompare il mostro, / sulle mie strade di domani./Con la bava alla bocca e gli occhi di fuoco, riappare/ e, seminando terrore nelle notti, / distrugge tutte le cose future, / mi toglie il senso, mi toglie il respiro, / mi strappa via quelle poche certezze/ e i fiori, i regali, le storie di ieri,/ tutte le attenzioni e le cortesie, / mi toglie poesia e mi brucia la vita, / fa deragliare il mio treno su binari morti, / mi fa dire dalle carte che verranno momenti persi/ e saranno sparsi al vento tutti i miei motivi,/ le lettere, il vino e i miei cartoni/ E’ il Golem che mi assale /
Maledetto il giorno che l’ho incontrato, per la prima volta/ la volta che mi sono lasciato andare ai fumi dell’ira/ terribile il giorno che l’ho incontrato, per la prima volta/ quando tuoni e fulmini, dal cielo, mi sprofondavano in una paura/ e in una malinconia raggelante di fango e di niente./ E, su queste ruote di tristezza, mi insegue il mostro. /Con la bava alla bocca e gli occhi di fuoco, riappare, / quando ormai credevo di avere vinto il male./ Il mostro, che mi segue da sempre, mi sta alle spalle/ e aspetta il momento buono per attaccare/ e, quando capisce che ce la può fare, / si impossessa di me/ E’ il Golem che mi assale / E’ il Golem che divora la mia onestà,/ mi toglie l’allegria e la biancheria,/ divora le mie capacità, / e non c’è niente da fare,/ per non cadere vittima di questa malattia/ che vorrei scacciare/ ma non è facile, la vita è fumo e il fumo vola via, / come la vita mia, / e il mostro sghignazza sulla mia follia/


La noia uccide
Tutto il resto è noia (Franco Califano)

SONO MORTO

Non scrivetemi più mail né articoli contro, ché sono morto. Non inviatemi più fax, non cliccate sul mio sito, ché sono bello e andato. Mi sono stancato di questa processione di buoni sentimenti, dei nuovi santi, mi sono stancato di questa tragifarsa in cui non si piange né si ride ed ogni ruolo è sconvolto, perché sono morto
Non consegnatemi nessun premio, togliete il mio nome dalla rubrica telefonica, non includetemi fra le icone del rock, ché ho avuto uno shock. Fra i cento personaggi che hanno lasciato un segno nel Novecento, io non ci sarò e ne sono contento, perché tutto, da quando mondo è mondo, qui va storto ed io sono morto
Potete chiudere la waiting list, io non partirò. Fra i dispersi del disastro del Concorde, che si schianterà sulle montagne di Malacorde, il mio corpo non si troverà. Non intitolatemi strade, per carità, non voglio applausi né denigrazioni, non osannatemi, non sputatemi addosso, tolgo il disturbo, se posso Non voglio sentire i soliti piagnistei, dopo la mia uscita di scena; in questa altalena di si e di no, io non ci sarò, perché prima ne andrò
Ma non speculate sulla mia morte, riempiendo pagine di giornali, perché, sennò, dalla tomba vi maledirò
Non chiedetemi autobiografie, ché si sono scombussolate tutte le geografie, politiche, economiche, militari, di questo sistema storto ed io sono morto
Ho finito di scrivere spazzatura finto poetica, esponendomi al ludibrio di amici stretti e parenti.
Non confessatemi più i vostri segreti, non prendete esempio dalla mia vita, per favore, non sentitevi più eccitati quando grido, contro gli ipocriti benpensanti, il mio delirio, sublimando la passione carnale e il trivio
Non sentitevi più autorizzati a chiamarmi per nome e a telefonarmi a tutte le ore; mi sono rotto le scatole, adesso,
non mi stringete più la mano, ché sono lontano Non chiedetemi di ritornare, perché non lo farò e all’inferno me ne andrò. Fra i cento personaggi che hanno lasciato un segno nel Novecento, io non ci sarò e ne sono contento, perché tutto, da quando mondo è mondo, qui va storto ed io sono morto

SIMPATICI ED ANTIPATICI

La mia ragazza mi ripete che sono uno stronzo, mia sorella dice che sono uno stronzo, mio padre dice che sono più stronzo ancora, mia madre me lo ripete da una vita intera. Comincio a credere che avranno ragione e che, forse, sono proprio stronzo; non si spiegherebbe sennò questo unanime dissenso. Popolare, certo, non sono stato mai, né alle 8 né alle 10 né alle 4 né alle 6. Popolare, certo, non sono stato mai, ma, a mia memoria, non ho mai avuto un indice di gradimento così basso. Cosa ho fatto, cosa ho fatto di così brutto, che cosa ho combinato di così cretino, da inimicarmi il mondo intero?
Fra simpatici ed antipatici, io dove mi piazzo? Dipende la mattina da come mi alzo, se metto a terra prima il piede destro o il sinistro, dipende la mattina da come mi alzo
Il fatto è che ultimamente il mondo mi sta un po’ sul cazzo. Cosa ho fatto, cosa ho fatto di così brutto, per averli tutti contro? La buoncostume, il fisco ed anche il mio vicino, la banca, l’assicurazione e perfino il mio cane mi guardano male; mi guarda storto il mondo tutto quanto
Forse, dovrei correre ai ripari, finchè sono ancora in tempo e prima che sia tardi, ritirarmi a vita più sicura, e prima che sia tardi, ritirarmi a vita più serena La buoncostume, il fisco ed anche il mio barbiere, la banca, l’assicurazione e perfino il salumiere mi guardano male
Fra simpatici ed antipatici, io dove mi piazzo? Dipende la mattina da come mi alzo, se metto a terra prima il piede destro o il sinistro, dipende la mattina da come mi alzo

Ricavo – spesa = guadagno


BEI TEMPI

Io non so dove nasce e perché, dentro di me, quella voglia di ritornare; tornare indietro ai tempi in cui era tutto più semplice di adesso, tutto molto più chiaro, me la facevo ancora nei pantaloni, andavo pazzo per la Pimpa e Willy il Coyote e dividevo il mondo in cattivi e buoni
Soprattutto, certi pomeriggi di torpore autunnale o certi giorni, passando in macchina all’uscita delle scuole, davanti al Liceo Dante Alighieri, mi viene dolce ritornare a ieri; non per ripiegarmi su me stesso, né per una forma di sadomasochismo, non per un vuoto esercizio retorico, o artificio letterario fine a se stesso, né per sfuggire alla contingenza delle cose, rifugiandomi nel mito della mia età dell’oro; non per vigliaccheria o per la paura che ogni cambiamento porta con sé; non per cercare a tutti i costi il male anche dove c’è bene, o, forse, per tutte queste cose insieme
Io non so dove nasce e piano muore quel sentimento di leggerezza, mista a commozione, che mi prende quando, affacciandomi al balcone, vedo ragazzi fischiettanti con ragazze adoranti passare
Io, incertezza nello stomaco e foglietti nelle tasche, uno che non si ferma alle apparenze, ma va a fondo nelle cose, sono qui a bere vino, con il mio bicchiere in mano. E non so cos’è, ma c’è qualcosa dentro me, che mi fa tornare su strade battute centinaia di volte dalla nostalgia delle mie scarpe; il vino mi fa ricordare e la chitarra cantare che forse sarà bello vivere , con un bagaglio così grande di esperienze: momenti belli di ieri, tesori e cuori, amori di donne: è una zona incontaminata la verde valle che mi aspetta quando ho voglia di ritornare
a correre su quel grande prato dell’adolescenza, dove riprendermi tutti i motivi che mi hanno fatto crescere e poi capire. Però tutto deve, prima o poi, finire. Solo il Signore che ci dà fiato non finirà mai, sono certo, e non si pentirà di avermi creato, ma, anzi, ancora una volta o mille altre, lo stesso errore ripeterà; perché anche l’Infallibile ama ogni tanto trastullarsi con queste cose degli uomini, come fare uno sbaglio, giocare a carte, bere un bicchiere, correre i 100 metri o giocare una schedina; e, per il suo divertimento, ci ha dato: dichiarazioni dei redditi, macchine nuove e moto veloci, una storia che finisce e un’altra che comincia, canzoni, Jhonny Walker e poesie di Apollinaire, Paperini, pizze margherite ed altre fesserie; per il divertimento suo e per la vita mia.
Bei tempi, momenti belli di ieri… Il vino mi fa ubriacare e la chitarra stonare, ma voglio continuare a sognare
Io non so dove nasce e perché, dentro di me, quella voglia di ritornare; tornare indietro ai tempi in cui era tutto più semplice di adesso, tutto molto più chiaro, me la facevo ancora nei pantaloni, andavo pazzo per Braccio Di Ferro e Gatto Silvestro e dividevo il mondo in cattivi e buoni.

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