apr/lug
2007

Matteo Chiarello
da "Poesie del silenzio"






Puoi mettermi qualsiasi bavaglio
Non sono le parole, strumenti adatti
Per ciò che mi compete.

Potresti darmi un nome, ma per nessuno di questi
Mi volterò indietro
Non mi cercare se cerchi un lenire qualsiasi
Non nominare più i dialoghi
Le mie orecchie reggono a stento monologhi
Non voglio musica di sottofondo né scenografie
Per le mie poesie bastano il tuo respiro e il battito del cuore
Non c’è bisogno di cercare il senso della vita
Poiché non possiamo comprenderne lo scopo
E non perdere il tuo tempo per pregare
Dato che se un dopo ci sarà
Si vedrà tra poco.

§

quanto sei strana, giornata iniziata a pomeriggio
che smascheri i ritmi fasulli del mondo
di questo grande meccanismo , che l’uomo
ha giustiziato per tempo.

Non ho voglia di mangiare
Eppure fame lancina allo stomaco
Il mio viatico
È fatto di caramelle

Non voglio più aspettare
Devo guardarmi allo specchio
Vedere le rughe che avanzano
Come l’aratro che è il tempo
Che indurisce.

Si piega
la mia pelle sensibile
le mie guance scavate
si perdono
I miei occhi spenti
Scompaiono dietro pupille di un solo colore
Assente.

Non ho voglia di parlare
Non tanta
Non a vanvera

Preferisco un caffè
Fumare al sole
Senza passeggiare né scendere
in giardino, dal mio balcone
Seduto ti aspetto
Ispirazione candida
Velata di un peccato
Che più peccato non è.

§

Sorenkar


I pensieri si strozzano in gola
e mentre li di strozzi si mutano
e non puoi farci niente, evacuano
la loro voglia di parola.

il giglio che cresce lontano dagli occhi
fuori dal rumore dell'uomo, e che capisce al volo
quand'è il momento di fiorire, senza pensare
a serbarsi per occhi camminatori
che possano cantarne la bellezza
senza gridare la sua gioia
divenendo la cosa più bella
lontano
nel silenzio
e nel silenzio si consuma
quando il dolore lo piega
e il colore sbiadisce
quando si mesce nel cielo la luce
al tramonto
in quel momento di atroce sentire
si trova a lenire il dolore
nel silenzio.


 

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