Marco Gallorini
Ciabatte

Si videro da uno spiraglio tra le coperte. Lui, ciabatta sinistra numero 45, blu, elegante e riservata, abituata a percorsi casalinghi, spiagge semideserte, letture d’impegnate copertine e poco altro. Stava alla destra del letto, tra un cd dei Marlene Kuntz rigato e una scatola di preservativi intatta, preoccupantemente intatta.
Lei, pantofolina destra, pelo bianco su stoffa grigio perla, numero 37, intrigante e sinuosa, una vita di depilazioni viste dal basso, film melensi ma di buona, davvero buona qualità, quadri dipinti da mani lontane ed inarrivabili e tacchi solo sognati e mai avuti. Si trovava alla sinistra del letto, tra creme rassodanti, riviste di moda, e un film di Trouffaut in dvd, Les quatre cent coups, I 400 colpi. Primo volo di uccelli nella storia del cinema, prima recitazione spontanea, gran film.

Le mie ciabatte quando stavo con Giulia erano a casa sua, tra il letto ed il comodino.
Le mie ciabatte silenziose. Come me con Giulia, calzature male assortite.
- Giulia non fa per te.. Giulia ti farà solo del male.. e sarai tu a lasciartelo fare, del male da Giulia, coglione - avrebbero detto, avessero potuto, le mie silenziose ciabatte.
(Nel silenzio le mie ciabatte mi videro sottoposto ad un ciclo completo di Hemingway, unica soluzione all’imminente quanto devastante depressione, cappa di smog che aleggiava sopra la testa, tra le azioni della quotidianità).

Loro in fondo si trovavano bene a casa di Giulia.
Una sera mani grandi e magre, mani familiari, mani venate dal troppo fumo, presero la ciabatta e l’appoggiarono sul davanzale, al lato del letto. Quella stessa sera mani lunghe ed affusolate, mani conosciute, mani di donna, presero la pantofolina e l’adagiarono giusto giusto accanto alla ciabatta, su quello stesso davanzale. Così vicini da potersi quasi sfiorare, così vicini come non erano, e mai più sarebbero stati.

Quando ci si affeziona, e solamente ci si affeziona, tutto diventa complicato. Mai affezionarsi, credendo l’amore.
Le mie ciabatte Giulia le odiava. Quando facevo la doccia e andavo in camera sua e lasciavo tracce di bagnato dappertutto, Giulia le odiava. Quando uscivo a buttare la spazzatura e fuori pioveva e rientrando lasciavo impronte grigiastre, Giulia le odiava. Quando andando in strada per comprare il giornale pestai una merda, Giulia mi lasciò.
Merda, tra me e me, ma più per le ciabatte che per Giulia, che a parte le pantofoline non è che fosse poi quel granché, Giulia. Col senno di poi.
Perché lasciare le ciabatte nella sua camera da letto significò consacrarla alla mia intimità, più del dormire nudi e abbracciati tutta la notte, più del penetrarla lentamente, più, molto di più del rivelarle quel lato marcio che non meritava di conoscere. Maledetta Giulia. Col senno di poi, sempre col senno di poi.
Vedeva solo due lunghi scuri pezzi di plastica Giulia, messi lì a disturbare l’armonia di stoffe appese alle pareti, coperte a quadrettoni colorati, pantofoline bianche e pelose dall’altra parte del letto, lontane, troppo lontane dalle mie ciabatte.
Come erbacce in un giardino ben curato le mie ciabatte stavano lì, segno d’amore e di fiducia, d’amore e di condivisione. (A marcare il territorio, una seria ipoteca sul nostro futuro, pensava, ora lo so, Giulia).

La gente moriva sotto le bombe? Io avevo Giulia e avevo le mie ciabatte. E i problemi degli altri sono problemi degli altri, quando pensi d’amare qualcuno e hai un paio di buone ciabatte. E se le stagioni, con il loro lento incedere, non ti hanno ancora formato, ragioni così, c’è poco da fare.
De fonseca blù poi, ciabatta multinazionale. Nessuno fa caso a questi dettagli. Poche, pochissime persone fanno caso a questi dettagli. Sarà che la coerenza costa fatica e sacrifici, e allora fingiamo di non vedere le incongruenze altrui per accettare e in qualche modo giustificare anche le nostre. Che un osservatore attento poteva dirmi: “Ah, la benzina alla Shell no, ma le De fonseca si! Incoerente! Ipocrita!”

Quella sera, avessero potuto parlare, la ciabatta e la pantofolina, si sarebbero detti cose banali.
Avrebbero discusso di segni zodiacali, la ciabatta avrebbe finto di credere all’inevitabile irruenza di un ariete ascendente toro, la pantofolina, da parte sua, avrebbe annuito sulla grandezza di autori russi mai letti, ma sentiti, davvero, sentiti un sacco di volte.
Tuttavia, ciò che conta, è come se le sarebbero dette queste banalità. Quella sera.
Ci sono silenzi e silenzi, ci sono sentimenti che nessuna parola può spiegare, ma ci sono anche momenti in cui qualcosa, per Dio, dalla bocca deve pur uscire.
Scherzo del destino non avesse voluto che una ciabatta, anche sforzandosi, non può dire parole. Non può, anche volendo, non può. Una ciabatta.

Ho provato pure a cambiare. Ho provato con le infradito quando stavo con Giulia, non era la stessa cosa. Le infradito non sono la stessa cosa. Le infradito sono fredde, impersonali, le infradito ci vai al mare, in piscina, se sono di pelle ci puoi passeggiare d’estate, se sei il tipo da infradito di pelle. Io personalmente mi ci sentivo poco tipo da infradito di pelle.
Ora Giulia mi ha lasciato, e mi mancano le sue pantofoline, mi mancano, c’è poco da fare.
Ma non posso rincorrere tutta la vita un paio di pantofoline uguali a quelle di Giulia, devo mettermi in testa che così non si va avanti. Non si può.
Numero 37, pelo bianco su stoffa grigio perla, vi odio! Vi odio.
Che paragonate a voi un 38 e mezzo celestino, mettiamo grazioso e pieno d’interessi, un 38 e mezzo da conoscere, in altre occasioni, paragonato a voi quel 38 e mezzo ai miei occhi è come un paio di stivali di plastica nera da pescatore.
Sarà che, nononstante tutto, guardo i miei piedi alla sera, stanco e vulnerabile, e quel 45 blu de fonseca mi riporta sempre con la mente a voi, pantofoline lontane, pantofoline perse per sempre.
Allora domani mi alzo, prendo le mie ciabatte, con un nodo alla gola e le lacrime agli occhi scendo le scale di casa, veloce e scalzo, con le ciabatte in mano, apro il primo cassonetto e la faccio finita.
Maledette ciabatte, maledetto sentimentalismo, maledettissimo innamorarsi del primo paio di pantofoline incrociate sulla propria strada.
Da domani stivali di pelle.
Anche sotto la doccia.

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