Protesi
Luciano Pagano

“Perché disse:<<Ho visto Dio faccia a faccia,
e la mia vita è stata risparmiata”.
(Genesi 32,31)

 

1.

Alle ore 12.15 del 2 dicembre 2006 lo scrittore Efisio Girbi, ordinario in Scienze dell'Economia Culturale presso l'università di R., nato ad Asti il 13 novembre del 1972, estraeva da una tasca interna del suo giaccone Belstaff Color Blu Notte un cellulare Motorola RAZR V3 di colore Verde Rana Brillante, e componeva con ansia un numero che conosceva a memoria perché lo aveva letto la sera precedente, per più di una volta, su asciugamani, salviette monouso, saponette, tappetini, flaconi, lenzuola, copriletto e federe del letto singolo nella stanza dove aveva dormito.
Il numero ti telefono dell'albergo era semplice, 0530.530.530, quello della stanza ancora più semplice, 28.

Qui di seguito potrete leggere il contenuto della telefonata avvenuta tra Efisio Girbi e Mario, giovane receptionist dell'albergo a cinque ***** dove Efisio aveva trascorso la notte di ieri, giunta a conclusione di una giornata intensa che lo aveva visto leggere un suo intervento al convegno sulle nuove strategie culturali che si potevano produrre nei paesi poveri di quella zona d'Africa non ancora raggiunta dal fenomeno che cade sotto il nome di Cultura Mondiale Globalizzata, il quale si accompagna al fenomeno più vasto denominato anzitempo come Globalizzazione Mondiale.

Efisio Girbi, telefonino nella mano destra, pollice che preme i tasti, agitazione nella voce, non nei gesti.

Efisio Girbi: “Scusi...parlo con la segreteria dell'albergo...sono il dottor Efisio Girbi...vi chiamo perché avrei...
Mario F. “...l'abbiamo trovata”.

Scariche di dopamine multicolori esplodono nel sangue di Efisio, irrorano il corpo-le vertebre-i capillari raggiungono gli arti inferiori e le gote sciogliendosi in particole minuscole fino alle piante dei piedi, pezzettini di carne come trippa nel sugo fluttuano in arie mentiginose, non ti sbagliavi, tutta la persona di Efisio si incolla per un attimo all'asfalto, realtà...eccoti...lo scrittore si tranquillizza d'improvviso.

Quella precedente era stata una giornata difficile, pochi i particolari di essa che meritavano di essere messi in evidenza. Il viaggio nell'Eurostar scomodo, il pranzo così così, le porzioni erano state servite in razioni minime che rasentavano le soglie dell'assaggino, il vino era l'unico elemento del pasto che aveva fornito ad Efisio il giusto apporto di glucosio, le bottiglie entravano vuote nel retro della cucina affollatissima e ritornavano piene, con il tappo di sughero che colava una goccia sul parquet scuro, i camerieri del ristorante dove era ospite insieme agli altri convenuti erano pronti a sostituire una bottiglia dopo l'altra, appena si accorgevano che il vino non c'era più.

Efisio per un attimo immaginò che nella cucina fosse nascosto un taumaturgo o qualche appartenente ad una delle sottocategorie di maghi o pranoterapeuti, un novello divo capace di trasformare l'acqua in vino, aveva letto qualcosa di simile su un numero di PiùDonna abbandonato sul sedile del treno da una signora sulla cinquantina, durante il viaggio di andata, a quanto pare esisteva un frate laico che aveva fondato una comunità tutta sua; il santo novello dispensava miracoli ogni sabato pomeriggio, di fronte ai suoi neo-catecumeni, magari il frate laico era stato invitato allo stesso convegno per esporre la sua esperienza di guaritore, oppure per descrivere i dolori che provava con l'approssimarsi della Passione nel calendario gregoriano.

§

Efisio non covava troppe aspettative nei confronti del convegno al quale era stato invitato, c'era qualcosa in lui che non si fidava, forse il semplice fatto di essere stato convocato tra i partecipanti, come sosteveva G. Marx, mi rifiuto di far parte di un'associazione che mi ammetta tra i suoi membri. I paesi sottosviluppati dell'Africa potevano essere aiutati – questa opinione non era sua soltanto, ma condivisa da molti dei suoi colleghi – con l'azzeramento del loro debito, accompagnato ad un piano economico che prevedeva il rilancio del settore turistico nell'intero continente. “Sogni del cazzo, se non supportati da studi di settore”, Efisio Girbi e i suoi colleghi non consideravano che in Africa gli uomini e i bambini vengono ancora utilizzati come schiavi nelle miniere dove vengono estratti i materiali che l'uomo d'occidente (proprio lui, proprio lui) utilizza per costruire le batterie al litio che vengono ricaricate senza sosta e che fanno funzionare i cellulari, gli ipod, le macchine fotografiche digitali, un suo collega – ancora stordito dal Nero D'Avola - aveva perfino utilizzato un'espressione per raccogliere i futuri cittadini dell'unione euroamericana sotto la label di iMan.

L'Italia è uno dei paesi al mondo con la più alta concentrazione di apparecchi di telefonia mobile pro-capite. Il cellulare con cui Efisio Girbi aveva telefonato all'albergo gli era costato, usato e garantito, 150€ con scheda Tim da 5€.

L'hanno trovata”, si ripetè tra i denti. Telefonino chiuso a guscio scivola nella tasca, clac. “Sarò lì tra venti minuti, grazie, grazie, grazie”.

§

Prima di questa telefonata Efisio fu sopraffatto dall'enumerazione mentale delle azioni che avrebbe dovuto seguire per averne una in sostituzione, addirittura pensò all'edificio di scuse che avrebbe dovuto inventarsi per farne costruire una nuova. Troppo, sarebbe stato impossibile per lui procurarsene una nuova e funzionante entro il fine settimana – “ma nemmeno entro lunedì mattina se questo può esserle di conforto” la dottoressa gli avrebbe risposto così, liquidandolo in una telefonata che lo avrebbe visto all'altro capo della trasmissione, viola in viso, agitatissimo.
Le persone che avrebbe dovuto coinvolgere per fabbricarne una nuova erano troppe e abitavano a migliaia di chilometri di distanza l'una dall'altra. Bastava che soltanto una di loro avesse deciso di trascorrere un week-end fuori casa insieme alla famiglia e per lui non c'era scampo, avrebbe atteso almeno una settimana prima di vedere esaudita ogni sua richiesta.
Didascalia del quadro presente: Magie della telefonia mobile, in un giorno di fine autunno e inizio inverno, nuovo secolo, oggi. Era stata sufficiente una telefonata. Efisio accettava quel compromesso, in altri tempi non si sarebbe rassegnato all'idea di dover vivere a quel modo, pensando sempre di dover controllare ogni tasca, ogni cassetto, prima di lasciare un luogo e fare ritorno a casa.

§

“Ecco l'albergo” pensò. Strinse la maniglia dorata della grande porta di vetro, gli venne in mente il ricordo della prima visita medica, quella di tre anni fa. La sua ragazza di allora, Michela, lo accompagnò da un amico “è uno specialista, non preoccuparti”, “ma io mi vergogno...non credo di farcela...”, lei si voltò emettendo un sibilo, gli strinse un avambraccio serrando la presa nel suo gesto caratteristico, una morsa rapidissima e altrettanto dolorosa, una cosa che spaccò in due il cuore di Efisio, procurandogli fastidio, Michela disse “ssschh...è per il nostro bene”.

Esistono alcune donne che vengono attraversate da pensieri di eternità e immutevolezza dell'Essere, se il destino vi mette al loro fianco il vostro amore è Eterno, le modificazioni che il vostro corpo sarà destinato a subire nel corso della durata di questo amore sono Eterne, diventerete composti chimici fatti di elementi che nella tavola periodica sono classificati come Eternidi. Grazie a queste donne - Michela era una di loro - oppure per colpa loro, avete l'impressione di una vita decente che potrebbe protrarsi nel tempo, almeno così sembra, finché un giorno non vi lasciano perché hanno scoperto che c'è un'altra tela da imbrattare, ovvero un uomo che non andava bene così com'era e che poteva essere aggiustato.

“Il compagno di Andrea aveva il tuo stesso problema, ma sì hai capito, Andrea, quello che abbiamo incontrato domenica scorsa alla Coin, anche lui, sì insomma, lì ho portati qui tutti e due l'anno scorso, lui e il suo compagno”, è incredibile, quello che faceva adesso con te, lo aveva fatto anche con i suoi amici, ed è probabile che lo avesse fatto con tutti gli uomini che avevano la fortuna (?) di diventare suoi intimi per più di due mesi, per l'esattezza tu e Michela siete stati insieme otto mesi prima che lei conoscesse Walter.
Povero Walter, chissà se ha portato lì anche a te”, fu il pensiero che Efisio ebbe di riflesso.

2.

Adesso che tutto è passato ci pensi sorridendo e apri la maniglia d'ingresso dell'albergo, ora che sei tornato al tuo tempo parcellizzato e minuscolo, fatto di attimi discreti che si susseguono tentoni, incespicando, cercando di restituire al mondo un'immagine di te come studioso d'economia e scrittore, indagatore delle nuove forme di sussistenza che la cultura può offrire ai morti di fame.
Visti da lontano questi ultimi mesi somigliano a frammenti di ghiaia caduti per terra dalla corsa di un camion che trasporta brecciolino, troppo veloci, davvero troppo veloci, e tu sei dietro su un auto che va lenta, con la marcia sbagliata, arranchi.

Ecco a lei”. Il receptionist ti consegna la piccola scatola da viaggio che utilizzi per trasportarla, in pelle morbida, sweet-years-for-you-yeah-babe. “Meno male, sa, non ci speravo proprio, a volte sono così sbadato”, i tuoi occhi non sanno dove devono guardare “non si preoccupi, può capitare a chiunque, e così che si dice, no?”. Già, si dice proprio così, vorrei vedere te al mio posto, tu che li guardi tutti e tutte, entrare ed uscire dalla tua vita giusto per il tempo in cui passi allo scanner la carta d'identità e consegni le chiavi di una stanza, sveglia in camera? Va bene. Faccio ritorno in stazione. Il treno parte tra venti minuti, faccio in tempo ad arrivare, prendere posto, carrozza 9, posto 77. Guardo in fondo al corridoio in entrambe le direzioni. Estraggo la scatolina dalla tasca. La apro. C'è ancora, c'è tutta. Posso dormire.

§

Una volta a casa è bene che tu faccia una doccia. Anzi no, opti per un bagno rilassante nella vasca ricolma di acqua caldissima, getti una pasticca effervescente, dammi un po' di vino con l'idrolitina, vai in bagno prima ancora di fare il solito giro nelle stanze per controllare che tutto sia a posto, che nessuno sia entrato in tua assenza scassinando l'appartamento per rubare il tuo portatile di scorta, nessuno ha rubato alcunché. Appoggi il trolley sul pavimento, nella stanza all'ingresso, estrai l'astuccio di gomma, vai in camera da letto, ti spogli, vedi il tuo corpo allo specchio, un metro e novanta, ottantuno chili. Scegli una vestaglia da dentro l'armadio, la indossi, vai in sala, estrai un dvd qualunque dalla tua aggiornatissima collezione di capolavori, ti metti sul divano, accendi il televisore, sfiori il pulsante del telecomando, lo sportello del lettore scivola all'esterno, inserisci un film, uno nuovo, ti è arrivato la settimana scorsa da Milano, sciogli la cintura della vestaglia, sei nudo, apri l'astuccio ed estrai la pompetta, infili la cannula nel foro alla base, un lavoro perfetto, devi ammetterlo, è l'unica cosa che ti viene in mente quando osservi la sua radice e cominci a pompare. Sullo schermo c'è un uomo che sta penetrando una donna da dietro. Quando eri ragazzo, alle scuole medie, un tuo compagno si vantava di essere mancino, “me le faccio con la sinistra”, lo chiamavate Tufarello. Da due anni in qua utilizzi la mano destra per azionare la pompetta che ti permette di avere un'erezione soddisfacente.
Non riesci più a ricordare se è stata Michela che ti ha fatto capire di essere impotente oppure se lo sei diventato a forza di stare insieme a lei, “il complesso di castrazione è un'invenzione femminile”, dove lo avevi letto? Non riesci più a ricordare come fossero i tuoi rapporti sessuali con le altre donne che sono state con te, eppure tu e lei non siete stati insieme per molto tempo, è impossibile che Michela sia riuscita ad annullare tutto ciò che ti è avvenuto in precedenza, come se avesse aperto il prompt della tua anima e ci avesse scritto sopra “c:\delete *.*”, l'equivalente di un cancella tutto.

3.

Hai visto, non da fastidio, va beh, forse all'inizio ti devi abituare un poco all'idea, basta essere aperti di mente”. Il cosiddetto fastidio era tutto nella mia testa, davvero. All'inizio l'idea di farmi aprire il tronco in due mi dava alla testa, il chirurgo amico di Michela mi avrebbe sistemato due serbatoi proprio al suo interno, in seguito li avrei riempiti di un liquido speciale grazie ad una pompetta, ogni volta che dovevo procurarmi un'erezione, nelle stasi del desiderio. Nei miei corpi cavernosi sarebbero stati inseriti due microcilindri che si sarebbero riempiti di questo liquido. Il modello che avevo scelto io era il più costoso di tutti, poteva essere azionato dall'esterno senza troppe modifiche, lo avevo acquistato in Giappone, un modello digitale, il suo cuore montava lo stesso kernel di Linux, poteva essere regolato, emetteva un sibilo elettronico quando le dimensioni raggiungevano una soglia critica e, soprattutto, non entrava in conflitto con il mio Motorola, il che voleva dire che potevo continuare a metterlo nella tasca senza problemi. “Devi fare sempre di testa tua, secondo me sei matto”. Al modello base avevo fatto aggiungere una piccola pompa, per aumentare le dimensioni oltre ogni regolazione digitale.
Ma a te non importava nulla, non potevi affidare il tuo piacere ad un aggeggio meccanico nel quale fosse assente l'impronta divina dell'elettronica digitale, il dito che accendeva il display del tuo apparecchio e il dito di Dio che sfiora l'indice di Adamo sono fatti della stessa materia. Michela ti aveva convinto che dovevi vincere l'impotenza utilizzando un impianto perché il Viagra, secondo lei, ti avrebbe spezzato il cuore, nel vero senso della parola. Il medico ti aveva sconsigliato di assumere pasticche e, nei prossimi mesi, di praticare attività sportive. Michela ti aveva presentato al suo amico medico. Tutto ciò che ti accadeva era stato deciso da Michela, non c'era nulla che non quadrasse, nei suoi piani. Eri in cerca di riscatto e rivincita, potevi avere o no il diritto di scegliere l'impianto per conto tuo? Così è stato.

§

Sei te. Sei il tuo telefono cellulare. Sei la tua integrazione. Sei il tuo sistema filosofico. Sei l'economia mondiale che si estroflette in direzioni inimmaginabili. Sei la tua giacca. Sei l'attesa. Sei ogni singolo comma di ogni singolo decreto legge di ogni singola legge finanziaria che viene emanata da ogni governo. Sei il tasto invio di una tastiera ineffabile. Come tutti, sei programmato per terminarti. Sei la protesi che ti permette di avere un rapporto sessuale decente. Sei il CEO del tuo cervello che si licenzia da te senza pretendere nulla. Sei strano, oggi.

Sei strano oggi, hai voglia di prendere una boccata d'aria. Sei uscito dal vagone della metropolitana senza guardare nemmeno il nome della fermata. Chi era quel cretino che leggeva e rideva vicino a te, come si intitolava l'opuscolo che stringeva tra le mani, Protesi? Sei paranoico, leggi dovunque i segni della tua insoddisfazione. Sei su una panchina del parco. Sei solo. Sei seduto. Abbandoni l'astuccio sulla panchina, ti alzi dopo dieci minuti passati a pensare, seduto, ha deciso di bere un caffè. Ti alzi. E' come se in questo momento tu stessi lasciando Michela, che ti ha lasciato da qualche mese e adesso è seduta con Walter nella sala di attesa di un andrologo, “Ma non ti ha mai sfiorato l'idea che forse i tuoi desideri sono eccessivi?”, “Ssschh...è per il nostro bene...”
Nemmeno tu sei riuscito a trovare le prove della sua ninfomania. Sei lì. L'hai lasciata sulla panchina. Abbandonata. “Un espresso normale”. Questo è un addio, baby.

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