Francesca Roccasalda
La promessa

- Prologo -

Distruzione, ecco, o per meglio dire, disintegrazione del mio Io, un Io molto forte e fastidioso, anche se, fino a pochissimo tempo fa, credevo fosse debole e privo di carattere…
Cercare di mettere a posto tutti i tasselli della mia mente, ordinarli secondo un ‘archivio ben preciso e organizzato, ebbene si’, questa era sempre stata una delle mie ambizioni più persistenti e pericolose…
A cosa mi serviva, poi, catalogare le persone e le sensazioni loro associate?. Sicuramente mi faceva comodo, e mi dava quella tanto agognata tranquillità che mi faceva sentire superiore agli occhi del mio piccolo mondo ristretto..
Io, che avevo sempre pensato di valere meno degli altri, che mi trascinavo da una vita quel maledetto senso di inadeguatezza che implorava una giusta liberazione!.
E invece, la faccenda era più complicata, perché all’inquietudine era subentrato un pericoloso senso di onnipotenza che mi rendeva definitivamente intollerante verso chi condivideva, sfortunatamente, il mio cammino…
La soluzione era dunque, più semplice di quanto si potesse immaginare: bastava smantellare tutte le certezze, e dare origine ad una ricostruzione in toto!.
Tabula rasa……..
Ricominciare a fare i primi passi, a guardare dentro a quel pozzo senza fine che ospita ombre e luci infinite, non aver più timore di perdersi (del resto, quello era gia’ avvenuto inconsapevolmente…).
La felicità, allora, era ancora possibile per me, e adesso alla parola associavo un senso indefinito di benessere cristallino…
Poche persone care potevano condividere quella nuova scelta di vita, forse poco più di una, però adesso ero cosciente che non avevo più bisogno di inutili orpelli e di barriere fra me e il mondo materiale…
Una strana corrente o energia cosmica era la benvenuta fra i sentieri spinosi del mio cuore, e quest’ultimo sentiva di battere più violentemente, e, furiosamente, si avvicinava alla fatidica esplosione!.

§

Era avvenuto tutto per caso; camminavo, alcuni giorni fa, con la testa pesante e le gambe che cercavano,a malapena, di seguirne i comandi e i pensieri.
Ripensavo alle parole di Stefano, e alla mia reazione incredula e indignata: come poteva pensare che fossi superba e tutta presa da me stessa?!.
C’era, nel suo sguardo, un’ombra triste e quasi di commiserazione nei miei confronti, ma io, ancora non riuscivo a capire dove volesse arrivare…
“Non ti offendere, amore, ma ero convinto di stare con una persona tranquilla e appagata, e invece sei in uno stato di perenne insoddisfazione, scusami, ma non riesco proprio a capire cosa ti passa per la testa, Elena!”.
“Cosa?!!”, avevo tentato di ribattere, ma in fondo, sapevo che non aveva tutti i torti..
Ma la predica non era finita, purtroppo, e cosi’ Stefano, continuò con le sue lamentele, nonostante cercassi di farlo stare zitto e muto. Almeno avrei fatto tacere la mia coscienza per un po’.
Non sopportavo il suo sguardo greve, la sua costante espressione di rimprovero..
Sapevo che aveva ragione ma non volevo dargli la soddisfazione di ammetterlo.
Il fiume di riflessioni che aveva invaso la mia testa fu di colpo interrotto, nell’istante in cui realizzai di perdere l’equilibrio del mio corpo; stavo per cadere miseramente sull’asfalto, ma grazie al cielo, fui salvata da un miracoloso palo della luce al quale mi aggrappai con le poche energie che possedevo quella mattina.
Qualche secondo più tardi cominciai ad avvertire un forte dolore alla caviglia.
Sentii le lacrime che piano piano iniziavano ad inondare le mie guance arrossate, e desiderai con tutta me stessa poter fuggire da quella grigia realtà che era diventata la mia vita, la mia falsa prigione dorata…
O meglio, volevo, in realtà fuggire da me stessa, perché ero purtroppo consapevole che né l’amore né l’immensa pazienza di Stefano mi sarebbero bastate per essere felice…
Un raggio di sole, mi tagliò il viso, improvvisamente, e constatai con lucida amarezza che quella era proprio una bella giornata di fine marzo.
Mi sforzai di proseguire il mio percorso quotidiano per raggiungere la scuola, ma mi resi conto che il dolore continuava a pulsare e non mi dava tregua.
Stavo considerando seriamente l’idea di fare marcia indietro e quindi di dirigermi verso casa, ( per fortuna da quest’ ultima mi separavano solo pochi metri..) quando il telefonino prese a squillare e a diffondere nell’aria un suono ipnotico, quasi percepisse tutta la mia agitazione interna.
Era Stefano, il mio Amore, nonostante Tutto.

Tutto bene, Ele?!..” , captai immediatamente la sua preoccupazione. Già dal giorno del nostro primo incontro, avevo capito di avere a che fare con una persona speciale. Stefano aveva un intuito particolare quando si trattava di giudicare le persone, ed era anche belloccio, per mia ulteriore fortuna!. I suoi occhi, molto scuri ed espressivi, erano stati la prima cosa ad avermi colpita del suo aspetto.
“Si, amore… ero quasi arrivata a scuola, ma proprio alcuni secondi fa’ sono inciampata… non credo di essere nelle condizioni migliori per lavorare, oggi…visto che la caviglia mi fa un male cane, accidenti a me!...”.
“Lascia perdere i tuoi alunni e tornatene a casa, capito?!.., per oggi potranno benissimo fare a meno di te!. Io, purtroppo, non posso raggiungerti immediatamente… sai, sto aspettando quel tizio importante di cui ti ho parlato ieri, e fortuna permettendo, oggi dovrei concludere quel contratto che mi sta facendo penare da una vita..!”.
“Non preoccuparti, amore, ora me ne vado a casa e metto subito del ghiaccio sulla caviglia. Sono sicura che con un po’ di riposo torno più in forma di prima!”.
“Ne sei sicura?. Lo sai quanto mi sta a cuore la tua salute… e poi questi giorni sono stati particolarmente pesanti per tutti e due.. soprattutto dopo quella brutta discussione di qualche giorno fa…”.
“Tu hai ragione, ma ti prometto che troveremo il momento giusto per parlarne; tu sei un angelo, e so che non è affatto facile sopportare i miei strani umori!.”
“Lo sai che per me sei tutto, e che per te rinuncerei anche a questo lavoro, Ele… Ti prometto che arrivo a casa il prima possibile.. Ora non pensare a nient’altro se non a riposare. Perché non chiami Paola?. Sicuramente ti raggiunge subito, lo sai che ti adora!”.
“Okay, tesoro, mi hai convinta, la chiamo subito, te lo prometto. A dopo, e… in bocca al lupo per il contratto!”.
“Crepi, amore mio!, ti richiamo tra pochissimo!”.
Stefano era un’ architetto molto in gamba e lavorava da alcuni anni in uno studio nel centro di Milano assieme a Gianni, suo socio, nonché il suo migliore amico.
Gli affari andavano bene, per fortuna; Stefano aveva una buona clientela ed era molto soddisfatto del suo lavoro, che svolgeva con meticolosa dedizione.
L’avevo conosciuto tramite Andrea, il marito di mia sorella Paola. Andrea e Stefano si dilettavano a giocare a tennis, anche se tra i due, quello accanito era il primo!.
Per Stefano il tennis era un modo piacevole, come un altro, di fare un po’ di movimento e di sfogare quell’ansia e quella tensione che gli provocava il lavoro.
Per Andrea, invece, era l’esatto contrario; proprio per questo non capiva perché l’amico si accontentasse di risultati mediocri invece di impegnarsi seriamente..
Nonostante le piccole beghe di carattere sportivo, tra i due c’era una buona intesa: entrambi erano persone posate, anche se Andrea era più istintivo e sanguigno rispetto a Stefano. Forse, proprio per questo si compensavano e si prendevano bonariamente in giro l’uno con l’altro!.
Paola amava molto il marito, e Andrea la ricambiava addirittura con maggiore intensità!. A volte la invidiavo per quella pace e imperturbabile sicurezza interiore che aveva dimostrato sin da quando eravamo bambine.
Era stata sempre un’ esempio per me, che invece, già in fasce ero irrequieta e arrabbiata col mondo intero, ad iniziare dai miei “poveri” genitori, i quali non riuscivano a spiegarsi la differenza caratteriale delle loro uniche figlie…
Mamy e papy erano stati una presenza costante per me e per Paola. Avevano un piccolo commercio, una cartoleria, e i guadagni erano sempre stati più che sufficienti per sfamarci e per garantirci una buona e dovuta istruzione.
Io mi ero laureata in lettere classiche e mi ero sistemata come insegnante di una piccola scuola media situata alla periferia di Milano, e sinceramente, non avevo proprio niente da lamentarmi, eppure…
Il dolore alla caviglia non accennava a diminuire, e quindi fui ben felice quando, con uno sforzo estremo, riuscii a raggiungere la porta di casa!. Per fortuna non mi ero allontanata troppo da quest’ultima… Presi la borsa del ghiaccio dal frigo e mi affondai sul divano del soggiorno, provando in quell’istante una beata sensazione di sollievo.. Pensai a quello che avevo detto a Stefano, il quale, dato che lo conoscevo bene, sapevo che sarebbe stato molto in pensiero se non avessi chiamato mia sorella, e cosi’, a malincuore chiamai Paola, anche se sapevo che a quell’ora del giorno era impegnata a dar da mangiare a quella peste del mio nipotino, che però adoravo con tutte mie forze!.
“Paola, sono Ele.. ti disturbo?.
“Ma che dici, sorellina, si stavo facendo mangiare Marco, ma che è successo?, non dovevi essere a scuola oggi?.. Si, amore, è zia Elena, adesso ti prendo!”, (la risata del piccolo mi fece sorridere il cuore, malconcio come la caviglia…!).
“Infatti. Sorrisi pensando a quella dolce birba di Andrea, e mi domandai se anch’io avrei potuto diventare madre un giorno non troppo lontano…Paola, ascolta, ero quasi arrivata a scuola quando sono inciampata…credo di aver preso una storta alla caviglia, ma niente di grave…”
“Cosa! Maledizione, non ci voleva.. comunque, stai tranquilla che tra una decina di minuti ti raggiungo con Marco… ma hai avvisato Stefano?!”.
“Certo, è stato proprio lui a dirmi di chiamarti, visto che in quel momento stava aspettando un cliente importante e non poteva muoversi, comunque, ho messo subito il ghiaccio e mi sento già meglio..”.
“Hai fatto bene: sicuramente si libererà tra pochissimo e si precipiterà da te, quell’uomo ti adora!..”.
“Lo so, lo so… io invece sono la cattiva che lo fa penare, no?...”.
“Ma Elena, che dici? Devi smetterla di fare la vittima…!, ora però, non è questo il momento per dire sciocchezze, sarò da te tra un quarto d’ora al massimo!”.
“Vi aspetto, allora. Bye. “.
Paola arrivò da me in un lampo, assieme a Marco, il quale, vedendomi insolitamente accucciata sul divano, mi disse: stai bene, zia Ele?, con la sua boccuccia rosa.
“Certo, piccolino mio, alla zia fa un po’ male la caviglia, ma ora si sente davvero molto meglio!...”.
“Elena, non sarebbe il caso di andare al pronto soccorso?.. giusto per sicurezza..”.
“Paola, sei la solita apprensiva!. Ti giuro che il dolore mi è quasi scomparso del tutto, al massimo, se la caviglia non si sgonfia nelle prossime ore, allora mi faccio accompagnare li’ da Stefano, va bene?!”.
In quel momento, come se l’avessi chiamato telepaticamente, mi ritrovai a faccia a faccia con mio marito, che aveva l’aria piuttosto sconvolta…
“Amore, ma non stavi aspettando quel…”
Non riuscii a finire la frase, che Stefano mi si inginocchiò come se fossi in fin di vita!, e, tutto trafelato, mi rispose che non gliene importava affatto del fantomatico cliente…
“Per fortuna ho beccato Gianni, che si trovava nei paraggi dello studio, sai, non ce la facevo proprio a lavorare sapendoti in questo stato…, ma… come stai amore?!...”.
“Sto bene, sto bene, e poi è venuta subito Paola, e il piccolo Marco, quindi sto in buona compagnia, non vedi?!”.
Stefano ringraziò mia sorella, scusandosi a non finire per averla fatta precipitare col bambino, e, rassicuratosi del mio stato, abbracciò il nipotino, quasi soffocandolo per la gioia di essermi di nuovo vicino.
Paola gli accennò della sua idea di portarmi al pronto soccorso, e naturalmente Stefano fu concorde con lei.
“Va bene, okay, non ce la faccio più con tutti e due!. Andiamo al pronto soccorso e non se ne parla più!..”.
La spiacevole disavventura di quella mattina, per mia fortuna si risolse senza grosse complicazioni; il medico che mi visitò ci disse che si trattava solo di una storta, e che quindi, nel giro di un paio di giorni, la mia caviglia sarebbe tornata in ottima forma!. Mi applicò una fasciatura e mi raccomandò di usare una buona pomata prima di andare a letto.
Ero esausta di tutto, quel giorno… Non era il dolore fisico a preoccuparmi, piuttosto soffrivo di un pesante senso di colpa nei confronti di Stefano e di quelli che mi amavano sinceramente, senza che io credessi di meritarlo…
Stefano fu terribilmente dolce con me, e capii di amarlo sinceramente mentre lo osservavo prendersi cura e preoccuparsi della mia persona; ultimamente tra noi, il menage non funzionava benissimo, e sapevo che la colpa era soltanto mia, o forse, anch’io non avevo colpa di essere fatta in maniera anomala o sbagliata.
Non capiva, o meglio, non poteva capire il mio senso di inadeguatezza e di estraneità.
Certo, il mio lavoro mi dava tantissime soddisfazioni, lo amavo, cosi come amavo i miei alunni e quello per cui avevo studiato.
Per lui, era tutto semplice, tutto perfetto. Ogni cosa, nella sua vita, andava nel modo che lui aveva stabilito… Anche per mia sorella le cose stavano nella stessa maniera. A volte pensavo che, forse, insieme, sarebbero stati felici… Paola però, a differenza mia era serena e soddisfatta; difatti aveva scelto molto tranquillamente di dedicarsi al marito e al figlio. Di tanto in tanto aiutava i nostri genitori alla cartoleria, e sembrava realmente felice dell’andamento della sua vita. Mi urtava maledettamente tutta quella felicità stile mulino bianco, ma nello stesso tempo ero contenta per lei, per loro!.
Anch’io volevo sentirmi appagata con Stefano, e facevo di tutto per accontentarlo e per essere una brava compagna, una buona amante, anche se, con mio grande sconforto, negli ultimi mesi si era messo in testa di avere un figlio a tutti i costi!. Da allora era subentrata una profonda crisi, anche se entrambi facevamo di tutto per mascherare questa nuova e pesante realtà…
Ci eravamo sposati solo un paio di anni prima, ed io non sentivo tutta quell’urgenza di mettere al mondo un bebè. Non che non lo desiderassi, il problema era che non ero sicura di poter essere una buona madre, di poter garantire tranquillità ad una vita generata da me, e quindi, di esserne completamente responsabile!...
Era piuttosto naturale che Stefano non riuscisse a capire questo mio desiderio di non
voler diventare mamma in tempi relativamente brevi…, per lui era quasi scontato che dovessi dargli un figlio,prima o poi, (anche se si limitava a farmi delle battutine a riguardo della questione…), come aveva fatto Paola con Andrea, e mi dava sui nervi il fatto che non comprendesse che io non ero come Paola, non ero “perfetta” come lei.
Io avevo un carattere difficile, ma ne ero consapevole, almeno. Era questa la ragione principale per cui ci eravamo allontanati, per cosi’ dire, pur stando sotto lo stesso tetto, e per cui non la finivamo più di discutere nelle ultime settimane…
Pur desiderandolo, lo respingevo nell’intimità perché mi immaginavo già gravida e col pancione… Già l’idea mi dava la nausea, figurarsi!.
Sapevo di ferirlo volontariamente, e per questo, temevo che molto presto si sarebbe stancato di questa situazione e avrebbe finito per abbandonarmi al mio insensato destino…!.
Pian piano, il sonno prese il sopravvento sui miei pensieri e sulle mie preoccupazioni, ma prima di addormentarmi mi accorsi che Stefano, con molta delicatezza, mi aveva coperta con un plaid e aveva abbassato la persiana della finestra del soggiorno, da cui filtravano deboli raggi primaverili.
…Sentivo la sabbia fresca accarezzarmi i piedi nudi… Provavo un’insolita sensazione di leggerezza… tutto intorno a me era bianco e azzurro, come il mare che mi stava di fronte… all’improvviso avvertivo una luce che mi abbagliava gli occhi e che mi stava accecando lentamente… mi sentivo morire ma cercavo di trovare una via d’uscita… la mia gola non riusciva ad emettere dei suoni comprensibili, e il nome di Stefano rimase soffocato, indistinto…Aiuto… AMORE!!!...
“Oh mio Dio!, tesoro, che ti succede!”.
Sbarrai gli occhi all’improvviso, ero completamente sudata e fuori di me. Realizzai di aver sognato, o più precisamente, di aver avuto un orribile incubo…!.
“Sto bene, amore, non preoccuparti.” . Cercai di rassicurare Stefano, che appariva molto più sconvolto di quanto non fossi io.. Gli raccontai nei dettagli quello che avevo sognato, soffermandomi sulla fine, quando avevo gridato il suo nome, in preda al panico.. . “Credo che il sogno rispecchi la tua stanchezza e l’agitazione per quello che abbiamo passato oggi, amore..”, mi disse Stefano, e notai quanto fosse in pena per me...
Mi rifugiai tra le sue braccia, e mi lasciai coccolare come una bimba bisognosa di affetto e di mille attenzioni!. Per una volta, mi sentivo libera, e non volevo permettere alla mia mente contorta di soggiogarmi al suo insulso potere…
Anche la mia caviglia era tornata quasi alla sua normalità. Stefano era stra-felice di vedermi cosi’, quasi non credeva ai suoi occhi!..
“Ti adoro, mogliettina mia, ricordatelo!..”, e accompagno’ queste sue parole deliziose con un bacio da togliere il respiro…
Troppo bello per essere vero… il telefono di casa prese a squillare, a squillare, e immaginando che potesse essere Paola, risposi, con estremo malcontento da parte di entrambi..
“..Pronto?”, dissi in modo incerto visto che il mio uomo non ne voleva sapere di staccarsi dalle mie braccia, augurandosi un logico happy-end di quell’insolito e torrido pomeriggio..
“Elena, sono la mamma, mi senti?..”.
La mamma!. Mi ricordai che erano un paio di giorni che non ci vedevamo, e capii che Paola l’avesse messa al corrente del piccolo incidente di quella mattina..
“Si, mamma, ti sento, si, sto bene, stai tranquilla, la caviglia si è già sgonfiata!”.
Mamy, come la chiamavo affettuosamente da quando ero piccola, rimase molto male del fatto che non avessi avvisato lei e papà dell’accaduto, e si lamentò, come faceva di consueto, del fatto che fossero parecchi giorni che non andavamo a trovarla..
“Vuoi che passo da te, Ele, vengo con papà, anche lui sta molto in pensiero!..”.
“Lascia stare, mamma, riesco a camminare benissimo, ti prometto che tra un paio di giorni al massimo, veniamo a trovarti a casa, e magari mangiamo tutti insieme, va bene?”.
“Si, si, però io domani ti chiamo per sapere se tutto è a posto, saluta Stefano, e, mi raccomando!..”.
Alla telefonata di mamma, segui’ quella di Paola e di Andrea, i quali ci dissero che più tardi ci avrebbero raggiunti a casa, in modo che Paola mi avrebbe dato una mano a preparare la cena. Per un ’attimo pensai che quella sera avrei desiderato rimanere da sola con mio marito: era strano quello che mi stava capitando, forse ero impazzita in seguito alla storta, mah, chi ci capiva più niente!...
Poi, però, facendo mente locale, mi accorsi che Stefano non aveva mangiato niente per starmi vicino, anche se non mi aveva detto niente per non darmi altri pensieri.
“Amore, che ne dici se stasera ordino pizza per tutti?. Tua sorella sarà sicuramente distrutta per via di Marco… che ne pensi?”.
“Ottima idea, Stef, stavo pensando che non hai mangiato nulla per vegliare su di me, povero amore mio… ti sto facendo passare proprio un periodaccio, vero?..”.
“Beh, andiamo con ordine, Ele. Innanzitutto, mentre dormivi, prima che facessi quel brutto incubo.. mi sono preparato un tramezzino con del tonno e maionese, quindi non sto svenendo dalla fame…e poi, per rispondere alla tua seconda domanda… insomma, certo, questi giorni non sono stati il massimo per entrambi, lo devo ammettere, ma in queste ultime ore mi sono reso conto di una cosa molto importante, amore..”.
Lo interruppi con un bacio asfissiante… le parole adesso mi sembravano superflue…
“Ascolta, Ele, preferisco che ne parliamo ora, anche se mi costa non sai quanto non approfittare di questo tua insolita vulnerabilità!...
“Durante queste ore, ho pensato tantissimo a noi due, e sono arrivato alla conclusione che se tu sei infelice, la colpa è soltanto mia… forse l’egoista sono io, quello che crede di sapere cosa sia meglio e giusto per entrambi..”.
“ Amore, cosa stai dicendo?... Sono sempre stata io quella eternamente scontenta e insoddisfatta, quando avrei dovuto apprezzare tutto ciò che di bello e di prezioso posseggo nella mia vita…, il tuo amore infinito e paziente, la mia stupenda e movimentata famiglia!..”.
“Tesoro, anch’io ho le mie colpe. Ho capito che non posso importi di avere per forza un figlio, se in questo momento per te non è il momento giusto… Si, è vero, non ti nascondo di invidiare spesso Paola e Andrea con il loro meraviglioso bambino… ma penso che un figlio per nascere e crescere sereno, debba essere concepito con il medesimo desiderio di entrambi i genitori… io non voglio forzarti, Elena, voglio, prima di ogni cosa, che tu sia serena e in pace con te stessa, mi capisci?!..”.
Le parole commosse di Stefano furono come un balsamo improvviso per il mio cuore, che iniziava a sciogliersi e a mostrare tutte quelle sfaccettature che prima di quella giornata faceva fatica ad accettare…
Lo guardai con tutta la gratitudine e con tutta la passione possibili, e mi soffermai sulle sue belle labbra carnose… Sentivo una magnifica sensazione di libertà che forse, mai,fino ad allora, avevo provato nella mia vita!.
“Ti amo Stefano…, ad essere sincera, non credevo che mi avresti compresa fino in fondo… del resto, anche per me, non è mai stato facile venire a capo di me stessa..
Non pensare che io non abbia mai considerato seriamente l’idea di avere un figlio da te, anzi!... Il problema è che non mi sono mai ritenuta all’altezza di essere una buona madre, come Paola, per intenderci… Sono sempre stata una persona complicata ed insicura, anche se i miei atteggiamenti altezzosi e superbi hanno fatto costantemente credere il contrario a te, e a tutti quelli che mi vogliono davvero bene!..”.
Stefano mi si avvicinò, e prese ad accarezzarmi i lunghi capelli scuri con le sue dita lunghe ed affusolate che amavo tanto…
“Amore mio, sei bellissima, lo sai?..., lo sei sempre stata, ma oggi hai una luce particolare negli occhi che non ti avevo mai visto prima… Vieni qui, avvicinati e mettiti comoda. Voglio dirti una cosa che non è affatto una banalità, e cioè che non mi sono mai pentito di essermi sposato con te, chiaro?... Da quando ti ho conosciuta, ho capito di avere a che fare con una donna fuori dal comune, che mi ha conquistata con la sua bellezza ma anche con la sua immensa cultura ed intelligenza… Certo, hai un bel caratterino,ma è proprio questa tua caratteristica che mi ha sedotto inevitabilmente!..”.
“Stefano… sei tanto caro, so che vuoi che io stia bene, però a volte penso che saresti stato più felice con una donna come mia sorella… Lei è sempre stata tranquilla e consapevole di quello che voleva fare della sua vita… Non vedi quanto sono felici, lei e Andrea?!..”.
“Appunto, amore, loro due, insieme, sono felici!. Io la stimo tantissimo, e le voglio un bene immenso, ma che vuoi farci se mi sono innamorato della sorella più terribile?..., scherzo, lo sai, fatti abbracciare!...”.
“Sai, amore, era da tanto che non stavo cosi’ bene tra le tua braccia… finalmente mi sento serena e libera di potermi esprimere senza quella dannata paura di essere fraintesa.. Sono davvero fortunata ad avere un marito speciale come te!..”.
“Okay, ma non esagerare con i troppi complimenti, sennò mi monto la testa!..”.
“No, non esagero, amore mio… Sai una cosa?, non dirmi che sono pazza, ma mi sento quasi felice di aver preso la storta, oggi!.. forse, se non fosse accaduto nulla, io sarei andata a scuola normalmente, tu al tuo studio, e saremmo stati talmente coinvolti con i nostri impegni da dimenticarci noi… di chi siamo veramente, di ciò che desideriamo realmente per poter essere felici…”.
“Per la storta io non è che sia felicissimo, al contrario!, ma devo ammettere che hai ragione, amore: è strano di come, alle volte, ci si allontani l’uno con l’altra, pur vivendo, paradossalmente, sotto lo stesso tetto… Non ti nascondo che ultimamente per me eri diventata un rebus indecifrabile… quando ti cercavo, tu mi respingevi, e anche se fino a questo momento non ne avevamo parlato chiaramente, avevo intuito che il tuo rifiuto fosse di tipo psicologico, che non volevi far l’amore con me per non rischiare di rimanere incinta!... non sapevo più come comportarmi con te!... e allora ho pensato di confidarmi con Andrea e con Gianni, lo sai che lui per me è come il fratello che non ho mai avuto…, ti dispiace?... scusami, ma avevo bisogno di sfogarmi…”.
“Certo che no, è comprensibile, non posso biasimarti… anch’io, se è per questo, ne ho discusso con Paola… e sai cosa mi ha detto?... che avrei dovuto parlarti e spiegarti le mie ragioni, perché secondo lei, tu non mi avresti condannata, al contrario, mi avresti capita e rispettato i miei tempi… Santa sorella!..., avrei dovuto seguire il suo consiglio e parlarti già da parecchio tempo!...”.
“Anche loro mi hanno dato più o meno gli stessi consigli, evidentemente sono più saggi di noi!... Comunque sia, Ele, non immagini quanto, anch’io mi senta più sollevato!. Stavo diventando pazzo al pensiero di non poterti più avere, di sentirti mia in tutti i sensi, mi capisci?!...”.
“Perfettamente, amore… anche per me è stato un periodo orribile… ora, però, l’importante è aver chiarito, e… può darsi che cominci seriamente a considerare l’idea di avere un bimbo da te… non potrebbe avere un padre migliore…!”.
“…Ed una madre perfetta come te..!. Nel frattempo, però, ti giuro che non ti assillerò più con le mie velleità di aspirante padre!..”.
“Sicuro?!, scherzo, a me piaci cosi’, anche se sei un po’ troppo Mr.Right!..”.
“Come siamo spiritose, oggi!, E tu, prof, mi piaci ancora di più con la tua aria saputella!.. Vuoi alzarti tesoro, ce la fai a camminare da sola?..”.
“ Ora provo ad alzarmi…Guardami: vedi che cammino bene?!.. Ora ti raggiungo, non muoverti!..
“Fai piano, tesoro…”.
“..Hai visto, solo pochi passi.. e sono vicina vicina a te!..”.
“Bravissima!. Però non sforzarti troppo, per oggi, me lo prometti?... Ci sono io per qualsiasi cosa, e tra poco sarà qui anche tua sorella..”.
“E vero, accidenti!. Avevo perso la dimensione del tempo… Sono quasi le 8!..”.
“Appena arrivano, vado a fare le pizze…, nel frattempo ti preparo qualcosa, Ele?..”.
“No, Stef, ti ringrazio… a proposito… ci sarebbe qualcosa che potresti fare per me…”.
“Tutto quello che vuoi!, dimmi…, sono il tuo fedele servitore e prode cavaliere..”.
“…Metteresti la nostra canzone?.. sempre che ti ricordi ancora quale sia…!”.
“Oh mio Dio, ecco che torni a fare l’acidella!... , secondo te, come farei a scordare quel ballo, quel ritmo lento e coinvolgente… sono passati solo tre anni da quella sera, anzi, che dico, è trascorso solo un lunghissimo e meraviglioso istante da quando mi hai rapito…”.
“ Mi sa che invece di fare l’architetto, avresti dovuto fare il poeta o l’adulatore!..., ti riesce davvero bene, maritino mio!”.
“Schh…ora taci, dammi la mano e seguimi…Questo giorno lo ricorderemo per tanto tempo, amore mio…”.
“Ma cosa hai in mente?... Tra poco arrivano Paola e Andrea…, Stef, mi ascolti?!..”.
“Voglio solo che ti rilassi sul nostro bel talamo bianco… ecco, stenditi amore… chiudi gli occhi… brava…”.
All’improvviso mi sembrò di essere su una nuvoletta rosa, io e il mio Stefano e basta. Soltanto noi, fuori dal caos e dal mondo intero… Le note blues di ancient memory si diffusero rapidamente nei nostri esseri, tremanti e brucianti per l’emozione di essere ancora uniti. Ancora una volta…
E arrivarono subito le otto: il campanello per un attimo ci riportò alla realtà, ma solo per poche frazioni di secondi… un millesimo più tardi, eravamo ancora e soltanto noi due a navigare, felici, in un tempo cosmico indefinito..

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