Francesca Roccasalda
“Il canto greve di una città morente”

Tu muori ogni giorno,
e con te le deboli speranze
di chi, come me
s’illude ancora di
trovare respiro e
facile felicità tra
queste sanguinose e
fatiscenti mura.
Eppure sei bella;
un tempo anche fiera.
La tua gente,
orgogliosa del magnifico mare,
ora è offuscata
da una città stanca,
che si consuma
nell’ansia crescente di
cambiamento,
forse mai realizzabile.
Non sono a te
indifferente, mia madre terra.
Qui sono nata,
qui ho veduto la luce,
ho assaporato gli odori
freschi e pungenti
delle fronde vicino al mare.
Ma l’azzurro che
mi sovrasta mi è
quasi insopportabile,
il calore di questa
terra mite, stride
con la durezza e l’apatia
di coloro che la abitano.
Io vorrei scappare
da te,
da questo silenzio asfissiante,
io vorrei fuggire
verso luoghi a me
più affini,
dove trovare sollievo
ai tormenti del mio affannoso quotidiano.

So di tradirti,
ma tu per prima
hai tradito me,
da tanto e troppo tempo.
Hai assorbito
le mie ingenue e brillanti pretese,
hai ricoperto
di grigio le mie velleità umane.
Per questo ti rifuggo,
terra mia,
ma conservo di te,
e salvo
il verde-blu del tuo mare,
l’accecante bagliore del sole,
testimoni perenni
di vite, come la mia,
ignare ed inconsapevoli.

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