MUSICAOS Dicembre - "Un anno a spasso"

Luca Valentini
La slitta

- c’hai ripreso gusto… - disse Lei.
- già, - rispose fiacco Lui. – sn affranto.
- come mai?
- m trattano tutte male.
- si vede ke t disponi male…


Quando camminava per strada, e gli capitava di quando in quando d’incrociare qualcuno, si faticava a sentire la sua voce. Muoveva le labbra e mimava il saluto a voce così bassa che tutti oramai lo avevano preso istintivamente in antipatia. Cosicchè solo un sordomuto - per altro ben poco sensibile al linguaggio del corpo - avrebbe preso la sua smorfia per entusiasmo e vera commozione. Non conosceva nessun sordomuto, perciò - chi più chi meno - avevano tutti iniziato a farsi delle domande.
Era già in piena crisi il giorno in cui disse di sentirsi affranto. Nel senso che di tempo ne era passato da quando aveva perso le speranze e si era rivolto al Servizio Sanitario Nazionale.
In una stanza in cui tutto era disposto con scrupolosa premura per non accentuare involontariamente i disturbi dei pazienti, una donna che sapeva di profumo costoso e sigarette – indubbiamente costose anch’esse – si sentì dire in modo imbarazzato qualcosa del genere - … ho un probl … -. Tutto il resto fu cosi biascicato e sofferto che la tipa, evidentemente professionale e professionalmente discretissima, non chiese molto altro e gli disse quello per cui era pagata – vediamo un pò, se per te va bene allora ci potremmo vedere Venerdì prossimo alle dieci, ok? O prefer… - alzò la testa dall’agenda ma non fece in tempo a finire. – Bene, per me va bene, arrivederci.


- nn è vero, – disse Lui mentre si mordicchiava l’interno della bocca, – ho conosciuto ragazze … tutte studenti di psicologia.
- lasciale perdere, sn stupide.
- m sto deprimendo … le mando affanculo … tu ke fai qui?
- bravo.
- t amo, – le disse con la stessa silenziosa passionalità con cui un neonato protende le mani verso sua madre.
- cerco lavoro … addirittura!
Bisogna ammetterlo, ogni tanto c’è qualche problema di sincronia quando si parla con la tastiera di un computer. Dipende tutto da quanto sei veloce con le dita. Da quanto è bollente la patata che hai sul groppone.
- amo tutte voi, – disse Lui mentre una goccia di sudore gli scendeva lungo la schiena, sentendo accentuarsi la sua propensione al pianto immotivato.
- e fai male.
- nn m frega.
- se nn frega a te,– disse Lei lucidamente.
- sn ubriaco.
- d cosa?
- d alcool, - disse Lui.
- puro?
- no che cazzo dici?! – le disse un po’ indispettito. - tu mi vuoi bene?
- certo, – gli rispose mentre pensava di aver bisogno urgentemente del bagno.
- almeno tu! … io amo tutte voi.
- si lo so.
- m stai compatendo?! – disse Lui mentre si massaggiava i muscoli della scapola destra che gli facevano male per la posizione che non aveva mai imparato a tenere fin dai banchi di scuola.
- t sembra cosi?
- io v abbraccerei forte … tutte quante … se solo potessi.
- sei qualunquista, – disse Lei seriamente in pensiero per la sua vescica.
- ma ke cazzo dici? … sai ke vuol dire qualunquista?
- certo ke lo so, - rispose Lei.
- m ha chiamato un ragazzo, - disse con la sensazione di qualcosa di stretto alla gola, - ora abbraccio anke Lui.
- bravo abbraccia tutti.
- si dammi corda come si da corda ai BEONI, – disse Lui con una punta di risentimento.
- agli ubriachi nn dò corda … e poi sn ubriaca ank’io stasera.

Provate ad immaginare una slitta. Quelle con i cani e compagnia bella che verso la fine dell’ottocento trainavano cercatori d’oro pieni di americanissimo impeto sù, dalle parti dell’altopiano del Klondike, in Alaska. Ecco, Lui in alcuni momenti si sentiva il cane che meno di tutti aveva importanza nella faticosa trazione. Magari era anche quello che le prendeva di santa ragione con lo scudiscio, da quel pioniere del cazzo. E non poteva farci niente, doveva correre sulla neve a piedi nudi; a non potersi fermare neanche per prendere un attimo respiro, perché il progresso non poteva aspettare nessuno, men che meno un bastardo di cane con più razze nel sangue di uno zingaro emigrato nell’Africa nera.
Ma per fortuna, almeno per qualche tempo, si era sentito con le scarpe ai piedi. Per un pò di tempo si era sentito amato. Ma tutto ad un tratto aveva ricominciato a sentire il freddo che saliva dalle suole di quei miserissimi mocassini. Aveva pensato che magari delle scarpe più resistenti gli sarebbero servite per l’inverno polare. Ma era un ragazzo troppo timido e pieno di cattolicissime fisime per entrare in un negozio ed affrontare una commessa, magari una di quelle che solo per un pelo erano arrivate dopo le prime dieci ad un concorso di bellezza. L’inibizione era la sua pesantissima compagna di sventure. E se la trascinava dietro come un soldato pacifista in Vietnam si trascinava dietro il suo fucile.
Era quanto di più lontano si possa immaginare dall’essere filantropo,dall’essere un benefattore. Se trovava nella buca delle lettere qualcosa che avesse a che fare con la beneficenza, strappava e godeva. Godeva della sua immobilità, del suo senso di rassegnazione di fronte ai mali del mondo. Ogni tanto trovava conforto in chi gli stava vicino – o lontano, nell’etere - nel sentirsi dire quale figlio di puttana insensibile fosse. Ma come tutte le droghe, aveva un breve effetto e tendava ad abusarne sempre di più col tempo.


Qualche giorno prima, aveva visto in TV un quadro di Picasso con un faccione squadrato di donna, tutto verde. Quell’immagine - insieme alla venlafaxina - lo mise di buon umore per la restante parte della serata.
Sempre un po’ da brillo, ci aveva provato con una sua amica. Una moretta che in quanto ad inibizione lo batteva come Rin tin tin contro un cane storpio. Le si sedette affianco, su un muretto, tutto proteso verso di lei come chi non sta nella pelle di rendersi utile con le sue capacità di attento ed empatico uditore. Lei si lamentava di qualcosa.
E’ sempre un piacere ascoltare una donna che si lamenta, soprattutto se puoi sfruttare le tue doti oratorie per portartela a letto. In realtà, questa sua teoria non funzionava granchè bene. Anzi a dire il vero non ci era mai riuscito. Ma Lui quella sera ci sperava ancora.
Questa morettina – una donna con un gran numero di tic e riflessi condizionati - dopo lo sfogo e l’incondizionato appoggio del nostro Casanova, che aveva portato argomenti più che convincenti a suo favore, si allontanò per prendere qualcosa. Forse aveva lasciato le sigarette nel vano porta oggetti della macchina e una volta tornata, gli offrì una sigaretta, e decise di sedersi di fronte a Lui. Ad una distanza di tre passi maggiore rispetto a quella di prima. Un segnale inequivocabile, sarete d’accordo con me. Fu allora che capì di aver fallito di nuovo. O che gli puzzava l’alito. O entrambe le cose. E di questo non fu certo contento.

- ke hai bevuto? … ke hai fatto stasera? – le disse ricordandosi di quel giorno in cui l’aveva chiamata per parlare un pò di quel cantante che piaceva a tutti e due, e Lei sembrava cosi dolce e apprensiva nei suoi confronti.
- stasera sn uscita cn 1tizio ke ho conosciuto ieri … ho bevuto vino e poi rum.
- ah! … e com’è andata? … io vino e poi un vecchia romagna.
- è andata bene, tutto liscio.
- t piace? – domandò mentre appoggiava il polpaccio della gamba sinistra sul tavolo, all’angolo destro, proprio vicino al mouse, provando goffamente una posizione di stretching.
- no, - rispose Lei mentre succhiava dalla cannuccia succo e polpa di mela.
- c’è un coglione di ragazzo ke vuole delle dritte da me … dice ke nn riesce ad akkiappare, - disse Lui.
- dice “le insulto?”.
- digli “coglione!”, - esclamò Lei.
- l’ho mandato affanculo.
- fatto bene.
- xke nn t piace?
- perché nn mi dice niente, - disse Lei, - è molto carino, ma nn riesce a trasmettermi nulla.
- io sn da troppo tempo in sesso-astinenza, - disse Lui con una mano che si sfregava l’ombelico, provando uno strano piacere, - nn mi va giù.
- da quanto tempo nn lo fai?
- nn so, troppo comunque.
- e allora trova qualcuna ke t aiuti! – esclamò Lei.
- nn è facile qui in terron-landia.
- allora trasloca! – riesclamò Lei.
- ma sn giù anke xke nn so xke l’ho lasciata, - disse immerso in una fitta nebbia, - sn confuso … meno male che c sn le medicine.
- eh già…
- cerca di capire … sn anke un sentimentale … cioè, nn deve essere proprio un’inetta, - le disse con riferimento all’amante ideale, non al paio di scarpe buone che una volta indossava.
- nn m tira sennò, - aggiunse.
- capisci?
- vuoi troppo tu…


Spesso si chiedeva come si potesse essere così insensibili e vulnerabili al tempo stesso. Gli era capitato di piangere per una porta sbattuta troppo forte, per una conversazione finita quando la lei di turno iniziava ad avere il sospetto di qualsiasi sorta di devianza. Ma lui si sentiva sano di mente. Insomma non da internare o da sterillizzare con quel metodo che usano per i pedofili recidivi. Era solo bisognoso di calore, di quello giusto. Certe ragazze scambiavano tutto questo per bramosia e perversione ma – come Anthony Perkins in Psycho – vi sembra il tipo che avrebbe fatto del male anche ad una sola mosca? Non lo era di certo. Credeteci.


- voglio premettere che i contenuti sn fortemente espliciti, - aveva detto ad una simpatica ragazza che, dopo aver letto parte del suo racconto, voleva farsi un’idea della fonte che lo avesse ispirato. La conversazione vera e propria per intenderci.
Si perché il nostro eroe scriveva anche. Credeva di essere uno di quei fottutissimi imbratta-alberi-abbattuti che grazie al loro non lavoro contemplativo costringono bambini pakistani ad intrecciare i tappeti dei loro salotti. Era poco motivato, come per tutto il resto in realtà. Soprattutto perché credeva che solo uno guasto come lui avrebbe avuto un qualche interesse nella sua prosa; gli altri si sarebbero accontentati di baricco.
Tant’è. Odiava il posto in cui viveva e di riflesso la sua regione e lo stato che gli forniva sanità e istruzione, perciò odiava anche tutti i cervelli partoriti in quei posti: ottusi per fede e provinciali per vocazione.
- fai leggere su! – rispose la simpatica liceale che credeva di parlare con un artista. – nn dire ke nn t ho avvisato però, voglio solo premettere ke nn stai parlando cn 1 porco, cn 1 di quei pervertiti ke bazzicano da ‘ste parti, - quindi inviò il file dove aveva salvato la conversazione, Lei accettò.
- ascolto schubert ora, il trio op.100, - disse Lui con ben chiara nella mente la scena de “la pianista” a cui il brano faceva da sfondo - tu saresti capace di amarmi?
- certo … io amo tutti quelli ke amo.
- nn m piace ‘sta risposta … evasiva direi, - le disse mentre una fragranza familiare saliva dal basso, - anke se ora mi puzzano le ascelle m ameresti?
- no davvero … c’ho questa propensione, - rispose Lei.
- sei arrivata al capitolo “pompe”?
- no.
- okkio ke potrei includere questa conversazione nel racconto … e poi lo dedicherei a te e a tutte le donne del capitano, e a santa madre chiesa ovviamente.
- amo tutte voi a ki è riferito? – chiese Lei.
- tutte voi ke nn vedo e di cui leggo pensieri, parole, opere ed omissioni.
- leggiti i nove racconti di salinger, amore, sono un graffio al cuore … soprattutto l’ultimo, - le disse in piena estasi mistico-creativa, - hai letto le porcate? Ce le devo mettere?
- puoi evitare … sono poco intelligenti.


In qualità di moderatore del sito in questione, per deontologia professionale, ometterò il prosieguo della conversazione. Non perché – come alcuni di voi potranno pensare – si fece più piccante, anzi lei dopo alcune altre righe si defilò senza dir niente e rifiutò la conversazione col nostro mal capitato. Era arrivata al capitolo “pompe”. E anche oltre.
A quel punto, mentre il poveretto cercava di convincere la liceale che si trattava di un gioco, volgare ma pur sempre un gioco, e che era la prima volta che gli succedeva una cosa del genere, iniziarono a scendere le lacrime. Singhiozzava, vinto ormai dalla disperazione. Si accasciò sulla tastiera e sulla lettera “s” cadde una grossa goccia salata. E poi alcune altre. Lui sapeva di non essere un porco. E lei non gli aveva lasciato il tempo di ribadirlo.
Proprio in quel momento gli si aprì una finestra sullo schermo.
Bigbamboo.bsx gli chiese, - attivo o passivo?

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