Rossano Astremo
Frammenti dal mio appartamento senza sole

Poesie

Uno

Non posso continuare a respirare
se la testa schiaccia il cuscino di piume
d’oca, il cuscino d’acido infetto,
il cuscino posato su questo instabile letto
che non mi contiene, non mi assorbe,
indugia nell’angolo tiepido del suo spazio indolore,
si apre spargendo mille varietà di vermi, foglie e bocche,
tra spasmi di ore incapaci ad esplodere,
tra singulti di minuti ridotti a poltiglie senza odore,
su questa polvere agonizzante,
senza occhi diafani per dare respiro
alle ultime gocce dell’amore.

Due

Su questo fuoco ardente che illumina vicoli senza tempo
mi inchino e prego con tutte queste mie forze deformi e incenerite.
Ogni equilibrio è al bando, ogni tentativo di soffiare oltre i limiti è disperso,
ogni testa di cartone è sciolta, con la città contorta, implosa,
fuoco sbiadito di un potere sfinito, sanguinante,
con gli ultimi brandelli di luce che si ficcano nella mia testa,
facendola bruciare senza senso.

Tre

Insieme per non strapparsi, per non scucirsi, per credere
ancora nella vita che brilla, per non morire rinchiuso in questa strada
buia, lurida, piena di cartoni bagnati, di cartoni calpestati,
di siringhe infette, con sangue incollato che spaventa,
con barboni sospesi nel vuoto ad assaporare quel senso lurido
di sconfitta che inebria, che si infila nel collo e non lascia in pace,
quel senso di sconfitta che si riflette come raggio asciutto senza peso.

Quattro

Non ora, per favore, questo locale asfissiante mi fa vomitare,
momenti chiusi ad aspettare un attimo di tregua, momenti contorti
come ispidi cervelli in cerca di una visione,
tra cementi aperti e screpolati che non possono contenerci,
tra dolori luridi e porci che non possono rinchiuderci.
Non riesco a dare al passo il seguito di un altro passo,
tra questi legni ordinati e razionali il mio bicchiere di whisky
risplende in tutta la sua distruzione e i miei occhi
annegano nelle luci che spaccano, in questa serata
che fa rizzare cazzi e sbriciolare ginocchia.

Cinque

Cos’è questo terrore che mi bagna l’anima?
Edifici esplosi, corpi a brandelli, religioni che sfiancano,
militari che inghiottono uranio, nazioni che si lustrano i culi a vicenda,
tutto questo caos mi rivolta le palle, mi blocca il respiro,
mi sbarra il cuore, sotterra ogni mio battito regolare.
Cos’è questo perdersi di anni in atroci dolori allo stomaco?
I semafori non lampeggiano, le librerie si sollevano,
i lampioni che illuminano le strade sparano luce in alto,
bruciando il cielo grigio che imprigiona le stelle.

 

[ndr] queste poesie sono presenti anche sul sito www.poiein.it, accompagnate ad una nota critica di Lucini, clicca qui per raggiungere il sito

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