Veronica
Amato
da "SUPERBA È LA NOTTE", poet/bar magazzino di poesia 3,
BESA EDITRICE, febbraio 2002 COL BASTONE SOTTO I PIEDI E
SOTTO DI NUOVO IL CIELO
Più che incosciente
direi non cosciente
del regalo che mi faccio
quando mi affaccio.
Anche se sembra
caviale
infondo (o dentro)
è solo intestino.
Se poi provo
da vicino
son sicura di perderlo
come le briglie di fumo
o un inchiostro fantasma
una muta rondinella.
Alta poesia
solo se non si vede
tanta magia quando non viene
disperazione persa
solo se il sonno cade.
Non un magone da mucca
uno sguardo da gatto.
Il precipizio ubriaco
vedo io.
Senza semicerchi
o bioritmi
scienze o
matematiche filofosie
Lo vedi ancora
il fiammifero
delle favole
che da bambina
nelle orecchie
sulla nuca
dei piedi tra le dita
nulla di colore
di calore
e vestiti
ne profumi
dall’ombelico.
Prego favole
di morire
e fiabe
di tornare presto
e ancora più presto
quando l’alba
bagna il blu
e hai le ginocchia
impastate di
poesia finta
e farina di limone.
Prego il mio intimo
l’intimo mio
d’ipnotizzarmi dell’assenza
magica e medievale.
Parole e inchiostro
fili e foglie
prego
di regalarmi
ancora colonne
come ora
come sempre
come mai.
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