Maurizio
Leo
da non suona più il jukebox nell’appartamento di allen,
ne ‘I Quaderni del Bardo’, n.8, 1998.
7.
vorrei scrivere di poesia
perché voglio ispirare
il mondo che mi ha permesso di parlare
vorrei scrivere di poesia
perché Walt Whitman ha aperto
il cuore a mia madre
vorrei scrivere di poesia
perché Lautrèamont
ha detto basta alla scrittura
e alla vita
vorrei scrivere
ma stasera non posso
soffro (perché Mosca e gli ebrei e la guerra
e ogni centimentro parla di NOTTE)
e gli altri e misteriosi
sono incantato dalla velocità
e i muri sottili
come pagine di libri
passano agli occhi
come meteore
asfalto ti hanno sfrattato
com una vecchia gobbata
senza parenti
ho ascoltato il discorso del presidente
sulla tomba di Neal
senza nessuna ragione
quello che ti passa per la testa
in un minuto o in una vita
vorrei scrivere di poesia
perché i miliardi dell’ovest
non bastano all’est
perché vorrei amare tante donne
ma ne ho una sola
e la conclusione che soffro
ma tralasciamo qui ci fanno secchi
qui parlo perché i grandi poeti russi
si sono uccisi
e qualcuno dovrà parlare
ed ho risalito il pendio
dove ho scorto il fato
dietro la finestra di Jack
laggiù dove gli indiani
pregano i morti
e fumano peyote
e i morti ritorneranno
mi domandavo perché io non fossi loro
perché di poesia
perché Halloween senza destinazione
e ricalco i minimi particolari
delle giovani e allegre canzoni
e la prima notte
(e James D. fottuto da quattro ruote)
dopo aver torturato la sera
(si andava a tutta velocità ascoltando
nella notte saturi di birra le canzoni
dei Waterboys)
si bisbigliava
caro gesù nello spazio che dai
nella pelle della quiete metropolitana
stupidità illuminata
dei nostri amici & fratelli
ad Halifax le fatiche & la sofferenza
non cambiano le nazioni e il pianeta
sul mio letto di morte
conscio è il mio respiro
e lenzuola bianche avvolgono
il mio fantasma
ti ho rubato il sonno
quando alle 4 i camion dei rifiuti
fottono l’universo
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