Vito Lubelli
da ARIOSTO 219, foglio di poesia_aprile 2003

BALLATA DEI GRANELLI

Smettetela di vomitare, nuvole, perché
ho il freddo che s’ha nei giorni di festa
o dopo il violento impatto con un rosso rubino,
e le mine delle matite si spezzano di continuo
il canto non è sempre lirico come lo vorresti
la polvere che spazzi a sinistra torna da destra
e mi pare di delirare quando tutti gli atomi
si trasformano in oggetti da ferrivecchi,
la carne è potere ma la carne si stanca,
la carne delle orecchie allo sbattere dei portoni
la carne dei piedi per il peso del corpo
la carne delle dita e quella dei capelli,
la carne si stanca sulle sedie sbilenche,
ed io ugualmente al vomitare delle nuvole
che riversano ceneri dai toni smorzati.
Le monetine da 2 centesimi diventano opache
per il lungo stazionamento sul tavolo di finto marmo,
le rondini nidificano, forse, sul palazzo di fronte,
per questo ora indosserei i miei guanti scuciti
alle dita, sebbene la lana sia troppo calda
e i libri che leggo profumino di tedio,
il canto non è sempre lirico come lo vorrei,
la polvere che ammucchio tristemente si disfa
e non è tutto ciò alquanto malinconico?
C’è silenzio da tre ore, un silenzio assordante,
qui è tutto così taciturno e malinconico,
il sabato, che posso ascoltare il suono dei granelli,
mi abituo ed è divertente, fanno chiasso
a modo loro, mi diverto con la polvere,
i granelli ballano ed io con loro.

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