Luciano Pagano

da VISIONE, inedito, 2002

Conosco la vostra città ed ho pazienza. Ho la pazienza di un’attesa sterminata. Disperata. Conosco la vostra città. So dove abitate. So quanti siete e so anche in quante famiglie siete divisi. Conosco il vostro stato di ordinamento. Conosco le leggi che regolano i vostri rapporti fino all’ultimo sofisma. La vostra passione per l’ordine ed il comando. Conosco come fate l’amore. Le misure delle distanze da percorrere per raggiungervi. Conosco tutto. Tutto senza guardarlo. Tutto senza avere mai visto nulla da più vicino. Verrò a prendervi durante la notte. Verrò a prendervi nel sonno. Verrò quando la vostra città sembrerà più sicura. Ho pazienza. La vostra città l’ho percorsa ed ho in mente un tragitto felice. La conosco per davvero. Accanto ad ogni soglia farò in modo di lasciare a paia le vostre scarpe. Anzi no. Lascerò soltanto le scarpe dei bambini. Conosco anche loro. Che belle scarpe che portano. Piccole. Coloratissime. Conosco anche loro perché vi somigliano. C’è un viale nella vostra vita. Ci sono dei negozi pieni di mercanzia. Ci sono persone che riempiono gli spazi fra una mercanzia e l’altra. Alcuni di voi tengono il conto delle mercanzie mentre altri delle persone. L’esaurimento di entrambi conosco. Ci sono vite. Agl. Agl.

Conosco anche queste vite. Non abbiate timore. Non conosco tutto. Ma conosco la vostra città. Sono onnisciente. Verrò senza che se ne accorga nessuno. Certe persone sono così sensibili da accorgersi di un pericolo imminente. Allora capita che prima di un terremoto una di queste persone si gratti la testa in maniera insistente e rivolta ai suoi figli mormori di aver sentito un rumore. No. Non c’è nessun rumore. Mi faccio silenzioso. Conosco ciò che si bisogna ad apparire beneficio. Per apparire salvezza. Basterà consigliarmi con qualcuno di voi. Convincervi nei sogni prima e poi nella veglia. Esservi colazione. Esservi madre. Conosco questi trucchi. Li conosco perché con me non sono stati utilizzati. Agl. Agl. Agl.

Conosco la vostra abitudine di aspettare in modo disordinato che il futuro accada. Conosco così la vostra ignoranza. Temete l’impossibile con desiderio. Puntuale si verifica una falla. Uno dei vostri progetti sembra non termini mai. Allora cambiate nome alle cose una due mille volte. Vi conosco per questo. Vi conosco perché ho dovuto imparare uno ad uno tutti i nomi che avete dato alle cose. Mi è toccato in sorte il mutamento. Ma conosco la perdita. La conosco ed adesso è leggero cercarvi. Trovarvi. Agl.

E’ così che quando vi avrò trovato potrò chiamarvi per nome. Senza leggervi nel pensiero. Sarebbe troppo facile leggervi nel pensiero. Un gesto di pietà lasciarvi ancora del pensiero in attribuzione. Non è così che si fa. Non è così che farò. Senza leggervi un attimo nel pensiero capirò cosa volete fare dall’espressione del vostro viso. Di quello che rimane della vostra espressione. Perché alcuni di voi non posseggono più nemmeno quella. Sono somma di somme di espressioni di altri. Conosco i vostri modi di imparare. Quella che in Città da molto tempo si chiama rettitudine. Rettume. Ecco perché molte delle vite che conducete sono rette. Fuori di ogni misura siete mancanti di espressione. lo dico adesso. Così. Perché vi conosco bene. Conosco il vostro modo di replicare gli stati dell’animo. Di segnarne le carte in modo equivoco. Combaciate così perfettamente con il margine di ciò che vorreste diventare che alla fine ne diventate il margine. Lo so. Lo so. Conosco il modo in cui riuscite a descrivere perfettamente ogni situazione. Tutti i modi e gli usi dei sessantaquattro traslati. Conosco le facce che fate quando volete possedere qualcosa.

Cerco di immaginare come potrebbero essere migliori le vostre vite. Meglio di no. Meglio così. La mia pazienza è comprensiva di quest’attesa.

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