Stefano Donno
Blues underskin

Era una serata di fine maggio. Cominciava a sentirsi l'odore di pioggia. Dei tuoni la preannunciavano imminente. Avevo da poco finito di consumare un caffè, e la mia size segnava, boccata dopo boccata, il tempo che separava la mia ombra da quella di D.
Via F. D'Aragona, ricca di movida e cultura, consegnava sotto una coltre di nubi nere a luci intermittenti, le sue spoglie mortali nelle mani della bellissima Chiesa di S. Matteo. D. si intratteneva a parlare baldanzosa in piedi, con A., con un cartellone arrotolato sotto il braccio destro, dinanzi all'ingresso della galleria d'arte Raggio Verde. Qualche cenno di saluto, pochi convenevoli, e poi tutti via verso le proprie auto. Cominciava furtiva a cadere qualche goccia! Proprio quella sera il Destino, aveva spostato la sua prima pedina ... la partita era appena iniziata! Quale la mossa giusta, come poter pensare di vincere in poche battute un incontro con il Caso, che nella migliore delle ipotesi giocava come il gatto con il topo. Il topo alla fine perde sempre, è scontato! Mi sentivo tanto nella parte del topo. A. stava scortando D. tra le sue quattro mura domestiche, poteva essere in un qualsiasi quartiere possibile di Lecce, con premura, con sincero affetto, con fraterno senso di responsabilità nell' incedere cauto al suo fianco, forse un pò innamorato dagli sguardi furtivi e obliqui che velocemente le rivolgeva. Non avevo trovato la forza di chiederle se avesse accettato che ad accompagnarla fosse stato uno come me, uno qualunque, colpito dalla profondità dei suoi occhi, che nascondevano abissi di tristezza inenarrabili. I se, non portano mai a nulla di buono! Mi trovavo a dover gestire l'imprevisto. Non mi ero mai reputato un giocatore d'azzardo, ho sempre preferito conservare una sicurezza da burocrate, che fa i conti anche con i sentimenti. E se mi avesse invitato a salire? Avrei rifiutato, glissando generosamente. Ammettendo anche l'aver accettato l'invito. Cosa fare? Andare subito al sodo, oppure optare per una strategia di conquista, raffinata e colta, come un novello Valmont nelle Relazioni Pericolose. E ancora ... se mi fossi poi scoperto disponibile ad un coinvolgimento sentimentale ... avrebbe accettato sentendosi lusingata dal mio trasporto, oppure mi trovavo dinanzi solo ad una gentilezza riservatami per non averla lasciata sotto la pioggia battente. Di fatto era un altro che la stava accompagnando a casa. A. aveva in mano il suo destino, aveva spalancato le porte ad un suo centro di storia personale, dai mille riflessi colorati, come quelli che l'infrangersi della luce produce su purissimi cristalli.
D sapeva già di volermi rivedere ... al più presto ... anch'io non vedevo l'ora! I tre pomeriggi successivi a quell'incontro, furono scanditi dall'insopportabile aritmia di un rumore bianco, che segnava l'attesa, il punto g di un caffé preso insieme e chissà cos'altro. La nostra storia poi, prese il suo naturale corso. Dopo numerosi incontri, sguardi, attese, sospiri, sms, le nostre vite si intrecciarono in un unico caldo abbraccio. La mia vita, prese un'altra piega. L., compagno di sbronze dai tempi del liceo, che da tempo risiedeva a Milano, aveva aperto una piccola casa editrice, vendendosi anche le patrie costole, e rischiando il tutto per tutto partendo da zero. La sua fama di essere un discepolo di Stakanov, mi faceva ben sperare. Inoltre conoscevo la sua fama di intellettuale militante under 35 e ottimo "ministro della propaganda" ... la sua ovviamente! Voleva che mi trasferissi ad altre latitudini, per lavorare gomito a gomito. Comunicai a D. la mia intenzione di volermene andare a Milano, convinto presuntuosamente che il mio curriculum vitae, potesse trasformare in oro tutto ciò in cui mi fossi diligentemente speso! D. non parve sorpresa. I suoi occhi mi ritraevano, come un novello Colombo alla descoverta delle Americhe. D. decise di non lasciarmi solo in quest'impresa! Con lei è stato così da subito... mi sarei potuto ritrovare a parlare dell'ultimo CK da comprare, o del film più cool da andare a vedere ... ma alla fine con D. sono sempre tra l'inferno e le nuvole! I tasselli che componevano il puzzle dei miei primi ventott'anni di vita nel giro di un'estate, trovarono la loro giusta collocazione, quasi come se una gigantesca forza ancestrale avesse posto ordine al caos primigeno!
Oggi con D. ci troviamo a vivere in un appartamento medio-discreto, che si affaccia su un viale ... Non è proprio un viale, ma lo chiamano così,e dunque perchè dovrei sforzarmi di dire altro. Pochi alberi, cinque o forse sei, di giovane età, due cespugli di oleandri, senza fiori. A destra una schiera di villette a due piani, a sinistra due fila di condomini, tra i quali il mio. D. spesso si lamenta su come non riesca a prendermi cura della nostra camera da letto. In fondo mi dico ... non ci sarebbe un granchè da mettere a posto... Due sedie sgangherate, un piccolo televisiore e un videoregistratore di bassa lega, per i video hard e quelli più politically correct, poesia ciclostilata, poesia post-trans-psico-genica, cartine di ogni tipo, tabacco ammuffito ... ma comunque una splendida serenità che solo D. mi regala generosamente giorno dopo giorno. Il mio lavoro con L., consiste nel valutare manoscritti e correggere bozze. Orario dalle 14,30 alle 20,30.

Ogni pomeriggio in Subway.
Da Cadorna Triennale a Lanza e poi dritto con i miei pensieri da nichilista della porta accanto, sino a Loreto

Ogni giorno, più o meno incontro le stesse facce. Il tizio col chiodo e la bandana rossa a fiorellini che parla continuamente con i suoi vicini di gomito, sparando cazzate ripetute ad ogni tic ... ne avrò contati almeno cinque, per tutte le volte che ci siamo incrociati; oppure i due vecchi ubriaconi, che portano quasi sempre gilet classico in lana cotta e giubbino tipo survival con mille tasche e cerniere modello bancarella zona Naviglio; o ancora i due militari di turno che discutono animatamente ... chissà se qualcuno sa della mia stanchezza! Stringere così forte la memoria di tanti giorni inutili, messi in fila come soldatini di piombo, per una parata solo privata ... mai successo! Non sopporto la massa, le loro chiacchere deliziose, il loro abuso di serietà, la frivolezza della loro profondità.

In fondo, tutti, compreso me, si sforzano di correggere la vita di tutti: la mania di predicare è così radicata in noi, che quando non si interviene negli affari altrui, si è preoccupati dei propri , convertendo in teologia il proprio io.

Questa è la mia vita ... un blues underskin!

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