Luca Bovino
ISTERIA COLLETTIVA

1) Pope off
Angeli cantino cori suadenti:
l’ abbindolamento della verita’
uomini scrivano inni solenni
del dio che e’ morto per l’umanita’
roghi che brucino ogni eresia
il papa bocca di divinita’
roghi che brucino ogni eresia
il papa bocca della verita’...
...rivelata da dio.
Angeli e demoni sono fratelli
Ma sono in lotta per la liberta’
L’uomo, gia’ libero, diverra’ schiavo
Subendo il peso dell’autorita’
Papi che brucino, mai piu’ eresia!
Mai piu’ si parli di divinita’
Papi che brucino mai piu’ eresia
Mai piu’ si parli della verita’
UMANO, TROPPO UMANO!
E NON C’E’ NIENTE DI DIVINO IN LEI...

Ancora quel maledetto incubo.
Occhi strappati, braccia livide schiacciate sotto enormi massi, urla lancinanti di dolore sovrumano, e soprattutto roghi che trascinavano nell’aria il soporifero odore della carne bruciata, carne d’uomo, carne di pope.
Queste erano le sue paure da qualche tempo a questa parte, trovarsi coinvolto nella più feroce e brutale rivolta anticlericale della storia dell’umanità. Un rigurgito anarcoide che solo un popolo imbrutalito ed inselvaggito come il suo poteva eruttare. Un popolo che per colpa del suo pope e dei pope precedenti aveva provato quegli orrori sulla propria pelle per secoli e secoli.
-Il patriarca Ottavio vi manda le sue felicitazioni per la vostra giornata- disse il suo assistente
-quel maledetto figlio di puttana- tuonò il pope-vorrebbe vedermi sfinito su quel letto, non vede l’ora che tiri le cuoia per sputtanarmi di fronte al mio popolo, non sa che alla fine se muoio io morirà anche lui ed il suo cazzo di opportunismo del cazzo!
Anche questa mattina s’era alzato sfinito e nervoso, ed ancora una volta avrebbe continuato a fare il politico, a correggere le sue dichiarazioni di fronte all’opinione pubblica, ad escogitare espedienti per convincere il suo popolo ad identificarsi con la sua persona.
Era troppo nervoso per fare qualcos’altro quel giorno. Eppure sapeva che in realtà erano altre le cose da fare che non poteva più rimandare. I suoi nervi non erano più saldi come un tempo...quanto ne sarà passato di tempo, pensava, da qualche mese ormai bastava qualche brutto sogno e qualche risatina ironica fra le righe di un messaggio di auguri per non essere più in grado di fare lo statista. Era ormai troppo incazzato per concentrarsi e pensare come solo lui sapeva fare. Concentrarsi a pensare a cose cui solo lui era autorizzato a pensare.
Gregorio da semplice pope, membro intermedio della gerarchia ecclesiastica ortodossa, era diventato il detentore della nuova e potentissima teocrazia. E per riuscirci tante erano state le cose da fare. Innanzitutto conquistare le masse per arrivare al potere con metodi apparentemente democratici, in secondo luogo realizzare i suoi ambiziosi progetti di riforma, in terzo luogo creare consenso sociale, sempre e comunque, intorno alla sua figura ed al suo regime.
L’appoggio dei suoi conterranei lo ottenne facilmente grazie ai dollari e gli euri che le nazioni più potenti dovevano versargli per garantirsi l’approvvigionamento di energia nucleare a basso costo che le industrie della sua nazione producevano in abbondanza. Industrie caso appartenevano per il 50 % a membri della sua famiglia e per il restante 50% alle compagnie assicurative delle rispettive industrie. Guarda caso la maggioranza dei pacchetti azionari era appannaggio della sua famiglia.
Famiglia importante la sua.
Suo nonno in Russia si era fatto un pò di grana e di amicizie influenti grazie ai suoi traffici più disparati, ma sempre maledetti. Trafficava di tutto: armi per i mafiosi, droga per le metropoli europee, donne da far prostituire nella opulenta eurolandia, bambini ed handicappati da dare in pasto a signori in camice bianco che di giorno vivisezionano animali nelle cliniche universitarie e che nottetempo mutilano ed ammazzano senza il minimo scrupolo persone per appropriarsi dei i loro preziosi organi. Commercio quanto mai redditizio.
Tuttavia le intenzioni del vegliardo erano ben altre, una nazione poverissima di danaro ma ricchissima Di tutto il resto era a due passi dal suo muso pronta ad essere depredata dal primo affarista senza scrupoli: l’Ucraina.
Generosissima terra. Potrebbe sfamare tutto il continente con il suo frumento ed ubriacarlo con la sua vite, eppure nel 2002 era la più povera.
Tuttavia la ricchezza economica ucraina proveniva da ben altro ai tempi del nonno di Gregorio. Era data dai suoi fatiscenti stabilimenti nucleari, fatiscenti sì ma sempre nucleari. Produttori dell’energia più potente che l’uomo abbia mai inventato, quella atomica. Tuttavia l’isteria degli ultimi anni, da Chernobyl in poi, sconsigliava chiunque non fosse sufficientemente pazzo dall’avventurarsi in una nuova impresa nucleare in quella regione. Non soltanto per i costi eccessivamente elevati, ma soprattutto perchè nelle persone il ricordo della sciagura era ancora vivo e tutti temevano che qualcuno degli altri 5 potenziali Chernobyl ancora in via di smantellamento potesse far ridiventare l’incubo realtà. Mutilati, impotenti e strozzati senza aria, questi erano i suoi connazionali.

2) ATMOSFERA
L’atmosfera si consuma,
(l’industrializzazione che ti ignora la cinetica)
non c’è scampo per nessuno
se le fabbriche bruciando surriscaldano il pianeta
a che serve l’energia
se vitali molecole farà volare via
a che serve l’energia se tutte le molecole farà volare via,
consuma tutta l’aria... niente più per nessuno!

Eppure ce l’aveva fatta. Non il nonno russo chiaramente, ma suo nipote Gregorio. Era entrato da semplice adepto nella influentissima confraternita dei pope ed era diventato “il pope”. Naturalmente i soldi del nonno, indispensabili per corrompere gli uomini di chiesa, facilitarono il corso delle sue liturgie. Gli uomini di chiesa erano stati dapprima eminenti autorità morali senza ricoprire cariche pubbliche, finché al patriarca Ottavio capitò la ventura di essere consigliere politico di un primo ministro ignorantissimo ma molto devoto. Da quel momento nei monasteri, nei conventi, nelle biblioteche curiali, si gettarono alle ortiche i libri di dottrina- lasciando in vita solo una paio di pandette di Cirillo e Metodio- e si inziò a rispolverare Machiavelli e l’economia politica.
-Quello stronzo crede che solo perchè è stato il primo a far interessare anche gli ecclesiastici alla vita pubblica, debba avere dei titoli in più di me per comandare questa nazione. Ma cosa sarebbe stata la politica se fosse rimasto appannaggio dei soli patriarchi? Una lobby di porporati senza scrupoli, proprio come i vescovi di Roma. Chi avrebbe ridato dignità a questa gente, che avrebbe fatto sentire un ucraino fiero della sua nazione? La gente ha case, lavoro, pane, sport e puttane in abbondanza, che cosa possono pretendere mai d’ altro, chi potrà mai aizzarli contro di me, ah, ah , ah...
-Vostra giustizia, sono dei selvaggi. L’ andamento dell’economia internazionale come sapete ci impedisce di far molto affidamento sulle esportazioni.
Il vostro discorso della settimana scorsa sull’impegno a cui ogni cittadino è chiamato per le sorti della nazione non ha sortito tutti gli effetti sperati. Come se non bastasse focolai di rivolta cominciano a farsi vedere, certo non sarà la rivoluzione francese, ma erano 10 anni che qualcuno provava a mettere in discussione, oltre che in ridicolo la vostra persona e la vostra giustizia. Quei selvaggi continuano a non spendere niente Neanche un dinaro per i prodotti di stato. Forse obbligare le multinazionali, che tanto ci hanno aiutato, ad uscire dal nostro mercato non è stata una felice idea.
-Hai capito! Uno apre gli occhi dopo una nottata terribile ed è costretto ad un risveglio ancora peggiore. Un figlio di puttana che farà presto conoscenza delle patrie galere ed un grillo parlante di assistente spirituale che mi viene a dire che ora la gente mi odia
-Non è poi il caso di farne una tragedia per le felicitazioni del patriarca, dopotutto non dimenticate che avete scalzato con una vostra legge i patriarchi dalla gerarchia ecclesiastica lasciandoli come innocue icone ornamentali buoni solo per le liturgie coreografiche. Non possono più far parte del clero politico, per quello c’erano i pope fino a qualche anno fa, ed ora ci siete soltanto voi, vostra giustizia. Il patriarca non farebbe male ad una mosca eppoi è troppo vecchio per farvi paura. Paura invece me ne fa tanta l’astinenza dei vostri connazionali, oltre che naturalmente la loro riottosità.
-Ma non farmi ridere, ancora non riesci sentire tua questa terra vero? Sogni ancora la tua Transilvania...
Il pope s’era finalmente rilassato, e stiracchiandosi sul suo letto gigantesco, ora guardava il suo assistente con aria di sfida, come uno guarderebbe un amico dopo averlo sfottuto a dovere.
Ogni volta che parlava con qualcuno la cosa più gli piaceva era stuzzicare i nervi del suo interlocutore, lui che se lo poteva permettere, e vedere poi con quanti giri di parole il destinatario delle sue maligne frecciatine era costretto ad equilibrare il proprio orgoglio di uomo con la sua sottomissione di suddito. Ed era molto irritato quando qualcuno gli negava la soddisfazione di una battuta squallida. In questo aveva preso molto da quel vecchio boss d’altri tempi di suo nonno. Dal nonno aveva appreso l’arte di tutti i veri capobanda che consisteva nel far capire sempre in ogni momento che con il capo non si scherza a caso, le risate e le imprecazioni devono essere in sintonia con lo stato d’animo del capo. Questo aiutava tantissimo la gang ad identificare le proprie emozioni con quelle del boss.
-Non è assolutamente questo il punto vostra giustizia. Io guardo le cose con obbiettività. Se siamo arrivati a questo punto non lo dobbiamo certo alle loro politiche coloniali predatorie. Le multinazionali hanno corrotto gli animi delle masse. In tutto il mondo hanno portato alla depressione finanziaria e al disastro ecologico. Sono il nemico invisibile, la mano morta su ogni mercato. Sono certi di essere primi ovunque perchè hanno dalla loro le più avanzate tecnologie e le più elaborate strategie di vendita.
-Ora non vorrai farmi la solita lezioncina sull’arretramento del nostro paese spero, perchè non te lo consento! Io ho fatto nascere gli scenziati più brillanti degli ultimi anni perchè ho messo a loro disposizione università e laboratori all’avanguardia. Ho fatto sì che ogni studioso si sentisse stimolato dal fatto di poter lavorare per il bene della propria nazione, e non ho mai rubato alcun brevetto ai legittimi inventori. Ora quei brevetti portano il loro nome, il nome dell’uomo che li ha concepiti e non dell’azienda che gli ha ospitati come fanno gli americani. Loro sono stimolati da un ambiente di lavoro stimolante e questo ci ha concesso di avere tecnologie all’avanguardia grazie alla percentuale di stato sui noleggi dei brevetti all’estero. Perciò non venirmi a dire che loro sanno fare le cose meglio di noi perchè questo non è affatto vero!
-Non è che le sanno fare meglio. Il punto è che le sanno vendere meglio
-Cosa vuoi dire, non credo di capirti...- il pope ormai preso dalla conversazione col suo assistente si china su di un lato e senza distogliere lo sguardo dall’omino che in piedi con le braccia conserte gli parlava con tono sicuro, tira fuori una sigaretta all’oppio ed inizia a rigirarsela fra le dita alla ricerca del momento opportuno per accenderla.
-Noi non abbiamo un logo per i nostri prodotti-
-Come sarebbe a dire non abbiamo un logo, abbiamo la sigla dell’azienda di stato che li produce, ma cosa dovremmo mai farcene di un logo?
-Un logo è fondamentale per legare indissolubilmente un consumatore al suo prodotto. Il logo non indica un vero e proprio prodotto, semplicemente ne evoca l’idea. Un logo ci consentirebbe di spacciare le nostre derrate agricole per primizie importate dall’oriente ad esempio.
-E come potrebbe mai succedere tutto ciò? Dimmelo tu, visto che sembri saperlo così bene- finalmente accese la sua sigaretta ed iniziò attraverso ampie boccate a lenire i reumatismi del risveglio.
-Naturalmente non c’è nulla di certo nello studio delle masse. Ma c’è tantissimo di probabile. E’ molto probabile infatti che bombardando le persone con film, immagini gigantesche per le strade, musiche preparate scientificamente si riesca a risvegliare il loro naturale istinto verso la felicità. In fondo lo ha detto anche vostra giustizia, cosa dovrebbe mai desiderare un selvaggio se non pane e sesso. E droga naturalmente per dimenticare lo schifo che vede ogni giorno per le strade. Una nuova vita fatta di felicità, è questo ciò che ogni uomo dovrebbe avere. Questo è il desiderio di ogni generazione. Una felicità ogni volta richiamata, stilizzata, colorata in maniera scientifica dentro il logo di un prodotto. Se quei selvaggi continuano a fare la vita che fanno, a lungo andare l’unica felicità che gli rimarrà di vivere sarà quella posticcia che leggeranno sui logo dei prodotti che acquisteranno. In fondo il logo semplifica molte cose a noi e a loro. Noi potremmo entrare finalmente nel primo mondo, quello che non produce oggetti ma marchi, con un notevole risparmio per le casse pubbliche. Loro si vedranno contenti di spendere i propri soldi per legarsi all’idea vincente e gioiosa di un prodotto di stato. Del loro stato che finalmente è entrato a pieno titolo a far parte del primo mondo. Finalmente anche i nostri selvaggi potranno essere borghesi.

3) No logo
Ma quale mondo e mondo,
signor qualcuno conta solo il portafoglio, ma non ti diverte più
anzi, ti stressa alquanto.
Sogni infantili in testa
un mondo e al centro, stare tu al centro del mondo per mezz’ora almeno, o poco più ma...un borghese, cosa sei NIENTE! Niente senza il tuo marchio non vivi.
NO LOGO nessun marchio farà mai per te
NO LOGO rinuncia al marchio! Non puoi comprare quello che ti va
NO LOGO non è un prodotto, ma l’idea della felicità
Compra ti dicono le sirene
Compra e ancora un’altra volta prenderanno in giro te.

--Senza dimenticare- soggiunse l’assistente caustico –che calcare un pò la mano in questo momento sarebbe l’effettiva ciliegina sulla torta...in fondo abbiamo o no, l’esercito più temuto del mondo? E’ vero o no che pur senza aver mai fatto parte dei membri permanenti dell’ONU la costringiamo sempre a piegarsi al nostro volere? E perchè dovremmo mai tirarci indietro proprio quando giochiamo in casa!
--Credo di capirti stavolta, ma lasciami dire che non sono molto d’accordo. Quando sono diventato il Pope ho avuto subito un’intuizione felice che ti mi hai contrastato con tutte le tue forze, ma che alla fine si è dimostrata vincente. Ricordi quando emanai quel decreto con cui obbligavo tutti le aziende agricole di stato a passare al transgenico? Che cosa successe? Abbiamo dovuto usare l’esercito per costringere i contadini a farsi espropriare e poi a lavorare quelle stesse terre con le moderne tecniche biotecnologiche. In un anno abbiamo decuplicato la produzione agricola conquistando tutti i mercati europei ed asiatici.
--Vorrei far presente a vostra giustizia che dopo qualche anno quelle terre non hanno prodotto più una sola pianta, la vostra nazione agricola è prevalentemente un deserto ora!
-Sì ma con quei soldi abbiamo potuto ristrutturare le nostre centrali e ci siamo arricchiti con il nucleare. Certo la distribuzione della ricchezza non è stata uniforme, nè equa ma altrimenti che avrebbe fatto il soldato, o l’operaio, o il collaudatore di fornaci con 1000 dinari in tasca? Avremmo dovuto comprare manodopera dall’estero, ma in quel momento sarebbe stato il crack finanziario della nostra nazione.
Ma ora i nostri concittadini vivono di rendita dall’industria di stato, forse, ed in questo ti do ragione, sono stati catapultati troppo velocemente da un contesto contadino ad uno metropolitano, e continuano a manifestare, ecco sì, elementi di rozzezza nelle loro relazioni sociali.
-Sono dei selvaggi!
-Saranno anche selvaggi come dici tu, ma con loro ci vuole un pò di psicologia, non di violenza
-Ma è appunto per una ragione psicologica che sto tentando di convincere vostra giustizia a rispolverare i carri armati e a farli sfilare per le vie della capitale.
-Magari anche sparando a caso fra la folla!?
-Certamente, non è forse così che gli americani hanno costruito il loro impero, che è oggi l’unico nemico che può fare seriamente paura alla nostra economia? Quando le loro industrie sono vicine al collasso perchè per varie ragioni i consumatori decidono di sospendere l’acquisto di prodotti a stelle e strisce, decidono di muovere una guerra, multinazionali si riconvertono nell’industria bellica e l’indotto delle spese pubbliche solleva l’economia.
Quando ne hanno proprio bisogno non ci pensano su due volte e la guerra se l’inventano. Cosa successe cinquant’anni fa nell’ultima guerra del petrolio? Gli americani dichiararono guerra all’Afghanistan bombardandolo senza pietà perchè i talebani al potere in quella nazione avevano messo in discussione l’autorità morale e politica dello zio Sam. A prescindere se le torri gemelle le abbiano fatte saltare davvero i barbuti islamici o gli stessi americani, quell’atto non poteva rimanere senza rappresaglia. Tanto più feroce e terribile fosse stata la vendetta americana, tanto il suo popolo avrebbe trovato soddisfazione dal suo presidente. Come se non bastasse la sciagura di New York, che poi era niente paragonata a quanto gli americano avevano ed avrebbero continuato a fare nel mondo, il presidente dell’epoca cavalcò l’isteria collettiva provocata dal rischio degli attentati e specialmente degli attentati postali con l’antrace. L’isteria è la migliore arma al servizio della repressione.
-Sì ma io non ho intenzione di reprimere ancora niente. E poi tu mi stai parlando di cinquant’anni fa quando il petrolio era il volano dell’industria energetica. Ormai petrolio e suoi derivati in giro non se ne trovano quasi più, gli arabi non fanno più paura come un tempo. Ma piuttosto raccontami, quale sarebbe secondo te il mio Afghanistan contro cui sguinzagliare i miei marines?
-Molto semplice, la vostra residenza vostra giustizia. Farete prima esplodere il vostro sontuoso palazzo, una volta fatto ciò invierete a caso a vostri funzionari di polizia lettere mortali all’antrace, in seguito inventare un fantomatico movimento antireligioso che voglia scalzarvi dal vostro scranno per far regnare l’anarchia ed il terrore. A quel punto nessuno potrà sentirsi estraneo a quanto sta accadendo al primo cittadino. Tutti faranno a gara per denunciare veri rivoltosi che così saranno irrimediabilmente esclusi dal consenso sociale. I nostri funzionari delle truppe repressive avranno i nervi a fior di pelle per via dei numerosi attentati postali e in questo modo eviteremo il rischio di defezioni o di un loro eventuale scarso coinvolgimento psicologico nelle operazioni. Mentre le masse smarrite faranno proprio il motto “chi non è col pope è contro il pope” e faranno la fila per acquistare i nostri prodotti convinti in tal modo di aiutare la patria e sconfiggere i violenti.
Il pope Gregorio ora aveva distolto lo sguardo dal suo assistente, guardava le mura della sua stanza. Le ampie pareti. Le volte a stella. I cunicoli nascosti dove un tempo erano imprigionati i dissidenti politici e gli eretici. La tecnologia costosissima dei suoi rilevatori. Probabilmente anche i vasti giardini pensili costruiti sulle sue terrazze. Tutto questo sarebbe stato sacrificato per la ragion di stato. Ma il gioco sarebbe sicuramente valso la candela. Avrebbe con questa nuova strategia eliminato sul nascere il tentativo di una rivolta, avrebbe dato una boccata d’ossigeno alla sua economia pericolosamente stagnante e soprattuto, questa in fondo era la cosa che più lo sollevava, avrebbe trovato il pretesto per mettere per sempre a tacere Ottavio. Non che il patriarca fosse un eversivo, tutt’altro, semplicemente perchè provava per lui un irrazionale e fortissimo odio che non aveva mai modo di manifestare per via dell’avanzata età e della storia personale del vecchio prete.
-Allora con antrace e bombe- disse il pope con il tono di voce di chi cerca di convincersi poco alla volta
-Con antrace e bombe- rispose raggiante l’altro- come gli americani in Afghanistan.

4) isteria collettiva
Hey man, non aprire quella lettera
non sai che ci sta
Hey man quei marines in Afghanistan
per la tua isteria.
Non è sicura
la tua città,
colpisce a caso
l’amerika
Con la scusa dei talebani terrorizzano gli americani.
C’è bisogno della tua paura per scatenare la dittatura
feroce
sulle genti
del medio oriente.
E’ un’isteria.
E quell’isteria che c’è
è isteria collettiva.

Un’altra giornata di lavoro stava per terminare. Gli abitanti della capitale erano costretti a turni di straordinari massacranti e terribili. Il pope aveva soppresso le festività per evitare il sacrilegio di uomini che lavorino nei giorni dedicati alla divinità.
- A che ora ha detto che arriva?- chiese l’uomo nella stanza al suo socio- Mi pare abbia detto che sarebbe arrivato una volta buio. Tu capirai benissimo che nella sua posizione può ormai rischiare pochissimo, eppoi c’è il gruppo degli eretici, quelli non ne vogliono sapere di aspettare, vogliono la sua testa, e probabilmente quando la rivoluzione terminerà l’avranno. Del resto noi non potremo più impedirlo. Vogliono una nuova religione in un nuovo stato, naturalmente uno stato ispirato ad una nuova teocrazia, la loro...
-Non è assolutamente questo il tempo nè il luogo per parlarne, lo sai bene, dobbiamo aspettare che venga convocata l’adunanza dei partigiani, dove i saggi come Ottavio potranno dire la loro.
-Immagino che dovremmo dirgli anche grazie per quello che sta facendo per noi.
-Non è il caso di fare del sarcasmo, sai benissimo che da dieci anni ha sempre cercato di avere una linea che facesse conciliare i nostri interessi con quelli del pope. Per quanto spesso è risultato impossibile anche per lui riuscire a smuovere quel maledetto servo di dio.
-Secondo me lui spera in qualche modo di essere presente anche dopo la rivoluzione nel governo provvisorio, ma sarà sicuramente una speranza vana.
-Perchè lo dai per scontato, in fondo lui ha le competenze, le conoscenze, le amicizie per poter portare avanti l’economia come e anche meglio di come l’ha portata avanti il pope con la sua autarchia.
-La cosa che hai appena detto, socio, non ha alcun fondamento. La rivoluzione si trasformerà in una mattanza per tutti i collaboratori del vecchio regime. Nessuno escluso. Anche le vecchiette, le buone madri e i buoni padri di famiglia, gli operai e gli impiegati zelanti, gli studenti umanisti che costituiscono il nocciolo del suo consenso sociale devono scomparire fisicamente. Sono stati loro ad avergli dato la forza numerica durante tutte le sue omelie, ad aver invaso le strade della capitale nei giorni di pellegrinaggio, ad aver alimentato le elemosine delle sue chiese. Ad acquistare sempre e comunque i prodotti dello stato popolino dandogli la forza di tentare anche la via autarchica. Sono stati sempre loro a denunciare tutti i nostri soci che ora muoiono per fame oppure ammazzati nelle patrie galere.
E’ del loro sangue che sarà imbevuta la nostra rivoluzione socio, ed il sangue dei suoi seguaci inonderà i nostri campi.
-La fai facile tu, ma in fondo non ti rendi conto che la rivoluzione francese ha prodotto poi uno dei più tenaci dittatori della storia moderna: Napoleone Bonaparte, ed il suo impero era grande quasi quanto l’Europa. Quello che dovremmo fare è cercare con la nostra rivoluzione di far capire a gente che è sempre vissuta nella pia illusione di un pope buono, che in realtà ci siamo trovati di fronte per dieci anni ad un sanguinario irresponsabile. Dobbiamo far capire loro i danni che produce il transgenico, che le malformazioni fisiche di cui sono vittima i nostri figli ed i nostri nipoti non dipendono da punizioni divine per la nostra scarsa fedeltà ai precetti della sua chiesa, ma che dipendono dalla sconsiderata politica del pope sul nucleare e riguardo ogni cosa che potesse avere natura industriale.
Le terre coltivabili sono ormai ridotte a pochi fazzoletti vicino il mare ma presto scompariranno anche quelle. I nostri tecnici hanno calcolato che ci vorranno 30 anni prima che quella terra possa produrre nuovamente frutti. La nostra rivoluzione erediterà dal pope una nazione desertica ed un popolo di illusi creduloni. Queste sono le nostre missioni, convincere la gente e salvare la terra. Non inutili spargimenti di sangue solo per soddisfare il sentimento di vendetta degli eretici estremisti.
-La fai facile socio. Ricordati che la prima mossa che farà la rivoluzione sarà liberare i carcerati, aprire le galere...hai idea di cosa significhi? Uomini abituati giorno per giorno ad ogni genere di violenze fisiche e psicologiche dalle guardie carcerarie del pope, trattati con tutto l’odio che si debba a chi a commesso il reato più grave, la lesa maestà, l’infedeltà al sovrano. Le guardie consapevoli della fierezza dei loro detenuti, tanto alta che impedisce loro persino il suicidio, sottopongono la loro vita in carcere ad una serie infinita di torture, crudeltà, sevizie. Qualche evaso ci ha raccontato di uomini legati alle sbarre e frustati per 10 ore al giorno, con i secondini che si davano il cambio ogni mezzora, per riprendere con più vigore le vergate sui volti ed i dorsi nudi. Di uomini sodomizzati con i manganelli sfollagente solo per il gusto di umiliarli, di uomini legati mani e piedi a corde tese tanto da costringere le membra alla lacerazione. Uomini costretti mangiare la propria merda e bere la propria urina per sopravvivere. Ma queste sono solo alcune delle cose che succedono lì dentro. Nelle galere è rinchiusa gente che ha come unico scopo uscire per rovesciare questo stato di cose. Praticamente sono 10 anni che non esistono più detenuti comuni, ladri, truffatori e falsari ormai sono tutti convertiti all’ortodossia ed il pope nella sua misericordia ha concesso loro la redenzione a condizione che collaborassero col suo regime. Così è stato ora i detenuti sono tutti politici, e si mantengono in vita con l’unico scopo di appagare un giorno la loro sete di vendetta. Questa sarà l’arma vincente della nostra rivoluzione, questi uomini daranno alle nostre cellule il contributo decisivo per la vittoria finale che non potrà che essere cruenta e dolorosa per gli oppositori.
Allora è già deciso, pensava l’altro socio, la rivoluzione sarà violenta. La nostra linea di mediazione non ha avuto appoggi nell’adunata e questo socio sicuramente l’avranno mandato per controllare cosa dovrò dire e come dovrò comportarmi con l’assistente spirituale del pope quando arriverà. Il suo spirito filantropico era messo a dura prova dalle rimostranze del suo interlocutore. Ora immaginava la scena, lui l’intelletutale, l’altro il guerriero. Lui il lungimirante, l’altro il sanguinario, l’uno rispettosissimo della vita umana in tutte le sue forme e manifestazioni, l’altro un misantropo senza il minimo scrupolo.
Ripensò in silenzio alla sua vita trascorsa prima di fare il sovversivo. L’altro ormai innervosito dalla snervante attesa e dalla tensione del discorso fumava una sigaretta d’esportazione. L’altro ripensava al suo passato di antropologo, una vita dedicata all’uomo, alla sua natura di uomo, all’uomo che riesce a conoscere e dominare gli elementi della natura, e quelli della propria coscienza. Rifletteva ancora non persuaso alla sua razionalità. Ma l’uomo che si accingeva a fare la rivoluzione, come anche quel tiranno d’uomo che si preparava a subirla in realtà di umano aveva ben poco l’uomo della sua realtà rispetto all’uomo dei suoi studi.
Era per lui molto più simile ad un alieno.

5) ALIENO
Corre, salta, vola,
si fa male, si fa niente
e il suo cinismo lo chiama moralità.
Padroneggia il fuoco come fosse la sua mente,
ma la paura non gli da la libertà.
Doppia personalità che impone la sua gente, mi sembra uno scherzo però lui la chiama società.
Il progresso, dice, avanzerà continuamente
Ma se consuma l’aria cosa cazzo mai respirerà.
Doppia personalità che impone la sua mente, mi sembra uno strazio però lui la chiama civiltà.
E che importa che
Dentro sta male
Lui per gli altri vive, vive, vive. . . . . . . .
Doppia personalità
Nella sua mente
Uno strazio,
la sua civiltà
doppia personalità, per la sua gente
uno scherzo la sua società.


Il tempo passava ma dell’atteso assistente del pope non c’era nemmeno l’ombra, intanto il buio cominciava calare sempre più cupo avvolgente e nella stanza, qualcuno dei due soci decise di accendere una candela per fare un po’ di luce.
-Allora siamo d’accordo, con lui parlerò io, gli spiegherò dell’attentato a gli presenterò le condizioni del nostro gruppo sulla via più rapida e sicura verso la rivoluzione.
-E se improvvisamente dovesse mutare idea? In fondo cosa dovrebbe spingerlo a collaborare ancora con noi dopo l’attentato alla dimora del pope in cui anche lui stesso ha rischiato di perdere la vita.
-A dire la verità quell’attentato è stato più controproducente che altro, è vero la vita del pope è stata messa in pericolo dimostrando a tutto il mondo che non è così invulnerabile come vorrebbe far credere. Tuttavia il pope ha inscenato la più grande repressione politica verso i dissidenti da quando è salito al potere. Tutto è stato messo in discussione, le leggi consuetudinarie dello stato, l’urbanistica delle metropoli, periodicamente attraversate dai carri armati, i giornali, le radio e le televisioni, i siti in rete: tutti parlano soltanto dell’attentato, della bontà del pope e della spietatezza dei rivoluzionari, creando astio fra noi e il grosso della popolazione, la quale non potrà far altro che soccombere di fronte all’impeto dei rivoltosi. Dalle ceneri delle città lastricate di cadaveri sorgerà la nuova civiltà ugualista ed antipopolina.
-La cosa che non sono riuscito a capire ancora è la provenienza dell’attentato, chi materialmente ha deciso diretto, un colpo del genere. Chi aveva i mezzi, le forze, gli uomini per apprestare un’impresa del genere fra le nostre cellule.
Tieni presente che io nell’organizzazione ho un compito piuttosto amministrativo, tutte la attività delle cellule, e quelle delle colonne, dei commandos possano per il mio microprocessore, prima di essere criptate e quindi spedite al sicuro in rete.
Ma di quell’attentato non avevo proprio nulla, neanche avvisaglie, non se ne è parlato affatto nei giorni scorsi.
-Probabilmente questo potrebbe essere un segno che la rivolta si sta espandendo e che ora possiamo contare anche sull’apporto degli oppressi che spontaneamente, anche al di fuori dell’organizzazione decide di eliminare la vera causa dei loro mali.
-Voglio ricordarti che al di fuori del pope ci siamo soltanto noi dell’adunata dei partigiani, fra noi ed il pope c’è solo massa inerte.
-Potrebbe anche essere una congiura di palazzo, una lotta di potere intestina fra il pope e qualche suo ufficiale ambizioso, tuttavia costoro non sanno che attentando alla vita del loro capo, recidono automaticamente anche la loro. Non commetteremo mai l’errore delle rivoluzioni precedenti, non stringeremo alcuna alleanza strategica con i volponi dell’ancien regime che stanno fiutando il vento...
-Permettimi caro socio di contraddirti, abbiamo già avuto modo di allearci con vecchi esponenti dell’ancien regime, la loro collaborazione è stata ritenuta indispensabile per l’obbiettivo finale. Come faremo ad accedere alle casse dello stato, a conoscere la reale consistenza delle entrate pubbliche, ad impadronirci dei segreti industriali delle fabbriche di stato, come faremo ad avere l’effettivo controllo di tutte queste cose senza la collaborazione di quelli che le ora le controllano? Senza dimenticarci che noi non sappiamo nulla riguardo l’effettivo stato delle fabbriche nucleari. Quelle sono delle autentiche polveriere, se la rivolta dovesse scoppiare in un’area ad alto rischio radioattivo le conseguenze potrebbero essere disastrose non solo per noi e per loro, ma anche per le generazioni future.
-Possiamo fare tranquillamente a meno di loro.
-Non è questo il punto, socio. Il punto è quante possibilità ha la vostra linea di farsi largo nell’adunanza dei partigiani. L’adunanza è l’unica istituzione che potrà impedire che alla rivoluzione segua la guerra civile fra rivoluzionari che abbiano visioni diverse del..
Mentre proseguivano il loro dialogo serrato arrivò l’uomo che aspettavano, l’assistente del pope, congiurato della prima ora, almeno questo si sapeva in giro negli ambienti clandestini dei partigiani della libertà
-Ho una notizia tragica da darvi-esordì l’assistente ancora col fiatone per aver percorso 10 rampe di scale a piedi, dal momento che l’incontro si svolgeva in un palazzone di 5 piani ancora in costruzione nella periferia semilunare di Cernobyl, uno dei posti più sicuri per i congiurati, dal momento che gli abitanti della zona, prevalentemente operai, complottava segretamente con i rivoluzionari.
-Dopo l’attentato della settimana scorsa alla residenza del pope, oggi un gruppo di operai si è introdotto nello stabilimento nucleare ed ha fatto esplodere anche il secondo e terzo reattore della centrale di Cernobyl, la stessa che aveva conosciuto la sciagura del 1986 al reattore numero 4.
- Ma cosa sta dicendo- proruppe uno dei due soci- ancora un’azione dimostrativa spontanea, e noi siamo sempre gli ultimi a saperlo.
-E’ accaduto poco prima che facesse buio, un manipolo di pazzi ha fatto scoppiare un incendio che ha prodotto una nube di fumo oltre che un black out energetico che ha paralizzato la città. La città è ora al buio, e presto lo sarà l’intera Ucraina.
-Che altre notizie si hanno sull’attentato?
-Il manipolo, prima di uscire dalla fabbrica, con la complicità dei piantoni dello stabilimento, hanno lasciato una firma ed una scritta gigantesca a caratteri cubitali. La scritta è Pope off che in inglese, lingua tanto odiata dal nostro dittatore, e significa “via il pope” mentre la loro firma è gruppo 26 aprile, il giorno in cui avvenne la sciagura del ’86 alla pompa del reattore numero 4. Cernobyl e l’Ucraina saranno ancora tristemente protagonisti di una nuova stagione di dolore.


6) CERNOBYL
Pulita la strada, ripulito il cemento
Lavato il ricordo di questa città?
Qui c’era energia, qui c’era la vita
Città sottovuoto per l’eternità
Ucraina sotto vuoto
CONTAMINAZIONI ROTTAMI DESERTO
Ucraina sottovuoto
CONTAMINAZIONI DESERTO QUI!
Qui c’era l’industria qui c’era laenergia
Progresso regresso che orami c’è
Strage che solo la terra conosce
Progresso regresso di una civiltà
Ucraina ora è al buio
MAIALI A DUE TESTE IN ALTRI PORCILI
1986 la strage di Cernobyl è ormai dimenticata. La strage è ormai dimenticata...

-Noi non abbiamo mai sentito parlare di questo gruppo?
-Neanche alla polizia segreta del pope, che pure sa tutto di voi ma che grazie a me non è quasi mai intervenuta, aveva conoscenza di questa cellula, il buio è fittissimo anche su tutta la faccenda...
-Mentre sull’attentato della settimana scorsa sapete già tutto?- esclamò il socio intellettuale
-No, certamente ma sicuramente abbiamo degli elementi che ci fanno pensare a faide intestine fra gli ecclesiastici.
Il bluff gli riuscì discretamente –E ora cosa dovremo fare, tu socio assistente non puoi partecipare alle adunanze partigiane perchè saresti immediatamente riconosciuto, ma cosa farà il pope nei prossimi giorni?
-Il pope è imprevedibile- tuonò secco l’assistente infastidito dall’essere stato chiamato socio –qualsiasi cosa decida di fare io non credo di avere molto potere, in fondo sono solo il suo assistente spirituale per le sedute di meditazione che ormai egli svolge molto di rado. Credo proprio che la nostra collaborazione debba interrompersi per qualche tempo. Quando avrò saputo qualcosa di concreto terrò informati l’adunanza tramite voi due. Rivediamoci fra una settimana, non più qui però. Facciamo allo stesso orario nei pressi della zona industriale di Kiev. Il palazzo è quello solito. Io devo andare via perchè altrimenti i miei accompagnatori potrebbero sospettare qualcosa. Voi reastate qui altri 10 minuti poi uscite. Fatemi sapere cosa state facendo e non fatemi trovare altre sorprese come questa o quella della settimana scorsa. Arrivederci, sapete già come farmi avere le notizie.
Dopo dieci minuti i due si congedarono e ripresero la strada verso la stazione.
Il paesaggio che gli attendeva non era dei più confortanti. Al buio più assoluto cui erano costretti dal blocco elettrico. Anche una periferia industriale, tipica manifestazione della modernità, sembrava ostile e pericolosa come una giungla.
Le fitte nubi spostate dal vento rendevano l’aria irrespirabile, anche filtrando la bocca ed il naso con un fazzoletto. Ogni tanto qualche raggio lunare debole e fioco faceva scorgere i cigli delle strade desertiche e piene di topi. Decisero di ripercorrere le rampe e rintanarsi in casa sino all’indomani, il giorno seguente avrebbero preso contatti con il gruppo 26 aprile.
L’indomani la città era cambiata. La violenza e la nocività della nube aveva colorato di rosso tutte le abitazioni, aveva rovesciato cassonetti e monumenti riducendoli in frammenti. Aveva rotto le vetrate di negozi e case. Nei campi aveva distrutto ettari ed ettari coltivazioni di grano e vite, sradicando alberi e travolgendo balle, arbusti, ceppi e tendoni.
Ma il peggio, tutti lo sapevano, doveva ancora venire. La sciagura del 1986 era ancora viva nella memoria di vecchi e meno vecchi. Anche i bambini di Cernobyl avevano nozione della portata della sciagura visitando i centri di riabilitazione per i figli delle vittime dell’86. Bastava anche il racconto di un amico sulle malformazioni fisiche degli ospiti di uno qualsiasi dei centri perchè l’orrore della descrizione rimanesse impresso indelebilmente nella memoria di tutti. Come potevano mai essere stati proprio gli operai di Cernobyl, che quell’orrore lo avevano vicino ed impresso indelebilmente in qualche parte del loro DNA, era la domanda tormentosa che si ponevano i due soci. La risposta fu ancora più agghiacciante. Non esisteva alcun gruppo 26 aprile. Negli ambienti operai nessuno aveva mai sentito parlare di qualcosa del genere. Inoltre quel giorno i piantoni avevano ricevuto l’ordine di essere presenti in un’altra ala dello stabilimento per assistere ad un corso di formazione del personale, come periodicamente avveniva.
I reattori 3 e 4 erano rimasti senza vigilanza per quasi un’ora, giusto il tempo per fare un attentato.
Ma come poteva un manipolo di pazzi non prevedere le apocalittiche conseguenze di quel gesto. Non solo sugli uomini ma anche sugli animali. Mutazioni genetiche su ratti, insetti, uccelli, pesci e mammiferi avrebbero cambiato la faccia di quella regione per almeno un secolo. Come si faceva a non saperlo? Per non parlare delle conseguenze sui raccolti che erano ormai sempre più esigui in tutta la nazione dopo l’avvento delle colture biotecnologiche.
Quale sciagurato destino attendeva agli abitanti della zona e chi erano i veri responsabili dell’insano gesto erano le due domande che rodevano come un tarlo i pensieri dei due soci. Chi era stato era una cosa che prima o poi sarebbe uscita fuori.
Ma cosa sarebbe successo dopo, entrambi temevano, sarebbe stata una cosa al di fuori di ogni più cupa immaginazione.

7) MUTAZIONE GENETICA
Mille scarafaggi rossi su ogni marciapiede,
lucuste con tarantole
che invadono ogni casa,
i topi e gli scorpioni sono grandi come cani,
i cani che come impazziti attaccano anche gli uomini
Le zanzare portano volando la malaria
Le cimici giganti già divorano i tessuti l’umanità costretta a rivestirsi di sintetico
con catodi ed elettrodi attaccati ogni sei ore:
Mutazione sincretica
Mutazione genetica.

Quando l’assistente giunse nel provvisorio palazzo del pope, alle porte della capitale Kiev, lo trovo immerso in una nuvola d’oppio che rideva come un cretino.
-Ah, sei qui. Sai ho seguito il tuo ragionamento...e così...
-Così cosa? Cosa centra ora il mio ragionamento...vostra giustizia è successa una cosa molto grave di cui vorrei parlarvi
-So già cosa vuoi dirmi- rispose tediato il pope -vuoi dirmi di Cernobyl, bè stavolta devo ammettere che per mettere a tacere quei maledetti rivoltosi non potevo trovare una tecnica più propizia. Crolla Sansone con tutti i Filistei. Io ho uno stabilimento in meno, ma in compenso credo di aver risolto per sempre il problema dell’opposizione.
-Vostra giustizia mi sta forse dicendo che il pope ha fatto esplodere due suoi reattori e successivamente ha inscenato un attentato antipopolino?- l’assistente era furioso della rivelazione. Ma ancor di più lo irritava l’atteggiamento del pope. Appolliato su una poltrona a fumare, stava di fronte a lui un drogato che credeva di aver risolto il problema dei problemi mentre era l’artefice della più grande sciagura umana e naturale insieme che la storia abbia mai conosciuto. Un irresponsabile, un super-superficialone, un maniaco incosciente che non riusciva mai a provare un benchè minimo sentimento dalle azioni che compiva perché affogava nell’oppio tutte le proprie incertezze. Questo era colui che si ostinava a chiamare, per pura formalità, vostra giustizia: l’essere più empio della storia dell’umanità, un papa-re tossico e nocivo, come la nube del suo attentato.
-Inutile dire che vostra giustizia ha sottovalutato l’entità del fenomeno-
-E perchè mai- rise il pope talmente tanto da arrossarsi il viso dal gusto per lo sfottò. – In fondo anche nel ‘86 siamo sopravvissuti no?
-Vorrei fare presente a vostra giustizia che ora che quei reattori sono in disuso può anche dire addio alle sue velleità autarchiche. Ora che non potremo più contare sul nucleare, nè sull’agricoltura saremo soggetti alle potenze economiche straniere. E’ molto probabile che qualche nazione approfitti del momento per dichiaraci guerra.-
-Ho già previsto questa eventualità, in fondo non è una situazione così grave per noi. Ho riflettuto molto nei giorni trascorsi fuori dalla mia dimora, alle sorti della nazione. In fondo la via autarchica è molto costosa, dispendio di energie, soldi, uomini, per vendere i nostri prodotti, per ottenere forse meno della metà di quello che otterremmo alleandoci con le multinazionali ed imponendo loro tengenti interessanti sugli investimenti nella nostra nazione, che dopo la Russia è la più grande d’Europa e che grazie a noi ora è un nuovo potenziale mercato molto interessante per la stagnante situazione internazionale.
Pensa solo a quanto ci potremmo far ricchi spennando per bene americani, inglesi, francesi, tedeschi piuttosto che lasciandoli fuori dalla porta.
-E come giustificherà agli occhi dell’opinione pubblica interna questo voltafaccia?
-Con l’eroina.
-Temo di non aver afferrato.
-L’eroina ci consentirà di annacquare le coscienze dei rivoltosi. Basterà provarla una volta, e tutti non potranno più farne a meno. A chi non piacerebbe, l’eroina non è casuale, non dipende dal gusto, rapisce chiunque, è scientifica. Inoltre noi la daremo quasi gratis rimpilzando le nostre città di spacciatori...resta da risolvere, be’ sì, il fattore religioso, ma credo qualche rispolveratina ai testi sacri potrebbe rivelarci passi in cui si lodino gli effetti estatici e mistici dell’oppio. Ennesima prova dell’esistenza di Dio, eh, eh, eh...
L’assistente era su tutte le furie, anche perchè sarebbe toccato sicuramente a lui rileggere la bibbia per prestarsi al meschino progetto del pope invasato. Tuttavia restò in silenzio. Serrò i pugni e cercò di controllare la propria collera mostrando una evidente smorfia di tensione nel volto. La cosa che più lo mandava in bestia era lo stato da deficiente del suo capo, una larva. Deformato ed ormai irriconoscibile anche per sua madre, il pope già pregustava la vittoria ed il lancio della sua nuova intuizione. L’ennesimo salto nel buio verso cui costringeva il suo popolo.

8) NO EROINA
Giri per le strade del quartiere
tu ci sei ma non ti fai vedere,
chi lo vuole sa dove cercare prigioniero nella tua spirale
dipendenza, porti
dipendenza, solo
dipendenza. . .
. . .non è libertà!


Un gruppo di ragazzini giocava a pallone per le strade della capitale, ormai libere dalle vetture.
La popolazione non aveva fatto ancora in tempo ad abituarsi alle comodità della società industriale, che era già ripiombata nella povertà più cupa.
Ma più di qualche ricordo dei giorni trascorsi nel benessere era rimasto.
L’immagine del pope era per i capitolini ad esempio, necessariamente legata ad eventi positivi. Un lavoro nelle moderne fabbriche, piuttosto che in campagna, una casa riscaldata ed illuminata anzichè le catapecchie fredde a malsane in cui dormivano gli abitanti di Kiev.
Eppoi scuole, metropolitane, computer e sport per sentirsi vincenti ed in forma.
La capitale era senza dubbio il fiore all’occhiello per il pope e la sua pseudo religione teocratica che accoglieva i fedeli della sua nazione nelle sue braccia ricche e prodighe. Una teocrazia moderna e inattacabile dall’esterno, perchè era l’unica che prima di redimere le anime pensava a soddisfare i corpi. Non esisteva disoccupazione e le chiese erano piene di donazioni e lasciti per la beneficenza ai soggetti svantaggiati. Ricoveri per barboni, instabili di mente, alcolisti, handicappati, invalidi del lavoro, uomini con malformazioni genetiche erano attivi ed efficienti lager in cui tutti i diversi venivano rinchiusi e dimenticati. Lì trovavano ogni sollievo alle loro sofferenze con la meditazione, la preghiera e gli oppiacei. Tutti non vedendo il problemi lo ignoravano. I parenti erano ben lieti di vedere i loro cari in quei campi di concentramento a cinque stelle con una beata espressione inebetita sul volto e magari, con la scusa della visitina, farsi una partitella a golf o a polo nei giardini del centro di ricovero.
Di cosa altro dovevano lamentarsi gli ucraini? Della cultura? Il buon pope dava loro scuole e istituti di ricerca all’avanguardia. Dei divertimenti? Non scherziamo, luoghi di ricreazione stavano in ogni paese, biblioteche sale musicali, laboratori grafici ormai erano considerati importanti come la torre dell’orologio e la chiesa matrice. Inoltre per l’Ucraina era ben famosa un tempo per il turismo sessuale e sotto il pope ogni città con più di 50 mila abitanti aveva un bordello comunale. Eppoi stadi, palazzetti, palestre e piscine a iosa.
Ora che tutto questo era stato perso rimaneva l’eroina.
Lo shock dei fedeli era stato enorme, ma lo sdegno era rivolto soprattutto nei confronti dei nemici del pope, considerati i veri responsabili della catastrofe con i loro attentati.
Eppure i problemi c’erano anche prima. Qualche piccolo malcontento dovuto ad aspetti apparentemente secondari covava da tempo nell’animo di tutti che però, bombardati dalla propaganda clericale e mediatica (che nel regime popolino erano la stessa cosa), tenevano nascosto soprattutto a sè stessi. Ma la goccia che facesse esplodere quel vaso di carta dell’Ucraina era in arrivo...
All’improvviso uno dei ragazzini esclamò- andiamo a giocace vicino la chiesa, lì c’è il muro grande-
-Non si può!- riprese l’amico- è pieno di militari in divisa che fanno i preparativi...
-I preparativi per che cosa?- chiese stupito l’altro ragazzino
-Non lo so, è segretissimo, ma mio fratello m’ha detto che con la scusa che era piccolo, l’hanno fatto avvicinare ed ha visto il pope in persona discutere di una cerimonia. Poi il pope si è accorto di lui e lo ha addirittura preso in braccio, gli ha chiesto qualcosa, ma visto che non rispondeva pensava che ancora non parlare e gli ha detto che stasera sarebbe stato lì a fare una messa. Quello, mio fratello, invece parla pure che ha due anni e mezzo e mi ha raccontato tutto. Dice che mentre se ne andava c’era un uomo che ha detto al pope che forse era meglio se a mio fratello no gli diceva niente, ma il pope poi lo preso in giro e tutti i preti e i militari si sono messi a ridere.
-Però che palle, non possiamo più giocare vicino alla chiesa, che l’ammazzassero quello stronzo.
-Già che andasse a fare in culo, con quella cazzo di barba e tutte le sue guardie del corpo, ormai la televisione si vede solo lui, e non si stampano più fumetti. A casa siamo sempre al buio e al freddo che c’è il razionamento. E adesso non ci fa neanche giocare in pace, sicuramente oggi lo sparano e il campetto della chiesa rimarrà chiuso per mesi.
Sì perchè mo c’ha tolto pure la luce nelle strade, ma con questa nebbia scura, puoi giocare solo vicino le chiese che sono le uniche ad essere illuminate. L’energia serve per le fabbriche e i metrò.
-Ehi ma perchè non lo facciamo fuori noi? Tanto siamo ragazzini e nessuno sospetterà di noi.
-Sì dai facciamo un complotto
-Io non ci sto, preferisco giocare a pallone per strada.
-Ma non si vede un cazzo?!
-Non fa niente. Sai come ci rimarrebbero male i miei genitori, loro sono due fedeli.
-Si, ma tu non capisci dobbiamo farlo anche per loro, siamo gli unici a poterlo fare. Faremo tornare la città come era prima e potremo giocare di nuovo a pallone nei campi.
-Vabbè ma come si fa a fare un complotto, è troppo difficile, eppoi...eppoi io fra un pò devo andare a scuola e devo fare i compiti delle vacanze, eppoi devo incontrarmi con un amico più terdi per giocare a figurine, eppoi non sono tanto convinto che la rivoluzione passerà eppoi...

9) FALSI PROBLEMI
Falsi problemi nella testa, in te
lasciano crescere pigrizia e
se non c’è voglia non c’è volontà
e ti accontenti delle briciole.
Mi guardi aspetti poi dici
Vabbò, non so
Vabbò, ci sto
Ma intento ti prendi in giro solo

-Figurine, non ne stampano più, la scuola forse non riapre prima di un anno, fra qualche ora farà buio e non potremo più giocare, eppoi...
-Eppoi la rivoluzione passerà se lo vorremo noi!
Negli occhi del ragazzino restio c’era ora l’immagine di suo padre che non può pagare più i riscaldamenti perchè il pope ha aumentato gli oboli per la sua famiglia ed è in ritardo di tre questue per la sua chiesa. La madre costretta a battere il marciapiede offrendosi per un piatto di pasta scotta nel ristorante dei bassifondi. I suoi fratelli più grandi tutti ormai devastati dall’eroina. E si ricordò con dolore che erano quarantotto ore che non mangiava. Realizzò in un attimo quello che ora voleva veramente, come se improvvisamente una nebbia scura e minacciosa fosse scomparsa dalla sua mente.
-Va bene ci sto però dimmi come si fa ad uccidere quel porco stronzo che ci costringe così.
-Affidiamoci ad uno bravo, tuo cugino ad esempio, che sta facendo ora?
-Come ora, non lo sai che è scappato di casa?
-E dove vive?
-Da quando ha deciso di la sciare il servizio militare vive nelle metropolitane e campa vendendo cassette di rock’n’roll, quella musica che è stata proibita dal pope tanti anni fa. Mo che non c’è più elettricità suona un pò la chitarra, ma se lo prendono lo arrestano e lo fucilano perchè è disertore!
-Andiamo da lui prima di stasera, forse può aiutarci, però dobbiamo essere uniti, se ci vedrà uniti e convinti sicuramente ci darà una mano, lo conosciamo tuo cugino è un tipo a posto.

10) METRO’
Lui restava sempre sul metrò,
tutto il suo stupore ingenuo per lui s’entusiasmò. Vedeva case che correvano veloci fuori,
dentro una città nella città.
“Mi basta un’altra corsa in più
e quel metrò sarà la casa mia, mi basta un’altra corsa in più poi scenderò da solo”.
La sua solitudine però gli farà suonare il rock’n’roll
e ripetere sempre ad ogni fermata,
“Scendete pure io sto qua!”
“Mi basta un’altra corsa in più
e quel metrò sarà la casa mia, mi basta un’altra corsa in più poi scenderò da solo”.

Lo incontrarono nel metrò nella vettura 47, quella che porta gli operai al lavoro e poi i fedeli e le vecchie a messa. Lui era accovacciato in un angolo con la barba naturalmente intonsa e la chitarra in piedi di fianco a lui poggiata contro una maniglia della carrozza.
Fu lieto di rivedere suo cugino che di solito lo veniva a trovare per sentirlo suonare e divedere con lui qualche pezzo di pane raccattato fra i viaggiatori.
-Così adesso sai tutto.
-Che cosa vorresti dire che lui oggi verrà nella chiesa madre a fare una messa? Dopo due mesi in cui non si faceva vedere in pubblico... e pensare che c’era che diceva che fosse già morto. Non preoccuparti stronzo d’un pope stavolta non la passerai liscia!
-Allora ci aiuterai?
-Ragazzi avete trovato la persona giusta.
I ragazzini stentavano a crederci, non si aspettavano il suo appoggio così incondizionato
-Stai dicendo sul serio?
-Mai stato più serio di ora.
Da quando mi hanno beccato con le mie cassette in caserma mi hanno fatto il culo. Sono maggiorenne da 6 mesi, ma 5 li ho trascorsi in quell’inferno a subire le torture più inimmaginabili. Mi hanno prima frustato e bastonato, poi mi hanno fatto un intervento chirurgico. Hanno fatto in modo che ora io sia quasi sordo. Non completamente, s’intende. Le voci le ascolto pochissimo, ma in compenso ho imparato a leggere le labbra e a percepire le vibrazioni dei rumori forti. La cosa più brutta che abbiano potuto farmi è stato impedirmi di ascoltare per sempre la musica. Ha frequenze ormai incompatibili per il mio orecchio. E così suono solo per la gioia di qualche passante che mi dia qualcosa da mangiare. Ma per me stesso non posso suonare più. “così non ascolterai più quella merda!” mi gridavano sbeffeggiandomi i dottori ed i commilitoni...
-Io non lo sapevo che tu...
-Che io non posso ascoltare più la musica, non lo sapevo neanch’io prima di ritornare nella mia celletta e provare ad ascoltare qualcosa con l’auricolare.
Il nulla.
Non avete idea di che cazzo sia il nulla sparato nelle proprie orecchie quando hai le vibrazioni della membrana della cuffia che si muove su e giù incessantemente. Ma che in realtà si muove a vuoto per il mio orecchio non recepisce. Mi sono acorto che avevo disperatamente bisogno del gracchio dei una chitarra elettrica, della carica di un basso, o l’energia di una batteria...negato per sempre. Sai qual’è l’unico strumento che posso ascoltare? Il gong delle chiese, di quelle stracazzo di maledette chiese, e delle loro porche messe.
Comunque questa storia mi ha fatto capire altre cose, perchè poi alla fine senza R’n’R si può comunque vivere. In maniera triste e grigia, ma si vive. No, la cosa brutta è stato vedere improvvisamente la crudeltà del potere, il loro gusto malefico nel farti del male, scoprire cosa ti piace per poi negartelo per sempre. Privarti di ciò che più ami, di ciò che non si conforma con il loro volere. Questo hanno sempre fatto i potenti di tutti i tempi e di tutte le terre. Perchè se ti negano anche la speranza di un sogno, ti negano anche l’esistenza e fino a quando questa speranza ti sarà sempre negata, vivere non avrà alcuno scopo per te. Servirà soltanto per loro, per quei porci fascisti schifosi che sono i dittatori di tutti i tempi.
Per questo non partecipo alle adunanze partigiane, non mi piace quello che stanno facendo intellettuali e combattenti, vogliono solo spartirsi la pagnotta, per loro non farei un cazzo. Ma per voi sì, per dare una speranza a dei bambini lo farò
-Guarda che siamo ragazzini e io tra un pò andrò anche a scuola!
Ma certo dei ragazzini, perdonami m’è scappato...facciamo una cosa, io ho ancora indelebile in mente il giorno che il nostro complesso si è dovuto sciogliere perchè sono partito per il militare, è stato esattamente 6 mesi fa. Io ho ancora la divisa da soldato e la mitraglietta d’ordinanza, mi basta trovare una lametta per ‘sto barbone ed il gioco sarà fatto. Ci vediamo domani, il semi compleanno della mia partenza da casa, dove non posso più mettere piede, sarà festeggiato a dovere.A casa non posso tornare, qui invece non mi darebbe fastidio nessuno. Chi mi cercherebbe mai nella capitale, piuttosto che nelle province piene di cospiratori.
Ci vediamo domani ragazzi addio.
-Ciao, e occhio a non farti beccare
-Non preoccupatevi, mi nasconderò bene.

11) 18 ANNI
Hai compiuto 18 anni
Ed ormai ti tocca andare, sei soltanto un disertore e ti toccherà subire.
Han violato un tuo diritto,
tuo e fondamentale,
la politica e l’esercito continuano a far del male.
Politica ed esercito sempre affianco un fiume di cazzate in un mare di sangue.
Loro uniti, loro sempre a fare del male.
Noi uniti, noi sempre contro di loro, non gli vedi che sono fascisti?
Non le vedi le maschere che portano sulla faccia.
Se sei tato a fare il militare, poi ti accorgi di quanto è sporco e bastardo lo stato.

“Queste furono le parole che le guardie personali del pope trovarono scritte nel foglietto stretto nel pugno dell’attentatore.
Il pope riversava supino sull’altare con il corpo squarciato dai colpi di mitraglietta. Non era morto immediatamente, in quel lago di sangue, proprio come quelli agnelli sacrificali di cui era pieno il vecchio testamento, come amava ripetere sempre nelle omelie, lasciando poi che il popolo, ripensandoci si immedesimasse nell’agnello.
Aveva avuto il tempo di ascoltare il grido straziante del suo attentatore –POPE OFF- prima che rivolgesse la mitraglietta contro sé stesso per non essere preso vivo dalle guardie del pope. Per essere alla pari con l’uomo che aveva ordinato la modifica dei padiglioni auricolari degli ascoltatori di Rock’n’Roll. Una sanzione esagerata per un reato da niente. Ma poi chi dice che un sanzione sia esagerato o meno, e chi può dire se un reato è o meno da niente. Il pope era la legge, quindi poteva fare quello che voleva ein quanto all’abolizione del Rock’n’Roll, forse è stata una delle sue poche mosse sbagliate.
Triste destino il suo ammazzato da una mitraglietta che lui stesso aveva voluto in dotazione presso i militari di leva. Ingannato dall’avere voluto che il proprio esercito abbia un’unica divisa per tutti i militari. Ha consentito all’attentatore di camuffarsi meglio nella massa, oltre che naturalmente poter entrare nella chiesa sfruttando l’indifferenza delle sentinelle. Preoccupate di cercare chissà dove probabili pericoli. Beffato da quell’espressione, POPE OFF, che lui stesso escogitò per far ricadere sui rivoluzionari le responsabilità dell attentato ai reattori di Cernobyl. Quanto alle analogie con l’agnello, resta da chiedersi chi siano oggi gli effettivi padroni dell’Ucraina. Chi è che a distanza di un anno può ritenersi il vero vincitore e chi il vinto”
Questo era l’articolo che il prof. Dimescu aveva preparato per il corriere della sera, un giornale piuttosto influente in Albania e presso il quale faceva il corrispondente estero.
-Direttore buonasera, ha letto l’articolo che ho scritto per l’anniversario dell’attentato del POPE OFF ?
-Sì ma è troppo lungo caro prof. Dinescu, che vuole farci, non abbiamo tutto questo spazio da dedicare agli esteri oggi. Lo potremo pubblicare nell’approfondimento mensile. Capito?
-E vabbè e per domani che si fa?
Si inventi qualcosa, ma non vada troppo oltre a parlare di attentati e di tirannicidi. Eppoi quell’ironia sulla bibbia...ma che le salta in mente, mi vuol far perdere la faccia. Siamo una nazione cattolica e non ortodossa. Si può fare tutto della bibbia, tranne parlarne male o metterne in accostamenti ridicoli le sue immagini metaforica.
-Insomma devo tagliare qualcosina?
-Professore mio bello sì, tagli, tagli, tagli! Il vaticano è ad un tiro di schioppo...pensi alla mia faccia! Arrivederci.

12) CORSERA
Scrivo sul corriere della sera: “due o tre colpi al volto spara!” immagina che faccia il direttor...
Scrivo qualche cosa d’importante, tanto non capisce niente immagina che faccia che farò.
Le scriverò comunque sia come si vuol, sior direttor
Come si vuol

Il professor Dinescu era titolare della cattedra di storia dei paesi Slavi presso l’università di Tirana. Una vita agiata, persa fra gli studi e le letture di cui si imbeve un intellettuale aristocratico come lui. Servile e gentile con il direttore del giornale per il quale si vendeva per poche lire (in cambio della sua firma sulla prima pagina), una vera carogna con i suoi studenti.
Li costringeva ad imparare l’ucraino ed il rumeno e svolgeva l’esame su argomenti noiosissimi ed inutili come le vicende private dei dittatori, l’importanza dei consiglieri di corte, l’importanza dell’intellettuale al comando di una nazione, la nascita e il valore delle religioni.
- Professore, mi scusi dovrei parlarle della tesi...
-Ah, sì ha fatto quelle ricerche di cui le ho parlato? L’argomento era la transustanziazione nelle religioni del Mar Nero se non erro, bè dovrebbe consultare le riviste specialistiche come “La religione orientale”, “Il corriere informativo di Ucraina e Bielorussia”, il “Bollettino del Mar Nero”, “La Rassegna religiosa della Russia”...
-Ma professore su quelle riviste...
-Non è il caso che si dilunghi sugli aspetti, sociali o sociologici o protostorici delle regioni del Mar Nero. Voglio che lei mi scriva tutto quanto può trovare sulla transustanziazione vista come aspetto tecnico della liturgia cerimoniale religiosa ed eucaristica, nonchè come metafora della conformazione delle politiche dei governi a questo paradigma istituzionale.
Mi raccomando trovi dottrina, saggi economici, manualistica e pubblicazioni periodiche e telematiche. Trovi tutto quello che riesce a trovare sull’argomento, e badi bene che di carne a cuocere ce n’è tantissima. Buon lavoro e mi faccia la cortesia di non tornare più a mani vuote, la prossima volta che le rivolgerò l’attenzione sarà per correggere il suo primo capitolo.
-Io volevo parlare del pope nella mia tesi...
-Non se ne parla neppure e non mi faccia più ritornare sull’argomento e badi bene a fare un buon lavoro, e a non fare scherzi altrimenti i professori del consiglio di laurea, ed io per primo prenderemo provvedimenti drastici nei suoi confronti. Potrebbe anche non laurear...
Non riuscì a terminare la frase che un pugno ben assestato lo costrinse a cadere rovinosamente, ma molto molto comicamente, sul pavimento del corridoio dell’università
-Vai a fare in culo tu e la tua tesi del cazzo!!!

 

13) PROFESSORe PERDITEMPO
Io glielo chiedo ma,
il professor non mi sente
che gira rigira e rigira
non mi serve a niente.
Tante, troppe parole con una sola costante.
Le potrai imparare a memoria ma non mi servono a niente.
Tutti quei concetti, tutte quelle nozioni.
Non servono a vivere meglio e sono senza un domani.
Perditempo e ti allontani dalla tua realtà e dalle tue emozioni.
Lei non ci crederà ma mi fa diventare triste
Il colore delle copertine delle sue riviste, che lei mi fa leggere con rigorosa costanza, ma non riuscirò proprio a viaggiare nella sua dotta insipienza.
E tutti quei concetti, tutte quelle nozioni.
Non servono a vivere meglio e sono senza un domani.

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