Gianmario Lucini
quattro poesie inedite

Santo dei santi, scendi dalla croce:
abbiamo verbi che non hai conosciuto
verità che non osasti profferire:
le conosciamo, le abbiamo svelate
ai quattro estremi dei punti cardinali
e squillano le trombe e sorgono i cadaveri
degli insepolti a cantare il tuo “osanna”
poi che tutto s’appiana e la rosa del mattino
sorge fragrante sulla cenere del vizio
antico
amor profano
che strisciava nel mistero della notte.
Santo dei santi schiòdati, aspergi
con acqua e issopo l’esistenze irredente
nel delirio che ti vede perenne
sanguinolenta effigie da vendicare
e come l’arco ti tendi come saetta,
punta d’acciaio trapassa
dal mondo antico a questo nuova era
di assoluta potenza
dove il tuo Nome fulgente raccolga
in sé l’alfa e l’omega, il primo
caffè del mattino e l’estremo
rantolo del teledormiente.

Abbiamo bisogno di un Dio potente
di unghie e denti per difendere
la tua parola non detta, il fragile
segno che cambia ogni senso
e che trovammo in un giorno di pioggia
quasi morente di noia
fra le pieghe d’un vecchio quaderno
mai scritto e da noi con fervore
tradotto nel futuro delle stelle.

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Si va con la gloria fra i denti
lungo un diverso profilo di limite;
tutti sorridono, tutti hanno vinto,
l’esame è finito – rimane il tormento
delle ore inchiodati allo stipite
e una meschina libertà da rigirare
fra l’indice e il pollice, mollica
d’un pane amaro e nero che punta alla finestra
che il vento sbatte e chiude
fragorosamente.
Passano gli anni e intanto la vita
scorre e non è che illusione:
in verità noi siamo già morti
- sta scritto nel gesto doloroso
d’un uomo che sorride e piega il capo
un po’ di lato, mestamente
non felice né infelice
nell’ambiguità dell’evento.

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E poi sempre più sprofondare
nel ventre della terra, i nessi
sepolti nei botri del non senso
quando il cielo esplode e l’aria si fa cupa
a mezzogiorno e non s’ode
che il pianto di Dio graffiare nel vento
ed ogni altra voce stride sulla pietra.

Tutto è compiuto, cala il sipario
sul tempo della storia e s’apre
l’infinito vorticare della notte
intorno al medesimo asse
la noia
che annulla ogni distanza
ogni rilievo livella e dispera
flaccida tiranna che s’allunga
nell’ombre della sera
soffiando veleni.

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La jena ride ancora e mostra i denti
ride il ghiaccio negli occhi e conta
l’anime dei morti comprate a poco prezzo
- per Salomè rifatta al silicone
per un pallone dopato, una canzone
scema o religione di Stato ... –
in quest’azzurro mercato orientale
soffuso d’aromi e ninne nanne
fra incantatori di serpenti frutti afrodisiaci
per un week-end italiano in santa pace
gita fuori porta con partita e lazzo
crasso d’una satira domestica,
il sillogismo eristico del filosofo Buttiglione.

Ancora un poco e ci muoveremo a scatti
pensieri al ritmo di spot pubblicitario
scopriremo infame l’essenza della vita
- un gran frastuono, come quando tuona
e non piove e zittiscono i cani.

Gianmario Lucini ha pubblicato per molti anni versi sulle riviste italiane «Lengua», «La Bottega», «Clessidra» e «La Tribuna Letteraria». La rete è luogo d'elezione per la diffusione della sua ricerca letteraria. Ha dato vita, insieme ad altri scrittori, a www.poiein.it, uno dei siti più interessanti del panorama letterario web, luogo di lettura e critica. Fa parte della redazione di Pseudolo.it. Nel 2001 ha fondato a Sondrio l'Associazione Poiein.

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