Il frame poetico, ancora inedito, presentato in questa pagina, nasce da un lavoro di coordinate di ricerca con Luciano Pagano su un progetto dal titolo "Ieratico/Poietico, flumina per versi"... Un lavoro poetico/poietico dall'elevata temperatura di senso condotto su piani stilisticamente differenti tenendo fissi alcuni punti di vista sulla letterarietà "imperiosa et imperante"...

SD, LP

Stefano Donno
IERATICO/POIETICO

flumen di Stefano Donno

 

Perdersi come sordido fango pesto
come acidula mora di bosco
riconoscersi nelle foglie giallognole
di silenziose folle spente
farsi largo
in case piene
di studenti
artisti
barboni
puttane
ubriaconi
essere fuori tempo
per sviscerare un sospiro di sollievo
che marcisce in una buia ossessione
sopravvivere a stilettate di bile
a sguardi e bicchieri d'osteria
impazienti deserti
di paranoie urbane
esalare quel dolore
che somiglia a Charles Chaplin
in un film monocromo
di metà secolo
sentire la saliva
del laido
del maiale
dell'uomo da poco
che gronda
per un posto al sole
mentre dei pappa giocano ancora a dama nel parco
e la gente s'ammazza per strada senza motivo
comprendere appena
che il cancro della noia
proietta ombre
più brevi dell'ombra
sentirsi un pò ubriachi
un pò baldracche
un pò plebe
addossarsi la colpa
di un caffè preso troppo in fretta
o di un bicchiere di sambuca mal assaporato
disfare subito le valigie fatte
di buone intenzioni
marcare bene, marcare a fondo
fino a quando la parola oscilla
sui lineamenti del volto
scendendo come campo elettrico
giù per la nuca
le spalle
la schiena
ricercare quel flusso
dolcemente tremante
irresistibile nucleo d'attrazione
di una pagina bianca
piegata all'improvviso
senza percepire il becco di un centesimo
il cadere stremato a terra
per degli sguardi
in un cesso di locale
che arrivano a testa bassa
tra codici sorgenti
trafitti da poca memoria
il ricordarsi degli altri
come vesciche e movimenti escretori
come stantuffi di siringhe monodose
mentre un barbone egiziano
all'angolo della strada
malgrado l'assordante rumore
di finestre socchiuse
regala ai passanti
sorrisi di perle
sapere di non aver capito un cazzo della vita
di attendere su scogliere di marmo
il crepuscolo degli idoli
al di là del bene e del male
al di là di follie referenziali
in wonderlands dal bollino blu
macchiare i corpi
di pensieri incerti
sfracellare urla sgranate
in cantilene incestuose
irradianti scarniti silenzi
inghiottire mantidi arruffate
in campagne di vetro
architettare teorie
mentre si gioca a fare una promenade
sulla circonferenza
lavorare
lavorare bene
lavorare sodo
lavorare come si deve
lavorare su haiku
in autunno
in inverno
in primavera
in estate
lavorare
lavorare bene
lavorare sodo
lavorare come si deve
lavorare su versi
di morfinico imbestiamento
in autunno
in inverno
in primavera
in estate
lavorare
lavorare bene
lavorare sodo
lavorare come si deve
sul prossimo racconto
sul prossimo quadro
e bere un caffè amaro
e bere un caffè dolce
e bere la notte divoratrice
di sogni cavi
nel centro della città
dove i piccioni smerdano
gli archi grandiosi
e le antiche luminescenze
fottere gli stranieri
fottere i dispersi
fottere i disadattati
logorare il pulsare delle tempie altrui
generosità a buon mercato
mentre la fragile spina dorsale si spezza
alle lusinghe sublimi di Rotten
continuare a vivere
in villaggi di vacche e salici
dove il cielo si piega con una facilità estrema
alle preghiere salmodiate di vergini nere
dal verso facile
dall'utero retroverso per il verso giusto
nelle mani di ingrassati vitelli
che titillano velluti e vhs soft-hardcore
per scrivere almeno
qualcosa di buono nella loro vita
ostinarsi a perseguire un obiettivo
ostinarsi a dare pillole di saggezza
ostinarsi a lasciare tracce
ostinarsi a mangiare i Mozartkugeln
ostinarsi a volere un pompino ad ingoio
ostinarsi a dire cazzate sul volo di Hess nel '41
ostinarsi a scherzare da deficiente
ostinarsi a russare al cinema
descrivere le dipendenze feticistiche del consumismo
(sempre maschio: pilota, medico, ingegnere,psichiatra
architetto, scrittore, grafico ...)
disgregare progressivamente
il cambiamento in atto
(psicopatologia della società post-industriale)
- Ballard amava dire che la narrativa è una branca
della neurologia, anche se non lo pensava -
comprendere dunque il valore della narrativa
la sua attinenza con l'espressione più intima della realtà
intorpidimento
catalessi subliminale
de-anestetizzare l'uomo
immerso in un mondo ipermediatico
a causa dello shock
di una progressiva estromissione
delle sue funzionalità naturali
volgere le spalle allo spazio
alle forme di vita extraterrestri
- il S.E.T.I. vive in condizioni miserevoli -
alle guerre galattiche
trovare più idee psicoletterarie
più concetti metabiologici
metachimici
sistemi sintetici di poesia schizofrenica
la catastrofe
la catastrofe urbana
dolorosa per quel suo tornarsene
inspiegabilmente in superficie
le apparenti motivazioni politiche
il vernissage delle atrocità
l'assassinio di Kennedy
la morte di Marilyn Monroe
la guerra in Vietnam
il disastro dell'Apollo
il carcere duro di Charles Manson
l'11 settembre
la gentilezza delle donne
in fondo ...
un gioco da bambini
ringraziare Daniele Brolli per il suo decalogo
- troppo facile -
pensare di giorno
pensare di notte
pensare grandi cose
mentre si mette a posto delle carte
mentre si va al cinema
mentre si aspetta il bus
mentre si aspetta qualcosa
protestare a chi dice che il viaggio
è troppo lungo
a chi ha poca fame
di piadine
di pollo
di coniglio
di Happy Meal
protestare a chi soffre di vertigini
- la poesia ha latitudini troppo elevate
per chi scrive versi da qualche anno -
non farsi mancare mai nulla
non farsi mai mancare dei fogli di poesia
tra le mani
non farsi mancare mai una bella ragazza
un giornale fresco di stampa

- Pulp e Poesia costano troppo per chi è abituato a vendersi le costole -

parlare a circuito chiuso
di un'esperienza significativa della propria vita
dei soldi che mancano per pubblicare
delle prenotazioni asincroniche
delle bollette da pagare
della Subway a Milano
del mitico 29
e ancora del posto 54
del Gruppo '63
del Gruppo '93
del Gruppo '03
dell'amore di Cotroneo per suo figlio
della poesia di Paolo Valesio
- profumo di candele barocche come la chiama Carrera -
scatenare l'infernale matassa della pazienza
percorrere l'esuberanza dell'infinito
di strutture dissimili
di deflessioni
inoltrarsi nelle proprie notti
fatte di portali, archi, mura
pace, lotta, intesa
immettere un briciolo di ricordi ...
è il momento di espiare o procrastinare
di accogliere o recriminare

Essere vivi è già un incubo, come testimonia il bambino appena nato.
Voglio sapere con cosa fa colazione Charles Manson.
Il paesaggio urbano oggi è in gran parte concepito con degli scopi immaginari.
Se mi chiedessero di condensare tutto il secolo attuale in una sola immagine, sceglierei una cosa familiare, qualcosa che vediamo tutti i giorni: un uomo in automobile, che guida su un'autostrada di cemento, verso un'ignota destinazione.

ancora Ballard ...
ancora Manson ...
santi furiosi ai confini
delle sinfonie del Tempo
sognare l'assenza
con parole e inchiostro
tra fiabe, profumi, vestiti
e fragranze di colori
che imbrattano
le dita unte dei poeti,
come sempre
troppo amare
troppo sole
mai felici
voler morire
talvolta
tra mille guanciali
di piume
perseverare
in una volontà obsoleta
ripetere all'infinito
una preghiera di vetro
come sospiro virile
stringere le mani
sintonizzare attese
otturando le luci
di tramonti stanchi
senza giuste parole
ancora una volta
la saliva gronda
ai bordi di notti austere
ancora una volta
il pensiero
ha fame di ricordi
di lacrime nere
di albe annegate
in un bicchiere
di grano-rosso-sangue
tra mille pagine bianche
al lampeggiare di cursori
impallati
muti
brillanti
estenuanti
asettici fuochi fatui
da mille e una notte
raccogliere granelli di speranza
spezzettando parole
per migliaia di lettere mai spedite

- un giorno Joyce Lussu tornerà a ballare la sua Conga con Nazim
in via S. Francesco 3 -

das ende
das ende
das ende
das ende
das ende
das ende
das ende

se vuoi tutto devi sacrificare tutto, ma non per sempre
se vuoi tutto devi sacrificare tutto, ma non per sempre
se vuoi tutto devi sacrificare tutto, ma non per sempre

poter essere
non sempre
acidula mora di bosco
bocca sgualcita
da opaco silenzio
fosforica emicrania
splendente
affiorante
da orbite buie
di giornate sempre
più grigie
più sottili
di una cruna d'ago
delle note di Prokofiev
delle note di Mozart
delle note di Bach
delle note ai margini
di un foglio dimentico
tra le pagine chiare e le
pagine scure

di un divulgatore di divulgatore ...
a pensarci bene ...
il gettare annoiato
una disperazione silente
i confini irriconoscibili
di un verso andato a male
del cd a manetta degli Evanescence
che trasuda il suo gotik-metal
in lycra 100%
del cd a manetta
dei Sepultura
dei Cannibal Corpse
dei Necromass
sincopati spettatori nei misteria mystica zofiriana
rinnegare
quel trovarsi
tra gli scaffali di un supermercato
a mettere ordine
tra l'inferno e le nuvole ...

tutto ha un prezzo
tutto ha un prezzo
tutto ha un prezzo
tutto ha un prezzo

non si può non tenerlo a mente ...
l'ultimo Wu Ming dai tristi ricordi d'osteria
una bottiglia di buon rosso
una scatola
di chupa chups
dalle curve cremose
di smarties
di Twix
la confezione di pop corn da 5 euro
all'intervallo del Signore degli Anelli
il fingersi amico di Harry Potter
mentre hai suggellato un patto con Gollum ...
la vita è molto più gustosa
di tante crisi bruciate
di passaggio ...
la vita è molto più gustosa
di una scrittura automatica
lontana dal comune senso lirico...
... memorabilia ...
le polifonie semantiche di Wittgenstein
l' Io policromo di Fichte
l'esserci di Heidegger
tra i salotti della Berlino bene
al sole del futuro Reich millenario ...

non si può non tenerlo a mente
non si può non tenerlo a mente
non si può non tenerlo a mente ...

ora basta!
non è possibile attendere oltre ...
questo farsi sorprendere
nell'eterna nudità del silenzio
prima o poi porterà a qualcosa
di certo
porterà prima o poi a qualcosa
questo dipanare le matasse intricate
di una compassione necessaria
di respiri affannosi
illuminati a giorno
di carezze e dolcezze
che non danno frutto
negli occhi lividi
di lotte senza confine
mentre la pioggia cade
gravida di incertezze ...
... anche se non può piovere per sempre ...
qualcuno ha giurato
che i sogni saranno risarciti
debitamente risarciti
accanto alle spine profumate
di bestemmie e ingiurie
nessuna casa che sta
tra la notte e il mattino
vigila lasciva
tra rovi e incanti
rigurgitanti di croci e lacrime vermiglie
troppi maiali hanno oggi le ali
troppi occhi hanno lasciato
dopo Auschwitz
tracce di cenere sul cuore
troppi rimmel cantilenanti
abbagliano per una vita intera ...
pensando spesso
alla letteratura piccolo-borghese...
è una questione di meschinità
a cui non si può rinunciare ...

won't you come
won't you come
won't you come
won't you come
won't you come
won't you come
won't you come
won't you come
won't you come

won't you come
i want you

il lascito impotente
che si consuma piano
nei sogni
resiste sul buio
sdraiato in un angolo
mentre rode il futuro
forse esiliando
sguardi appena sbocciati
smussando stupori
di stridule impennate
di gesti
tenui di stelle
all'ombra di pochi luci
di grida lontane
fra il fumo di una sigaretta
e una nuova lotta
sulle colonne del giornale
di domani
riappropriarsi nuovamente
dello sfinimento
lungo immagini dolorose
audaci
schizzate
su vetri opachi
su vetri tasparenti
barattare
per pochi soldi
la propria ombra
consumandosi
giorno per giorno
tra la polvere di sorrisi
che non si ha più
la forza di donare ...

SIC ...

... i pensieri ora
si fanno più sottili
nell'insonnia acida
di notti austere
troppo gonfie
di ricordi
sigarette mai spente
e rimpianti
rimorsi
di non avere mai avuto
le giuste parole tra le dita ...

SIC ...

raccogliere biasimi
come cenci
su pietre addormentate
nell'ora della siesta
vivendo di goffi voli
a stento beccando
malinconie
stanze buie
dove non passa
neanche la luce
dalle finestre ...


SIC ...

... com'è difficile
poter parlare
pesare le persone
solo perchè ti accendono
una sigaretta
come un infame
quanta fatica
ogni giorno
evitare gli abissi
barattare parole
mentre il giorno
vacilla
sui miei occhi
imploranti
misericordia ...

SIC ...

... ecco cosa ci vorrebbe ...
un cappio ...
... tsk ! ..
il cappio degli infami
ha una corda di rose
e un profumo d'assenza
ha spine di meringa
e lacrime d'ingiurie ...
gli infami
hanno sorrisi
invisibili
e le loro mani
sono curate
come quelle dei poeti ...
... qualcuno vorrebbe
diventare uno di loro? ...

SIC ...

... talvolta
ci si sente ardere
su dei ceppi accesi
e non bastano
ore intere
per scrivere
dei propri equilibri precari
delle abiure
delle suppliche
perchè qualcuno
venga a scrostare
piccoli entusiasmi
da miserabile poeta
trascinarsi a fatica
lungo i bordi
dei marciapiedi
passando da un caffè all'altro
sperando di non aver
dimenticato qualcosa
aver bisogno
di poter contare
almeno
su poche ore di sonno
ma anche queste
scivolano via
come notti desaparecidas ...
... lo sanno tutti ...
non è che un sogno
come tutti quelli
che uccidono ogni giorno
negli uffici
nei bar
sulle panchine
nei giardini pubblici
nelle case
ovunque ...
è un sogno ...
come chi non vede oltre il proprio naso
mentre la calunnia
in un sol colpo
ora dopo ora
lascia in dono
una cicatrice nell'anima
insegnandoti
i passi
di un valzer bislacco
accendendo d'orgoglio
gli amici più cari
familiari
conoscenti
che si abbuffano
come cani rognosi
senza mai
pagare il conto
con la speranza
che alla fine
del banchetto
non manchi
il solito idiota
che prenda a calci
la fortuna
sputando nel piatto
in cui ha mangiato
lasciando pochi spiccioli
come mancia
a quanti hanno stirato
camicie e mutandine
per cent'anni di solitudine ...

SIC ...

Esimio poeta,
abbiamo letto la sua raccolta di versi, alla quale ha dimenticato di apporre una titolazione, venendo a mancare così per il nostro comitato di lettura la possibilità di risponderle seguendo le sue coordinate mentali, che ci paiono assai poco politicamente corrette. Momentaneamente il suo percorso non rientra nelle nostre logiche editoriali, e pertanto la invitiamo a riprovare una prossima volta...sarà più fortunato!

Stefano Donno - Luciano Pagano
IERATICOPOIETICO 04

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