Ilaria Seclì
poesie
E mi ritorni
Di barbare schiere
L’avanzo
Di notti sorvegliate dal vento
Di fiumi neri a franare i gridi
Verso valle
E preparare guerre, e preparare guerre
Di me scavarti di sangue gli occhi
E la testa rasa legarti
Di mongole corde al fuoco che brucia
Di silenzi calamitosi
Mi ritorni
Bassi di cielo che si abbassa e fiata
E minacce d’animale a tuonare
Di bocche che lingua
Non parlano
Mi ritorni
Di occhi che soli scrutano attaccano sbranano uccidono
Di mani per l’amore
Mi ritorni
Di bocche a bere in ginocchio
Di odore di terra di fuoco carne e feto
Di lamenti
Mi ritorni
E nude preghiere e nude danze
E di notti
Che il sonno veniva
Mi ritorni
Pulito come d’inciampo
Pelli di lupo a strofinarsi
E sogni rombavano di vinte battaglie
E conquistate terre
Eterea
Che non mi si doveva dare un nome
né rispolverare memorie fossili di uomo
Che non mi si doveva vedere
la seconda volta
con la stessa faccia
né riconoscere cercare ricordare
Che dell’insostanza dell’aria
che della sua leggerezza
che di vento
e di ballerine fumanti
sollevate
su alito di sigaretta
a volteggiare
Che di scirocco di cui non si abbisogna
che di gas non di fuoco
che di nebbia
che di vuoto d’acqua
e di terra e di respiro sospeso
Né singhiozzo d’inatteso
o di sussurro o puzza di bassofondo
Né strappo come cielo che apre o di gambe
alla vita che aprono
Né gesto sopresa che assale con
arma spavento
Né vene spremute strozzate spezzate
o parole sparate
Né sangue toccato bevuto
attraversato
Né di animali occhi a bruciare
di voglia
Né mani pulsare da dare
Né di vita che è della vita che voglio
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